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Autore: Fiordalis    04/05/2021    0 recensioni
Vea è un'arcipelago di isole completamente isolato dal resto del mondo, a causa di una grande guerra combattuta tempo fa tra umani e creature magiche. L'esplosione causata dall'unirsi della magia e delle armi degli umani, avvolse Vea in una nuvola che oscurò completamente il cielo e inquinò terra, acqua e aria. Molte persone morirono sia a causa della guerra che dell'inquinamento, i pochi sopravvissuti hanno dovuto cavarsela da soli. Ormai ognuno pensa soltanto alla propria sopravvivenza, persino i giovani devono imparare a lottare per poter sopravvivere e guadagnarsi da vivere, essendo cresciuti con la consapevolezza che nessuno si occuperà mai di loro.
Genere: Avventura, Azione, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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I: il fiume di ossa

 

L'odore di quel posto era insopportabile, un misto tra umidità, marciume e cadaveri in decomposizione.

L'acqua, anche sotto la luce emanata dall'incantesimo di Mirabelle, appariva così nera da poter sembrare catrame. Se Larry non avesse saputo che si trattava del famoso Fiume di Ossa, probabilmente l'avrebbe scambiata come tale.

Stavano camminando sul sentiero che costeggiava il fiume, attorno a loro il buio totale che rendeva quel posto più spaventoso di quanto già non fosse, ma la parte peggiore era sicuramente il cielo: un cielo senza stelle e senza luna.

Larry, guardandolo, non riusciva neanche a immaginare quanto fosse diverso il cielo dell'isola di Nare decenni prima, come veniva descritto nelle storie che erano solite raccontare loro gli anziani:

Un vecchio, qualche anno prima, quando Larry viveva ancora per strada, gli aveva raccontato delle gite che lui e i suoi amici erano soliti fare lì attorno, quando ancora quella zona non era totalmente vuota ma piena di alberi e erba e fiori, di quando la gente si faceva il bagno nel fiume e di come si accampavano lì, la notte, solo per poter osservare il cielo stellato.

Larry, purtroppo, non ricordava come fossero le stelle. Non era colpa sua, semplicemente lui era nato qualche anno dopo la Seconda Grande Guerra tra umani e creature fatate, quando ormai la tecnologia parecchio sviluppata degli uomini, unita alla magia delle altre creature, aveva distrutto quasi del tutto l'isola e la maggior parte della popolazione dell'Arcipelago di Vea.

Allora, già quelle nuvole circondavano totalmente tutte e tre le isole, nascondendo il cielo, il sole di giorno e la luna e le stelle la notte.

- Larry? – La voce del suo capitano lo riscosse dai propri pensieri, riportandolo al presente.

- Si, Peter? - Istintivamente, Larry si voltò alla sua destra, verso il punto da cui aveva sentito provenire la voce. Vide il volto di Peter illuminato solo per metà dalla sfera di fuoco evocata dalla loro maga, che galleggiava di fronte a loro, guidandoli.

Gli occhi verdi del capitano lo guardavano con quello sguardo serio e impassibile che Peter assumeva sempre durante le loro missioni. - Meglio se ti sposti in testa al gruppo con Mirabelle, siamo quasi alla Caverna.

- Ricevuto. – Larry allora affiancò la ragazzina minuta che, fino ad allora, era rimasta davanti, guidandoli nel buio.

Il ragazzo si chiedeva come mai Peter insistesse a portare con sé la ragazza. Non che non considerasse Mirabelle un'abile maga, si intende, ma i combattimenti non erano il suo forte e, beh, tutta la ciurma aveva perso il conto delle volte in cui si era messa nei guai ogni volta che la portavano con loro. Il capitano non poteva lasciarla sulla nave? In fondo, il suo compito era unicamente quello di guaritrice e Larry era certo che anche lei avrebbe preferito stare al sicuro nella sua cabina.

Mirabelle, non per cattiveria, ma era una grande codarda e non c'era una bestia che avevano affrontato che non le facesse ancora venire gli incubi durante la notte.

Persino in quel momento, solo avvicinandosi, Larry poteva sentire la sua agitazione.

Mirabelle, inoltre, era albina e presentava lunghi capelli mossi di un biondo quasi bianco, pelle bianchissima e occhi grigio-azzurri, che misti alla sua scarsa altezza e al suo essere fisicamente molto esile la rendevano apparentemente più piccola dei suoi diciannove anni.

Agli occhi di Larry era così fragile... ma Peter si rifiutava di andare in missione senza di lei.

- Quanto manca?

- Non molto.

La ragazza era di poche parole.

La loro meta, la famosa "Caverna del Drago", si trovava dall'altra parte del fiume. Per attraversarlo, dovevano prima passare dal Vecchio Ponte, l'unica alternativa sarebbe stata nuotare ma nessuno intendeva entrarvi dentro.

Il Fiume di Ossa doveva il suo nome alle migliaia di persone che erano morte proprio lì, in quelle acque, durante la grande battaglia che aveva segnato la fine della guerra. Umani, creature fatate, creature della notte... tutti sterminati e i corpi erano così tanti che non erano mai stati recuperati e seppelliti.

Le ossa scricchiolavano sotto i piedi dei tre ragazzi mentre si avvicinavano al ponte, passando a volte accanto a interi cumuli di teschi e scheletri, gli scheletri di coloro che avevano partecipato a quella terribile guerra.

Si diceva anche che quel posto fosse maledetto, infestato dagli spiriti dei caduti che continuavano a combattere tra di loro ma Larry non ci credeva affatto. L'unica cosa che lo spaventava di quel posto, per quanto gli riguardava, erano le malattie che rischiava di prendersi se fosse caduto in quell'acqua, se ancora di acqua di poteva parlare.

Il Vecchio Ponte era interamente in legno, ma erano anni che non veniva messo in sicurezza.

Il legno era marcio, alcune assi mancavano e il parapetto rischiava di cedere ad ogni minimo tocco.

Riuscirono tuttavia a passare, uno ad uno. Prima Larry, seguito da Mirabelle, e Peter per ultimo. Passarono lentamente, evitando di aggrapparsi al parapetto. A Larry venne un infarto quando vide Peter inciampare a causa di un'asse di legno che si era rotta sotto i suoi piedi, mentre Mirabelle, anche lei spaventata, si aggrappava al suo braccio, ma anche il capitano raggiunse l'altra sponda sano e salvo.

Neanche la Caverna del Drago si chiamava così per caso: una leggenda narrava che, all'inizio della Prima Grande Guerra, un drago si nascose in quella grotta scavata tra le montagne, una volta usata come miniera di carbone, per nascondersi dagli uomini che davano la caccia alle creature fatate.

Con il tempo, erano state create varie versioni: c'era chi diceva che non si trattasse di un drago ma di un ragno gigante, chi diceva un serpente enorme... insomma, proprio il genere di creature che Mirabelle non apprezzava.

L'unica cosa certa era che qualcosa, effettivamente, si nascondeva in quella caverna poiché chi vi era entrato non ne era mai uscito. Secondo Larry, tutte storie, poiché nessuno vi entrava ormai da secoli.

- Siete... siete sicuri che i bambini siano lì? – Mirabelle parlò con il solito tono flebile che la contraddistingueva.

- Sicuri. – Rispose Peter. – Non ti preoccupare Mira, li troveremo e torneremo tutti a casa sani e salvi.

Intanto Larry era già entrato,con la pistola in mano.

- Ti servirà a ben poco quella contro un drago, Larry. – Gli disse divertito Peter mentre lo seguiva dentro.

Tutto era iniziato la sera prima, quando erano entrati nella loro locanda preferita: il "Battello a Vapore" , a Lanca.

Penelope, una loro compagna, era andata ad osservare la bacheca dove, di solito, si trovava sempre qualche missione interessante per i pirati di Vea. Sembrava che i cinque bambini dell'orfanotrofio locale fossero scomparsi. Avevano accettato quasi subito, in parte nella speranza di salvarli e in parte perché il direttore dell'orfanotrofio, William Watson, era pronto a pagare bene e loro avevano urgente bisogno di soldi. Non potevano immaginare che, indagando nelle stanze dei bambini, avrebbero trovato delle mappe e dei libri che rappresentavano proprio la Caverna del Drago.

La caverna era più che altro un lungo corridoio alto circa cinque metri, piuttosto largo. L'unica cosa a simboleggiare che si trattasse di una miniera, erano dei binari rovinati dal tempo e un paio di carrelli con dentro varie attrezzature. Nulla sembrava indicare la presenza di qualche mostro gigante: niente impronte, niente segni del passaggio di qualcosa di grosso, questo fece tirare loro un sospiro di sollievo, inizialmente, ma non abbassarono la guardia.

Sempre guidati dalla sfera di fuoco di Mirabelle, iniziarono ad avanzare lungo il corridoio, i loro passi che risuonavano tra le pareti di pietra a causa dell'eco.

- Mi chiedo come abbiano potuto i responsabili di quel posto permettere che accadesse una cosa del genere... – Borbottò tra sé e sé Larry.

Mirabelle, che aveva interrogato personalmente il direttore e i responsabili insieme a Penelope, gli rispose: - A me non sembravano tanto preoccupati per la sorte dei bambini, erano più infastiditi da questo inconveniente. – Persino la sua voce flebile sembrava rimbombare in quel posto. - Già la struttura rischia di essere chiusa perché non ci sono più molti bambini, tanti sono stati adottati ultimamente. Se questi bambini non dovessero tornare...

- ...l'orfanotrofio verrà sicuramente chiuso. Siamo la loro unica speranza. – Concluse Peter per lei.

Larry guardò divertito con i suoi occhi color ghiaccio prima una e poi l'altro. Non era la prima volta che accadeva qualcosa del genere. Per quanto detestasse ammetterlo, Mirabelle era colei con cui Peter aveva più intesa all'interno del gruppo, persino più di lui.

Tornando a guardare il sentiero che stavano seguendo, Larry si accorse di qualcosa che, illuminato dalla luce del fuoco, brillava a terra, poco lontano, accanto ai binari. Fece scostare delicatamente Mirabelle e corse a guardare di cosa si trattava.

- Larry? – Lo chiamò Peter curioso.

- Cos'hai trovato? – Chiese Mirabelle.

- La prova che i ragazzini sono qui. – Rispose lui scostandosi un ciuffo di capelli biondi dal viso, mostrando loro una spilla con inciso proprio il disegno dell'istituto e il nome: "Orfanotrofio di Lanca".

- Speriamo stiano bene. – Sospirò la ragazza.

- Qui ci sono tracce di sangue ma nulla di grave, credo che semplicemente uno di loro sia inciampato.

- Siamo ancora in tempo forse. – Peter passò in testa, accelerando il passo.

Fu dopo diversi minuti (forse ore o, forse, solo pochi secondi) che iniziarono a sentire qualcosa. Il Capitano si fermò e fece loro cenno di fare silenzio. Gli altri due obbedirono.

Sembravano voci, sussurri a dire il vero, qualcuno che piangeva. Voci di bambini.

Accelerarono, il cuore in gola, e trovarono due ragazzini seduti per terra, appoggiati alla parete della grotta, stretti l'uno all'altra.

Mirabelle corse subito da loro a controllare che stessero bene mentre Peter diceva a Larry: - Resta qui con loro, io vado a cercare gli altri, non devono essere lontani.

- Non ti lascio andare da solo!

- Devi restare qui e proteggere Mirabelle e questi bambini nel caso succedesse qualcosa. Aspettatemi qui e se dovessi tardare troppo, datevela a gambe, mi hai capito Larry?!

- E se dovesse accadere qualcosa a noi? Non è meglio stare tutti insieme?

Mentre parlava, Larry si rese conto di conoscere già la risposta di Peter, non era la prima volta, in fondo, che si trovavano a fare quella conversazione.

Infatti, Peter gli sorrise: - So che non potrà mai succedere nulla a nessuno di noi fino a quando ci sarai tu a difenderci. – E corse via, senza dargli il tempo di ribattere.

I due bambini non sembravano feriti gravemente, giusto qualche graffio o piccoli lividi dovuti, probabilmente, a delle cadute.

Larry stava seduto di fronte a lei, appoggiato ad una delle pareti del tunnel, e li osservava: dovevano avere circa dieci anni, il maschietto, che si era presentato come Paul, era biondo con gli occhi scuri e aveva vari cerotti o cicatrici che gli coprivano braccia, gambe e anche il viso, doveva essere uno che si cacciava spesso nei guai. La bambina, Lidia, aveva lunghi capelli neri come i suoi occhi e aveva un ginocchio ferito, doveva essere stata lei a perdere la spilla, cadendo.

Mirabelle si occupò della ferita della ragazzina e diede loro anche qualcosa da mangiare, facendo poi bere loro da una bottiglia un liquido color blu scuro che Larry ricordava perfettamente: una pozione dal sapore disgustoso ma che permetteva a chi la beveva di recuperare le energie.

Non l'avrebbe dimenticata mai, e neanche i bambini da quel momento in poi a quanto dicevano le loro facce disgustate. Gli venne da ridere ma cercò di trattenersi e tornò serio quando vide che, ormai, stavano bene. Si fece avanti: - Dove sono i vostri amici? Avete notato qualcosa di strano?

- Larry! – Mirabelle cambiò improvvisamente espressione, fulminandolo con lo sguardo, ma lui la ignorò, guardando i due bambini con quel suo sguardo severo che, a volte, incuteva timore anche a Peter.

La bambina, spaventata, si strinse al suo amico.

- Così li spaventi, Larry! Dai loro ancora un po' di tempo! – Eccola la Mirabelle che metteva da parte la sua timidezza per difendere i deboli, quando la odiava a volte...

- Mirabelle, stanne fuori, questo è il mio lavoro, tu limitati a fare il tuo!

- Questo È il mio lavoro, Larry! Peter li ha affidati a me!

- No! Peter ha affidato tutti voi a me!

La discussione sarebbe potuta andare avanti anche per ore se non fosse intervenuto il bambino: - La volete smettere voi due?! Spaventate Lidia così!

La bimba dai capelli neri stava di nuovo singhiozzando sulla spalla del compagno e Larry si allontanò, sbuffando irritato. Peter iniziava a tardare davvero tanto...

- Se proprio vuoi saperlo non abbiamo visto nulla! I miei amici sono passati avanti, io sono rimasto indietro con Lidia perché si era fatta male e non riusciva più a camminare. – Il bambino biondo rispose alla domanda con un tono tanto arrogante che Larry lo avrebbe preso a schiaffi se avesse avuto qualche anno in più.

- Perché siete venuti qui? – Chiese allora gentilmente Mirabelle. – Non sapete che è pericoloso?

- Ce l'ha chiesto il Signor Watson, non ve l'ha detto?

Larry e Mirabelle si scambiarono un'occhiata sorpresa.

- Non vi ha... mandati lui a cercarci? – Chiese allora il biondino.

- Si, ci ha mandati lui ma si è scordato di accennarci questo piccolo particolare... – Rispose Larry, che iniziava ad avere le idee più chiare.

- Perché vi ha mandati qui? – Chiese allora Mirabelle, gli occhi ancora sgranati.

Ma il bimbo non rispose.

Larry, allora, parve intenzionato a farlo parlare con la forza ma, per fortuna, delle voci lo fecero voltare verso il punto in cui era sparito Peter già da un po'.

Il loro Capitano sbucò dalle tenebre con in braccio un bambino e altri due al seguito, che corsero ad abbracciare Lidia e Paul.

- L'avete trovato...? – Chiese Lidia, che sembrava stare un po' meglio alla vista dei suoi compagni.

- Certo! – Rispose un ragazzino dai capelli rossicci.

Larry guardò Peter con aria interrogativa, lui gli fece cenno che gli avrebbe spiegato tutto dopo.

Mirabelle, invece, guardava il fondo buio del tunnel e aveva un'espressione particolarmente seria, come se si stesse concentrando per vedere o sentire bene qualcosa.

Peter seguì il suo sguardo e provò a fare lo stesso ma non gli sembrava di vedere o sentire nulla, tuttavia, dopo un po', gli parve di sentire uno strano suono, come se qualcosa di viscido strisciasse per terra, prima lontano, poi sempre più vicino...

Mirabelle era sbiancata.

- Correte! – Gridò Peter spingendo in avanti i bambini, mentre lui e i suoi compagni restarono indietro, lui con in pugno la spada, Larry con la sua pistola, Mirabelle che raccoglieva la sua energia sul palmo della mano destra.

La corsa verso l'uscita, mentre si lanciavano occhiate alle spalle, sembrò infinita, soprattutto per la povera Mirabelle che restava dietro chiudendo la fila, spaventata che un qualche rettile potesse improvvisamente raggiungerla e divorarla. Sembrava, però, che nulla li stesse seguendo, almeno non abbastanza da vicino da essere notato. Per scaramanzia, guardò anche in alto e lungo le pareti. Nulla. Possibile che se lo fosse immaginato? No, anche Peter aveva visto qualcosa...

Avevano appena intravisto l'uscita quando si sentì afferrare la caviglia sinistra da qualcosa. Urlò, cadendo a terra, sentendosi trascinare.

- Peter!

Il Capitano si voltò e urlò a Larry di uscire con i bambini, raggiungendola, notando il tentacolo che le si era avvolto e che stava cercando di portarla via. Lo tagliò di netto con la spada, qualcosa dietro di loro lanciò un grido di dolore tutt'altro che umano che diede loro i brividi. Indubbiamente, proveniva da qualcosa di enorme, tant'è che la caverna sembrò crepitare.

Mirabelle si alzò, il cuore a mille, e corse con Peter fuori dalla caverna.

Anche fuori, non smisero di correre finché non furono sani e salvi sulla Fenice.

   
 
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