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Autore: Duchessa712    04/05/2021    0 recensioni
"Beatrix sfiora il libro e Allison la guarda trattenendo il fiato, il braccio di Christian intorno alla vita e la mano di Hélène a stringerle il polso. Margaret é tra Nic e Oscar, le sue guardie, i suoi angeli custodi, il suo amore e la sua anima gemella e, accanto al fratello, Max, con Anya quasi svenuta tra le braccia.
Beatrix la guarda in attesa di un suo cenno e, quando lo ottiene, inizia l'incantesimo".
*
Draìocht è la scuola dei mostri - dei vampiri, dei licantropi, delle streghe e chi più ne ha più ne metta - e raramente gli studenti vi arrivano per propria scelta. Nemmeno loro, che si distinguono solo per i pesi che gravano sulle coscienze, la pressione che incurva le spalle, il dolore che ruba la voce.
Draìocht è il tempio dove sbocciano amori e amicizie, perché sono comunque ragazzi.
Draìocht custodisce la chiave per ridisegnare il confine tra la vita e la morte e Allison, soffocata dal sangue dei suoi fantasmi, non puo resistere a tale tentazione, trascinando con sé tutti gli altri, tormentati, come lei, da paure e insicurezza e colpe che sanno di sangue e di fuoco.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo
Capitoli:
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La notte di Hélène non è meno agitata. Nei suoi sogni si rincorrono risate di bambini nei campi di lavanda, il sole che colora di oro i loro capelli, mani che si prendono e si stringono in un gioco di nascondino e acchiapparello rovinato dalla spensieratezza e dall'impazienza.

"Non dovreste ridurvi in questo stato. Siete troppo grandi, ormai"

"Non sei credibile se ci sgridi mentre sorridi"

"E non siamo troppo grandi, perché fino all'anno scorso lo facevi anche tu. E l'anno scorso eri più grande di quanto sono io adesso".

"Brava la nostra Nené. Ti ha lasciato senza parole, fratello?" "Sì. Devo proprio ammettere che mi ha lasciato senza parole".

Una normale giornata estiva, i soliti battibecchi tra fratelli - Hélène vorrebbe durasse per sempre. Invece tutto si colora di scuro, il vento si alza e la lavanda appassisce. Qualcosa si spezza, dentro di loro, un pezzo si perde e compare una crepa.

Jean muore e loro - grandi, quasi adulti, responsabili - vengono messi sotto processo e riconosciuti tutti colpevoli. "Stavamo giocando" ricorda di aver detto. Non ha neanche visto lo schiaffo arrivare - ha sentito qualcosa fendere l'aria, un bruciore che si propagava a partire dalla guancia, il ronzio del sangue nelle orecchie. Suo padre non l'aveva mai picchiata, ma Hélène é sicura che, se non fosse intervenuto Nicolas, quella sera non avrebbe più smesso.

I suoi incubi sono agrodolci, portano il profumo della lavanda e la spensieratezza dell'estate, il taglio brusco che l'ha portata, a quindici anni, ad essere definita adulta, responsabile, colpevole, l'inizio della fine.

È passato un anno e lei conta ancora i giorni. Quella sera sua madre le ha accostato la bocca al collo, le labbra dischiuse quasi in un bacio, e poi ha morso. Aveva già perso un figlio, non avrebbe permesso che accadesse ancora, mai più. Non aveva chiesto il loro parere, li aveva messi a letto (anche Max, che si riteneva già grande, che era già grande, e invece aveva gli occhi rossi e pieni di qualcosa che Hélène non vi aveva mai visto - fallimento, disperazione, dolore) e aveva deciso per loro.

Nené non la odia per questo. Il vampirismo le piace, il per sempre come è inteso nelle favole la attira, ma a volte si chiede se sarebbe accaduto lo stesso, anche senza la morte di Jean.

Non sa cosa turbi Allison, non sa nemmeno se dovrebbe fare qualcosa. La conosce da un giorno e i suoi fratelli le hanno detto spesso che, seppur piena di buone intenzioni, ha un modo fin troppo contorto per mostrare che delle cose le importa, che non è la Regina delle Nevi. É arrogante, certamente, viziata, non lo ha mai negato e suo padre l'ha riempita di attenzioni e di regali dal giorno in cui è nata, non facendo mai mistero della sua preferenza per lei, per la sua Principessa, nata in primavera insieme alle rose e ai gigli, ma non è insensibile e nemmeno vanesia e gli occhi di Allison sono quelli di chi si sta perdendo in un gorgo nero che sembra non avere fondo.

Sono come gli occhi di Max, la sera in cui sono stati morsi, quando Jean é caduto e il suo collo si è spezzato, quando, prima ancora di piangere, é rimasto immobile e ha stretto le mani a pugno ed Hélène ha pensato che sarebbe crollato anche lui. La spaventano, quegli occhi, che si sono accesi solo per difendere lei e Nic dalle accuse di negligenza e colpevolezza che si sono visti rivolgere, per togliere dalle loro spalle quel fardello e posarlo solo sulle proprie.

Allison e Max sembrano portarsi dietro le colpe del mondo e Nené é sempre stata curiosa fino al punto da diventare seccante.

I gorghi di disperazione sono come i buchi neri: inghiottiscono tutto ciò che gravita loro attorno, non importa se vi è stato spinto inconsapevolmente o se vi si è coscientemente avvicinato. Hélène é già stata inghiottita da un buco nero e non vuole che succeda ancora. É egoista, certo, ma l'eternità si estende indefinita davanti a lei e non ha alcuna intenzione di passarla annaspando nella disperazione per qualcosa che forse poteva essere impedito o forse no.

*

È incerta su quale sia il miglior approccio per avvicinarla e Allison, quando lei si sveglia, é già scesa per la colazione. Hélène arriccia le labbra in una smorfia di disappunto e inizia con lentezza a sciogliere i capelli, contando i colpi di spazzola per tenere a bada l'impazienza che sta gradualmente diventando irritazione.

I corridoi riecheggiano delle voci degli studenti che si mischiano alle risate e alla spensieratezza. É solo il primo giorno di scuola e l'estate vive ancora nei ricordi dei giorni appena trascorsi, troppo recente per essere oscurata dai compiti e dalle lezioni.

Il primo giorno di scuola é sempre bello: si reincontrano gli amici, si fanno progetti, ci si entusiasma per le cose nuove da imparare. Ci si dimentica che l'euforia dura solo qualche giorno e poi tornerà ad essere noia ed impazienza che mascherano la stanchezza.

Hélène cammina svelta, zigzagando tra i ragazzi che si fermano a parlare come non hanno potuto fare la sera prima, raccontandosi segreti e pettegolezzi e speranze. C'è speranza anche nell'aria. Speranza e meraviglia. I ragazzi del primo anno, quelli come lei, che sanno poco o nulla del mondo in cui sono stati gettati, guardano ammirati le scintille sprizzare dalle dita delle streghe, i canini dei vampiri che compaiono per scherzare e dimostrare autocontrollo, chiedendosi quanto tempo servirà a loro per imparare a non sentirsi un estraneo nel proprio stesso corpo. A lei nessuno: si è già abituata, ma sa che molte cose deve ancora impararle.

"Dove corri tanto in fretta, sorellina?".

Si ferma di colpo e gira di scatto la testa, i capelli che fendono l'aria e le ricadono lungo la schiena.

"Nic!"esclama gettandogli le braccia al collo, mentre lui le posa un bacio sulla fronte. "A cosa devo tanta felicità di prima mattina?"

"Non posso semplicemente essere contenta di vedere il mio fratello preferito?"

"Ed è proprio perché sono il tuo preferito che ieri hai rifiutato quasi di parlarmi, vero?"

"Non ho rifiutato di parlarti>> ribatte incrociando le braccia <

"Francamente un comportamento simile me lo sarei aspettata da Max" aggiunge, regalandogli un altro sorriso e prendendolo a braccetto, continuando la sua marcia verso la sala da pranzo.

"A proposito, dov'è nostro fratello?". Nicolas fa un vago gesto con la mano e lei aggrotta le sopracciglia. "Probabilmente in classe. Quando mi sono svegliato non era più in camera"

"Dimmi che non avete già litigato" lo implora, stringendogli il braccio con più forza del necessario.

"Non te lo dirò, allora"

"Nic…" mormora sconsolata, mentre lui abbassa lo sguardo, colpevole. I rapporti tra i fratelli sono tesi da che ne hanno memoria perché, se Jean era il piccolo di casa ed Hélène la Principessa, Nic e Max sono sempre stati rivali, con il temperamento focoso del primo che mal si accosta a quello più pacato del secondo.

"Mi dispiace, Nené"

"Non devi dirlo a me", ma sa che a Maximilien non lo ammetterà mai.

"Ad ogni modo, perché correvi?"

"Devo andare a fare colazione. Oggi non sei l'unico ad essere in ritardo" scherza, cercando di alleggerire l'atmosfera. Per un attimo sfiora l'idea di parlargli di Allison, ma la abbandona subito. Nic non è mai stato la persona giusta a cui chiedere consigli e si limiterebbe o a dirle di fare ciò che vuole o a prendere in mano la situazione e commettere qualche danno. No, questa è una cosa che vuole gestire da sola.

"Andiamo allora, prima che diventi tardi".

*

A colazione scivola nella sedia di fianco ad Allison che le rivolge un saluto che lei ricambia appena, troppo concentrata a finire la colazione in modo da evitare di fare ritardo, ma senza ingozzarsi in maniera barbarica. Dagli sguardi che gli altri le rivolgono, anche da come Allison l'ha studiata ieri in camera, ha capito di essere stata classificata come la regina di ghiaccio che non si fa toccare da niente, e per il momento non ha intenzione di dimostrare ai poveretti del corpo studentesco quanto si siano sbagliati. Lei è fuoco, non ghiaccio. Lei urla ed esplode e riscalda, può essere incendio e distruggere o donare un po' di tepore. Max é il ghiaccio. Max con gli occhi scuri che sembrano leggerti dentro e rivelare ogni tuo segreto, con l'innata eleganza e le buone maniere, l'amore per l'arte e la lettura. Max che fa da paciere quando lei e Nic litigano, che si prende le responsabilità pur di non vederle gravare sulle loro spalle, che da quando è morto Jean e sono diventati vampiri sembra aver dimenticato cosa sia il divertimento e come si faccia a ridere davvero.

"Buongiorno!".

Il cinguettare di Margaret la distrae da quelle considerazioni e dall'inutile tentativo di cercare il fratello tra gli studenti che si attardano ancora al tavolo della colazione.

"Dobbiamo muoverci" avvisa Allison, lisciando pieghe immaginarie sulla gonna. Sembra nervosa, stringe il manico della borsa con tanta forza che Hélène nota il materiale strapparsi - lei deve imparare a controllarsi - e sposta il peso da un piede all'altro quasi sia pronta a scappare.

Tuttavia ha ragione: non è il caso di fare tardi proprio il primo giorno, così mentre Margaret scatta in piedi e Beatrix si avvia già lungo il corridoio, Hélène, imperturbabile, pulisce alcune gocce di sangue col tovagliolo, riaggiusta il rossetto, e si alza con la grazia e la lentezza che i pochi studenti ancora rimasti si aspettano dal personaggio che vogliono che sia. Dall'altra parte della sala, Nic solleva un sopracciglio e annuisce e lei si morde le labbra per nascondere un sorriso divertito. Sapeva che avrebbe approvato.

Si affretta a raggiungere le altre ragazze - le può definire amiche, se le conosce da un paio di giorni? - e, dopo aver salutato Beatrix, scopre di avere lezione con Margaret. Un po' è seccata, lo deve ammettere. Sarebbe stato il momento perfetto per studiare Allison e decidere come procedere, ma almeno c'è qualcuno che conosce: le reginette viziate fanno fatica ad avere amici che non si comportino alla stregua degli schiavi, ed ha il sospetto che questo valga sia per mondo umano sia per quello sovrannaturale.

"Coraggio, andiamo!", esclama Margaret prendendole una mano e muovendosi tanto velocemente da far girare la gonna della divisa. É sempre allegra, sempre in movimento, sempre con il sorriso sulle labbra. É solare - come Jean, sussurra la sua mente traditrice e il cuore perde un battito e lei per poco inciampa e il respiro si blocca in gola. Ha imparato a non venire schiacciata dalla sua assenza, a non piangere ogni volta che lo pensa, a sorridere ricordandolo (mai con i fratelli: finirebbero per parlare della sua morte e non della sua vita, ad addossarsi colpe e responsabilità anziché celebrare la sua innocenza e spensieratezza), ma quando pensa che sì, questa persona gli somiglia o sì, questa cosa l'avrebbe fatta anche lui, quando la sua immagine si sovrappone ai volti circostanti con tanta chiarezza da bruciarle l'iride, allora è come se non fosse cambiato niente e lei fosse sempre a quel momento, al suo volto pallido tra le sue mani, al capo reclinato in maniera innaturale. Margaret non si accorge del suo stordimento mentre la trascina a uno dei banchi vuoti e si siede di fianco a lei, lasciando cadere la borsa coi libri sul pavimento.

Sono quasi in ritardo, ma il professore non è ancora arrivato e Hélène usa i minuti rimanenti per studiarsi intorno. La stanza è ampia, ma buia, illuminata solo da un lampadario da cui pendono delle candele e dalla luce che filtra dalle finestre socchiuse, facendosi strada attraverso una coltre di nubi. In inverno moriranno di freddo, in estate di caldo, pensa storcendo le labbra in una smorfia seccata. Alzando lo sguardo, incrocia quello dell'insegnante appena arrivato. É abbastanza giovane, veste di nero e porta i capelli rossi legati in un codino, lasciando scoperte le orecchie a punta da folletto - Hélène era convinta esistessero solo nelle favole, ma lo stesso dovrebbe valere anche per streghe e vampiri e licantropi, quindi non può definirla una valida argomentazione.

Dice di chiamarsi Caél, di insegnare storia della magia, di essere un elfo e di non provare sottovalutare l'importanza della sua materia. Poi, senza dare a nessuno il tempo di parlare, da inizio alla lezione. Si siede composto sulla cattedra, le mani intrecciate sotto al mento e racconta - sì, racconta, come si fa con le fiabe e le leggende - con gli occhi brillanti di orgoglio e malcelato compiacimento quando si accorge di avere l'attenzione di tutti, che le penne hanno smesso di grattare sui fogli e gli allievi ascoltano, rapiti, le parole che fluiscono dalle sue labbra. Sa che la sua materia - praticamente un insieme di nomi e fatti e dati, teorica e noiosa rispetto alle altre che costringono a stare all'aria aperta e in movimento e con i sensi sempre all'erta - é quella che rischia di essere messa da parte, dimenticata e relegata agli ultimi minuti prima di un esame. Per questo, ha imparato a raccontare storie, a modulare la voce e disegnare emozioni, ad attrarre e ammaliare come le sirene con il loro canto.

Ad Hélène ricorda suo padre quando, bambina, lo costringeva a raccontarle le favole sui principi e le principesse e il bacio del vero amore e poi su dei ed eroi e battaglie e gelosie. Vorrebbe correre fuori e chiamare Nic e Max, perché sarebbe disposta ad ascoltare il professore per tutta l'eternità, ed è un piacere che vuole condividere con i suoi fratelli.

Margaret, seduta col busto piegato in avanti in un modo per cui, a rigor di logica, dovrebbe essere già caduta a terra, assorbe ogni singola sillaba che esce dalle labbra dell'uomo e condivide appieno il suo pensiero.
   
 
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