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Autore: Duchessa712    12/04/2021    0 recensioni
"Beatrix sfiora il libro e Allison la guarda trattenendo il fiato, il braccio di Christian intorno alla vita e la mano di Hélène a stringerle il polso. Margaret é tra Nic e Oscar, le sue guardie, i suoi angeli custodi, il suo amore e la sua anima gemella e, accanto al fratello, Max, con Anya quasi svenuta tra le braccia.
Beatrix la guarda in attesa di un suo cenno e, quando lo ottiene, inizia l'incantesimo".
*
Draìocht è la scuola dei mostri - dei vampiri, dei licantropi, delle streghe e chi più ne ha più ne metta - e raramente gli studenti vi arrivano per propria scelta. Nemmeno loro, che si distinguono solo per i pesi che gravano sulle coscienze, la pressione che incurva le spalle, il dolore che ruba la voce.
Draìocht è il tempio dove sbocciano amori e amicizie, perché sono comunque ragazzi.
Draìocht custodisce la chiave per ridisegnare il confine tra la vita e la morte e Allison, soffocata dal sangue dei suoi fantasmi, non puo resistere a tale tentazione, trascinando con sé tutti gli altri, tormentati, come lei, da paure e insicurezza e colpe che sanno di sangue e di fuoco.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo
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Draìocht è un termine nuovo, lettere dure e spigolose che sbattono contro il palato e inciampano tra i denti. Proviene da un mondo lontano, da una lingua antica nata per pronunciare formule magiche prima ancora che per comunicare.

Allison lo ripete più volte, lasciando che si modelli sulle labbra e diventi parte del vocabolario quotidiano più velocemente, che riesca a pronunciarlo senza sbagliare l’accento e restituendogli un po' del fascino che evoca quando è sulla bocca di altri.

Draìocht: la magia per indicare la magia, un castello di pietre nascosto nel verde d’Irlanda, una scuola per creature particolarmente dotate. Per quelli come lei – maledetti con abilità che non sanno gestire, succubi degli istinti più primordiali e incapaci di vivere in una società normale.

"Vedila come un’opportunità" ha detto suo padre prima di lasciarla partire verso un nuovo mondo. Un’opportunità per non fare altri danni, per imparare ad essere un mostro insieme ad altri mostri.

Draìocht, magia in gaelico, la lingua dei druidi e di mago Merlino. Dovrebbe evocare qualcosa di bello, qualcosa di dolce e luminoso, qualcosa di caldo e frizzante che le dovrebbe riempire il cuore di eccitazione. Allison, invece, si sente condannata e maledetta e sull’orlo di un precipizio e il suo cuore non sente nulla perché è morto e lei ha fame.

"Vedila come un'opportunità" ha detto suo padre senza guardarla negli occhi e tenendo le mani in tasca per evitare qualsiasi contatto fisico. Allison non può biasimarlo: anche lei sarebbe spaventata da se stessa, anzi, lei è già spaventata da se stessa ed è per questo che non ha commentato quando le è stato detto di Draìocht, dei benefici e delle opportunità, che lei non ha ascoltato, troppo persa nei suoi pensieri. Suo padre ha provato a descrivergliela e il risultato è stato un castello con torri che svettano fino al cielo e finestre che si affacciano su cortili adorni di archi e prati ricoperti di erica – che non è nemmeno così lontano dalla realtà, pensa Allison sospirando e stringendo la presa sulla valigia. Ha fame, è stanca e vuole solo una notte di sonno tranquilla senza incubi e fantasmi che sono al contempo vittima, giudice e giuria.

Scuote la testa e segue il fiume di ragazzi che si sta dirigendo all’interno del castello, illuminato da torce appese alle pareti e candele che pendono dal soffitto. Qualcuno parla: probabilmente un discorso di benvenuto, che lei ascolta solo per metà, e la lista di regole da seguire – coprifuoco, sezioni della scuola da evitare, orari, puntualità… informazioni che sfiorano la sua mente per poi essere spazzati via da una folata di vento che ha il sapore inebriante del sangue.

Allison si guarda intorno: ragazzi normali all’apparenza che nascondono la verità sotto gli abiti e l’epidermide. La forma è tutto quando devi nascondere la tua vera essenza – impari a sorridere senza mostrare i denti troppo spaventata all’idea che la fame prenda il sopravvento e i canini spuntino sporgenti dalle gengive, a evitare i luoghi troppo affollati perché le conversazioni di tutti diventano impossibili da non ascoltare e frasi sconnesse attaccano i timpani regalando mal di testa gratuiti.

L’apparenza è tutto, si ripete Allison, sistemandosi dietro l’orecchio una ciocca di capelli e studiando le divise tutte identiche indossate da alcuni studenti: gilet, camicia, mocassini per i ragazzi, gonna, calzamaglia, ballerine per le ragazze. Apparenza, prima impressione, maschere dietro cui nascondere la mostruosità e la bruttezza.

*

Allison getta la valigia sul letto e si passa stancamente una mano sul viso, incurante del trucco che le resta sulle dita. Ha una compagna di stanza, ma non si è premurata di leggere il nome sulla targhetta di fianco alla porta perché sarà comunque sbagliato ed è solo colpa sua, ricorda, rabbrividendo e sentendo la bile risalire in gola e bruciarle l’esofago. La ricaccia indietro ed espira profondamente, focalizzando tutta la sua attenzione sulla coperta su cui è seduta. Non sulla fame o sul dolore o sui sensi di colpa, solo sulla coperta – morbida, calda, vicina, tangibile.

Sente dei passi, voci indistinte, una risata in fondo al corridoio e poi la porta che si apre e si chiude con uno scatto. Riapre gli occhi e davanti a lei trova una ragazza alta e bionda con già indosso la divisa della scuola. Tiene le labbra serrate in una smorfia di disappunto e tutto in lei esclama ricca, viziata e probabilmente stronza, fino a quando Allison incrocia i suoi occhi e, allora, è quasi impossibile deglutire e il respiro, anche se inutile, si impiglia tra la gola e i polmoni, perché sono lucidi e all’interno vi si agitano fantasmi e tanta solitudine.

"Ciao. Sono Allison"

"Hélène" risponde l’altra, con tono a metà tra l’astioso e il disinteressato, anche se Allison la nota lo stesso, la fragilità che tenta di coprire. È un vecchio trucco che conosce anche lei, sebbene non lo abbia mai usato, prima.

Uno sbuffo gelido al suo fianco la fa sussultare ed Hélène alza la testa incuriosita prima di tornare a stendersi sul letto. Allison si volta lentamente e ingoia a vuoto. Eccola lì: lo stesso viso, gli stessi occhi, congelata nei millesimi di secondi che la separavano dall’ultimo battito. È fatta di luce e di aria, un gioco voluto dai sensi di colpa e dal dolore, che emana sbuffi di gelo. Allison si chiede come faccia ad essere così bella, se è la sua mente che gliela mostra come la vuole ricordare o se davvero il suo spettro si è conservato intatto, senza gli squarci che i suoi denti hanno creato, ripulita dal sangue e con ricomposte le vene e le arterie. Allison vorrebbe tanto che parlasse, invece è sempre muta, salvo per il grido agghiacciante che emette quando apre la bocca. Eppure è sempre stupenda, avvolta nell’abito nero che le fascia la vita e lascia scoperte le spalle, i boccoli perfetti che ricadono morbidi lungo la schiena. È priva di trucco, ed Allison sa che solo lei ha avuto il privilegio di vederla in quel modo, senza artifici e senza gioielli. È bellissima ed Allison è convinta che affronterebbe questa situazione meglio di lei, che Draìocht si inginocchierebbe ai suoi piedi e lei ne diventerebbe la regina, perché è sempre stata bella, intelligente, carismatica e crudele al punto da avere tutto e non soffrirne mai le conseguenze e – a differenza sua -non ha mai avuto paura di niente e di nessuno.

Sì, Allison è sicura che se i ruoli fossero invertiti le cose sarebbero migliori per tutti e il vampirismo sarebbe un dono e non una maledizione. Purtroppo non lo sono e lei ha ancora una valigia da disfare prima di prepararsi per la cena.

*

Margaret e Beatrix le conosce tra il fumo delle candele che pendono dal soffitto e la luce aranciata delle torce appese alle pareti. Sono una l’opposto dell’altra fisicamente e caratterialmente e lei si lascia scivolare tra il chiacchiericcio della prima, le risate della seconda e le risposte sferzanti di Hélène. Non c’è silenzio da riempire e non le viene chiesto di contribuire alla discussione oltre le formule di rito per presentarsi.

Sono vampire, tutte eccetto Beatrix, che a quanto pare è una strega tra le più potenti che esistono al mondo "Anche se per ora so solo far volare qualche oggetto" scherza, riuscendo a rubare un sorriso perfino ad Hélène, seduta composta come una regina ammantata da un’aura di pericolosità, ma che continua a lanciare sguardi al tavolo davanti al loro.

"Li conosci?"

"I miei fratelli: Nicolas e Maximilien" . Le labbra restano socchiuse, quasi ci fosse un altro nome che non si è ancora disabituata a pronunciare.

Allison abbassa il capo e morde un labbro, gioendo del sapore di rame e di sale che le invade la bocca. C’è sangue anche nel calice davanti a lei e lo vuota tutto d’un sorso. È come una droga e ne vuole sempre di più. Si chiede se sia una condizione comune a tutti i vampiri o solo un suo problema, se esista una soluzione o bisogni ignorarlo fino a impazzire.

"E il ragazzo con loro?"

"Christian Taylor, vampiro anche lui" risponde fulminea Margaret con un sorriso compiaciuto. "Ha un fratello più grande ma l’ho visto solo di sfuggita, quindi non so se è bello quanto lui" .

Allison deve darle ragione: Christian bello lo è davvero, soprattutto quando i loro occhi si incontrano e lui le sorride e lei, se potesse, arrossirebbe. Ma non può, perché è morta e fredda, un cadavere che cammina, e la bile torna prepotente a soffocarla. La ingoia insieme ad altro sangue.

Intorno a lei la conversazione fluisce senza problemi, con Beatrix che ride a qualcosa che Margaret ha detto ed Hélène che finge di non ascoltare e continua a lanciare occhiate al tavolo dei suoi fratelli, e quando Margaret, nella foga del discorso, le prende la mano e le fa fare strane giravolte prima di accorgersene e lasciarla andare imbarazzata, Allison sorride. È il primo sorriso da mesi -è piccolo, tirato e non le illumina il viso, ma almeno è sincero.

Forse Draìocht può essere davvero un'opportunità.

*

Allison lo sogna ogni notte, il momento in cui ha capito di essere un mostro, quando si è avventata sulla sua prima vittima senza riuscire a controllarsi, sorda alle sue suppliche e alle sue grida, spinta solo dalla fame e dalla sete.

Ha urlato, dopo. Ha urlato quando il corpo le si è accasciato tra le braccia come una marionetta a cui hanno tagliato i fili, con la testa rovesciata all'indietro e lo squarcio sul collo come una voragine senza fondo. Ha urlato con le labbra rosse e appiccicose mentre gocce di sangue scivolavano giù dal mento. Ha urlato e le sembra di non aver ancora smesso.

Si sveglia, urlando. Annaspa tra le coperte gettate per terra con un movimento troppo brusco della mano, mentre tenta di trovare un appiglio. Sente le gengive dolere e i canini ritrarsi, mentre piano piano recupera la calma e lascia che il dolore le scivoli addosso a ondate come acqua su una roccia. Fa male, certi giorni pensa che sia troppo, che finalmente non riuscirà ad alzarsi dal letto perché il macigno che le grava sul cuore e sulla coscienza é riuscito a soffocarla. Peccato che sia già morta e l'unico modo per mettere davvero la parola fine alla sua "vita" sarebbe con un paletto di legno dritto al cuore - e non è ancora riuscita a convincersi a provare.

"Stai bene?". Si era dimenticata di Hélène, che la sta osservando con la testa inclinata e i capelli biondi raccolti in una treccia a cui sfuggono alcune ciocche. É chiaramente assonnata, ma dalla domanda traspare una certa dose di preoccupazione.

"Sì, tutto bene. Non volevo svegliarti" si scusa sistemando le coperte e dandole le spalle, trovandosi faccia a faccia proprio con il suo fantasma. Deglutisce e cerca di scacciare le lacrime che scivolano bollenti lungo le guance, ma senza cercare di scacciarla perché ha ormai imparato che è inutile, che è bloccata con lei per l'eternità.

"Mi dispiace" pensa stancamente, preparandosi a un'altra notte insonne - potrebbe urlarlo all'infinito e non cambierebbe niente, non starebbe meglio e non sarebbe libera.

"Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace…" diventa una litania, le uniche parole che il suo cervello sembra saper formulare, mentre lei si sforza di rimanere immobile e soffocare il pianto mordendo il cuscino, per non attirare l'attenzione di Hélène, che è tornata a dormire.

Katherine apre la bocca e Allison si tappa le orecchie e, mentre la sua gemella urla - l'agghiacciante grido di terrore che è stato l'ultimo suono a uscire dalla sua bocca -, si chiede perché non si sia ancora uccisa per davvero.
   
 
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