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Autore: Ancient Flower    14/09/2020    3 recensioni
Dieci quadri speciali per quattro uomini speciali.
Tra amore, sentimento, angoscia, paura e passione.
1. Viandante su mare di nebbia (Caspar David Friedrich)
2. Danae (Gustav Klimt)
3. Incubo (Johann Heinrich Füssli)
4. Fanciullo con canestro di frutta (Michelangelo Merisi detto "Caravaggio")
5. I fortunati casi dell'altalena (Jean-Honorè Fragonard)
6. Nudo blu (Pablo Picasso)
7. Sole di mattina (Edward Hopper)
8. L'abbraccio (Egon Schiele)
Genere: Generale, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Egon Schiele – L’abbraccio (1917)

ArT in PiLls: l'abbraccio dolente di Schiele che ti appassiona! - Cultora,  Cultora
 
“La donna è presentata frontalmente, mentre l’uomo, di schiena, la abbraccia, la stringe come se avesse paura di perderla o temesse di essere separato da colei che è la compagna di vita e che rappresenta sicurezza, rifugio e comprensione.”
Fonte: cultora.it
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Time after time (Freddie e Jim)
 
Basta uno sguardo per capire se Freddie ha bisogno di attenzioni.
Nei momenti di relax, fuori dai riflettori, dalle folle urlanti, dai parties dove la cocaina fa concorrenza alla polvere per accaparrarsi la superficie dei tavolini, Freddie cammina spesso in giardino, adora viziare i suoi gatti, si stende sul divano con un dolce pezzo di Bach in sottofondo e canticchia piano, andando volutamente fuori tempo, forse per non perdersi una singola nota.
I suoi gatti gli hanno di certo insegnato il silenzio. Alcune volte, quando mi metto a curare il giardino, me lo ritrovo a pochi metri di distanza, seduto su una sedia di plastica, mentre, assorto, mi guarda. Quando fa così riesce sempre a spaventarmi: un attimo prima non c’era ed un attimo dopo eccotelo davanti, mentre sorride sornione appena nota la mia faccia atterrita.
“Zuccherino, non volevo spaventarti!”, dice ammiccando. Finisce sempre che gli butto un po’ di terra addosso e lui se ne va imbronciato, proprio come una gatta che non ha trovato da mangiare.
Ci sono giorni come oggi in cui, invece, resta seduto anche dopo essersi beccato una palla di terra sulla camicia hawaiana che di solito mette a casa e già lì intuisco che qualcosa non va. Sono i momenti in cui un alone di angoscia annebbia il suo cervello e le lacrime nei suoi occhi brillano sempre di più, premendo per scorrere sul suo viso. Capita che qualche piccola goccia sfugga al controllo maniacale di Freddie sui suoi sentimenti cominciando a scorrere velocemente, per andarsi a posare con delicatezza sulla sua mascella. A quel punto, poggia subito la guancia sulla sua mano e con l’altra si sventola per cercare di asciugare le rimanenti lacrime che premono sulle sue palpebre.
“Oof, che caldo! Tesoro, non è che è avanzata della limonata?”, chiede come se nulla fosse. Fred sa controllare la sua voce, eppure è così scolpita nella mia mente che riesco a percepire quando è alterata, anche se di poco, da un principio di pianto. Conosco il mio pollo.
“Freddie, siamo ad ottobre e Londra, di certo, non è conosciuta come la Palm Beach degli inglesi”, dico io, ridendo sotto i baffi.
A quel punto, comincia a disperarsi e, senza farsi troppo notare, tira su col naso. Manca poco al crollo.
“Oh, stronzate!”, sbotta, “Londra sta diventando sempre più calda, tocca la mia pelle, su! Ci puoi cucinare un tacchino per quanto scotta! Questo effetto serra ci farà diventare delle aringhe affumicate!”. Eccolo nella fase di perito ambientalista.
Mi tolgo i guanti da giardino e mi giro verso di lui. Ha le guance rosse per la rabbia e le braccia incrociate sul petto. Per quanto mi faccia una tenerezza immensa, devo ammettere che è esilarante vederlo in quello stato.
Faccio come mi ha detto e gli tocco il braccio. Inutile dire che sia freddo come un ghiacciolo. Lui si accorge del mio sorriso e abbassa lo sguardo, cominciando a tirare su col naso con più foga. E, a quel punto, crolla e le lacrime imperlano il suo viso.
“Mi sentivo molto solo e tu sei uno stronzo”, mi dice, “quante volte ti devo dire che queste farse mi fanno innervosire da matti”.
“Però continui a non dirmi le cose come stanno, continui a tenerti tutto per te e devo essere io a spronarti”, rispondo, “e non sai come è semplice farti crollare quindi mi risparmieresti questi stupidi convenevoli che danno fastidio anche a me”.
Freddie si asciuga velocemente le lacrime guardando fisso a terra. Lentamente mi afferra una mano.
“Senti, se vuoi andartene io lo capisco*; quando meno te lo aspetti perderò peso, mi cadranno i capelli e, soprattutto, diventerò un rincoglionito cronico. Neanche io vorrei stare con un malato così grave”, dice con voce incredibilmente fioca.
Io mi inginocchio davanti a lui, stringendogli entrambe le mani e lascio che si abbandoni lentamente ad un abbraccio caldo. Sulle prime lo sento irrigidirsi, quasi pensasse che potesse infettarmi per osmosi, poi si aggrappa convulsamente alla mia maglia, stringendo ogni brandello di stoffa con una così grande forza vitale che la stropiccia tutta. E io non lo lascio andare; a mia volta stringo quel corpo ancora forte e ringrazio il cielo che sia ancora mio, che sia ancora accanto a me. Sento delle piccole gocce che mi bagnano le spalle e, a stento, trattengo le mie lacrime. Avrò abbastanza forza per entrambi? Credo proprio di sì, perché vale la pena far da paravento ad una candela finché riesce a riscaldarti.
“La vuoi quella limonata?”, sussurro, ancora stretto a lui.
“Ancora cinque minuti”, mugola Freddie.
Se questi cinque minuti valgono un’intera vita, allora te li concedo tutti.

*Pare che Freddie abbia detto queste parole veramente e Jim quando gli confessò di essere sieropositivo.

NdA: mi dispiace aver fatto passare così tanto tempo dall’ultimo aggiornamento, ma avevo altro per la testa evidentemente e avevo voglia di sperimentare in altre sezioni. Tuttavia, quando guardo questa storia incompleta mi innervosisco perché ci tenevo un sacco, quindi mi sono decisa a continuarla. Chiedo scusa se ho smesso di recensire delle storie in questa sezione, purtroppo sono una svampita. Cercherò di aggiornare ogni sabato. E comunque, sì, il titolo si riferisce alla magnifica Time after time di Cyndi Lauper. Un abbraccio.
AF
   
 
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