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Autore: Crateide    11/09/2020    3 recensioni
[...] fece una breve pausa, per poi proseguire, «piuttosto, come mai questo nome?»
Thanatos la guardò. Qualcosa nel tono della sua voce gli suggerì che conoscesse già la risposta, allora perché porre quella domanda?
«Perché Macaria è stata concepita qui nei Campi Elisi, qui è nata e qui dimorerà», rispose Persefone.
«Con noi?» chiese a quel punto Hypnos, con un sorriso smagliante.
«Sì», disse Ade, «e a tale proposito, ho da chiederti un favore, Thanatos.»
Il Genio trasalì, sentendosi chiamare.
«Dimmi, Invisibile», rispose.
«Desidero che sia tu il precettore di Macaria.»
[...]
«Va bene, Ade. Farò come mi hai chiesto, in nome dell’amicizia che ci lega», disse e, voltatosi, andò via.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime, Soulmate!AU | Avvertimenti: Non-con, Tematiche delicate
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Era maledettamente eccitante vederla avvinta sotto di lui, incapace di difendersi, arresa. La pelle bianca della schiena percorsa da linee rossastre, esattamente dove lui aveva passato le proprie unghie, premendo con forza, fino a far sgorgare il sangue. Il calore al bassoventre e i movimenti convulsi in quelle carni calde quasi gli facevano smarrire il senno, mentre con la mano stringeva forte quei capelli neri come la più buia delle notti.

Ares spalancò gli occhi, sussultando. Afrodite accanto a lui si mosse appena, continuando a dormire. Rimase a osservarne la curva dei seni nudi, il profilo del viso e i capelli biondissimi che si aprivano sul guanciale come la corolla di un fiore. Afrodite era la dea più bella che avesse mai visto e Ares aveva deciso che sarebbe stata sua a ogni costo. Si erano sedotti a vicenda, incuranti dei pettegolezzi e di quello storpio di Efesto che preferiva incudini e martelli alle cosce di sua moglie.

Agli occhi di Ares, il sesso e la guerra erano facce della stessa medaglia. Avevano entrambi il potere di infiammargli le vene di eccitazione, di fargli quasi smarrire il senno nel piacere più perverso e animale.

Tornò a guardare Afrodite, che dormiva ancora fra le lenzuola sfatte. Ares sapeva che anche per lei era la stessa cosa. Non poteva, la dea dell’Amore, amare qualcuno che non fosse se stessa e questo ad Ares andava più che bene.

Non sono nato per amare né per essere amato, pensò e si alzò dal letto. Si versò del vino in un calice e bevve avidamente, mentre le immagini del sogno tornavano vivide nella sua mente.

Era da tempo che quei sogni lo tormentavano, lo stuzzicavano. La prima volta che aveva sognato quella fanciulla ne era rimasto turbato, anche se l’idea di vederla inerme e schiava dei suoi desideri più perversi lo aveva eccitato. Più passava il tempo, però, più il pensiero di averla andava concretizzandosi nel suo cuore. Vederla era diventato quasi un tormento, perché consapevole che non gli era permesso avvicinarsi.

Ares guardò il volto pallido della luna, stringendo forte il calice nella mano. Il suo animo era agitato, il desiderio gli bruciava nel petto e gli infiammava il bassoventre, nonostante avesse passato la notte con Afrodite. Si volse appena per guardare la dea addormentata e per la prima volta non se ne sentì attratto, non avvertì la passione che fino ad allora lo aveva avvinto. Non negò a se stesso che mentre si spingeva in lei, immaginava un altro viso e un altro corpo sotto di sé, un’altra voce e un altro profumo a inebriarlo.

Tornò a guardare la luna, che aveva preso una sfumatura rossastra. Si concesse un sorriso amaro.

Anche tu, luna, ti beffi di me? Rosso come il colore del sangue, come il colore degli occhi di Macaria, pensò il dio.

Non aveva alcuna speranza di sedurla. Crescendo era diventata molto più simile a Ade che a Persefone e sembrava che nulla potesse toccarla, che nessuna passione potesse animarla. Perché lo attraesse così tanto, Ares non sapeva spiegarselo. Macaria era così diverso da lui, da Afrodite, da qualsiasi donna mortale e immortale che avesse incontrato.

Mi seduce perché mi rinnega? Forse proprio perché mi odia e mi disprezza? si chiese.

Bevve un altro sorso di vino, assottigliando le palpebre. Ares attendeva la notte solo per poter sognare Macaria, attendeva di unirsi ad Afrodite solo per sfogare il desiderio che gli rapiva il cuore. Un desiderio così bruciante, al quale non avrebbe resistito ancora per molto.

Come averla?

L’idea di scatenare le ire di Ade non lo entusiasmava, restava pur sempre il Signore degli Inferi e fratello di Zeus e la punizione che il sovrano degli dèi gli avrebbe riservato sarebbe stata atroce, ne era certo.

«I sogni non ti fanno dormire, Ares?»

Il dio fece una smorfia.

«Non comparire quando sono con Afrodite», sussurrò.

«Lei dorme. Questa sera l’hai sfiancata», rise la voce.

«Cosa ne sai tu dei miei sogni?»

«Li immagino. Mi chiedo se non si avvereranno, un giorno.»

Ares rimase in silenzio per un lungo istante.

«La desidero. Voglio che sia mia», disse infine.

«Lo so. Attendi», rispose la voce, che adesso riecheggiava nella stanza.

«Cosa dovrei attendere?»

«Il momento opportuno.»

Ares sentì Afrodite mugugnare. Si volse e tornò accanto a lei, sfiorandole il seno, mentre lei rideva e risollevava le palpebre. Si sporse per baciarlo, ma lui l’afferrò per i fianchi e sprofondò nelle sue carni, strappandole un grido e stringendole i capelli. Chiuse gli occhi e si abbandonò ancora al ricordo del sogno appena svanito.

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

Ciao a tutti, eccomi con un aggiornamento breve ma intenso (?). Siete confusi? State tranquilli, perché i tasselli andranno al loro posto. Pazientate un po’ e perdonatemi se gli aggiornamenti si stanno dilatando così tanto, ma purtroppo sono tanto impegnata.

 

Senza alcuna pretesa,

Elena

 

 

 

   
 
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