Crossover
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Autore: evil 65    25/10/2020    14 recensioni
«Chi è il sommo o il più vecchio tra tutti gli dei?» chiede Gylfi ai tre uomini sui troni.
Così si apre l’Edda di Snorri Sturluson, il viaggio epico del Re Gylfi verso Asgard, il reame dorato, alla ricerca della sapienza. Forse, però, il mito delle origini è diverso da come lo narra Snorri... forse l’intera vicenda è avvenuta in maniera simile, ma allo stesso tempo diversa. Come è avvenuta davvero?
Voi, che siete come Re Gylfi, aprite questa storia... e scoprite come è nato tutto.
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Film, Fumetti, Libri
Note: AU, Cross-over, What if? | Avvertimenti: Spoiler!
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'I Guardiani del Mondo Antico '
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Boom baby! Signori e signore, ecco che una nuova storia sta per nascere proprio qui, sul profilo di evil 65!
Gabba Gabba Hey, siamo
Alucard97 e Rory Drakon, gli autori cooperanti di questo crossover, il quale è stato praticamente partorito per merito di una vignetta divertente, e via via che ne discutevamo si è trasformato in qualcosa di molto più elaborato e completo.
Partiamo col dire che si tratta di un crossover fra l’Edda Norrena, il Marvel Comics, la DreamWorks, la serie dei libri Guardians Of Childhood e per certi versi anche la Disney e forse qualche altro piccolo riferimento ad altre opere che solo il tempo saprà dirci.

Non sarà affatto necessario che voi abbiate visto o letto nessuna di queste opere, perché faremo in modo di farvi conoscere al meglio ciascun personaggio in maniera diretta. Nel caso abbiate delle domande, non esitate ad utilizzare lo spazio delle recensioni!
Finiti i convenevoli, non possiamo fare altro che augurarvi una buona lettura, e ci auguriamo accorriate numerosi!

 

Prologo
 

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Rise above the mountains
Light a fire in the sky
For the blood is running still
From the roots of Yggdrasil
Carry me to the hill
To the top of Yggdrasil...”

Brothers of Metal – Yggdrasil http://www.youtube.com/watch?v=gH--857WK94



Quale fu l’inizio? E come ebbe principio ogni cosa? E prima che cosa c’era? Sono i fondamentali interrogativi di ogni mitologia, che si riferisce sempre a un tempo originario e separato dalla durata comune.
Ma io, che ho vissuto in un tempo remoto, molto prima della venuta degli Uomini, posso raccontarlo. Un tempo in cui vi erano altri esseri, umani primordiali, nati dal nulla, un tempo di grandi viaggi per l’universo con navi fatti di stelle.
Un tempo… chiamato l’Età dell’Oro.
Chi sono io? Forse un’ultima superstite di quel mondo ormai lontano e dimenticato? Siedi, e ti racconterò la storia più incredibile che tu abbia mai ascoltato, una storia di guerra, amore, inganni, di vita e di morte… e di rinascita.
Vi fu un tempo remoto in cui nulla era: né sabbia, né mare, né gelide onde. Non c’era la terra, né la volta del cielo, ma una voragine immane. Questo vuoto era chiamato Ginnungagap, in cui vi erano i due concetti elementari alla base della creazione: il fuoco e il ghiaccio.
E quando la brina fu investita dall’aria calda e cominciò a sciogliersi, da quelle gocce, sorse la vita e si formò la figura di un essere che venne chiamato Ymir.
Contrapposto a lui nacque, dalla brace emessa dalle fiamme, un altro essere molto simile a Ymir, imponente quanto lui, e venne chiamato Surtr.
Al ghiaccio e al fuoco, le due personificazioni della creazione, fu affidato il compito di plasmare l’universo.
Così Ymir creò, insieme a suo fratello, le stelle che punteggiano la volta celeste. Fredde e calde al tempo stesso, insieme alle nebulose, ai satelliti e ai pianeti.
Il gigante di ghiaccio creò, in particolare, una stella, la più luminosa nel cielo. La guardò e le sorrise.
«Tu, d’ora in avanti, ti chiamerai Nattlys, la luce nella notte, che in terra sarà chiamato Nightlight. Tu riscalderai e conforterai le fredde e solitarie notti del mondo. Sei la mia stella più bella e luminosa, e a te affido ogni massima dote di intelletto e potere, così come tutti i miei sogni e le mie speranze.»
Ymir possedeva una grossa vacca di nome Audhumla, dalla quale ricavava il latte per nutrirsi, ed essa leccava la brina cosmica per il proprio sostentamento. E nel primo giorno in cui essa leccò quella brina, sorse da essa una testa d’uomo.
Costui era il primo essere vivente, e venne chiamato Buri, era forte e di bell’aspetto. Da lui nacque Borr, che a sua volta prese in moglie una donna di nome Bestla, figlia del gigante Bölthorn progenie di Ymir, e da quell’unione vennero alla luce tre bambini: Odino, Vili e Vé. Ebbero così origine i primi esseri viventi che, milleni a seguire, verranno denominati dèi.
Nel secondo giorno, la vacca celestiale leccò ancora la brina e da essa nacquero un uomo e una donna dal nome ignoto, belli e intelligenti. Da loro venne la stirpe degli umani.
I primi umani erano forti, robusti e intelligenti: in poco tempo si espansero per l’universo costruendo maestose città fatte di oro e argento, dalle imponenti mura, e navi capaci di viaggiare per le stelle, i pianeti e per le galassie. Nacque così la prima epoca definita l’Età dell’Oro.
Ymir era orgoglioso del suo lavoro e di quello degli umani, mentre Surtr ne era invece geloso, tanto che il gigante di fuoco decise di creare la sua vita. Egli accese così una scintilla all’interno del nero abisso del Ginnungagap ed essa prese forma in una massa oscura senziente, che diede poi il via a quella stirpe denominata Fearlings, orridi, oscuri esseri incarnanti la potenza diabolica, distruttiva e negativa del caos, nutritori di paure, violenza e cupidigia.
La prole di Surtr non era minimamente paragonabile agli umani di Ymir. Accecato dalla gelosia, il gigante di fuoco mosse guerra a suo fratello per il controllo dell’intero universo. E fu così che la prima guerra della storia ebbe inizio.
L’universo fu scosso, le stelle caddero dai cieli, e numerosi pianeti collassarono a causa della violenza dello scontro: Ymir ebbe paura dinnanzi alla potente spada fiammeggiante di Surtr e alle forze dell’oscurità che avanzavano, e gli umani combatterono i Fearlings per secoli e secoli, in quel conflitto cosmico senza né vincitori né vinti.
Ymir e Surtr si sfidarono in duello e l’universo tremò di paura e sgomento. Lo scontro fu così violento che si ferirono mortalmente a vicenda: il gigante di fuoco cadde dai cieli come una gigantesca cometa rossa di rara bellezza, viaggiando fino agli angoli estremi del cosmo.
Il suo schianto fu così violento da generare una ciclopica conca cosmica fatta di oscurità, pece e fiamme. Il luogo così creato sarebbe stato chiamato Múspellheim, il regno delle tenebre e del fuoco, la casa dei Fearlings e il luogo di eterno riposo del loro creatore, nel quale egli avrebbe atteso e sognato il giorno in cui la sua spada avrebbe trapassato il cuore dell’universo, portando infine il tutto a com’era in principio, il Nulla.
Ymir, ferito e prossimo alla morte, compì un ultimo gesto di altruismo: con le ultime forze rimaste, egli si gettò nel Ginnungagap e venne una seconda esplosione che gli uomini chiamano “Big Bang”.
Della carne di Ymir fu fatta terra, e del sangue il mare, i monti erano le ossa, gli alberi i capelli, dal cranio nacque il cielo e dal suo cervello le nuvole, e così altri regni si unirono all’ormai esistente Múspellheim, e nacquero così i Nove Regni sostenuti dal bianco, candido frassino Yggdrasill: il più rigoglioso e fertile sorgeva al centro dei sui rami, e fu nominato Midgard.
Passarono altri secoli di duri scontri e lotte, ed è qui che il racconto delle origini termina, poiché questo è ciò che mi venne riportato dalle storie di mia madre per farmi addormentare la notte.
Ho pochi ricordi della mia infanzia, ma non scorderò mai il volto dei miei genitori: mio padre, il generale Kozmotis Pitchiner, alto, forte e dalla chioma corvina, che discuteva con mia madre, Seraphina, soave e bella, dai lunghi capelli biondi come il grano.
Ricordo bene come lui mi guardò prima di darmi le spalle e di come mia madre mi abbracciò forte, singhiozzante, mentre mi metteva su una navicella di salvataggio. E non scorderò mai le sue ultime parole:
«Andrà tutto bene, piccola mia, non piangere. Io e tuo padre verremo presto da te. Devi essere forte, Emily, devi essere molto forte. Tu ce la farai, vivrai. Io te lo prometto… il sole brillerà di nuovo su di noi.»

La nave partì, e vidi mia madre correre via, in preda ai pianti. Ricordo come attraversai intere vie lattee, finché non fui trovata e accudita da Sandman, capitano di una delle più potenti flotte stellari alleati di Ymir, dal quale fui accudita... finché non venni attaccata dai Fearlings.
La nave venne attaccata e sbalzata via, e io precipitai fuori bordo, dritta lungo l’atmosfera della terra. E presi fuoco.
A ripensarci, sento di nuovo sulla mia pelle le ustioni causate dalle fiamme che ormai mi avevano avvolta. Dolore e fiamme, che pervadevano il mio essere consumando le mie carni e le mie ossa. L’unico motivo per cui non morii era per la mia natura di umana dell’Età dell’Oro: precipitai come un’autentica cometa su Midgard e l’impatto fu talmente forte da farmi sprofondare nelle profondità del pianeta.
Sentivo i rampicanti trafiggere i miei organi danneggiati, le pietre ruvide cozzare contro la mia pelle ustionata. Non avevo la forza di urlare, il dolore era troppo intenso. Ero solo un agglomerato di carne putrescente e fumante.
Fu allora che sentii una voce, soave come la brina d’inverno che cade dolcemente sulle foglie. Era una voce maschile, la voce… della terra stessa.
«Non avere paura, Emily Jane Pitchiner, e non provare più alcun male…»
Bastarono queste semplici parole a fermare l’implacabile dolore che attanagliava il mio corpo. La terra si avvolse su di me come un involucro, e da essa sgorgarono delle piccole correnti d’acqua fredda che allietavano le mie ustioni. Le pietre si unirono sotto di me, in modo da permettermi di appoggiare la schiena.
«Chi sei?» chiesi con flebile voce.
«Io sono colui che ha dato inizio a tutto, bambina mia. Sono il più grande ambasciatore delle stelle, dei pianeti e del cosmo. Sono il freddo primordiale che, tuttavia, riesce ad essere caldo come la primavera. Dalla mia carne è stata fatta la terra che ora ti avvolge come una coperta. Dal mio sangue creata la cristallina acqua che reca sollievo alle tue ferite. Dai miei denti furono creati i sassi che ora ti cullano come un letto. Dal mio cervello le nuvole e dal mio cranio l’intera volta celeste. Io sono… Ymir, il primo gigante, e ho udito le tue grida di pietà, figlia mia.»
Non credevo alle mie stesse orecchie: io ero in presenza di Ymir… della coscienza stessa di Ymir che costituiva tutta Midgard.
«Ahimè, un grande male ha colpito tutti i miei figli, e presto… molto presto… tutto ciò che costituisce l’era che chiamate Eta dell’Oro giungerà al termine, lasciando spazio ad altra vita. Ad una nuova vita, meno evoluta ma ugualmente implacabile.»
«Quindi significa che la mia mamma e il mio papà… non torneranno mai più?»
«Capisco il tuo dolore, figlia mia, e sono qui per dirti di non disperare. Il mio corpo è morto, ma il mio spirito vive e mai ti abbandonerà. Verrà un giorno in cui la mia stella più bella riporterà giustizia su questo mondo martoriato, ma per il momento dobbiamo solo attendere. Voglio avere pietà di te, bambina mia, e per questo ti faccio dono della mia essenza. Che tu possa rinascere per divenire più potente, per diventare portatrice di vita e speranza.»
A quel punto, potei udire il rumore di una tempesta accompagnata dal frastuono dei tuoni e dal bagliore dei lampi, i fulmini caddero sul suolo in un’estasi di lingue di fuoco.
La terra si spostò, avvolgendomi ancora, circondandomi come il bozzolo di una farfalla; sentii caldo e freddo allo stesso tempo, l’acqua penetrò dentro la mia carne bruciata sostituendosi al sangue e rigenerando la mia pelle poco a poco.
Potei sentire l’intera Midgard cantare canzoni soavi di una ninna nanna e fu così che sprofondai nel mondo dei sogni, ma non come quelli portati da Sandman, l’Omino del Sonno. Erano sogni strani e fantastici, come mai visti prima d’ora, sogni nel quale ero pienamente cosciente.
Giacevo nuda in cima a una bianca montagna, sola, dimenticata, senza speranza, sul duro corno del mondo. I venti si accumularono su di me e vidi il viso del gigante di ghiaccio nel cielo, e qui fui proiettata verso di lui.
La mia coscienza viaggiò in alto, oltre le nuvole che un tempo erano il cervello di Ymir, oltre il cielo che un tempo era il suo cranio. Fui trasportata nella sua coscienza, fatta di pianeti e nebulose, e vedevo le stelle compiere il loro ciclo, e ogni giorno era lungo come una vita terrena.
Sentivo il rumore vago di tutti i Mondi: il sorgere e il morire, il canto e il pianto, il lento eterno gemito della dura pietra sotto il troppo pesante fardello.
Vidi la stella più bella di Ymir, nota agli umani come Nightlight, gridare un nome con voce potente. La mia mente fu spedita oltre le correnti del tempo e potei vedere la struttura stessa del Creato formarsi come uno stupendo frassino bianco che si ergeva maestoso, come una colonna di luce fatta di sogni e speranze.
I venti cosmici confluirono verso di me, trasportandomi oltre ogni reame conosciuto, oltre la struttura stessa del mondo. I miei occhi assisterono quindi al miracolo della Creazione compiuto da Ymir e ora potevo vedere il passato, il presente e il futuro intersecati l’un l’altro come se fossero gli affluenti di un fiume.
Poi vidi uno squarcio di luce aprirsi in quello spazio stellato e mi ci fiondai, venendo così riportata a Midgard. La terra nel quale ero contenuta si aprì, ed esattamente come un neonato che esce dall’utero della madre, io venni alla luce una seconda volta.
La voce di Ymir risuonò di nuovo nella mia testa un’ultima volta:
«Ora sei rinata, figlia mia. Va’ ora, e vivi di nuovo. Tu, da adesso in avanti, sarai Midgard stessa, ed essa sarà il tuo essere e la tua anima. Adesso, nei Nove Mondi, tu sarai nota come Aldammë. 
Tu sarai… Madre Natura.»

 

NOTE DEGLI AUTORI:
Ebbene, eccoci alla fine del Prologo, del grande inizio di questo crossover che intendiamo realizzare! Per cercare di fugare ogni dubbio, andiamo subito a fornire alcune precisazioni specifiche:
1) La storia della creazione del mondo è in riparte ripresa dall’Edda Norrena ed è però anche stata da noi rielaborata e riadattata.
2) Il concetto dell’Età dell’Oro, delle navi spaziali e dei primi uomini è stato tratto dalla saga di romanzi Guardians Of Childhood, che non è altro che la fonte primaria d’ispirazione per il film Dreamworks Le 5 Leggende. Il personaggio di Madre Natura, Emily Jane Pitchiner, e delle creature note come Fearlings, sono tratti dalla suddetta saga, sebbene le loro origini siano state riadattate per collegarsi alle figure di Ymir e Surtr.
3) Il personaggio di Odino – così come la maggior parte degli dèi norreni che in seguito appariranno – saranno tratti dalle loro versioni dell’universo Marvel Comics.

  
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