Crossover
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Autore: MusicDanceRomance    27/10/2020    8 recensioni
Raccolta Multifandom e Crossover in un unico capitolo. Coppie canon, coppie crack, coppie a sorpresa, storie a lieto fine, storie di amori perduti.
Dal testo:
"-Grazie per essere intervenuto nello scontro. Non dovevi farlo, non hai poteri.
Sailor Moon è gentile mentre gli fa intendere di rimanere fuori dalle sue battaglie.
Kaito Kid non maschera la realtà:
-Hai ragione. Io non ho poteri, ho solo illusioni. Ma eri nei guai e non potevo lasciare che quel mostro ti ferisse.
La ragazza annuisce brevemente. Se non fosse così innocente e pura Kid giurerebbe di averla vista arrossire.
-Tu sei un ladro. La prossima volta che ti vedrò dovrò catturarti.”
Genere: Introspettivo, Malinconico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Anime/Manga, Fumetti
Note: Cross-over, Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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Marine/George (Rossana)
 
La guarda con un sorriso che tentenna tra l’impaccio e la tenerezza.
Marine non è più la bambina impaurita che nell’età delle stupidaggini lui aveva tormentato.
Ora George ha davanti a sé una bellissima donna che si porta alle labbra il caffè e lo guarda con una scheggia di curiosità.
Prova un imbarazzo soverchiante, tossicchia e comincia a fissare le piastrelle del pavimento, vuole scaricare la tensione guardando altrove.
“George, non ci incrociamo da almeno quindici anni, e dire che eravamo compagni di classe alle elementari!”
La voce di Marine è sempre stata così melodiosa?
George trattiene tra le dita la sua tazzina, aggiunge panna e zucchero in abbondanza e dopo un attimo ricorda che beve solo il caffè amaro.
“Marine, mi dispiace per quello che ti avevamo fatto.”
Nella sua memoria è ancora impressa la bambina in lacrime che avevano gettato in acqua. Non riesce a darsi pace per l’immagine marchiata nella mente che lo riempie di rimorso. Prova a bere e accetta di scottarsi le labbra.
Marine sorride e chiude gli occhi.
“George, sei sporco di panna, sei buffo!”
È in quella ricerca di semplicità che George trova il suo perdono e la promessa di una rinascita definitiva.
 
 
Cedric/Orube (W.I.T.C.H.)
 
Il tempo è fragile, il ricordo infinito. Le lacrime che versa avranno sapore d’eternità.
La pietà dell’Oracolo non la conforta. La pazienza di chi galleggia tra gli abissi della magia potrebbe persino farla sentire più sola.
Orube resta immobile, mentre Kandrakar continua a spargere speranze e le Guardiane proseguono le loro battaglie.
Avrebbe voluto trattenere con sé l’odore delle pagine antiche, la curiosità che pervade l’assaggio di un bacio, i modi che aveva Cedric di farsi coinvolgere controvoglia nelle piccolezze umane.
Guarda indietro e raccoglie i pezzi del suo passato migliore: un accenno di sentimenti, puri e potenti, era stato abbastanza per infrangere la sua solitudine di guerriera.
Avrebbe voluto imparare a considerare Cedric il suo mondo. Invece Orube non può fare altro che fissare il suo riflesso nelle acque fumose di Kandrakar e rievocare un passato che non tornerà.
“Se il cuore trema mettilo in gabbia” le aveva detto una volta Cedric “Io non ho questi problemi perché non sono un umano. Non lo diventare anche tu, Orube.”
Ma anche il cuore di Cedric aveva imparato a cadere, insieme al suo.
Il passato è un inciso che non torna, Cedric si è sacrificato perché ha scoperto il peso dell’amore. A Orube non resta che conservare i frantumi di una vita mai vissuta accanto a lui.
Ha bisogno di fare passi indietro. Ha bisogno di imparare ad affrontare il dolore.
Passi indietro, perché un domani riuscirà a farne altri in avanti, ne è certa.
Lo farà anche per Cedric.
 
 
Sailor Moon/Kaito Kid (Crossover Sailor Moon/Magic Kaito)
 
La scruta nel silenzio della notte, quando la luna è un disco d’argento che illumina il tetto della torre di Tokyo, teatro dell’ultimo scontro.
Lei gli si avvicina lentamente, impugna ancora lo scettro tra le mani, gli occhi non celano un velo di riconoscenza. È sola, senza compagne, il suo costume alla marinara gli sembra una sfida di seduzione perché non indugi a guardarla per più di qualche secondo.
“Grazie per essere intervenuto nello scontro. Non dovevi farlo, non hai poteri.”
Sailor Moon è gentile mentre gli fa intendere di rimanere fuori dalle sue battaglie.
Kaito Kid non maschera la realtà:
“Hai ragione. Io non ho poteri, ho solo illusioni. Ma eri nei guai e non potevo lasciare che quel mostro ti ferisse.”
La ragazza annuisce brevemente. Se non fosse così innocente e pura Kid giurerebbe di averla vista arrossire.
“Tu sei un ladro. La prossima volta che ti vedrò dovrò catturarti.”
“Non chiedo di meglio, paladina della legge.”
Allora si inchina e scuote il mantello bianco.
Comincia a correre fino a lanciarsi tra le stelle, e mentre solleva i piedi da terra e inizia a volare si sente meno bugiardo che mai.
Sa che l’ha lasciata con un sorriso sulle labbra, sa che quel gioco comincia a piacerle.
“Sì, prova a prendermi, guerriera della luna. Magari proverò anche io a prendere te!”
E mentre vola contro il vento nella notte, pensa a lei e sorride.
Non si sente più ricoperto di illusioni.
 
 
Tex Willer/Alison (Tex)
 
"Vi sono molto grata per tutto quello che avete fatto per me e per Billy...vi ho chiamato qui anche perché  volevo dirvi che... che io..., oh, ma ormai cosa importa?"
Dannazione, la sua vita è un inghippo. A volte ha ragione il vecchio cammello a borbogliare sulla solitudine di un ranger.
Tex fissa il carro che si porta via Alison e suo figlio, stringe i pugni e non riesce ad evitare un crampo al cuore. Non fa male quanto una pallottola, no, ma è una rogna perché non si può neppure estrarre.
Ha salvato la vedova Alison e suo figlio e ha ristabilito la pace nelle sue tribù, quindi è tempo che se ne vadano. È giusto che Alison sposi un altro uomo e si rifaccia una vita in una delle impomatate cittadine dell’Est. Cosa avrebbe fatto una donna bianca tra il popolo navajo?
No, non permetterà che il cuore gli faccia ancora brutti scherzi, lo lascerà seppellito sotto un macigno come è sempre stato.
Lui ha mille nuove sfide che lo attendono. Ha la memoria di una moglie perduta da onorare.
Tex chiude gli occhi e ascolta una carezza di vento, sembra inseguire il carro dove Alison sta piangendo.
La donna ha taciuto e si è triturata le parole in bocca, ma per un attimo il ranger cede al pensiero di ciò che sarebbe potuto essere.
Tex, vi amo.
Anche io, Alison. Rimanete qui con me.
I saggi indiani dicono che non ci sono stagioni in cui poter ricominciare a vivere.
Ma un proverbio Cheyenne recita anche: “Non si può sfuggire al proprio destino.”
Tex fissa il carro che si allontana e non si rende conto che lo segue con troppa attenzione. La tristezza lo attanaglia, pronta a perseguitarlo perché stavolta la freccia se l’è piantata da solo nel cuore.
“Buona fortuna, Alison” è tutto ciò che augura al vento.
 
 
Paperinik/Paperinika (Saga degli Ultraheroes)
 
All’inizio era una competizione per stabilire chi fosse l’eroe migliore.
Per prima cosa lo ha detestato, avrebbe fatto di tutto per vederlo sconfitto e perché ammettesse che sì, il grande Paperinik non era nessuno in confronto a lei.
Poi si sono trovati costretti a collaborare, e hanno dovuto ammettere di essere una bella coppia di giustizieri.
Ma quando ha ceduto all’istinto di baciarlo, Paperinika ha dovuto ricordare di essere anche Paperina, e di avere già un fidanzato.
“È un rischio che non posso correre. Devo allontanarmi da lui. Paperino non lo merita.”
Paperinika ricorda chi è nella vita di tutti i giorni e cerca di mostrarsi forte. L’amore che la lega al suo fidanzato è inattaccabile, nessun supereroe mascherato può competere con l’unicità del suo compagno pasticcione.
Eppure mentre guardava la luna accanto a Paperinik aveva provato la stessa sensazione di stabilità, calma e felicità vissuta ogni giorno accanto a Paperino.
Quando incrocia Paperinik comincia ad evitarlo. Lo esamina e percepisce che anche lui si sta rivestendo di una nuova aura di freddezza nei suoi confronti. Le dà l’impressione di voler tagliare ciò che stava per nascere, forse anche lui ha una fidanzata fedele che lo aspetta sotto la maschera.
Sarebbe bello se Paperino e Paperinik fossero la stessa persona, pensa per un istante.
Ma è un pensiero assurdo, il sogno di chi spera di sentirsi meno in colpa.
“Ma accidenti, se Paperino fosse davvero Paperinik non gliela perdonerei visto che stava per baciare la me/Paperinika senza saperlo!” non può fare a meno di lasciarsi sfuggire.
E ride, per l’assurdità dei suoi pensieri.
 
 
Clara/Peter (Heidi)
 
Non ricordava che fosse così bella.
Non ricordava che il suo sorriso potesse brillare più del sole sul ghiaccio.
Clara ama correre, ama danzare, viaggia continuamente e si riempie del mondo che le è stato occultato negli anni in cui era una bambina imprigionata su una sedia a rotelle.
Se il passato la vedeva in gabbia, il presente di Clara si dischiude tra sogni e curiosità.
Anche se il tempo corre insieme a lei, Clara non dimentica di rifugiarsi ogni anno tra le Alpi per salutare i suoi due migliori amici.
Ed è mentre viene accolta in casa di Heidi che Peter, ancora sudato e bruciato dal sole dopo una giornata al pascolo, la rincontra dopo lungo tempo. Improvvisamente si rende conto di essere cresciuto anche lui e non riesce più a vedere la ricca signorina di Francoforte come la fragilissima bambina indifesa che portava sulla schiena.
Clara ha già diciotto anni e parla di posti magici, Parigi, Londra, Roma. Sogna di fare un viaggio lungo un anno in America e adora trascorrere le serate tra teatri e ricevimenti.
Peter si domanda quanti ricchi giovani di Francoforte possano contendersi la sua mano, e si vede più inutile, povero e ignorante che mai.
Heidi e Clara parlano dei damerini inutili di Fraconcorte e degli ammiratori della ragazza, e Peter si comincia a sentire irrimediabilmente fuori posto.
“Peter, mi accompagnerai anche quest’anno fino alle montagne più alte?”
“Devo lavorare, Clara. Ma lo farò, te lo prometto sempre. Come quando eravamo bambini.”
“Ti invidio, sai, Peter. Tu hai una libertà che io non potrò mai provare.”
Peter impiega qualche minuto per riflettere sulle sue parole. Alla fine lo sguardo di Clara incrocia il suo e sembra denso di timidezza e pentimento per quanto ha pronunciato.
Sì, Peter capisce che le etichette della gente ricca non la renderanno mai davvero felice.
Forse lui può avere tutto proprio perché non possiede niente: è libero di fare i conti con i propri sentimenti.
 
 
Sakura/Li Shaoran (Card Captor Sakura)
 
La carta del Sonno che Li stringe tra le mani è una delle sue preferite. Perché gli ricorda la bellezza di Sakura mentre dorme accanto a lui.
La carta dell’Illusione non gli provoca alcun timore. Perché sa che la realtà che sta costruendo insieme alla sua ragazza è più solida di ogni menzogna magica.
La carta del Fiore è una raccomandazione: “portale un mazzo di rose ogni tanto, idiota, a lei piacciono i gesti romantici!”
La carta del Fuoco è devastante. Quando il suo corpo è in quello di Sakura Li conosce il potere del fuoco, insieme sembrano plasmare mille nuove stelle.
La carta del Fulmine lo fa riflettere. Non sai proprio niente, tu. I loro primi incontri non avrebbero lasciato presagire una storia d’amore più intensa.
Li estrae la sua carta preferita dal mazzo di Sakura: “Ti va di guardare un po’ di Splendore stasera?”
Sakura la rimette al suo posto e gli ruba un bacio.
“Non ne ho bisogno, sei tu quello che mi fa scoprire ogni giorno il vero splendore.”
Li arrossisce e pensa che sì, per come gli ha saputo imbrigliare il cuore, decisamente la sua fidanzata non è stata solo un’abilissima Catturacarte.
 
 
Petzite/Sapphire (Sailor Moon)
 
La vita umana è pace e serenità, e il tempo in cui lei e Sapphire giocavano a fare gli amanti tra le ombre di una terra spenta sono granelli del passato.
Sapphire, suo marito, la stringe a sé; il suo abbraccio sa di casa, fatica e incastri di dolce quotidianità.
Non si sono mai resi conto di essere talmente perfetti insieme. Il marchio di una luna rovesciata che portavano in fronte è un ricordo lontano, la furia della guerra è un fantasma del passato.
“È l’amore quello che ci è sempre mancato. Io e te, Petz, non abbiamo bisogno di altro. Ti amo, amore mio.”
“Anche io ti amo, Sapphire. Sei la mia vita…”
Nell’assaggio di un ultimo bacio, il corpo dell’uomo diventa sempre più inafferrabile, fino a quando la sua figura non si trasforma in un’ombra lontana, perduta per sempre.
Petzite spalanca gli occhi e si ritrova nell’oscurità. Sente il lenzuolo fresco che le avvolge il corpo nella notte, e ricorda il suo dolore.
Le illusioni si sono diradate, la donna odia i suoi occhi che si sono aperti proiettandola nella realtà. Si morde le labbra e stringe il cuscino a sé.
Anche se è buio, sa quante lacrime le rigano le guance, sa che i sogni non sono eterni, e si sente il vuoto nel cuore.
“Non dovevi morire. Non dovevi lasciarmi così, Sapphire. Avrei voluto conoscere la bellezza della vita umana accanto a te. Solo accanto a te.”
I ricordi graffiano e i sogni sfuggono.
Petzite si asciuga le lacrime con la speranza di riaddormentarsi e inseguire ancora per qualche ora il sogno che le è sfuggito.
 
 
Marie/Sanson (Il mistero della pietra azzurra)
 
Marie attende una risposta, i suoi occhi sono implacabili e non ammettono controbattute.
Sanson sa quanto sia sempre stata testarda, perché fin da bambina aveva dimostrato di avere un carattere tenace ma coscienzioso.
“Sono troppo vecchio per te” replica sfidandola.
“Quindici anni non sono niente! E no, non ti ho mai considerato un fratello maggiore. Tu amavi prenderti cura di me!”
Sanson non ricorda quando la piccola Marie sia cresciuta così in fretta, si sente quasi in colpa mentre non riesce più a vederla come una bambina indifesa rimasta senza famiglia.
Ricorda le risate passate con lei, i giochi che inventava per intrattenerla, l’istinto di fare in modo che fosse sempre felice, perché riteneva che quella dolce bambina avesse già perso troppo nella vita.
Ma quel tempo è andato e Marie è ormai una donna ribelle.
“Io ti amo” la sente dichiarare con la sua voce sicura e sottile.
Sanson ha sempre avuto tante donne senza importanza; improvvisamente capisce perché negli ultimi tempi la sua Marie fosse stata così gelosa delle sue relazioni fugaci. Non può ignorare la piccola scintilla che gli ha acceso il cuore e che sta cominciando a riscaldarlo, per quanto desideri resistere.
“Non so se sia giusto. Forse stai cercando in me la figura del padre.”
“No. Considero Jean un secondo padre. Tu sei tu. Tu sei Sanson, per me. E questo vuol dire tutto.”
Marie accentua le parole dolci quando parla di lui. È sincera, pura e onesta con i suoi sentimenti.
Sanson le stringe le mani. E alla fine, di fronte allo sguardo fiducioso e determinato di Marie, accetta di farsi sciogliere il cuore.
Perché forse è vero, Sanson ha sempre ricercato il fascino dell’avventura, ma la lezione più importante l’ha appresa da quando ha voluto restituire alla piccola Marie un’idea di famiglia: l’amore non ha età.
 
 
Sana e Mitsuha (Crossover Rossana/Your Name)
 
“Tao, pecché piangi?”
“Sari, non importunare la signorina!”
Delle voci squillanti sembrano distogliere per un attimo Mitsuha dai suoi pensieri.
Una bella donna con accanto la figlioletta la osserva con una nota di preoccupazione. Ha i capelli rossicci e un viso dolce e luminoso, tiene per mano una piccolina di tre anni che le somiglia molto.
“Signorina, tutto bene?”
Solo in quel momento Mitsuha si accorge di avere le lacrime agli occhi.
Se le asciuga con un gesto meccanico e risponde con gentilezza:
“Benissimo, grazie.”
“Mi scuso per mia figlia che... Sari! Stai ferma, accidenti, la prossima volta ti porterà tuo padre al parco, sei incorreggibile!”
Mitsuha osserva la signora buffa mentre insegue la piccolina, e comincia ad abbozzare un sorriso:
“Non si preoccupi. Ogni tanto mi spuntano delle lacrime senza motivo.”
“Oh, dovrebbe fare una visita oculistica, mi ero preoccupata!” aggiunge la donna mentre intrappola la figlia tra le braccia.
Mitsuha riconosce finalmente il sorriso contagioso che tante volte le ha risollevato il morale a pezzi: ha di fronte a sé la famosa attrice Sana Kurata, bella, genuina e frizzante, identica a come si è sempre mostrata in televisione.
“Vuole un consiglio spassionato? Non abbia fretta di fare figli, questa peste ci distrugge!”
“Prima dovrei incontrare la persona giusta!” Mitsuha commenta divertita, ma l’ombra di una lacrima comincia ad affacciarsi nuovamente tra i suoi occhi.
Perché non riesce a controllare il dolore, perché ha la sensazione che le manchi un arto ogni volta che qualcuno le parla di amore, famiglia e felicità?
Si accorge tuttavia che Sana Kurata è pronta a ripartire all’attacco per distrarla, come se fosse la sua missione far sorridere le persone:
“Oh, devo improvvisare qualche canzoncina rap, vuole cantare con me?”
“Tranquilla” la rassicura Mitsuha, mentre si asciuga delle nuove lacrime incontrollate “Sto benissimo!”
Non è vero. Non sono felice. Sono una sopravvissuta, un’anima che vaga e non capisce cosa abbia già perso.
La signora Kurata la osserva e, forse perché si riaggancia a ricordi lontani, lascia che il suo sorriso disarmante ceda il posto ad un’espressione più matura e riflessiva:
“Vuole un consiglio? Le lacrime sono una prova che i sentimenti non ci possono distruggere mai completamente. Le faccia uscire tutte. Finiranno!”
“Mamma, se mi potti nello ssivolo io non piango!” si intromette la bambina con una vocetta più impaziente.
“Sari, hai la stessa indelicatezza di tuo padre! Io parlo di cose importanti e poi... ahhhh!”
Mitsuha riprende a ridere di gusto:
“Suo marito deve essere un uomo fortunato!”
“Glielo ripeto sempre, lui è il mio esatto opposto! A volte mi domando come faccia ad essere la mia anima gemella!”
Allora Mitsuha si lascia sfuggire una piccola domanda, come se la sua mente vagasse inseguendo altri universi.
“Chissà se esistono per tutti, le anime gemelle...”
“Ma certo! Anche la sua, sono sicura che è lì da qualche parte e la aspetta! Quindi sorrida! Sari... ok, ti porto, andiamo nello scivolo! Arrivederci, signorina!”
Mitsuha guarda la famosa star allontanarsi con la bambina accanto e sospira dolcemente.
La signora Kurata è un vulcano di allegria, e si accorge che grazie a lei per quel giorno le è sparito ogni senso di nostalgia.
Forse ha ragione Sana Kurata, la cosa più importante è sorridere.
E forse un giorno riuscirà a trovare anche lei ciò che le manca intensamente e che ancora non ha un nome.
 
 
 
 
 
 
 
Nda
Buongiorno a tutti e... che dire, da amante dei crossover prima o poi dovevo esordire in questa sezione.
Avevo molte coppie in testa di cui scrivere, quindi mi sono detta che l’unica strada poteva essere una raccolta multifandom.
Coppie canon, coppie crack, coppie che tutti conoscono, coppie che nessuno conosce. E due crossover che non potevo evitare.
Di Sailor Moon e Kaito Kid avevo già scritto una fanfiction, e mi era innamorata della ship, ma questa è una lunga storia che troverete spiegata in “Ladro di luna”, qualora voleste sbirciare ancora nel mio profilo.
Per quanto riguarda il crossover Rossana/Your Name, beh, amo entrambe le ship e ho amato far interagire Sana e Mitsuha. Facendo qualche conto e prendendo qualche licenza poetica, mi piace immaginare che Sana sia un po’ più grande di Mitsuha e sia già felicemente sposata col suo Heric.
Le altre ship le adoro da sempre. Probabilmente sarò la sola a conoscere Tex e Alison, ma quei due mi hanno spezzato il cuore.
E Paperinik e Paperinika sono stati adorabili nella saga degli Ultraheroes (e sì, sono ovviamente Paperino e Paperina, ma credo non scopriranno mai le reciproche identità segrete).
Quanto alla Marine/George, essa invece è nata grazie a Nirvana_04. Lei mi ha fatto conoscere ed amare questa sua OTP e ci siamo promesse a vicenda di scrivere qualcosa sulla coppia in questione. Trovate la sua fic nel fandom di Rossana, è bellissima <3
Penso di aver parlato abbastanza, spero che questa breve raccolta vi sia piaciuta. Sono tutte storie flash a parte l’ultimo crossover che è più lungo, ma non riuscivo a smettere di far parlare Sana e Mitsuha.
Grazie per avere letto fino a qui, spero che questo mio esperimento multifandom sia stato di vostro gradimento.
 
 
   
 
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