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Autore: LazySoul    01/05/2021    0 recensioni
Caro Diario,
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Domani i miei vogliono fare una grigliata in cortile e mi hanno concesso di invitare Miriam e Sara, il che vuol dire che Gregorio avrà invitato sicuramente Teo, il suo migliore amico.
Ti ricordi di Gregorio? Il mio adorato fratello con il naso sempre nascosto tra le pagine di un libro? Ora si è fissato con l'apicoltura.
E Teo? Ti ho parlato talmente tanto di Teo che non credo sia necessario sprecare ulteriore inchiostro per...
Scherzo.
Non esiste abbastanza inchiostro al mondo per scrivere della perfezione di Teo.
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Questa storia parla di Lucrezia, una ragazza innamorata, ma anche di Miriam, la sua migliore amica alle prese con problemi di autostima e Sara, il cui unico desiderio è essere la migliore in tutto.
Poi ci sono Teo e Gre, migliori amici dalle elementari, che si ritrovano alle prese con l'ultimo mese di scuola superiore, scelte da prendere e sentimenti che non riescono — del tutto — a capire. Con loro, gli amici di sempre: Cesco, Giacomo e Pietro, pronti a portare allegria e birra ovunque.
Genere: Commedia, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Scolastico
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Buonsalve!

Benvenut* al primo capitolo di questa storia!

Per prima cosa le necessarie premesse:

- La storia avrà delle parti in prima persona (quelle in cui la protagonista, Lucrezia, scrive nel suo diario) e parti narrate in terza persona con narratore esterno e onnisciente (anche se non sempre sfrutterà la sua onniscienza per svelarvi ogni dettaglio).

- Nel caso doveste trovare errori di battitura, fatemeli notare e vedrò di correggerli nel minor tempo possibile. Faccio ovviamente attenzione a non scrivere castronerie, ma sono un essere umano e quindi destinata a commettere errori, appena diventerò una macchina infallibile ve lo farò sapere!

- La storia è ambientata in un mondo covid-free.

- TW (Trigger Warning): la protagonista tende ad avere involontari comportamenti grassofobici, che nel corso della storia verranno evidenziati e corretti. Ci saranno anche termini omofobici e razzisti, nei confronti di alcuni personaggi nei capitoli futuri.

Detto ciò vi auguro una buona lettura e spero di ricevere presto qualche vostro commento per sapere se la storia vi stia piacendo o meno!


 

 

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1. Primo Maggio

 

 

Caro Diario,

oggi è il Primo Maggio, quindi la festa dei lavoratori, eppure mamma ha deciso di tenere aperto il vivaio, forse nella speranza che qualche disperato particolarmente annoiato abbia voglia di comprare quattro zucchine o un melo.

Zio Carlo questa mattina, quando è arrivato per aiutare mamma a bagnare nelle serre e accendere il registratore di cassa, non sembrava particolarmente entusiasta della mezza giornata di lavoro che lo attendeva, ma alla mamma è bastato sorridere e accendere Radio Italia, e zio si è subito rilassato ascoltando "Bocca di rosa" di De André.

Ho assistito personalmente alla scena dalla finestra di camera mia.

Questa cosa che non riesco più a dormire fino alle dieci il sabato e la domenica deve finire. Ho provato di tutto; camomilla, melatonina, il canto delle balene. Niente, ormai il mio corpo ha stabilito che il mio risveglio deve avvenire ogni giorno entro le sette e mezza del mattino. Non importa se il sabato e la domenica potrei tranquillamente dormire di più.

Ancora non mi sono guardata allo specchio, ma sono certa di avere delle occhiaie che fanno paura, ieri sera non mi sono coricata prima dell'una, mi sono persa con una fanart Wolfstar che non voleva venire esattamente come volevo io. Alla fine mi sono dovuta arrendere e lasciarla incompiuta.

Penso che temporeggerò ancora un po', prima di scendere per la colazione.

Non che abbia molto da raccontarti... cominciano a farmi male le tette, il che vuol dire che il ciclo è pericolosamente in agguato e avrò voglia di cioccolato e patatine, allo stesso tempo, per un paio di giorni, per poi sentirmi grassa e in colpa subito dopo aver mangiato troppo.

Insomma, anche questo mese le mestruazioni saranno uno spasso!

Domani i miei vogliono fare una grigliata in cortile e mi hanno concesso di invitare Miriam e Sara, il che vuol dire che Gregorio avrà invitato sicuramente Teo, il suo migliore amico.

Ti ricordi di Gregorio? Il mio adorato fratello con il naso sempre nascosto tra le pagine di un libro? Ora si è fissato con l'apicoltura.

E Teo? Ti ho parlato talmente tanto di Teo che non credo sia necessario sprecare ulteriore inchiostro per...

Scherzo.

Non esiste abbastanza inchiostro al mondo per scrivere della perfezione di Teo.

Ti ricordi i suoi capelli perfettamente neri e leggermente mossi, che stava lasciando crescere?

Li ha tagliati; il che non è un male, stava diventando difficile per lui metterli sotto la cuffietta a nuoto (informazione gentilmente offerta da Sara, sai che fa anche lei agonistico).

Ancora non l'ho visto di persona con il nuovo taglio, ma Sara dice che gli sta molto bene; pare che abbia fatto accorciare i capelli sui lati e dietro, sulla nuca. Dalla descrizione di Sara, sembra che Teo si sia fatto un taglio a scodella, il che sarebbe terribile!

Spero vivamente che Sara abbia visto male.

Ma parliamo di qualcosa di più allegro: Teo continua ad essere single e Irene continua ad essere sua ex!

Miriam, la mia migliore amica, dice che potrei avere una chance con lui; lei di solito non capisce niente di relazioni e amore, ma in questo caso sono propensa a crederle.

Ora scendo per colazione, direi che ho temporeggiato fin troppo, ti scriverò domani sera della grigliata. Non riesco a togliermi dalla testa che, forse, domani sarà il momento giusto e, finalmente, Teo si accorgerà che esisto!

A domani!

 

Lucrezia chiuse con un gesto deciso il diario dalla copertina di un imbarazzante rosa confetto, in cui spiccava l'immagine di Hello Kitty, e lo ripose sotto al materasso del letto.

Faceva ancora fresco, malgrado fosse appena iniziato Maggio, e si sfilò velocemente il piagiama, per indossare una delle sue felpe calde e un paio di pantaloni della tuta.

Non ebbe il coraggio di guardarsi allo specchio, terrorizzata dalle occhiaie profonde che era certa di avere, ma si pettinò con cura i lunghi capelli scuri e lisci, prima di scendere al piano di sotto ed entrare nella luminosa cucina.

Suo padre, Ambrogio, era seduto a tavola, una tazza quasi vuota di tè e limone e un toast imburrato, che era stato a mala pena morsicano in un angolo, di fronte a sé e un libro di critica letteraria tra le mani. Indossava i suoi occhiali da lettura, dalla montatura rossa, e aveva le labbra arricciate in un'espressione di seria concentrazione.

«Buondì!», disse Lucrezia, estraendo dal frigo il cartone del latte.

L'uomo chiuse il libro, segnando la pagina raggiunta con una vecchia cartolina di Parigi, e sorrise calorosamente alla figlia: «Buongiorno, Lulù, dormito bene?»

Lucrezia non amava particolarmente il nomignolo che le era stato affibiato fin da piccola dai genitori — nomignolo che si diceva nascere dall'incapacitò di Gregorio, ai tempi di appena due anni, di pronunciare correttamente il nome "Lucrezia" — ma ci era talmente abituata da non sentire più il bisogno di protestare o imbronciarsi.

«Sì, abbastanza», disse la ragazza, scrollando le spalle: «Che leggi?»

«"Storia delle letteratura italiana. Dall'Ottocento al Novecento" di Giulio Ferroni, è una lettura interessante», rispose Ambrogio, per poi addentare voracemente il toast: «Te lo posso prestare volentieri, appena lo finisco».

Lucrezia sorrise e sollevò gli occhi al cielo: «Grazie, ma no grazie. Gregorio?»

«Penso sia ancora a letto», disse l'uomo, un'espressione pensierosa in volto, mentre seguiva ogni movimento della figlia, intenta a scaldarsi del latte, da mangiare con Nesquik e cereali: «Hai notato anche tu che sembra soffrire per questioni di cuore?»

Lucrezia, incredula, scosse il capo: «Questioni di cuore? Gregorio? No».

 

Al piano superiore, in una stanza molto buia, avvolto dal piumino invernale, Gregorio si era appena svegliato da un sogno ricorrente, le tempie doloranti e la gola secca.

Gregorio estrasse, dal bozzolo di coperte in cui era avvolto, il braccio, per recuperare il cellulare in carica sul comodino e la prima cosa che notò, sbloccando lo schermo, furono tre messaggi di Teo e una sua chiamata persa.

 

Teo - 2:15 a.m.

Greeee, si sveglio? Posso chiamarti?

Teo - 2:16

Chiamata persa

Teo - 2:17 a.m.

Rere sta con uno

Teo - 2:20 a.m.

Gre, o bisonti di te

 

La sera prima Teo era uscito con Cesco; avevano chiesto anche a Gregorio di raggiungerli alla Zanzara, il bar dove Pietro e Giacomo lavoravano in nero il venerdì e il sabato sera, guadagnando cinquanta euro a turno, ma Gregorio non era voluto andare.

Ora, osservando i messaggi, il ragazzo si pentì di non aver fatto le ore piccole con i suoi amici.

Si rigirò nel letto, alcune ciocche di capelli gli sfioravano le sopracciglia, facendogli il solletico e gli occhi impastati dal sonno erano improvvisamente spalancati e colmi di preoccupazione.

Se Rere aveva un nuovo ragazzo, era normale che Teo fosse triste, magari anche un po' geloso. Lui e Irene erano stati insieme per due anni, tra i vari alti e bassi — più bassi che alti — e Gregorio c'era sempre stato, pronto ad ascoltare l'amico, a consigliarlo e a stargli semplicemente vicino nel momento del bisogno.

Quella era la prima volta in assoluto che non c'era stato per Teo, proprio quando lui aveva avuto bisogno.

Gregorio avviò la chiamata e premette il cellulare contro l'orecchio, cercando di ignorare il nodo di preoccupazione che gli ostruiva la gola.

Teo rispose dopo il quinto squillo, con la voce roca e impastata dal sonno: «Gre, non sono nemmeno le otto, cazzo».

«Stai bene?»

Si sentì il rumore di un materasso che cigolava, uno sbadiglio, un borbottio indistinto, poi la voce di Teo tornò: «Sì, perché?»

«Ho visto i tuoi messaggi», disse Gregorio, aggrottando pensoso la fronte.

«Messaggi?»

Fu in quel momento che Gre capì: la sera prima Teo aveva bevuto fino a dimenticarsi di Irene e del suo nuovo ragazzo, dimenticando di conseguenza anche di aver cercato Gregorio nel cuore della notte e di aver avuto "bisonti" di lui.

Il nodo di preoccupazione che stringeva la gola di Gregorio si sciolse, sostituito da quello che sembrava un groppo di pura tristezza; che non aveva intenzione di analizzare in quel momento.

Per qualche secondo ci fu solo silenzio tra di loro, poi Teo emise un verso a metà strada tra un gemito e un sospiro: «Rere».

Gregorio annuì, poi si ricordò di essere al telefono e parlò: «Sì, mi hai scritto che ha il ragazzo ora».

«Me l'ha detto Cesco, pensava che lo sapessi già», disse Teo, in un mormorio; Gre pensò che la voce dell'amico sembrasse particolarmente abbattuta in quel momento.

«Non fraintendermi, quando ci siamo lasciati l'ultima volta sapevo che non saremmo tornati insieme, ma scoprire che ha trovato un altro, mi ha dato comunque fastidio».

Gregorio si rigirò nel letto, dando le spalle alla camera buia: «Ora come stai?»

«Normale, credo... sono stanco morto, sono tornato a casa alle quattro 'sta notte».

Gregorio chiuse gli occhi, lasciandosi cullare dalle voce familiare dell'amico, mentre si godeva il tepore del letto.

«Gre?»

«Mmh?»

«È strano che non m'importi più nulla di quello che fa Rere? So che ti ho detto di aver provato fastidio ieri sera, ma... più ci penso, più mi rendo conto di non volere più avere nulla a che fare con lei».

Gregorio sorrise appena: «Non c'è un modo giusto o sbagliato di sentirsi, Teo».

Ci fu silenzio per qualche secondo e Gre percepì chiaramente il momento in cui Teo sollevò gli occhi al cielo.

«Sicuro di voler portare avanti il vivaio di famiglia, Gre? Ti ci vedrei a fare lo psicologo».

Gregorio rise, passandosi una mano sul volto, così da scacciare la stanchezza: «Vaffanculo, Teo».

Dall'altro capo del telefono, Teo ridacchiò, poi calò nuovamente il silenzio per qualche secondo.

«Per che ora vengo domani?»

Gregorio aggrottò la fronte e sentì improvvisamente un nodo allo stomaco: «Domani?»

Il volto del ragazzo si fece improvvisamente rosso per l'imbarazzo, nel sentire la sua stessa voce uscirgli di gola con un suono tanto stridulo, mentre porgeva quella domanda.

«Sì, per la grigliata», gli ricordò Teo, ridacchiando.

«Oh... sì, giusto!», borbottò Gregorio, schiarendosi rumorosamente la voce: «Non lo so, vieni per le undici».

«Va bene, a domani, allora».

Gregorio sorrise: «A domani», disse, poi terminò la chiamata e posò il cellulare contro il cuscino.

Il ragazzo rimase a letto, a crogiolarsi nel tepore del letto per ancora qualche minuto, poi scostò le coperte e si alzò, per andare a sollevare le tapparelle della finestra.

Appena la grigia luce del mattino penetrò nella sua camera, Gregorio si adombrò, nel notare le spesse nuvole grigie che coprivano l'azzurro del cielo.

«Se il buongiorno si vede dal mattino, questa giornata sarà uno schifo».



***

Questo primo capitolo è giunto al termine!

Spero abbiate tempo e voglia di farmi sapere cosa ne pensate!

Un bacio,

LazySoul

 

  
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