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Autore: La Fra    08/02/2021    1 recensioni
Kakashi Hatake, nome in codice Hound, è un soldato Americo-giapponese con una passione per le sigarette e un passato turbolento. Dopo una missione difficile si è ritirato, ma i fantasmi del passato non gli concedono riposo.
Genere: Mistero, Science-fiction, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Deidara, Hidan, Itachi, Kakashi Hatake, Obito Uchiha
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Nessun contesto
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Aveva sognato così tante volte quella missione, il sangue e le parole di Obito, che ormai conosceva tutto a memoria. Eppure, era bastato un solo istante per far crollare in mille pezzi quel mosaico di ricordi che aveva meticolosamente messo insieme. Accasciato sulle ginocchia, Kakashi fissò il volto del nemico per quella che sembrò un'eternità.

"Spero non ti dispiaccia che io abbi preso in prestito il nome in codice di tuo padre." Disse con voce rauca. "Ma a giudicare dal disprezzo con il quale me ne parlavi, non credo proprio lo volessi tu."

Kakashi batté le palpebre qualche volta. Non riusciva ad ascoltarlo. Un solo pensiero continuava a risuonargli nella mente. "Com'è possibile? Tu eri... tu sei...?"

"Un fantasma." Rispose Obito. Era identico a come lo ricordava. Ad eccezione delle cicatrici e il metallo che gli copriva gran parte del volto sfregiato, il collo e un intero braccio, ovviamente. "Un fantasma e nulla di più." Ripeté.

Kakashi ricordava come fosse ridotto il corpo del suo compagno di squadra, ricordava il suo peso, quando aveva dovuto riportarlo a casa. Se chiudeva gli occhi, riusciva ancora a vederlo, immobile e pallido, steso sul quel lettino, mentre lui cercava le parole per spiegare ai medici quali erano state le sue ultime volontà. "Voleva che avessi il suo occhio" Dirlo gli era costato un enorme sforzo. Non si sarebbe mai dimenticato nemmeno degli sguardi accusatori di tutti i commilitoni che, invece che rivolgersi alla sua bara, erano rimasti piantati su Kakashi per tutto il funerale. Anche adesso, sentiva chiaramente quel corpo estraneo nella cavità oculare. Era stato Obito a volere che andassero così le cose, ma quel senso di colpa non se ne era mai andato.

"Noi ti abbiamo sepolto." Ribadì Kakashi, come se ripeterlo ad alta voce potesse far finire quell'incubo.

Obito si avvicinò lentamente. "Avete seppellito una bara vuota." Poi, rise. "Mi fa un po' pena se penso che te ne sei stato lì di fronte alla lapide di nessuno. Invece che perdere tempo davanti a un mucchietto di terra, saresti potuto andare a trovare tuo padre."

Kakashi strinse i pugni. "E perché mai avrei dovuto? Lui ti aveva ucciso!"

Obito scosse la testa con fare altezzoso. "È passato molto tempo, ma non sei cambiato. Ti rifiuti ancora di guardare in faccia alla realtà."

Kakashi provò ad alzarsi. Le ginocchia gli tremarono, ma cercò la forza per tirarsi sulle gambe. "E quale sarebbe la verità? Vuoi dirmi che sei diventato come i suoi scagnozzi e ora pensi che lanciare una bomba nucleare possa farti stare meglio per quello che ti è successo?"

Obito alzò un dito. "Shhh prima di dire qualche altra sciocchezza, lascia che ti racconti una storia." Mise le mani dietro alla schiena e alzò il mento al soffitto. In quella postura fiera e stanca, Kakashi rivide Zanna Bianca. "Fin dall'inizio della Guerra Fredda, il mondo venne diviso in due Est e Ovest... ma questo è solo un esempio. La divisione in due fazioni esiste da sempre... e per sempre esisterà." Iniziò Obito. "In ogni mondo, in ogni era, eventi catastrofici hanno rotto e romperanno l'equilibrio della pace. Ogni volta che qualcuno commette un crimine, qualcuno deve scontare una pena. Solo così sarà possibile ristabilire l'ordine delle cose."
"Cosa stai farneticando..."
"Non capisci? È per questo noi due venimmo mandati in quella missione. Per questo tu oggi sei qui. Per ristabilire l'ordine." Kakashi aggrottò le sopracciglia. "Nel 1985 un missile nucleare detonò nei territori a est di Mosca... e qualcuno dovette pagare." Conclusa la frase, Obito alzò un sopracciglio a Kakashi, attendendo una risposta.

"Cosa stai cercando di dire?"

"Che Zanna Bianca fu quello al quale venne data quella colpa. L'uomo che dovette scontarla."

"Il lancio di quel missile venne effettuato dalla base dell'Akatsuki. I dati non mentono!"
Obito rise. "E cosa mi dici invece degli uomini che li hanno trascritti? Non credi siano dei bugiardi?"

Kakashi si irrigidì. Alzò l'arma davanti a lui, puntandola contro il suo compagno. La rabbia e la nausea gli offuscavano la vista. "Zanna Bianca era un pazzo!"
"Non fraintendermi, non sto dicendo che tuo padre fosse un santo." Obito distolse lo sguardo da Kakashi. "Ma io so bene che, a forza di sentirsi chiamare terroristi, si finisce per diventarlo davvero. Hai mai sentito parlare del progetto Phantom?"

Kakashi scosse la testa.

"I grandi uomini non possono premettersi di fallire, nemmeno di fronte alla sconfitta. E i potenti... non vogliono mai scendere dai loro troni. Il progetto Phantom nacque all'inizio della Guerra Fredda con un unico scopo: avere sempre qualcuno al quale dare la colpa." Iniziò a camminare avanti e indietro, come se stesse tenendo un importante discorso. "Funziona così: cercano qualcuno nell'esercito che corrisponda al giusto profilo. Poi lo manipolano, e quando serve lo fanno trovare nel posto giusto al momento giusto. Lo chiamano Fantasma: cammina su questa terra, ma il suo destino è già scritto: è già morto, anche se non lo sa."
"Un... capro espiatorio?!"

Obito alzò il braccio bionico. "E mentre gli USA fanno i loro porci comodi, il Fantasma che hanno costruito si ritrova poco a poco nella morsa dei loro ingranaggi. Girano, girano... fino a quando non lo schiacciano." Strinse il pugno forte e poi lo lasciò cadere lungo il fianco. "L'Akatsuki, nel 1985, venne tradita dallo stesso paese che voleva proteggere. Vennero chiamati terroristi e non ci sarebbe stato modo per convincere il mondo che quel missile non lo avevano lanciato loro. L'unica colpa di Zanna Bianca fu quella di aver provato a fermare quegli ingranaggi. Di dire al mondo intero quello che stava succedendo davvero: chi li faceva girare."

Il terrorista si avvicinò a Kakashi. Lo guardò negli occhi, proprio come suo padre aveva fatto cinque anni prima. "Per punirlo, mandarono te a ucciderlo. Suo figlio: il sangue del suo sangue."

"Perché mi stai raccontando queste cose?"

Obito si voltò. "Perché la stessa cosa sta succedendo oggi. E la pedina, sei di nuovo tu." Si afferrò la divisa con la mano e strappò l'intera manica. Il braccio di metallo luccicò.

"Guardami: invece che lasciarmi morire da eroe, per salvare la vita al mio stupido compagno di squadra... mi hanno rimesso in sesto. Lo chiamano esoscheletro. Si sono presi tutto quello che avevo: il mio corpo, la mia mente. E hanno creato il loro nuovo fantasma, né vivo né morto."

"Chi? Chi ti ha fatto questo?"
Obito scosse la testa. "Non importa. Ciò che conta è che tu sia qui, Kakashi." Si avvicinò alla grande vetrata in fondo alla stanza e gli diede le spalle. "Ho chiesto che venissi tu a fermarmi perché volevo che vedessi tutto con i tuoi occhi. E adesso, con il tuo aiuto, riusciremo a far smettere di girare tutto questo. Riusciremo a rompere il sistema che ci imprigiona tutti!"
Kakashi abbassò l'arma. "Che cosa hai in mente...?"

"Fermare gli ingranaggi del destino non è sufficiente per impedire che la storia si ripeta. Ciò che occorre, è distruggere l'intero macchinismo." Lo guardò con la coda dell'occhio. "Cambierò le sorti di tutti noi. Tuo padre accettò il suo fato senza opporsi... per il bene del mondo. E io vendicherò il suo sacrificio."

Kakashi sentì le mani tremare. Il viso di Zanna Bianca gli tornò alla mente in un istante -una lacrima che si univa al sangue, un'ultima supplica. Suo padre era davvero... lui si era lasciato uccidere? "Zanna Bianca fece la sua scelta. Fu nobile da parte sua, ma io non accetterò passivamente la mia sorte. Se il mio destino è essere ricordato come un terrorista, allora voglio almeno che si realizzi a modo mio." Quando premette il pugno contro il muro, l'hangar alle sue spalle si accese. Oltre il vetro, una fila di testate nucleari sfilarono davanti ai loro occhi.

Obito lo guardò con un mezzo sorriso. "E tu Kakashi...cosa ne dici di un'ultima missione, tu ed io... proprio come ai vecchi tempi?"


 

   
 
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