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Autore: Elgul1    10/01/2021    3 recensioni
Detroit è ormai il terreno di caccia di alcuni serial killer che, ormai, fanno il bello e il cattivo tempo terrorizzando la città di notte con efferrati omicidi. Tocca quindi al detective della omicidi Raider, una giovane patologa con un passato oscuro e giunta da poco in città e due agenti speciali riuscire a sgominare il trio che, in una guerra silenziosa, si dà battaglia per emergere tra gli altri. Benvenuti in Three Killer.
Genere: Horror, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Edward mise giù il telefono con sguardo stranito e allarmato per la prima volta da quando aveva iniziato su quella strada della giustizia. Ricevere una chiamata in merito a una possibile deposizione sull'ultimo caso dell'uomo morto di recente gli aveva attivato un campanello d'allarme che ancora gli rimbombava in testa, intimandogli di fuggire, cosa che, almeno per il momento, non poteva assolutamente fare per non risultare sospetto.




Non credeva che la polizia sarebbe arrivata a quella possibilità. Era sempre stato attento su ogni scena del crimine, studiando i migliori modi per poterla fare franca, e rischiava che lo scoprissero? Scosse la testa.
- Non hanno niente su di me. Basterà che mantenga la calma e che non mi faccia prendere da momenti di ego o altro. – Rifletté mentre si rimetteva seduto alla scrivania.



"Avrò almeno modo di vedere Melany, sicuramente anche lei sarà stata chiamata per deporre e sarà la volta buona che riusciremo a chiarirci, non potrà evitarmi." Mormorò lieto di quella opportunità.
Quando era andato dal suo professore e gli aveva chiesto della ragazza, lui aveva alzato le spalle e se n'era andato.

- Si vede che, forse, non sta andando a lezione ma starà facendo tutto da sola. - Pensò scuotendo la testa e ripensando a quante volte quella piccoletta era venuta da lui per farsi aiutare perfino con i test più semplici e lui, con la pazienza di un santo, gli aveva spiegato tutto da cima a fondo rischiando anche le rotture di scatole del suo vicino che continuava a lamentarsi.


Sospirò piano e il suo sguardo si scostò dai libri verso la piccola libreria su cui, al di là di alcuni tomi, si trovavano le tazzine. Si alzò in piedi e si avvicinò a quelle con occhi nostalgici, per poi prendere la prima. Quando aveva iniziato non credeva che prendere quei pezzi sarebbe diventato così importante per la sua mente. Ogni volta che li vedeva sentiva l'animo calmarsi dai bollenti spiriti e una sensazione di pace gli pervadeva lo stomaco in subbuglio nei momenti
di stress. Fece per posarla accanto alle altre quando la notò.


Era una tazzina da caffè annerita da qualcosa, ma dai rilievi dovevaessere stata rossa, con uno smile nero sullo sfondo ormai quasi del tutto svanito e con il piccolo manico rotto. La prese confuso.


"Non ricordavo di averla..." mormorò con dei dubbi in mente, mentre continuava a fissare quella strana tazzina uscita da chissà dove.




-




"Che aspetto aveva la ragazza venuta qui per l'auto?" Domandò serio Shoan fissando il venditore davanti a lui, un uomo sulla cinquantina dai capelli neri tirati all'indietro con quello che presumeva essere del gel scadente. Un forte odore di dopobarba pervadeva il piccolo ufficio in cui i due si erano incontrati per parlare con l'uomo che, sulla sua giacca Apua aveva un cartellino con scritto 'James'.

"Beh, era una donna nella media..." cercò di dire James gesticolando con le mani. "Certo una grande sventola, se avessi avuto una ventina d'anni in meno..."
"Non ci interessano i suoi gusti personali." Sentenziò subito Raider bloccandolo sul nascere. "Ciò che vogliamo sapere è se aveva segni particolari, e i dati della sua carta d'identità." Chiarì
immediatamente Shoan con un tono meno scorbutico e acido di quello del detective.
"Segni particolari non ne ho visti, per quanto riguarda la documentazione..." Aprì il cassetto di destra della scrivania da cui estrasse alcuni fogli plastificati. "Qua ci sono tutte le informazioni sul noleggio dell'auto e anche le credenziali che ha dato..." Confermò passando il plico a Shoan, che iniziò a sfogliarlo.


"Vi giuro, ho controllato la carta d'identità e la patente, ma sembravano autentiche al cento percento." Dichiarò ancora James, mentre Shoan leggeva le righe davanti a sé.


"Come ha pagato il noleggio?" Chiese Raider, notando come il più giovane stesse leggendo a bassa voce.



"In contanti e con un extra per avere immediatamente la macchina, sembrava avere parecchia fretta." Rispose subito James, ricordando come, nonostante i modi di fare garbati e gentili, sembrava insistere molto sull'avere subito il mezzo.
"Si faceva chiamare Crystal Evertin, di anni trenta..." Disse ad alta voce ricordando poi nel caso di controllare se quell'alias era già apparso in altri casi. "Da come c'è scritto avrebbe dovuto restituire oggi l'auto." Mormorò il Profiler, ricevendo un cenno d'assenso dal venditore.

"Sì, esattamente." Confermò ancora lui, mentre Shoan rimetteva i fogli sul tavolo.

"Vi ha lasciato un recapito telefonico?" Domandò dubbioso di quella possibilità.

"No, niente del genere, nell'extra che ci ha dato era previsto che non chiedessimo il suo numero di telefono." Chiarì, mentre si beccava un'occhiataccia da Raider.

"Dovremo farci bastare la carta d'identità e il modello di macchina con tanto di targa, allora." Annunciò Shoan, mentre si alzava in piedi.

"La ringrazio per l'aiuto. Se dovesse ricordare altro, per favore ci contatti subito." Aggiunse, dandogli un biglietto con su scritto il suo numero prima d'uscire dall'ufficio e tornare verso la macchina.

"Direi che non è stato tutto tempo perso." Sussurrò Raider.
"No, ma anche se abbiamo questi dati potrebbe essere un'identità che si è creata sul momento..." Spiegò, anche se in merito a quei documenti non era detto che fossero falsi, poteva darsi che avesse svariate identità, magari anche prese sul momento da qualcuno.

"Dobbiamo controllare se questa Crystal, come si è chiamata, è stata anche in altri autonoleggi, magari nelle città dove sono stati compiuti omicidi, e, con la targa vediamo di trovare un'auto che corrisponda. Se troviamo la macchina, sicuramente troveremo altro su
di lei." Aggiunse, cercando di cogliere più dati possibili da quelli che avevano appena ottenuto.

"Ok, vediamo subito di metterci a lavoro, abbiamo più che una pista, adesso cerchiamo questa bastarda." Concordò mentre metteva in moto l'auto e partivano verso la centrale.




-




Mentre tornava nel suo appartamento, Bill non si era mai sentito così stanco come quel giorno. Solitamente affrontava le giornate in maniera impeccabile, senza mai arrabbiarsi e cercando sempre di essere cordiale, ma con tutte le cose successe la sera prima e il pensiero del corpo nel congelatore, non riusciva a pensare in maniera lucida. Stava per aprire il portone con le chiavi quando notò una figura femminile dai lunghi capelli biondi proprio vicino all'ingresso del suo palazzo. Sembrava studiarlo da capo a piedi.

"Desidera?" Chiese l'uomo, notando che la donna si stava avvicinando.
"Lei è Bill Queen?" Domandò con tono serio lei.
"Chi desidera saperlo?" Chiese di rimando, mentre qualcosa nel viso di quella donna gli stava facendo tornare in mente dei vaghi ricordi.
"Mi chiamo Stefany Milock, lavoro per l'ufficio del comune e, visto che non ha risposto alle mie chiamate, volevo parlare in merito a una sua vecchia residenza." Gli spiegò con tono più cordiale rispetto a pochi istanti prima.
Il macellaio osservò per un secondo la donna che aveva davanti ed ebbe un flash. Era la stessa che la sera prima aveva visto di sfuggita al ristorante con Jennifer, ma ancora prima e vedendola meglio davanti a sé si ricordò dove l'avesse già trovata e un brivido gli attraversò tutta la spina dorsale per la conclusione a cui arrivò.

- Era alla conferenza stampa dell'indagine. – Pensò, allarmato di avere davanti una fottuta federale che gli stava chiedendo informazioni proprio sul primo luogo dove non solo aveva vissuto, ma aveva anche commesso il primo omicidio. - Il destino è beffardo a volte, nel vero senso della parola, cazzo. - Rifletté ancora, conscio più che mai del rischio che stava correndo.
"Cosa voleva sapere di preciso?" Mormorò, cercando di apparire tranquillo e non mostrando la minima paura.
"Che tipo di attività sta svolgendo?" Chiese senza alcun problema la donna, fissandolo per notare possibili tic in seguito a quella domanda formale. Cercare di fare richieste simili non avrebbe messo in allerta il soggetto, che poteva essere sincero nella maggior parte dei casi.

"Attualmente me la cavo con lavori di fortuna. Con la crisi oggigiorno si fatica a ingranare", mentì sperando che quella tipa non fosse andata a controllare prima in qualche sito del loro stramaledetto governo la sua occupazione oltre al luogo in cui abitava. Stava facendo un gioco pericoloso, ma in quel momento non sapeva che altro fare. La donna annuì mentre segnava la cosa sul taccuino e scuoteva la testa. Avrebbe dovuto leggersi i dannati profili personali, e invece come al solito aveva fatto un fottuto lavoro a metà dovuto al nervoso e al mal di testa che l'aveva perseguitata per tutta la mattina.

"Abita da solo? Oppure ha una compagna?" Chiese ancora la donna. Solitamente, i seriali erano individui schivi e non avevano una vita coniugale o relazioni stabili, anche se non erano rari nel nascondersi dietro anche una possibile relazione.

"Sono da solo, ma tutte queste domande che c'entrano con l'appartamento?" Domandò incuriosito lui, tradendo un tono sulla difensiva.

"Stiamo cercando di capire se i vecchi residenti, da dopo il loro soggiorno, sono riusciti a rimettersi in carreggiata e rifarsi una vita." Le spiegò ancora cordiale Lucy, a cui quel tono di risposta non era affatto sfuggito. Sembrava come se quel tipo si fosse sentito offeso dall'ultima domanda.

"Certo, capisco..." Mormorò di rimando lui, quasi seccato, e volendo, con tutto se stesso, prendere e sbattere la testa di quella donna contro la porta d'ingresso; ma, se avesse fatto un simile atto fuori, davanti ai passanti, sicuramente qualcuno avrebbe potuto chiamare gli sbirri, e non era il caso.
"C'è altro che vuole sapere? Dovrei rientrare per prepararmi il pranzo." Chiese con un tono più tranquillo, ma sbrigativo.
"Sì, effettivamente avrei un'ultima domanda da farle..." Prese a dire Lucy, decidendo di usare la stessa domanda che alla fine aveva posto a tutte le altre persone sentite.

"Ha presente la segheria nella zona industriale? Quella che dà sul lago..." Cominciò a dire, studiando l'espressione sul viso dell'uomo, che sembrò quasi illuminarsi a sentir parlare di quel posto. "Beh, sembra sia stato teatro di un macabro omicidio ai danni di una donna. Sapere che lei vive a pochi passi da lì come la fa sentire?" Domandò infine.

Bill la guardò stralunato da quella richiesta così assurda e completamente fuori luogo. Come osava definire la sua liberazione un macabro omicidio? Come si permetteva quella scribacchina? Avrebbe voluto affettarla e sgozzarla lì sul posto, ma doveva tenersi dentro quel mostro per il momento.


"Direi che la cosa mi ha spaventato alquanto, e infatti temo molto per l'incolumità mia e anche dei miei vicini." Rispose con un tono ormai seccato, e cercando di celare un astio che, in parte, Lucy aveva notato, nel suo modo di replicare a quella sua terza domanda. Nei suoi occhi aveva visto qualcosa quando aveva nominato la segheria, e aveva cercato di banalizzare, farlo sembrare insignificante.

"Beh, sarà il caso che vada adesso. È possibile che la ricontatteremo per ulteriori domande. A presto." Disse, congedandosi senza ricevere alcun saluto da Bill, che aprì la porta d'ingresso.
Mentre Lucy lo salutava e lui ricambiava, il killer prese ad avviarsi verso casa con un piano ben delineato. Si sarebbe disfatto di quel cadavere e poi, dopo, si sarebbe liberato di quell'ennesima scocciatrice, in un modo o nell'altro.






-




" Ho avvisato la stradale, se troveranno un'auto con quel numero di targa ci chiameranno subito." Dichiarò Raider mentre varcavano le porte dell'ufficio nella centrale. "Era ora che arrivaste." Brontolò Ebigail con alcuni fogli tra le mani e che diede subito in mano al Profiler.

"Che sono questi?" Chiese lui confuso prima di aprire il fascicolo.
"Mi avevi chiesto la documentazione del caso in cui era coinvolto quello studente..." prese a dire, mentre il giovane aprì la cartellina gialla. "E quello che c'è dentro è piuttosto interessante. Ho richiesto anche il fascicolo medico ma, intanto, fatti bastare questo." Concluse la patologa soddisfatta, mentre Shoan veniva sempre più preso da quella lettura che, forse, in qualche modo gli aveva rivelato un possibile sospetto.




ANGOLO DELL'AUTORE: Eccomi col capitolo 24 ^_^ ci stiamo avvicinando sempre di più alla fine XD vi avverto.
Grazie per chi legge e recensisce alla prossima.
   
 
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