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Autore: La Fra    03/10/2020    0 recensioni
Kakashi Hatake, nome in codice Hound, è un soldato Americo-giapponese con una passione per le sigarette e un passato turbolento. Dopo una missione difficile si è ritirato, ma i fantasmi del passato non gli concedono riposo.
Genere: Mistero, Science-fiction, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Deidara, Hidan, Itachi, Kakashi Hatake, Obito Uchiha
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Nessun contesto
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Capitolo 1 – Non puoi scappare

 

1990, da qualche parte, in Alaska

 

Puoi andare lontano, scappare finché vuoi, ma non puoi sfuggire dal tuo passato.

Kakashi lo sapeva bene, ma ci aveva voluto provare lo stesso. E così, anche in una casetta sperduta in mezzo al nulla, ogni notte si era svegliato in un bagno di sudore, gli occhi sbarrati e le mani tremanti. Di giorno viveva in cima a una montagna incontaminata; di notte tornava sempre nello stesso posto. Non c'è niente di peggio del rendersi conto che l'unica compagnia che non si riesce a sopportare è quella di sé stessi.

Sì, Kakashi aveva capito che non si poteva sfuggire dal proprio passato; ma non si sarebbe aspettato di trovarselo in carne ed ossa sulla soglia di casa in una sera nevosa.

Soffiò il fumo della sigaretta di lato, senza togliere lo sguardo dal suo visitatore, ancora avvolto in uno spesso cappotto. Alle sue spalle, i cani abbaiavano minacciosi.

“Mi fai entrare, oppure...?”

Kakashi alzò una mano, un cenno veloce, e la muta si zittì.

“Prego.” Disse spostandosi di lato.

I cani tornarono a scaldarsi vicino al camino. Non erano più ostili, ma tenevano ancora gli occhi puntati sul nuovo arrivato.

“Vedo che la compagnia non ti manca.” Constatò l'ospite scrollandosi via la neve dai capelli biondi. Si levò il cappotto militare e fece per appoggiarlo alla poltrona vicino al fuoco. Un cane però gli rivolse un sommesso ringhio che lo fece immobilizzare. “Ehm, posso?” Chiese.

Kakashi annuì. Il cane si tranquillizzò e appoggiò il muso fra le possenti zampe.

“Che cosa sono?”

Un sospiro annoiato. “Husky.”

“Mm...” Il soldato si strofinò le mani e saltellò da un piede all'altro. “Io però sono venuto qui a cercare un segugio.” Disse scherzando.

Kakashi si lasciò cadere sulla sedia, portò la testa indietro, la sigaretta tra le labbra. “Nessun segugio qui. Non più.”

Mentre osservava il fumo disegnare cerchi sul soffitto, sentì chiaramente la sommessa risata del suo ex superiore. “Così pare...” Iniziò il Colonnello mettendosi seduto al tavolo con lui. “Mi hanno detto che si è ritirato e vive come un civile, ma io lo conosco bene... non potevo crederci. Sono dovuto venire fino a qui e vederlo con i miei occhi.”

Kakashi raddrizzò la testa e lo guardò in faccia. Poi, fece un gesto per indicare la vecchia tuta che indossava e la barba incolta. “Piaciuto lo spettacolo?”

L'altro abbassò lo sguardo sul tavolo e fece girare i pollici nervosamente. “Senti, Kakashi...” Iniziò più serio. “La verità è che quando sei sparito all'improvviso non sapevo se fosse meglio venire a cercarti o lasciarti un po' in pace.”
“Sembra tu abbia preso la decisione sbagliata. Un'altra volta.”

L'altro rise amaramente e scosse la testa. “Sapevo che mi avresti ancora incolpato per quello che è successo.”

“No.” Rispose subito. “Incolpo me stesso: perché non avrei dovuto darti ascolto.”

Il colonnello divenne più serio.“Non sono qui per parlare del passato, Kakashi. Lasciamo riposare in pace i morti.”

“Peccato che io non riesca più a dormire, signore.” Disse gelido. I cani ringhiarono all'unisono.

“Non siamo in missione, puoi chiamarmi solo Minato.”

Kakashi si piegò in avanti e spense la sigaretta nel portacenere. “Che cosa sei venuto a fare?”

Il Colonnello ispirò dal naso. “Abbiamo bisogno di te nell'Unità ANBU.” Ammise.

“Cercate qualcun altro.”

“Nessun altro può farlo. Solo il nostro Hound.”

Kakashi guardò fuori dalla finestra. La neve cadeva sempre più fitta e la sera calava veloce sulle cime dei pini. Minato sospirò. “Pensi che sia venuto qui per uno scherzo o una cosa da poco? È roba grossa, proprio come nell'85. Molto simile, troppo.”

Gli allungò un fascicolo aperto. “Terroristi. Hanno una testata nucleare.”

Kakashi non distolse lo sguardo dai fiocchi di neve sul vetro, ma aveva già scorto la fotografia allegata al fascicolo. Non avrebbe mai potuto scordare quel viso, il primo ricordo che aveva della sua intera esistenza. “Sai che novità... perché volete proprio me?”

“Prima di tutto perché sei sempre stato il migliore, Kakashi Hatake.” Disse Minato, svelto. “Il tuo cognome era già una leggenda prima che tu venissi al mondo. Sei un genio, il soldato che ha salvato il nostro paese così tante volte che non so più contarle e...” Fece una pausa per tirare un sospiro. “Per quanto so che non ti piaccia, sei mio amico: mi fido di te come di nessun altro.”

Il ticchettio dell'orologio nella stanza sembrò rallentare. Kakashi dondolò sulla sedia seguendone il ritmo. “Questa storia.” Disse. “Che cosa ha a che fare con lui?”

Minato fece una pausa. Sul fascicolo c'erano un sacco di scritte, ma Kakashi riuscì a guardarne solo una, cerchiata e sottolineata in rosso.

“Si tratta di un gruppo organizzato: cinque, sei persone al massimo.” Spiegò Minato. “Le loro motivazioni sono ideologiche, hanno molto in comune con... con la tua missione del 1985.”

Kakashi continuò ad ascoltare in silenzio, il cuore che batteva sempre più forte. Minato disse tutto d'un fiato. “Deve esserci un legame: anche loro si fanno chiamare Akatsuki, e il loro leader... Zanna Bianca.”
Kakashi si alzò in piedi di scatto. “Non può essere. L'Akatsuki è stata distrutta da un bombardamento. Lui è morto: l'ho visto con i miei occhi!”
Minato lo guardò con aria supplichevole. “È per questo che ci servi tu. Sembra che la storia si stia ripetendo, e chi può fermarla meglio di qualcuno che l'ha già fatto una volta?”

Kakashi si diresse veloce verso l'armadio. Al suo interno c'erano pochi vestiti invernali. Non gli sarebbero serviti. Prese solo la benda nera e se la infilò, facendola scendere sull'occhio sinistro per coprirlo. La scatola sul fondo era ancora lì, intoccata. La prese e la appoggiò sul tavolo. Tolse il coperchio e rimase ad ammirare la pistola per quella che sembrò un'eternità.

“Non vuoi almeno sentire i dettagli?” Chiese Minato.

Kakashi impugnò l'arma e la caricò. Poi, si voltò verso di lui, guardandolo con l'unico occhio. “E che differenza fa? Uno come me non può più rimanere stupito da niente, ormai.”

 

Spoiler: Kakashi si sbagliava.

   
 
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