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Autore: Makochan    31/12/2020    1 recensioni
"Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati"
Stendhal
Ovvero Gorthan alle prese con la percezione della bellezza.
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Gorthan, Paperino aka Paperinik
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'La ballata dell'esule e dell'eroe'
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La luce brucia

-Presto! Dobbiamo sbrigarci!-
Il papero terrestre era piuttosto agile, e sebbene Gorthan fosse un evroniano potenziato aveva bisogno qualche secondo per recuperare lo scarto da quando Paperinik era saltato giù dal loro veicolo a quando aveva iniziato a correre su per il pendio innevato.
Gorthan aveva controllato la cartina geografica sul monitor della PKar durante il viaggio, ed aveva visto che erano arrivati nella regione chiamata Alaska.
Erano atterrati vicini alla cima di una delle tante montagne di quel territorio.
Pochi metri sopra di loro una cresta di roccia coperta di neve bloccava la visuale, e Gorthan non aveva assolutamente idea di cosa ci fosse dall'altra parte.
Erano troppo pochi elementi per capire come mai il papero avesse tanta fretta, ma lui lo seguiva lo stesso.
Fu sorpreso di scoprire in sé una certa impazienza.
Si era ormai abituato al fatto che quando il suo custode terrestre si comportava in quel modo sarebbe successo qualcosa di bello.
-Su, forza! Dobbiamo arrivare in cima! Voi evroniani non fate ginnastica?-
Quello accese in Gorthan qualcosa di simile alla sfida.
Scattò anche lui con tutta la sua forza e lasciò indietro il papero, perché qualsiasi fosse la meta lui ci sarebbe arrivato prima di...
Stava per scavalcare il bordo del muro di roccia e neve quando all'improvviso il panorama si spalancó davanti a lui.
Era incredibile!
L'altro lato del crinale la catena montuosa si snodava al di sotto di lui in uno strapiombo di rocce che emergevano dal mare di neve per un'estensione immensa.
A perdita d'occhio si estendevano monti, neve e nubi basse sospese a mezz'aria.
In lontananza la catena montuosa sfumava in sagome bluastre quasi irreali.
Il cielo era turchese ad est, dove stava per sorgere il sole, ed al di sopra di loro le stelle si stavano spegnendo in un cielo che sfumava dal blu all'azzurro.
Quanti colori potevano esserci? Come potevano cambiare tanto?
Sulla Terra era tutto così mutevole, caotico e meraviglioso!
-Ah, eccoti qui! Complimenti per lo scatto, eh! E siamo anche arrivati in anticipo-
-In anticipo per cosa?-
-Aspetta qualche minuto e lo vedrai-
In effetti non dovete aspettare molto.
Pochi minuti dopo ad est i colori stavano cambiando di nuovo.
Prima violetto, poi rosa acceso, poi un rosa più sfumato nell'arancione, ed infine una minuscola lama di luce fece capolino dall'orizzonte.
Era il sole.
Era ovvio che sorgesse il sole.
E allora perché Gorthan non riusciva a staccate gli occhi da quella che sembrava luce liquida?
Dato quanto erano in alto poteva vedere la luce inondare la vallata, poi i fianchi delle montagne e risalire lenta ma inesorabile come una marea.
Presto sarebbe arrivata a loro.
E allora?
Perché si aspettava che fosse qualcosa di particolare? Erano solo radiazioni luminose.
O no?
Gorthan aspettava, teso e concentrato come ogni volta che c'era una cosa nuova da scoprire.
Man mano che i raggi si avvicinavano a loro Gorthan notò che un'altra cosa cambiava: il colore della neve a terra.
Prima gli era sembrata di un banale grigio bluastro, adesso invece, ma man mano che la luce la toccava sembrava cambiare.
Neve.
Gorthan sapeva cos'era: molecole di H²O allo stato solido che a causa delle temperature sotto lo zero erano cristallizzate secondo modelli frattali, solo che sentiva che oltre la realtà fisica c'era qualcos'altro.
Era luce.
I cristalli di neve investiti dai raggi dell'alba erano diventati luce.
Tutto attorno a lui il paesaggio si era infiammato di rosa ed oro.
Era bello.
Era così bello da fargli provare una stretta dentro, da qualche parte tra lo stomaco ed il torace, per motivi che lui non comprendeva.
Non riusciva a più a pensare.
Respirare gli dava l'impressione di respirare lo scintillio che lo circondava.

Erano... sensazioni? Per delle onde elettromagnetiche rifratte da molecole di acqua allo stato solido?
Inconcepibile!
Eppure bramava un contatto più profondo con quella cosa così bella...
Era folle. Irrazionale. Illogico. Non si può afferrare la luce!
Eppure il suo cuore si torceva nel petto, sospeso nell'illusione e nella meraviglia di voler scoprire...
"E se...?"
Scese ad inginocchiarsi nella neve e posò le mani aperte sulla superficie di cristalli.
"Illusione. Non si può afferrare la luce."
"E se...?"
Si accorse che stava tremando e che il suo respiro era irregolare.
Voleva raccogliere la luce tra le sue mani, ed allo stesso tempo la paura di restare deluso lo bloccava.
"Non si può toccare la luce"
"E se...?"
Avvicinò lentamente le mani a coppa, e lo scintillio era ancora lì.
Lentamente provò a sollevare una manciata di neve.
Vista da vicino scintillava non più solo di oro o rosa, ma di tutto il caleidoscopio dei colori dell'arcobaleno.
Erano solo molecole di H2O... ed erano così belle!
E lui le teneva tra le mani!
La luce non lo aveva tradito.
Era rimasta tra le sue mani, sospesa come un sogno e reale come il freddo che sentiva penetrare attraverso i guanti.
Lo scintillio etereo del cristallo era di una bellezza tale da farlo stare male.
Non riusciva a respirare e allo stesso tempo era come se stesse respirando davvero per la prima volta in vita sua.
Aveva creduto in una cosa illogica e non era stato tradito.
Aveva avuto fede non nella sua conoscenza per una volta, ma in una rudimentale, primitiva, capacità di sognare, ed aveva funzionato!
La scoperta di quanto sentimento potesse esserci dentro di lui lo confondeva più di tutte le scoperte scientifiche della sua carriera.
Scoprire di essere capace di sentire la bellezza, non solo di descrivere i fenomeni a livello scientifico, era la più grande novità della sua vita.
La luce era entrata dentro di lui ed aveva ustionato il suo cuore, ma lui non avrebbe rinunciato a quel dolore per niente al mondo.
Era la cosa peggiore che gli fosse mai capitata ed era anche quella che lo aveva fatto sentire più... vivo.
Si chiese se il dolore fosse la chiave ed il prezzo da pagare per accedere al mondo dei terrestri, e se anche i loro artisti soffrissero quando creavano le loro opere, ma come lui avrebbero preferito mille volte sentirsi lacerati dentro piuttosto che essere separati dalla meraviglia creata dall'arte.
-Nemico? Va tutto bene?-
La voce di Paperinik lo riportò alla realtà.
Non sapeva cosa rispondere.
Stava soffrendo, ne era certo, ma era troppo stravolto per capire bene cosa stesse succedendo e non sapeva spiegarlo.
-Gorthan...? Gorthan!-
-Brucia- riuscì solo a dire con voce strozzata.
-Brucia? Cosa intendi?-
-La luce. La luce brucia-

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Cantuccio dell'Autore


Niente, mi mancava Gorthan: mi affascina troppo questo gigante in conflitto con sé stesso.

Per questo ho creato la serie.

Non so se avete mai sentito parlare della sindrome di Sthendal. Credo che il nostro capobranca ne sia colpito a volte.


Makoto







  
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