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Autore: Intissar    10/02/2021    0 recensioni
[https://it.wikipedia.org/wiki/General_Daimos]
Kazuya, seduto su una sedia, rifletteva e fissava il suo sguardo sul corpo inerte di Kyoshiro, disteso sul lettino. Su di sé, avvertiva l’orrorifico peso della stanchezza, ma non poteva lasciare solo il suo migliore amico.
Sarebbe stato indegno di lui e del suo senso dell’onore.
Il rimorso, ad un tratto, trapassò il suo cuore, come la lama di un pugnale. Spesso, aveva ritenuto Kyoshiro cinico e vendicativo, incapace di comprendere l’amore.
I suoi pur giusti ideali, spesso, gli avevano impedito di conoscere l’anima del suo compagno di battaglia.
Non aveva avuto alcun rispetto del carattere del suo amico, così differente dal suo.
Genere: Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: What if? | Avvertimenti: nessuno
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Una lampada a neon, appesa al soffitto, illuminava l’ambiente d’una debole luce gialla e il ronzio monotono dell’elettrocardiografo rompeva il silenzio, come uno sciame di api.
Kazuya, seduto su una sedia, rifletteva e fissava il suo sguardo sul corpo inerte di Kyoshiro, disteso sul lettino. Su di sé, avvertiva l’orrorifico peso della stanchezza, ma non poteva lasciare solo il suo migliore amico.
Sarebbe stato indegno di lui e del suo senso dell’onore.
Il rimorso, ad un tratto, trapassò il suo cuore, come la lama di un pugnale. Spesso, aveva ritenuto Kyoshiro cinico e vendicativo, incapace di comprendere l’amore.
I suoi pur giusti ideali, spesso, gli avevano impedito di conoscere l’anima del suo compagno di battaglia.
Non aveva avuto alcun rispetto del carattere del suo amico, così differente dal suo.
La sua mano, avvolta in un guanto bianco, si posò sulla guancia destra di Kyoshiro e un brivido di angoscia attraversò la sua schiena. Alcuna mutazione aveva sconvolto il viso del suo amico, immerso in un sonno innaturale, simile alla morte.
Non aveva percepito il suo tocco.
Solo il leggero sollevarsi del suo petto mostrava la presenza della vita nel suo corpo.
Ma quel debole respiro minacciava di spegnersi, come una fiamma a lungo priva di ossigeno.
No… Non devi cedere… Ti prego, torna da noi. Preferisco le tue citazioni filosofiche al tuo silenzio, ma voglio sentire la tua voce, amico mio. Non smettere di respirare. – sussurrò, la voce percorsa da una nota di frustrazione. Kyoshiro, malgrado le loro divergenze, si era rivelato un amico sincero e leale.
Grazie a lui e al suo acuto spirito di osservazione, era riuscito a vincere in battaglie altrimenti segnate.
E lui, ebbro della sua tracotanza idealista, non aveva saputo comprenderlo in alcune occasioni.
Un debole sorriso sollevò la labbra del pilota e un sospiro sgorgò dalle sue labbra. Kyoshiro era sopravvissuto a scontri assai ardui contro i loro nemici, eppure rischiava di morire, a causa di un essere indegno.
Miwa… Che tu possa bruciare all’inferno, se esiste! ringhiò e i suoi occhi arsero di rabbia. Un tempo, avrebbe deprecato il sentimento della vendetta e lo avrebbe ritenuto indegno di un essere umano.
Ma, in quell’istante, davanti al corpo inerte del suo migliore amico, comprendeva la fonte di quell’emozione, da lui tanto deprecata.
L’amore, da lui ritenuto un sentimento positivo, se offeso, poteva condurre alla brama della rivalsa.
Singhiozzò e le lacrime, repentine, sgorgarono dai suoi occhi. Quel militare crudele e fanatico, malgrado l’esilio, non aveva cessato di desiderare la sua morte.
Non era stato capace di comprendere la ragione dei suoi tentativi di stabilire una connessione tra i terresti e i Baamesi.
E Kyoshiro aveva pagato il prezzo del suo insensato fanatismo.

Il cielo, d’un turchese puro, era libero da nubi e il vigoroso sole estivo risplendeva e sfiorava il mare, a stento sfiorato dalla carezza del vento, accendendo l’acqua di riflessi dorati.
Decine di gabbiani ora volavano, riempiendo l’aria di striduli richiami, ora si precipitavano nell’acqua, sollevando deboli schizzi, in cerca di prede.
Per alcuni istanti, lui, Kyoshiro e Nanà erano rimasti silenziosi, inebriati dalla bellezza della spiaggia. Era un piccolo, fragile gioiello e, per un caso fortuito, era scampato alla furia devastatrice del conflitto tra i terrestri e la fazione guerrafondaia di Baam.
In quel frammento di paradiso, potevano godere di alcune ore di riposo e quiete, lontani dal clamore e dalle emozioni della guerra.
Cosa ne dite se facciamo una gara di nuoto? – aveva chiesto Nanà, gli occhi scintillanti di piacere.
Io ci sto. Vieni anche tu, Kyoshiro? – aveva domandato Kazuya.
Un mezzo sorriso si era disegnato sulle labbra di Kyoshiro.
E’ un bel posto per leggere, ma avete ragione. Non si può rinunciare ad una nuotata in un mare così limpido. – aveva replicato, divertito.
Ridendo, si erano spogliati ed erano corsi verso il mare.
Seppur per poco tempo, erano liberi dalle angosce e dalle preoccupazioni del conflitto.

Diverse ore dopo, erano usciti dall’acqua, ridendo e lanciandosi schizzi vicendevoli.
Ad un tratto, un debole scalpiccio aveva raggiunto le loro orecchie. Si erano bloccati.
Ne erano sicuri, era un nemico.
Ma chi poteva averli raggiunti in quella spiaggia sconosciuta?
Ad un tratto, come demoni, quattro uomini erano spuntati, armati di bastoni e coltelli, e li aveva circondati.
Tra di loro, avevano scorto Miwa ed erano rimasti sconvolti dal suo mutamento.
Era dimagrito, ma sul suo viso magro, simile ad un teschio rivestito di pelle, gli occhi brillavano d’odio e risentimento. Evidentemente, il tempo aveva alimentato il suo ingiusto e crudele risentimento.
Non accettava la giusta pena dell’esilio, a causa delle sue nefandezze.
Il corpo era mutato, la sua mente era rimasta la medesima, avvelenata dalla pazzia.
Occupatevi degli altri due! Io penserò a Kazuya. Ripuliremo il mondo da questi nemici dell’umanità!– aveva urlato.
E, ben presto, si era consumata una feroce zuffa.

Pur con fatica, era riuscito ad abbattere Miwa ed era corso in soccorso dei suoi due compagni. Certo, erano capaci di difendersi autonomamente, ma erano pur sempre suoi compagni.
E un aiuto era sempre gradito.
Ad un tratto, però, uno sparo era esploso.
Miwa, profittando della distrazione di Kazuya, aveva ripreso conoscenza e aveva sparato.
Kazuya, attento! – aveva urlato Kyoshiro, sgomento.
Si era girato, stupito dal grido angosciato di Kyoshiro.
Poi, il suo amico spadaccino, fulmineo, lo aveva coperto e aveva ricevuto il colpo in pieno torace.
Il sangue, impetuoso, era sgorgato dal suo petto e lui, privo di energie, era crollato semiincosciente, presto stretto tra le sue braccia.
Gli si erano spalancati gli occhi e una morsa di rabbia aveva stretto il suo cuore. Kyoshiro era morto per difenderlo!
E quel bastardo di Miwa era il colpevole!
Non avrebbe avuto pietà di lui.
Furibondo, si era lanciato contro di lui e l’aveva tempestato di pugni, calci e gomitate. Quel bastardo era stato troppo a lungo risparmiato.
Troppe persone, a causa della sua cecità, avevano patito inenarrabili pene e lui era sempre riuscito a sfuggire alle conseguenze delle sue azioni.
Ma, in quel momento, nulla l’avrebbe protetto dalla sua rabbia.

Con un calcio, aveva allontanato il corpo ormai esanime di Miwa. Ci avrebbero pensato le bestie a lui.
Non meritava nessun segno di considerazione.
Per un eterno, doloroso istante il suo cuore era caduto nella tenebra.
Kazuya, vieni qui! Kyoshiro è vivo! – aveva gridato la voce di Nanà, anche lei preoccupata, seppur vibrante di una debole speranza.
Turbato, si era girato e aveva scorto la ragazza tentare di fasciare con della stoffa la ferita di Kyoshiro.
D’un balzo, si era avvicinato a loro e aveva osservato il corpo dello spadaccino.
I miei atomi si stanno disgregando… Presto ritorneranno nel vuoto. Democrito ha capito il mio momento. – aveva mormorato ad un tratto lui, il tono ironico, seppur sofferente.
Una debole speranza, in quell’istante, era riverberata nel suo cuore. Il dolore deformava il suo viso, ma non aveva perduto la sua attitudine alle freddure, specie letterarie.
Forse, aveva la possibilità di strappare il suo compagno di battaglia alla morte.
Democrito dovrà aspettare! – aveva replicato lui, duro, gli occhi lucidi di lacrime. Odiava il suo sarcasmo, che emergeva in quei momenti!
Un lampo fugace di stupore aveva illuminato gli occhi dello spadaccino e la sua bocca si era schiusa in un sospiro.
Un singhiozzo aveva sollevato il petto di Nanà e le sue mani tremanti avevano stretto la mano destra del pilota.
Resisti… Non darla vinta a quel bastardo di Miwa! – aveva esclamato lei, una nota di rabbia nella voce.
Aveva compreso la reazione della sua compagna e aveva annuito. Troppe innocenti vite erano perite ad opera di quell’uomo crudele.
E Kyoshiro non doveva aggiungersi a quel triste nastro di morte.
Il pilota aveva accennato ad un sorriso, poi, sopraffatto dall’astenia, aveva perduto i sensi.
I due amici, rapidi, avevano sistemato una fasciatura attorno al petto ferito del loro compagno di battaglia.
Poi, Kazuya aveva sollevato tra le braccia Kyoshiro ed erano corsi al loro aereo.

Che mal di testa… Mi sembra che mi sia esploso un cannone nel cervello… – sussurrò una voce maschile affaticata.
Kazuya si scosse dal suo sonno e girò la testa verso il letto del compagno.
Gli occhi di Kyoshiro, annebbiati dalla stanchezza e dalla confusione, fissavano quelli del pilota del Daimos.
Di scatto, si alzò dalla sedia e si precipitò verso di lui, il cuore palpitante di emozione e gli occhi lucidi di lacrime. Un pallore terreo regnava sul viso del suo migliore amico, ma i suoi occhi, pur attenti, erano fissi sul suo volto e lo scrutavano con espressione interrogativa.
Il suo sonno artificiale, per fortuna, era stato interrotto.
Finalmente ti sei svegliato, amico mio… Sei rimasto cinque giorni tra la vita e la morte. Abbiamo temuto tutti di perderti. Miwa non avrà la soddisfazione di averti ucciso. Tu sei vivo, lui è morto e non avrà nessuna sepoltura. Ma è quello che si è meritato.– affermò Kazuya, la voce incrinata dall’emozione.
Sospirò e, per alcuni istanti, rimase silenzioso. Si sorprendeva sempre più del piacere da lui provato per la morte di Miwa.
Non provava alcun sentimento di pietà per quell’uomo crudele e non si sentiva colpevole del suo omicidio.
Quante vite quell’uomo crudele aveva calpestato, incurante dei deboli?
Ne era sicuro, tanti provavano odio e rabbia verso quell’uomo, ma non avevano la facoltà di esprimere tali sentimenti.
Grazie… Grazie per avermi protetto, Kyoshiro. Non lo dimenticherò mai. – mormorò, ad un tratto, Kazuya.
Le sue dita, leggere, si posarono sulla guancia dell’amico, in una carezza colma di premure.
A quel tocco, lo spadaccino chiuse gli occhi e sulle sue lunghe ciglia tremarono le lacrime.
Sono stato fortunato e ho rispettato il mio dono, perché ho trovato un amico per cui valga la pena morire, come diceva Mark Twain… – rispose l’altro.
Con un cenno del capo, Kazuya annuì. Malgrado la sofferenza, il pilota era tornato a concludere le frasi con le sue citazioni letterarie e filosofiche.
Quelle parole, pur prese in prestito da un autore morto oltre due secoli prima, gli avevano riempito l’anima di piacere.
Il legame tra loro, malgrado la distanza di vedute, era solido ed era considerato un dono dal suo amico.
Ad un tratto, un pensiero attraversò la mente di Kyoshiro e una nube di preoccupazione velò il suo sguardo.
Che cosa hai? – chiese Kazuya, sorpreso dal suo istantaneo cambiamento d’umore.
Puoi chiamare gli altri? Voglio parlare anche con loro… Non vorrei ci fossero conseguenze per la morte di Miwa. Nessuno di noi deve pagare per colpa di quel bastardo. Io desidero sapere che cosa ci attende. – spiegò, turbato.
Kazuya, con un cenno del capo, annuì, prese dalla tasca della tuta un interfono con un pulsante e lo premette.
Un debole ronzio risuonò nella stanza, poi si diffuse nella base.
Preparati. Non avrai più pace da questo momento. – ridacchiò Kazuya, divertito. Quando erano tornati a Daimovich, il professor Izumi aveva costruito un interfono dotato di un pulsante centrale e, con la semplice pressione del tasto, era possibile inviare messaggi senza uso di parole.
E, ne era sicuro, tutti sarebbero giunti a sincerarsi delle condizioni di Kyoshiro e avrebbero creato confusione.
Il maestro di spada, sentendo queste parole, ricambiò il sorriso.
Non vedo l’ora, Kazuya. Non vedo l’ora. –

   
 
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