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Autore: EleWar    01/05/2021    13 recensioni
Una voce femminile fuori campo:
“Eccoli lì, quei due idioti! Si vede lontano un miglio che sono innamorati, ma io voglio Ryo Saeba, e sarà mio ad ogni costo!”
L'ennesimo caso per i nostri due amati sweeper, ma stavolta dove si nasconderà il pericolo? Riuscirà questa coppia di innamorati sgangherati e senza speranza a risolvere tutti i problemi che si troveranno ad affrontare?
Genere: Comico, Commedia, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altro Personaggio, Kaori Makimura, Ryo Saeba
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: City Hunter
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Eccomi tornata con una storiellina leggera, per ridere e sorridere, ma anche per sognare con i nostri amati Ryo e Kaori. Come ripeto sempre, la fic è senza pretese e anche stavolta mi sono divertita un sacco a scriverla, e mentre lo facevo ridacchiavo.
Spero che diverta anche voi.
Buona lettura
Eleonora





Cap. 1 Una nuova cliente
 
 
Quartiere di Shinjuku.
Esterno giorno.
Una voce femminile fuori campo:
 
“Eccoli lì, quei due idioti! Si vede lontano un miglio che sono innamorati, ma io voglio Ryo Saeba, e sarà mio ad ogni costo!”
 
 
***
 
 
“Allora? Allora? Dov’è? Dov’è?” chiedeva Ryo tutto agitato ed eccitato, saltellando intorno alla socia che lievemente scocciata e sull’orlo di una crisi di nervi, sedeva appollaiata sul solito sgabello del Cat’s Eye.
 
“Ti vuoi calmare? Le ho dato appuntamento qui alle 17 in punto, e tu sei in questo stato pietoso da più di mezz’ora… Mi sto innervosendo” minacciò infine Kaori esasperata.
 
“Ma dai, come faccio a calmarmi quando so che presto, da quella stessa porta, entrerà la più bella donna che io abbia mai visto… me lo sento, me lo sento. Con quel nome poi, chissà magari è una straniera, dal fascino esotico… sì sì sì, sarà sicuramente bellissima! Ed io sarò felice di farle vedere il bello del Giappone, che per inciso sarei io, e a farle provare i piaceri del…”
 
Ma non poté finire la frase che un mega martello, di proporzioni gigantesche, si abbatté sulla sua testa, sprofondandolo nel pavimento di legno del locale.
 
“Oh, che pace finalmente!” sospirò soddisfatta Kaori, sfregandosi le mani come a togliersi un’ipotetica polvere; si risistemò una ciocca di capelli, che nello sforzo della martellata le era finito davanti agli occhi, e mentre si riassettava i vestiti si diresse nuovamente al suo sgabello, lasciandocisi cadere con rassegnazione.
 
E mentre Ryo giaceva ancora sotto quell’ammasso di legno, e sgambettava a scatti come fosse uno scarafaggio capottato, fu presto raggiunto da Falcon, che strofinava lo stesso piatto da ore, facendolo diventare lucido e brillare in maniera abbagliante; gli si accovacciò accanto e gli grugnì un:“Pivello” per poi pestargli una mano coi suoi sempiterni anfibi, fino a farlo urlare di dolore.
A quel punto, il gigante soddisfatto, se ne andò via sghignazzando sotto i baffi, lasciando il suo ex-nemico ancora conficcato nel pavimento del suo locale, e valutando l’ammontare esatto del danno ricevuto, per poi richiedergliene conto.
 
Quella che si era appena svolta davanti agli occhi dei pochissimi avventori presenti nel Cat’s Eye, era la tipica scenetta che si ripeteva più o meno ogni qualvolta i City Hunter si davano appuntamento al locale dei loro amici Falcon e Miki, sia per passare il tempo libero, sia quando avevano bisogno di incontrare il cliente di turno.
O meglio, la cliente di turno, poiché assolutamente Ryo voleva lavorare solo per le donne, possibilmente bellissime e affascinanti, e a cui invariabilmente proponeva un pagamento in notti d’amore.
E anche stavolta non sarebbe andata diversamente, visto che, giusto quella stessa mattina, Kaori aveva trovato l’inequivocabile messaggio XYZ alla lavagna della stazione di Shinjuku, vergato da una mano femminile.
 
Sarebbe stata la solita prassi, quindi.
 
Kaori aveva telefonato al recapito lasciato in calce.
Solo che stavolta aveva risposto una donna dalla voce così tanto calda e sensuale, che la sweeper si era sentita turbare e un brivido le era corso a fior di pelle.
E a quel punto non le era occorso molto altro per immaginarsi che la tipa fosse una bomba sexy trasudante erotismo da tutti i pori, che avrebbe mandato in tilt il cervello di quel mandrillo che si ritrovava come socio, fino al punto che si sarebbe fatto rigirare come un calzino.
Tanto più che lui avrebbe comunque rischiato la sua vita per lei, ma per Ryo non avrebbe fatto alcuna differenza, se avesse avuto anche solo la speranza di poter passare con lei una notte infuocata.
Questo in generale.
 
Perfino quella mattina, a Kaori era bastato pensare a come per l’ennesima volta si sarebbero svolte le cose, per sentirsi di nuovo sminuita e rifiutata, visto che quel cretino di cui era perdutamente innamorata, trovava invariabilmente ogni altra donna di età adulta, e non racchia, migliore e più appetibile di lei.
Non contava che ogni tanto lui si lasciasse andare, e le facesse capire che provava qualcosa per lei, che non la considerava solo una collega di lavoro, un’amica, o la sua coinquilina, perché poi Ryo, in ogni caso, finiva per smentire spudoratamente tutto o tornava sui suoi passi.
E per Kaori era comunque troppo poco, e anzi, quel continuo valzer di rimandi la stava logorando già da un po’.
 
Anche se non fosse stata così presa, non riusciva comunque a capacitarsi di come un uomo intelligente come lui, un professionista, uno sweeper dei più in gamba, se non l’unico, di tutto il Giappone, il cinico e freddo killer, cedesse in quel modo davanti ad una bellona ancheggiante, e si trasformasse in un macaco in calore ogni qualvolta all’orizzonte si profilava una rappresentante di sesso femminile, vittima dei suoi più bassi istinti.
Ma la socia non poteva nemmeno protestare più di tanto, perché aveva accettato tutto questo anni e anni addietro, quando aveva preso il posto di suo fratello Hideyuki accanto a questo uomo fantastico, che sapeva anche essere buono, giusto, leale, e che aiutava i bisognosi arrivando dove la polizia si fermava.
E lei aveva acconsentito a fare questo lavoro pericoloso, ma eccitante al tempo stesso, perché le permetteva di concretizzare il suo sconfinato senso di giustizia, l’abnegazione, e l’umanità che facevano di lei la meravigliosa Kaori Makimura.
 
Questo era il loro mestiere, suo e di Ryo Saeba, con cui pagavano tutte le bollette e che gli dava il cibo da mettere in tavola, e la ragazza era costretta a farselo andar bene, anche quando, appunto, la cliente era una donna, Ryo ci provava spudoratamente con lei, e lei finiva per innamorarsi del socio.
… Che poi non concludessero, perché Kaori riusciva a tener a bada quel babbuino infoiato, sventando tutti i suoi approcci, o che, nonostante l’innamoramento romantico della cliente indifesa, poi Ryo non prendesse la cosa sul serio perché odiava i legami e le relazioni esclusive, quello era un altro paio di maniche.
 
Mentre tornava a sedersi sullo sgabello, e appoggiava i gomiti sul bancone con aria di sconfitta, le sfuggì l’ennesimo sbuffo.
 
“Kaori, cara, ma come fai a sopportare un essere come quello?” chiese retoricamente la sua amica barista, Miki, passandole una tazza di cioccolata fumante e ammiccando in direzione dell’uomo incastrato nelle assi – nuove – del pavimento.
 
“Ah, guarda, non lo so… ci ho pensato così tante volte, eppure non ne sono mai venuta a capo. Forse dovrei prendere seriamente in esame l’idea di fare qualche cambiamento…” finì per ammettere la sweeper.
 
A quelle parole tutti gli astanti drizzarono le orecchie, compresa la bella Kasumi, che in quel momento stava asciugando il bancone.
Era da sempre innamorata di Ryo, o così credeva, ed aveva giurato che sarebbe riuscita a rubare il suo cuore; questa era la condizione per poter ritornare in seno alla famiglia di ladri professionisti a cui apparteneva.
Ma finché ci fosse stata Kaori nella vita di quel bellissimo debosciato, non ci provava nemmeno.
Ora, sentirla parlare in quel modo, accendeva nell’affascinante ladra un pizzico di speranza… ma cosa intendeva veramente Kaori con quelle parole?
 
Diversa la reazione del suddetto scarafaggio, che all’improvviso smise di agitare le zampacce e, leggermente preoccupato, si disincagliò ben presto dal pavimento e dal martello; sapeva che non avrebbe potuto continuare a fare l’idiota all’infinito, lui l’amava; ma ancora, per tutta una serie di scuse assurde e ormai stantie, non si decideva a farsi avanti, a ricambiare i sentimenti della dolce socia.
La pazienza di quella santa era stata messa a dura prova per troppo tempo, e se si fosse stancata, un bel giorno, e lo avesse piantato in asso, gli sarebbe crollato il mondo addosso.
Non poteva perderla.
 
Anche Miki e Falcon si erano fatti attenti a ciò che aveva appena detto la loro amica disgraziata, ed entrambi pensarono che forse era veramente arrivata al punto di rottura, e che magari avrebbe preso il largo lasciando definitivamente il socio.
 
Ma nessuno di loro poté approfondire la questione, perché tutti furono distratti dal campanellino della porta, calamitando gli sguardi e l’attenzione verso il nuovo arrivato.
 
La visione che si presentò ai loro occhi li lasciò tutti senza fiato, e se ci fosse stata una colonna sonora di un certo qual tipo ad accompagnare la scena, si sarebbe sentito un giro di note, magari un saxofono, a rimarcare la sensualità della creatura che, incedendo come una modella sulla passerella, e ondeggiando su tacchi altissimi, si dirigeva verso il bancone.
 
Illuminata da uno strano gioco di luci che irrompevano dai vetri del locale, si fece quindi avanti una donna, la cui sola statura s’imponeva sui presenti, sprigionando una tale potenza di sensualità e fascino che tutti, uomini e donne, proruppero in un unico“oh” strabiliato.
 
Nel giro di pochissimo il suo profumo aveva raggiunto le narici di ognuno, con le sue note esotiche di sandalo, mirra, incenso, oppio, dal forte potere afrodisiaco, sollecitando fantasie ed emozioni, mentre si disegnava la sagoma della sua persona slanciata e formosa insieme, a riempire gli occhi di ammirazione.
Una cascata di morbidi e vaporosi capelli castani ricadevano sulle spalle di questa donna eccezionale, incorniciando con piccoli riccioli e tirabaci un ovale perfetto, dalla bocca carnosa e rossa di rossetto, con un neo birichino a lato a stuzzicare la malizia.
Lo sguardo di Venere, che gettò sulle persone all’interno del locale, fece innamorati tutti; e mentre gli ormoni maschili si mettevano in moto, quelli femminili, altrettanto stimolati, si agitavano in un misto di invidia e apprezzamento.
 
Nel bel mezzo di questa tempesta emozionale, che come uno tsunami aveva travolto tutti quanti alla sola apparizione della signorina misteriosa, l’Uomo, l’Ormone-fatto-persona, il più eccitato e libidinoso rappresentante della stirpe di Adamo, in preda ad un’iper-eccitazione, si era già gettato sulla creatura fantastica appena entrata.
Peccato che non raggiunse mai il suo scopo, perché un attacco congiunto di almeno tre martelloni, rispettivamente di Kaori, Miki e Kasumi, e una mega manata del gigantesco Falcon, lo scaraventò sulla parete, spedendolo direttamente fuori dal locale, attraverso la voragine che si era creata con l’impatto.
 
In tutto questo la fatalona, per niente impressionata dalla strana accoglienza riservatagli da quel buffo uomo volante, si diresse con passo deciso verso Kaori; continuava a guardarla in modo ambiguo, con uno strano luccicore negli occhi, cosa che la metteva a disagio non poco.
Ignorando tutti gli altri, le chiese:
 
“Tu per caso sei la famosa Kaori Makimura?”
 
La Kaori Makimura in oggetto, che si era sentita apostrofare in quel modo, stentava a riprendersi, abbagliata da cotanto splendore e sconvolta da quel tu detto con così tanta sensualità e decisione, e da quel famosa, di cui non sapeva spiegarsi il perché.
Ancora a bocca aperta riuscì solo ad annuire, e si paralizzò di colpo quando la bella sconosciuta, accarezzandole la guancia con fare suadente e facendo scorrere le dita lunghe e ben curate fino al mento, le sussurrò:
 
“Sei davvero bellissima…”
 
E ci mancò poco che la sweeper svenisse.
 
Miki, allibita al pari dell’amica dalla presenza di quella femme fatale, ma con un briciolo in più di lucidità, si riscosse all’improvviso ed ebbe la prontezza di spirito di chiederle:
 
“Desidera qualcosa?” intendendo una qualsiasi consumazione, ma la cliente rispose, in maniera sibillina e sospirando:
 
“Oh, cara, se sapessi… ma ciò che puoi offrirmi tu non è quello che più desidero io”, per poi aggiungere: “Ad ogni modo credo che per il momento possa andarmi bene un caffè, nero e bollente” e calcò sulla parola bollente.
 
Umibozu, che aveva assistito alla scena, anziché grugnire fu preso da un insolito singhiozzo, e se ne andò a sbollire l’imbarazzo nel retro bottega.
 
Infine la cliente si decise a sedersi, e si tirò su appena la gonna, con uno spacco laterale davvero mozzafiato, per accomodarsi meglio; così facendo scoprì delle lunghissime gambe affusolate, che terminavano in un paio di piedini aggraziati, racchiusi in scarpette elegantissime e costosissime, almeno così sembrava, naturalmente tacco dodici.
Nell’atto di mettersi a sedere, con una mano si scostò i capelli dalle spalle, gettandoli all’indietro sospirando, leggermente infastidita dalla sua chioma leonina; pareva essere uscita or ora dal parrucchiere e quel movimento fece spandere un dolce profumo di lozioni, shampoo, lacche per capelli, a saturare l’aria.
 
Indossava un tailleur violetto, con i revers della giacca, schiantatissima, lucidi, mentre una camicia bianca di seta, negligentemente sbottonata, conteneva a stento un seno prosperoso e sfacciato.
 
Quella donna era sicura del suo fascino, sapeva di essere attraente e conosceva molto bene l’effetto che faceva alle persone; in confronto a lei l’affascinante Saeko sembrava un’educanda, e per un attimo anche Kasumi dubitò della propria avvenenza: si guardò il seno e si controllò il famoso sederino che tanto piaceva a Ryo, e scosse la testa sconsolata.
Miki, meno avvezza a queste velleità estetiche, non fece l’errore di paragonarsi a lei, ma Kaori, costantemente sminuita dall’unico uomo a cui importasse piacere, si sentì come una donna di carta velina, insignificante e senza forme, e non tenne minimamente conto del complimento che le aveva appena rivolto la stessa persona che, con la sua sola venuta, aveva gettato tale scompiglio su tutti.
 
I pochi altri clienti del locale, tutti ragazzotti e studenti, erano già svenuti sui divanetti, fra zampilli di sangue dal naso.
 
La sconosciuta, quindi, in attesa del suo caffè, si guardò furtivamente in giro, come a cercare qualcuno, per poi rivolgersi nuovamente a Kaori che, nel frattempo, si era ingobbita tentando di nascondere il seno che, seppur pieno e comunque di tutto rispetto, ci perdeva un po’ di fronte a quel po’po’di roba che strabordava dal decolleté della tipa lì accanto.
Nuovamente questa la fissò, con quello sguardo leggermente obliquo da strabismo di Venere che faceva risaltare il nero delle iridi, e dopo una breve pausa le disse:
 
“Mi perdonerai se ancora non mi sono presentata… io sono Kelly Maryu, la vostra cliente”.
 
Kaori trasalì, e si diede mentalmente della stupida per non averci pensato prima.
A quel punto si riscosse e, recuperando la solita professionalità da sweeper, porgendole la mano, gliela strinse dicendo:
 
“Finalmente ci conosciamo!” e  saltando i convenevoli le domandò, infine: “Cosa possiamo fare per lei?”
 
“Ma non dovremmo aspettare il tuo socio?” chiese di rimando quella, con aria fintamente innocente, come non sapesse che quel proiettile umano scagliato fuori dal locale non era altri che Ryo Saeba.
 
“Ah, Ryo intende? Non si preoccupi, normalmente spetta a me prendere accordi con le clienti e…”
 
“Accettiamo!” l’interruppe il socio che, palesatosi all’improvviso, aveva recuperato tutto il suo solito fascino malandrino, e già aveva preso il braccio della donna facendole il baciamano.
 
“Ma-ma…Ryo! Non ci ha ancora detto di cosa si tratta l’incarico!” protestò la socia.
 
“Una donna così incantevole merita di essere servita, qualunque sia il suo problema…” soffiò l’uomo, con sguardo da consumato seduttore, in direzione della cliente “Signorina Maryu, sono al suo completo servizio” precisò lo sweeper.
 
“Oh, ma diamoci del tu, vuoi? Per te…” e poi rivolgendosi a Kaori con lo stesso sguardo ammaliatore “e per te, sono semplicemente Kelly” e la rossa provò un brivido lungo la schiena.
 
Ma chi diavolo è questa?”si chiese la sweeper.
Okay sprizzare sensualità e fascino da tutti i pori, okay fare la gatta morta con Ryo, ma anche con LEI??? Che gusti aveva?
Questa Kelly le aveva pure detto che era bellissima, e fatto quella mezza carezza imbarazzante!
Non è che… no no, nemmeno a pensarci… però pareva che… che volesse provarci con entrambi!
Si augurò che Ryo non se ne accorgesse e non si mettesse a fare il cretino con la solita storia del travestito e del mezzo uomo, che stavolta lo avrebbe polverizzato seduta stante.
 
Purtroppo o per fortuna, però, l’uomo era totalmente perso nella contemplazione della donna e non si accorse di questo doppio, ambiguo, atteggiamento della signorina Maryu.
Kaori sospirò dentro di sé: quel caso si presentava già difficile ancor prima di sapere in cosa consistesse il loro lavoro.
 
La cliente, d'altronde, che non disdegnava quella corte leggermente asfissiante del bel Ryo, però volle comunque mettere in chiaro le cose, e spiegò:
 
“Il mio problema è, come dire, una faccenda delicata…” e fece una breve pausa, lasciando intendere che non poteva parlarne liberamente; Kaori capì al volo i sottintesi, infatti le disse:
 
“Oh, ma non si preocc… non ti preoccupare” si riprese in tempo ricordandosi di darsi del tu “questo è un posto fidato, e loro sono nostri amici” ammiccando in direzione di Miki che già aveva portato il caffè e si era ritirata discretamente, di Kasumi che riassettava le stoviglie, e financo di Umi, che era scomparso sul retro e non accennava a tornare a farsi vivo.
 
“Bene, allora” e Kelly si avvicinò di più alla ragazza, seguita da Ryo che aveva accostato anche lui la testa per meglio sentire; proseguì dicendo:
 
“Vedete… il problema è… il mio fidanzato!”
 
Ecco, ci risiamo!” sbottò mentalmente Kaori, mentre il socio si dispiaceva un po’ che la signorina Maryu fosse impegnata, perché solitamente non insidiava le donne altrui.
Ma non fece comunque una piega: magari era solo un ex di cui voleva liberarsi.
 
“…io lo amo molto, ma lui mi trascura… o meglio… è tutto preso dai suo affari, dal lavoro, e mi lascia sempre sola e… insoddisfatta” e così dicendo puntò gli occhi in quelli antracite di Ryo, che inghiottì a vuoto; la donna riprese: “Quando si degna di tornare da me, io non ho occhi che per lui, mi annullo fra le sue braccia, non vivo che per Akikazu, mi do totalmente a lui… Sono disposta a fare qualsiasi cosa per il mio uomo e padrone…” e girò lo sguardo su entrambi gli sweeper, che furono inondati da una potente ventata di erotismo mentre strane immagini iniziarono a frullare nelle loro menti, turbandoli non poco.
E comunque, in quel momento, Kelly sembrava più una cacciatrice che una preda, e i soci si trattennero da fare congetture su cosa consistesse il vero problema della Maryu; e stranamente evitarono pure di guardarsi, per stabilire un qualsiasi contatto tacito come di consueto, in preda ad una strana inquietudine.
Soddisfatta dalle impressioni suscitate nei due, la cliente sorrise furbescamente, e passandosi una mano fra i capelli riprese:
 
“Le ho provate tutte per legarlo a me, e a parte certi incontri infuocati sotto le lenzuola, lui sembra sempre distante, chiuso in un mondo tutto suo dove io non riesco mai a raggiungerlo…”
 
E Ryo pensò:
 
 “Che idiota quel Akika-qualcosa! Se io avessi una sventola come questa, non uscirei più di casa, altro che il lavoro e gli affari!
 
Mentre Kaori, più solidale con lei, ammise fra sé:
 
Povera Kelly, nemmeno tanto fascino la mette al riparo dalle delusioni. Gli uomini sono tutti uguali, quei bastardi!
 
Kelly riattaccò:
 
“Ho provato a lasciarlo un paio di volte, ma poi sono sempre tornata da lui, perché non posso vivere senza. Quando sono distante da Akikazu sento un dolore proprio qui” e si pose una mano sul cuore, mettendo in mostra, a beneficio di Ryo, il seno guizzante; questo gesto fece aumentare la salivazione al macaco, che iniziò a perdere il suo aplomb da seduttore, a vantaggio di quello da porcello maniaco.
Kaori invece pensò che la tipa fosse davvero focosa in tutto, una donna passionale e carnale, e che fosse esattamente il tipo di cliente che proprio non ci voleva per loro, per lei.
Fosche previsioni iniziarono a prendere forma nella sua mente, ma non ebbe molto tempo per dispiacersi, perché la curiosità di sapere il seguito premeva, e la Maryu non aveva ancora terminato il suo racconto.
 
“Questa volta però l’ho lasciato sul serio, e facendo un enorme sforzo; non ho avuto ripensamenti, solo che… lui non è abituato a perdere, né che altri decidano per lui. Anche se non mi considera, mi ritiene una sua proprietà, e finché non sarà lui a lasciarmi libera, io dovrò sottostare alle sue regole. Insomma ha sguinzagliato i suo scagnozzi per riacciuffarmi e riportarmi dal mio fidanzato, ma io non voglio. No, non voglio e non posso tornare da Akikazu, se non mi dice che mi ama, che tiene a me! Dovrà venire di persona a prendermi, solo allora lo perdonerò e ritornerò con lui. Il problema però è che i suoi sgherri sono dei veri tipacci che non si fanno scrupoli di far del male a chi gli sbarra la strada! Capite che non posso andare alla polizia e denunciarlo, lui e i suoi metodi da signorotto della mala…”
 
“E noi, ehemm noi…” iniziò quasi balbettando Kaori “cosa dovremmo fare, esattamente?”
 
“Dovrete proteggermi fino a quando non avrò lasciato il paese. Vorrei il vostro aiuto per scappare all’estero e far perdere le mie tracce, nel frattempo dovrete tenermi nascosta da qualche parte…”
 
“Ah, ma per quello non c’è problema!” saltò su Ryo, rincuorato dal fatto che la bella cliente tecnicamente avesse lasciato il fidanzato e fosse potenzialmente libera.
Che gli avesse appena confessato che fosse ancora innamorata del suo uomo non faceva alcuna differenza per lui: per un’avventura o una notte mokkori andava benissimo; e pertanto lo sweeper si affrettò ad aggiungere: “Verrà a stare a casa nostra fino al giorno della partenza… a tutto il resto penseremo noi” concluse fregandosi le mani, con un sottilissimo filino di bava alla bocca.
 
“Oh, ci speravo!” sfuggì detto alla tipa, ma subito si corresse dicendo “… cioè, sapevo che avrei potuto contare su di voi” e strinse le mani di entrambi, mentre Ryo ridacchiava come uno scemo.
 
Solo che Kaori si chiese come avrebbe fatto Akikazu a ritrovarla, magari di persona e non ricorrendo ai suoi sgherri, e dirle che l’amava e farsi perdonare, se lei voleva scomparire e non farsi trovare?
Le sembrava una cosa strana, ma per il momento non fece domande; ai City Hunter aveva chiesto solo di essere protetta e di trovarle un modo per fuggire all’estero, e quello loro avrebbero fatto.
   
 
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