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Autore: Neriselyr    01/03/2021    0 recensioni
E' tutto completamente buio quando la ragazza dai capelli corvini si sveglia: ma la cosa peggiore è che non ricorda né il suo nome, né quello del luogo da cui proviene. Ha il corpo pieno di lividi e un dolore lancinante alla testa. Non ha memoria del luogo in cui si trova, ma allo stesso tempo non lo percepisce come casa propria...
Cosa le è capitato? Proprio non riesce a ricordare...
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU, Missing Moments | Avvertimenti: Incompiuta
Capitoli:
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Ero distesa sul letto, con il viso rivolto al soffitto, continuando ad arrovellarmi su quella frase: "la tua mente è bloccata nell'aldilà". Quando avevo chiesto il significato di quella frase ad Almay, la sua risposta era stata questa: "La mia supposizione è che, dopo quella caduta, la tua vita fosse sospesa sull'orlo del baratro. Ed è proprio negli abissi di quest'ultimo, che credo sia rimasta bloccata la tua memoria: come se le tracce della tua vita passata siano state ibernate in un'altra dimensione". Dopo quelle parole, presi la decisione segreta di dover fare di tutto, per raggiungere quel maledetto Oracolo: volevo risposte. Ormai le ferite erano quasi guarite del tutto, e una nuova e inaspettata carica di speranza si stava facendo spazio tra la rabbia e la paura.

Guardai oltre la finestra, verso il mare. I raggi bronzei del sole avevano raggiunto l'orizzonte: era giunto il momento della votazione. Con le indicazioni fornitemi durante il pranzo, uscii dalla stanza, diretta verso il pontile. Ripercorsi la strada fatta qualche ora fa con Ralph, e arrivata nel punto della sala da pranzo....cosa avevano detto? Destra o sinistra? Non ricordandomelo, presi la direzione per me più intuitiva, e andai a destra. Mi trovai davanti un corridoio buio e stretto: non c'erano quadri, né finestre. Anche se dubbiosa, dopo essermi guardata intorno, avanzai lentamente al suo interno, mentre un odore salmastro continuava a punzecchiarmi le narici. Quando arrivai alla fine, la penombra mi permise di osservare la porta, o meglio, il portone che mi separava dall'altro lato. Era in acciaio, di un color argento brillante, con al centro
un timone in miniatura che fungeva da maniglia.

Così, a fatica, lo girai con entrambe le braccia, e con un cigolio sommesso, il portone si aprì. L'odore salmastro si fece molto più pungente, ma dall'altro lato non proveniva nessuna luce, e non si vedeva nessun pontile, né il mare. "Ho decisamente sbagliato strada", pensai. Ma dopo tanta fatica per aprire la porta, decisi che una sbirciata potevo darla. 
Entrai all'interno: la stanza era completamente buia, e sembrava estendersi in profondità, anche se non riuscivo a vedere oltre qualche barile di legno, visibili grazie alla poca luce che proveniva dal corridoio.

Stavo per proseguire di qualche passo in avanti, quando sentii un rumore di colpi metallici provenire dal buio. << C'è nessuno? >> chiesi. Come risposta ebbi il silenzio. Ma proprio quando mi voltai di spalle per uscire, sentii un fruscio. Mi voltai per udire meglio: dapprima il suono era lieve, ma poi si fece più udibile, e allora lo riconobbi. Era un rumore di passi che strisciavano sul pavimento di legno. << Chi c'è? >> la mia voce era diventata un sussurro basso e titubante. Rimasi immobile, bloccata, mentre i passi si facevano più vicini e l'odore di salsedine insopportabile. Dopo qualche istante, riuscii a vederlo: la poca luce proveniente dall'entrata illuminò un qualcosa coperto di squame verdi smeraldo, che continuava ad avanzare nella mia direzione. Alla fine, la penombra scoprì quello che sembrava un volto umano, ma che di umano aveva ben poco: le labbra di un grigio cinereo, gli zigomi alti e spigolosi, ricoperti di squame, al di sotto dei quali si trovavano quelle che sembravano branchie. All'improvviso all'interno della mia testa risuonò, come un eco, un saluto. Ma il semi-umano non aveva proferito parola, aveva le labbra sigillate. Spaventata, urlai forte il nome di bluelight.

I due grandi occhi blu mi apparvero davanti, preoccupati, e la luce intensa del fuocherello illuminò il resto della creatura: il suo corpo era come quello umano. I polpacci scoperti dai pantaloni però, terminavano con due pinne verdi. Ecco perché avevo sentito qualcosa strisciare. Le mani palmate invece, erano costituite una membrana opaca che univa le dita. Io arretrai impaurita ma qualcuno mi cinse le spalle ed io trasalii. << Tranquilla mia cara, non c'è nulla da temere >> Riconobbi la voce rassicurante del Capitano, ma infastidita da quella calma, mi sottrassi alla presa, allontanandomi in direzione della porta << Nulla da temere? Di sicuro non per voi che tenete imprigionata quella cosa! >> lo aggredii.
<< Vacci piano con le parole, guarda che ho un nome >> di nuovo la voce nella mia testa.
<< E perché parla senza emettere suoni!? >> chiesi mentre mi premevo le tempie con le mani, chiudendo gli occhi, nel tentativo di scacciare quella voce estranea.
<< Riesci a sentirlo? >> il capitano guardò esterrefatto bluelight, il quale rispose al suo sguardo con la medesima espressione. Io annuii ed il Capitano affrettò le presentazioni per far sì che lasciassimo al più presto la stanza: << Beh vedi, lui è Aqandros, ed è un altro membro dell'equipaggio. Siccome si occupa della manutenzione e non mangia pasti.. "convenzionali" per così dire, non era presente a pranzo... volevamo presentarvi tra pochi attimi sul ponte ma a quanto pare avete già fatto conoscenza >>.
Il viso di Aqandros era impassibile, neutro: le braccia squamate erano distese lungo i fianchi, mentre rimaneva lì, su due "pinne", fermo immobile. L'opposto invece era l'attitudine di Bluelight e del Capitano. Entrambi mi parsero agitati, inquieti, come se si fosse verificata un'anomalia nella "normalità" quotidiana. Il Capitano Last mi invitò a seguirlo, procedendo verso il ponte, ed esortó Aqandros a fare lo stesso. Lui annuì in silenzio, camminando, o meglio, strisciando dietro di noi.
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Per la prima volta da quando ero sulla nave, finalmente uscii all'aria aperta: non ricordavo quando era stata l'ultima volta che avevo provato la sensazione del sole sulla mia pelle, e della brezza marina che sferzava i capelli; ma so che era bella, piacevole. La prima cosa che feci fu inspirare, chiudendo gli occhi: aria, finalmente, l'odore del mondo, della vita.
Feci qualche passo avanti sulla soglia della porta che conduceva all'esterno, sul ponte. Ma un attimo dopo mi fermai, osservando ammirata ciò che si estendeva davanti a me: una distesa blu scuro, decorata dai colori rosseggianti del tramonto. La vista dal Galeone era bellissima, ma anch'esso lo era. Solcava impetuoso i mari, dei quali ne sembrava sovrano: era imponente, e possedeva un'aria regale, mentre piegava al suo cospetto le onde placide. L'albero maestro, al centro del ponte, culminava con un balconcino color oro, e al di sopra di esso, intarsi floreali. Decorazioni simili a questi ultimi percorrevano anche le fiancate del Galeone, nei lati interni. Le vele, imponenti e maestose, brillavano alle luci fioche del tramonto, e grazie al vento, trasportavano avanti l'immensa imbarcazione.

Il Capitano si diresse verso un piccolo ponticciolo rialzato, recintato da pioli, (sempre di colore oro) sul quale si trovava il timone. Questo movimento mi riportò a concentrarmi non più sull'aspetto del Galeone, ma sulle persone che vi erano sopra. E fu allora che notai che anche gli altri membri dell'equipaggio erano scalzi, persino Diana, che aveva abbandonato i suoi amati zoccoli di legno. Quando lei si accorse del mio sguardo interrogativo, esordì dicendomi << Che espressione perplessa! >> sorrise divertita << so cosa ti stai chiedendo, scusaci per non avertelo detto prima. Sul ponte non si indossano mai le scarpe: diminuiscono l'attrito al pavimento di legno. Inoltre in caso di semi allagamento del ponte -cosa non rara- è molto più comodo e pratico stare senza. Ma è ovvio che te ne procureremo un paio al più presto, Rapha ci sta lavorando >> concluse girando lo sguardo verso Rapha, la quale annuì sorridendomi. 
<< Smettiamola con i convenevoli e andiamo al dunque >> sbuffó irritata Arabella, la quale era appoggiata con la schiena all'albero e giocava con un coltellino, facendolo roteare sulla punta delle dita. 

Il Capitano attirò la nostra attenzione, dall'alto del ponticciolo, dicendo << Bene. È giunto il momento tanto atteso. Conoscete la meta e siete consapevoli dei rischi per raggiungerla. A voi la scelta. Sapete come funziona. Ad ognuno di voi consegnerò una piccola corda: nodo semplice in caso di dissenso, nessun nodo, per il caso contrario. Ma prima di procedere, disponetevi a cerchio, fate tre passi indietro e giratevi di spalle. Vietato voltarsi in direzione degli altri o cercare di vedere cosa stanno facendo. Quando avete preso la vostra decisione, voltatevi verso il centro del cerchio. Avete tempo fino al calar del sole, quindi tra breve >>. Concluse solenne il capitano.
Mentre eseguivo le indicazioni, notai che erano presenti tutti eccetto Ralph, e pensai che fosse troppo piccolo per poter partecipare. Dunque eravamo in numero pari: Bluelight era dipendente dal Capitano, quindi il suo voto non contava. Rimanevamo in dieci. Come avremmo fatto in caso di pareggio?
La mia scelta fu immediata: non feci nessun nodo. Di seguito mi voltai verso il cerchio, trovandomi di fronte l'espressione di sfida di Arabella, la quale aveva ovviamente riempito di nodi la piccola fune. Ci guardammo per qualche istante, poi entrambe distogliemmo lo sguardo.
Dovemmo aspettare fin quando il sole non si nascose dietro l'orizzonte, per conoscere il verdetto. Non appena il cielo buio iniziò a mischiarsi col mare scuro, Bluelight adempì fedelmente al suo compito, illuminando l'ambiente a noi circostante: il Galeone si riempì gradualmente di una luce blu soffusa, che aleggiava intorno a noi. Il Capitano raggiunse il centro del cerchio, decretando la fine del tempo. Ad uno ad uno i membri dell'equipaggio si girarono: Almay ed il Dr. Efrem avevano lasciato libera la corda, mentre Diana, Haak e Délos avevano fatto un nodo.
Aqandros si girò più lentamente degli altri, ma la corda...era senza nodi!
Eravamo cinque contro quattro, mancava solo Rapha: la quale però era girata solo di tre quarti, nascondendo la corda dietro di sè. << Io...io non so cosa fare...forse è una pura follia questa, ma… >> la ragazza si voltò nella direzione di Arabella, il cui sguardo sembrava giudicare le sue mosse, imponendogli di fare la scelta giusta << Anche io ho bisogno di avere alcune risposte >> concluse titubante, mentre voltandosi, con gli occhi bassi, ci mostrò la corda sciolta.
Il mio sguardo si riempì di gioia, e credo che sul mio viso apparse un sorriso a trentadue denti. Il Capitano Last esultò sommessamente, guardando divertito Haak e Arabella, i quali gli rivolsero delle smorfie irritate. I due lasciarono il ponte, adirati. Il Capitano batté il palmo della mano con quello degli altri membri rimasti, ed anche se non capivo cosa significasse quel gesto, probabilmente era qualcosa di positivo, pensai. Quando il Capitano si rivolse a me, io gli sorrisi radiosamente, e lui, guardandomi dritto negli occhi, ricambiò l'espressione felice. Poi alzò il palmo della mano, ed io di riflesso, arretrai confusa. Lui mi spiegò questo "batti il cinque", mentre gli altri sorrisero della mia reazione. Ad un certo punto si interruppe, rinunciando alla spiegazione: per un secondo che mi parve lunghissimo, mi abbracciò.
Poi si allontanò lentamente, sorridendomi nuovamente, finché non mi diede le spalle per dirigersi verso gli altri, esclamando:

< verso i mari dell'incertezza!>>.
   
 
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