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Autore: Viserion_Death    23/02/2021    0 recensioni
L'imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità.
Dopo aver perso la vita, la protagonista si ritrova reincarnata nel corpo di Meredith Alex Blood, terza figlia e unica femmina di un Regno che aveva detestato dal primo momento. Viene definita figlia del demonio per i suoi capelli color del sangue. Meredith si trova in un corpo per lei fin troppo femminile e fiabesco per i suoi gusti e in un mondo con leggi assurde e che odia. E così si ritrova in un limbo piena di confusione e priva di fare qualcosa pur di non subirsi il ceto nobiliare, ma stanca di questa situazione prende tra le mani le redini della sua vita cambiandone completamente la rotta divenendo qualcosa di molto più pericoloso e letale di un demone, solo che nessuno si rende conto di quanto un fiore possa diventare una pianta carnivora se essa venga istigata; ma dopotutto lei non è come le altre.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Stringo al petto il cuscino guardando la parete della mia stanza silenziosa, cullata dal calore delle coperte e il desiderio di dormire tutto il giorno. Sbadiglio, coprendomi fin sopra la testa, rannicchiandomi nel calore, godendomi il mio meritato pisolino che sarebbe durato tutto il giorno. Stavo per addormentarmi, con un sospiro rilassato, e potevo intravedere l'inizio di un delizioso sogno. Se avessi potuto avrei fatto le fusa per la comodità, e la pesantezza che mi stava spingendo tra le braccia di Morfeo, che sicuramente sarà molto più interessato a stringere delle splendide donne che una pazza come me.

Chissà se riuscirò ad essere felice, in questo sogno...

Sospiro stringendo il cuscino al petto, corrucciata. Dannazione, perché non riesco ad iniziare una giornata con un pensiero carino su me stessa? Non chiedo molto solo di essere felice almeno una volta nella mia vita, ma sembra proprio che non è nel mio destino esserlo. Stressata per il mio ruolo da sovrana? Lo sono. Mi sento a disagio con il mio corpo? uh, si c'è, è sempre con me, non importa se risorgerò mille volte, resterò sempre un mastino perenne che azzannerà alla gola, non importa se amico o nemico. 
Mi sono sempre chiesta perché scelgo sempre l'infelicità, perché si, io ho scelto di essere infelice perché non riesco a trovare un lato positivo in quello che faccio. Non riesco ad essere felice, nemmeno delle mie vittorie in battaglia. Quando l'eccitazione scende, la tristezza sale. 
Non posso continuare così, anche dormire mi è impossibile con questi dannati pensieri che ho nella mia maledetta testa bacata che mi ritrovo. 

Con uno scatto che mi maledico, alzo il pugno in aria ridendo. Mi sono stancata di avere questi pensieri, so che rimarranno per sempre con me, e dovrò conviverci per sempre. E adesso voglio solo prendere un bel vaso del mio passato e buttarmelo alle spalle, forse dovrei prendermi un bel rum e brindare a me, e me soltanto, che ho retto tutti questi anni e queste due vite fino a ora, senza abbassare la testa, senza arrendermi, combattendo con le unghie e i denti divorando i miei nemici, inghiottendoli nella mia distruzione. Ogni giorno sarò sempre più forte, sempre più vera, sempre più me stessa. Devo cambiare? Bene, ma alle mie regole e con i miei tempi. 

Ridacchiando saltai dal letto correndo per il corridoio, sotto lo sguardo scioccato dei miei domestici che si erano fermati al mio passaggio, ma non mi importa. Mi dirigo nella sala da pranzo, aprendo le porte con forza facendo notare la mia meravigliosa presenza.

" Buongiorno splendori! " 

Diana aveva gli occhi così spalancati, che per un attimo sospettai avrebbe avuto un ictus da un momento al altro, mentre Jeson e Kally scoppiarono in una risata allegra con Aaron che mi fissava in silenzio. 

" Alex, mio dio, vatti a mettere qualcosa! "

Inarco il sopracciglio confusa, incrociando le braccia al petto completamente perplessa. E ora che ho fatto? 

" Ma che ti prende? "

La guardo colpirsi la faccia con il palmo della mano, borbottando sul fatto di avermi come amica fosse estenuante, ma la lasciai fare sapendo che le sarebbe passata da un momento al altro quando si sarebbe ripresa.
Imbronciata la osservo, dando un occhiata a Aaron, che mi stava fissando con attenzione. Mi avvicinai a lui, arrivandogli ad un palmo dal naso, prendendo tra le mani il bicchiere di caffè - che avevo fatto piantare in una zona apposita - bevendolo con gusto. Era delizioso, e con il suo gusto mi diede una nuova carica facendomi ridacchiare. 

"Jeson, preparati! " 

" A fare? "

I suoi occhi mi scrutano curiosi, mentre mi metto seduta sulle gambe di Aaron, mangiando una brioche, incurante della sorpresa sul volto del uomo che teoricamente avrei dovuto ignorare, ma a mia difesa devo dire che lui, stava più vicino al cibo rispetto a dove stavo seduta io. 
Mi mangio dei biscotti con gocce di cioccolato, gustandomi delle volte il caffè. Amo il suo gusto è delizioso e mi scalda il corpo e la mente, rilassandomi. Dondolai lentamente a destra e a sinistra, facendo dei versi di gioia. 

" Alex! "

La guardo inclinando il capo, con la bocca piena di biscotti. Inghiottisco, facendole assumete uno sguardo di rimprovero. Sembra una mamma, con quel atteggiamento. 

" Ma che ho fatto? "

" Sei un caso perso. " si copre il viso sospirando.

Incrocio le braccia al petto, mettendo la schiena contro il petto di Aaron involontariamente, ma era incredibilmente comodo. Mi accoccolo a lui, nascondendo gli occhi sul suo collo, mettendo la mano sul suo petto. 
Il bel Imperatore, mi accarezza il fianco, posando il mento sulla testa facendomi rilassare. Strofino lentamente il naso contro il suo collo. Lo guardo nei suoi splendidi occhi, mentre gli accarezzavo la mano che era ancorata al mio fianco, quando mi accarezza il labbro inferiore togliendomi una briciola del biscotto. A quel contatto spalanco gli occhi, e come se avessi preso la scossa mi allontano da lui, colpendo con il fianco l'angolo del tavolo.
Lo guardo e alzando lo sguardo noto il mio abbigliamento. Un calore improvviso mi salì verso le guance come fuoco. Indossavo un top che mostrava una generosa scollatura, mentre i pantaloni neri erano talmente bassi da mostrare il basso ventre. Ha disagio scuoto la testa allontanandomi verso la porta, ignoro tutti i presenti tranne che il mio stupido migliore amico, che mi guarda divertito. 

" Io, tu e i soldati, stesso posto, stessa ora. " mi porto i capelli d'avanti al seno, incurvando la schiena per tentare di nascondermi in qualche modo " Manca e ti ammazzo Jeson! "

Scappo dalla sala da pranzo, tornando nella mia stanza. Mi copro il viso, mentre con la schiena scivola contro la porta. Come è potuto accadere? Non avrei dovuto nemmeno avvicinarmi a lui! Invece io che faccio? Non solo mi metto sulle sue gambe, mi ci sdraio come se fossimo una coppia innamorata! Non potrò più guardarlo negli occhi! Mi rifiuto anche solo di avvicinarmi a lui da ora in poi. Oggi sarà l'ultima volta che ci vedremo! Sarà così, non mi importa di quello che sento. Devo solo convincere questo stupido cuore a non scalpitare così tanto, devo riuscirci. Non posso stare con lui, non posso stare con nessun uomo a dire la verità. Non sono fatta per stare con qualcuno, essere amata, per come sono. non sono una donna normale forse si era capito da molto, ma se questo concetto non è chiaro lo dirò per l'ennesima volta. Sono un mastino, una cagna che uccide chi sta sulla mia strada, amo combattere, e avere delle mie attività, e se non mi va di allenarmi preferisco stare da qualsiasi parte a riposare, oppure avere compagnia. Non sono abituata a ricevere carezze o un qualsiasi tipo di gesto d'affetto, ho sempre preferito darlo, per il semplice fatto che non so come comportarmi se qualcuno lo potesse anche solo provare  a darmi un gesto che mi vuole bene. Mi sento così confusa, eccitata e tanto terrorizzata dal mio comportamento.
Quanto vorrei sapere cosa fare. Perché anche se cerco di cambiare, risulta sempre così difficile? Perché essere buoni, e non cattivi è sempre così difficile dannazione. Cadere nel peccato, uccidere, dominare gli esseri umani sarebbe così semplice, invece io ho scelto di continuare ad essere buona, a non far del male alle persone se non costretta per difendere le persone che amo e che contano su di me.
Devo chiarire una cosa però, io non sono così buona da far finte di nulla, ho sofferto troppo per essere ancora quel tipo di persona che rimane male per una parola o un atteggiamento che mi possa ferire, non mi importa se qualcuno si vuole allontanare da me per il mio pessimo carattere. Ero fragile, fin troppo quando una bambina che non capiva in che situazione mi trovassi, e con il passare del tempo ho capito che se non sono forte in questo mondo, gli abitanti che ci abitano mi avrebbero divorato, non lasciandomi nemmeno le ossa. Non ho pietà con chi mi fa soffrire specie se inutilmente o che mi ripeta inferiore. 

" Grande vita alla guerra, signori miei. Che il vostro Dio abbia pietà di voi. " 

Faccio finta di avere un bicchiere, alzandolo per brindare. Ridendo con delle tracce di malinconia sapendo che avrei dovuto collaborare con Aaron. Perché tra tutte le persone di cui potevo interessarmi, sono andata proprio ad incrociare gli occhi di lui. Maledizione, vorrei tanto avere una scorta di alcoli da bere, invece dovrò accontentarmi di allenarmi con i miei soldati. 
Sorrido, mordendomi il labbro inferiore, eccitata al idea di traumatizzare le nuove reclute. 

Dopo qualche minuto mi alzo, lasciandomi sfuggire uno sbadiglio improvviso che mi fece alzare gli occhi al cielo. Canticchiai debolmente una canzone, mentre cercavo degli abiti più consoni, come avrebbe detto Diana, riuscendo a trovare dei pantaloni neri che risaltavano fin troppo il mio sedere, ma purtroppo dovrò accontentarmi di questo, mentre prendo un top sportivo che scopre la pancia e trovando una canottiera di un blu scuro, sopra indosso una felpa nera. 
Devo dire, che grazie al aiuto delle sarte del regno, gli abiti che le nobildonne e le popolane indossavano abitualmente, hanno avuto un cambio lento ma radicale. Ovviamente, c'è chi ancora indossa abiti lunghi, simili a quelli vittoriani, ma altre invece indossano vestiti come i miei. Ci sono voluti molti anni per far si che il mio popolo, si abituasse al lento cambiamento delle loro vite. 

Mi guardo allo specchio, inclinando la testa osservandomi. Amo questo corpo, e non perché è più bello oppure diverso da quello precedente che avevo, è solo che mi fa sentire bene essere così diversa dalla mia precedente madre. Avere i suoi lineamenti mi disgustava ogni giorno della mia vita, essere simile a quel mostro che distruggeva la mia vita. Sono grata ai Dei, che mi hanno concesso di vivere questa vita, e non la sprecherò per nessuno, farò quello che ho sempre desiderato incurante di quello che pensano gli altri. 
Imbarazzata, di essermi concentrata su quei pensieri mi lego i capelli in una coda alta, e non soddisfatti li legai in una treccia, con il mio solito ciuffo a coprirmi parzialmente l'occhio. 

" Ora va meglio! "

Ridacchio andando verso la porta, ritrovandomi Diana che mi osservò scuotendo la testa.

" Non ci pensare proprio Alex! Oggi hai fin troppo da fare, che perdere tempo con i soldati. "

" Ma.. " 

Il suo sguardo divenne di fuoco, quando tentai di protestare. Non pensavo che infatuandosi di Jeson, sarebbe cambiata diventando una mamma chioccia. Si preoccupa subito, e se torno anche con un piccolo graffio, non mi prepara - per almeno un mese - i dolci che amo tanto. E' davvero una grossa ingiustizia, e quindi ho imparato come truccarmi e nascondere i lividi che mi faccio durante gli allenamenti o le continue guerre. 

" Alex, hai fin troppi appuntamenti per andare a bighellonare! "

In un attimo mi fa un elenco degli appuntamenti che avrei dovuto gestire nel arco della giornata, tra l'andare in città; parlare per i pagamenti dei cittadini; le fattorie; le serre che avevo creato -per avere frutti e verdure anche se non era la stagione giusta puramente biologi -; andare a guardare com'erano messe le mie attività; cercare di assumere degli operai addetti a delle particolari mansioni; e tanto, tanto altro che mi fanno impallidire. 

" E soprattutto, devi partecipare alla raccolta fondi per costruire una nuova scuola elementari, siccome le nascite sono aumentate molto negli ultimi due anni, e servono più strutture. "

La voce di Diana, sembra essere quella di una mamma che sta sgridando una bambina, e per un attimo mi sento piccola come uno scarafaggio. Non mi sono dimenticata, solo che ho almeno due ore per rilassarmi e poi mettermi a fare la Sovrana, ma questa giovane donna sembra, non esserne affatto d'accordo. 

" Diana, ma ho la mattinata libera.. "

" Non mi importa! " porta le mani sui fianchi " Sono stanca di vederti giocare, vedi di crescere! Sei una donna oramai, e vedi di metterti la testa a posto, una volta per tutte. "

Inarco il sopracciglio, sentendomi ribollire il sangue nelle vene. Crescere? Giocare? Non ho mai fatto nulla di simile, da quando ho messo la corona in testa, e governando questo regno, e se solo avessi desiderato, avrei potuto far inginocchiare perfino i Dei con la mia sola forza. 

" Diana. " mi metto dritta, osservandola negli occhi, non provando più quel affetto che avevo per lei " Ricordati con chi stai parlando, sono pur sempre la tua Regina. "

La supero, incurante del espressione dispiaciuta che stava assumendo, e ignoro i suoi tentativi di chiedermi scusa. Non voglio ascoltarla, non adesso. 

" Alex... " la voce era come un sussurro. 

La ignoro, proseguendo per la mia strada andando verso l'arena silenziosa.

 Noto molti soldati allenarsi, e Jeson parlare con un sorriso finto, i nuovi arrivati che sembrano uomini forti e capaci a prima vista. Inclino la testa sorridendo. Sarà divertente mostrargli chi è il capo qui. 
Mi dirigo verso la parete, dove vi erano diverse tipi di armi bianche appese per i doversi tipi di allenamento. 

" Buongiorno Alex, come stai? "

L'uomo che aveva parlato, mi sorride con le braccia incrociate al petto. I suoi occhi neri, mi osservano curiosi. Scuoto la testa, alzando gli occhi al cielo, piegandomi verso una katana, che accarezzo la lama, con la punta del indice. 

" Sputa il rospo Benson, cosa vuoi? "

Lo guardo alzare le mani, a mo' di resa ridendo divertito. 

" Quei mocciosi sono troppo presuntuosi, e ci chiedevamo se avessi voglia di sgranchirti un po'. "

" Avete paura? "

Inarca il sopracciglio facendosi serio, ma nei suoi occhi il divertimento era ben visibile. 

" E tu? "

" Moltissimo. " alzo gli occhi al cielo, voltandomi quanto basta, per osservare i diretti interessati, con la coda del occhio.

" Che peccato, e dire che parlavano di te... "

Prendo una sciabola che rigiro tra le mani sorridendo, incurante dello spettatore che mi sta osservando dalle tribune. Sento l'uomo accanto a me, ridere di me. 

" Cos'hanno detto di preciso? "

Muove la mano, come a scacciare un insetto fastidioso " Ah, nulla di che... " lo osservo alzare lo sguardo incrociando i miei occhi " Hanno detto solo che il nostro comandante, fosse una femminuccia senza palle, e che facevi prima ad andare in pensione per lasciare il posto a veri uomini come loro. "

" Interessante. " mi volto sorridendo. " E voi non pensate questo, vero? " marco leggermente l'ultima parola guardandolo rabbrividire. 

" Mai! " scuote la testa con forza " Sappiamo molto bene quanto vali. Sei stata l nostra salvatrice, in molte occasioni. E' grazie a te, se non siamo schiavi o peggio morti.  "

Ridacchio, dandogli una pacca sulla schiena dirigendomi da Jeson che mi guarda implorante di salvarlo. Erano messi così male? Divertita mi faccio avanti, e la prima cosa che molti di loro fanno è mettersi in ginocchio, inchinando la testa. A quel comportamento mi sento a disagio e nervosa, li faccio alzare. Non voglio che le persone si comportano così nei miei confronti, è così sbagliato abbassare la testa. 

" Vostra Maestà, cosa ci fa qui? "

Un giovane dai capelli castani mi guarda curioso, insieme hai suoi compagni.

" Ero semplicemente curiosa di vedervi. " mi faccio seria " E ho sentito delle voci che non mi sono piaciute. " 

" Quali Maestà? "

" Che il vostro comandante, sia un... come mi hanno definita Jeson? "

" Una senza palle, Alex. "

Io e il mio migliore amico sorridemmo, mentre gli uomini difronte a noi, sembrano bambini che hanno scoperto che babbo natale non esiste. Mi allontano di un metro, osservandoli.

" In fila indiana, vedremo che livello siete. "

Aspetto che facciano quello che ho detto e dopo qualche istante li vedo rabbrividire dalla paura a causa del sorriso che feci e della lieve minaccia che gli feci, ferendo al tempo stesso il loro fragile ego maschile. 

" Nome e cognome prima che iniziamo. " sorrido " è prima che possiate dire qualcosa, non mi importa di chi siete figli, è il valore che date qui ad essere importante. "

Jeson sorrise felice, sapendo che dicevo solo che la verità. Lui non era un nobile, anzi un popolano che non ha fatto altro che cercare di sopravvivere in questa società, costruendosi una corazza di fiera freddezza con i nobili. 

Passa qualche minuto prima che un ragazzo di nome: Clodoveo , - e mi fa pena per questo nome-, cercò di colpirmi al viso con un pugno. Ammetto che è abbastanza bravo ma avrebbe dovuto allenarsi per almeno quattro vite per riuscire ad arrivare a Jeson, che ho personalmente allenato. Quando prendo il braccio del ragazzo che piegai talmente forte, che quasi glielo spezzai. Lo vidi mettersi in ginocchio dolorante, pregandomi di smetterla. Aspettai che si arrendesse, prima di lasciarlo e facendolo alzare. 
Silenzioso si allontanò abbastanza per non stare tra i piedi, mentre aspetto il prossimo che dovrà combattere con me.

" Che hai il tuo periodo Alex? Mi sembri un po' nervosa. " il mio stupido biondo preferito avanzò sorridendo " Oppure è l'Imperatore che ti sta rammollendo? "

Rimasi in silenzio, prima di avvicinarmi a lui incurante del suo sguardo sorpreso, girando su me stessa per dargli un calcio sullo stomaco facendolo volare contro alcuni soldati, che impreparati caddero a terra sotto al suo peso. Arrabbiata mi metto in posizione, portando gli avambracci a proteggermi la faccia mentre stringo le mani a pugno.

Osservo Jeson alzarsi con un sorriso ad illuminargli il viso, con un rigo di sangue che usciva dalla bocca. Probabilmente si era morso la lingua quando lo colpito. Avanza leccandosi il labbra inferiore eccitato, e per la prima volta che lo conosco lo vedo titubante ma al tempo stesso un mix di emozioni, e la cosa mi da un senso di potere così forte che sento l'eccitazione salire. 

" Alte.. " uno dei soldati che stava per parlare, sembra gelarsi quando pianto un pugnale accanto al suo piede, facendolo sussultare. 

" Non osare chiamarmi in quel modo qui, soldato. " 

Sono arrabbiata, confusa, eccitata, e totalmente senza controllo. Sono stanca di tutto, e per una dannata volta desidero sentirmi bene con me stessa e stare nel mio vero mondo, ed è quello di essere un soldato, sono perché vedo Aaron nella mia casa e sento il cuore accelerare non significa nulla, vero? 
Penso a tutto quello che ho fatto nella mia vita precedente e in questa che sto vivendo e per un solo attimo mille pensieri strani e duri che rivolgo a me stessa mi fanno venire un nodo allo stomaco. Ero così felice di essermi tolta ogni dolore alle spalle, e adesso mi sento più arrabbiata di prima. So che il mio comportamento non è affatto maturo, e che tutte le persone che conosco ridono del mio comportamento, reputando che fosse opera dei miei ormoni da donna, ma dopotutto è normale credo, nessuno mi ha mai vista essere me stessa, -tranne ovviamente Jeson- che con lui è stare come con un fratello che mi sostiene e non desidera cambiarmi in alcun modo. 

Non sono quel tipo di persona di cui qualcuno si potrebbe mai innamorare.

Sospiro guardando tutti i soldati, riuscendo a schivare a stento il calcio che mi stava per dare Sono dei bastardi traditori, e l'unico modo per me sfogarmi è mette a tappeto i miei soldati, e soprattutto fare il culo a Jeson che era pronto a combattere. 

Lo guardo mettersi in posizione, facendosi serio in volto, e i suoi occhi azzurri sembrarono illuminarsi di una gioia pura.

" Fatti avanti Alex, stavolta non mi batterai. " 

La voce che ne uscì era intensa e rauca, le vene del braccio erano gonfie e potevo immaginarmi Diana sbavare, come ultimamente succedeva, per il corpo del mio migliore amico. Se avessi un cervello di una adolescente, lo avrei fatto anch'io ma non sono mai stata il tipo per queste cose quindi preferisco guardare i miei stupidi amici tentare di nascondere l'interesse che hanno. 

" Oh, povero piccolo Jeson. " mi portai l'indice sulle labbra, guardandolo con un piccolo sorriso, inclinando la testa di lato. " Ti farò il culo a strisce. "

I presenti scoppiarono in una risata, mentre il mio biondo proferito, si avventò contro di me cercando di prendermi per le gambe atterrandomi, ma d'istinto metto la mano sul retro del suo collo spingendo a terra con forza. Un verso sorpreso dei presenti mi fece spalancare gli occhi. Spero di non aver esagerato. Mi allontano, pronta a scusarmi quando ad un tratto mi prese la gamba destra, mettendosi sotto di me, prendendomi con la mano libera il braccio cercando di sollevarmi con la spalla da terra. 

Con un movimento del bacino, riesco a liberarmi allontanandomi, mentre lui rimase piegato osservandomi con un sorriso. 

" Cosa ti prende Alex? Hai paura? "

Un brivido mi fece venire la pelle d'oca, il respiro mi si mozzò e leccandomi il labbro inferiore scattai verso di lui tirandogli un calcio al volto, che prontamente parò, avvolsi le gambe attorno al suo collo, e portando le braccia a terra lo capovolsi facendogli colpire il terreno con la schiena, e nel mentre stringo la prese delle gambe. Cercò di liberarsi, sollevandomi o provando a colpirmi ai fianchi, ma bloccai ogni suo intento, prendendogli i polsi. 

Dopo qualche minuto, mi diede qualche pacca alla gamba facendomi segno di lasciarlo andare e lo feci; mentre lo guardo rimanendo seduta a terra con le gambe incrociate e la testa inclinata. 

Restai in silenzio ad osservarlo, mentre lui mi imitava guardandomi però seriamente. Scoppiamo a ridere come due idioti.

Eravamo con la stessa anima, ma con corpi diversi...

 

   
 
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