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Autore: Fafella88    04/05/2021    0 recensioni
Ero sgattaiolata di casa mentre i miei dormivano quando lo vidi per la prima volta.
Se ne stava seduto su di uno scoglio a fissarmi senza dire una parola, mi guardava e basta.
Ed io feci lo stesso.
Si alzò ed accennandomi un sorriso, si incamminò da dovunque fosse venuto lasciandomi a fissare un punto ormai vuoto.
Poi arrivò il dolore, seguito dalla corsa in ospedale.
Avevo undici anni a quel tempo, e quel viso è ormai solo un ricordo sbiadito.
E da quì che inizia ogni cosa. E' da questo momento che la vita di Freya cambia inesorabilmente.
scopre l'esistenza di qualcosa che credeva possibile solo nella fantasia, e finisce per innamorarsene senza rendersene conto.
ma quanto si è disposti a sopportare quando si ama qualcuno, o qualcosa come lui?!
fin dove ci si può spingere?!
Genere: Fantasy, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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<< Non mi hai ancora detto come ti chiami, senza volerlo tu il mio nome lo sai!>>
<< Iago.>>
<< I nostri genitori dovevano trovare davvero spiacevole lo scegliere il nome da darci, si sono entrambi preoccupati che non fossero difficili da ricordare a quanto sembra.>>
<< Non dobbiamo ripeterli più volte, io la trovo una fortuna!>>
<< Che corso frequentavi prima di approdare a filosofia?>>
<< Nessuno, ho iniziato oggi!>>
Quindi Tash ci aveva preso in pieno, era davvero il tipo di cui parlavano tutti.
Mi scappò una risata. << Dalle voci che girano su di te da stamattina non avrei detto fossi tu!>> confessai.
<< Dovrei saperle?>>
<< Forse, ma non sono sicura che dovrei dirtele io. Rischierei di essere linciata!>>
Si poggiò con i gomiti sul tavolo. << Allora decisamente dovresti, voglio proprio assistere alla scena!>>
<< Sei stato cacciato da diverse scuole e addirittura, nemmeno i professori ti volevano intorno!>>
<< Hanno dimenticato di aggiungere che ho la lebbra e qualche altra malattia venerea!>> scherzò. << Per il resto hanno ragione su tutto, a parte sui professori, per quella dovrei chiedere a loro.>>
Quando confermò il tutto feci quasi fatica a credergli. << Seriamente è tutto vero?>>
Annuì.
<< Oh… ok…>>
La campanella annunciò la fine della pausa pranzo, ed io non avevo praticamente toccato cibo.
<< Scusami, per colpa mia non hai mangiato affatto!>>
<< Non preoccuparti, non avevo comunque molta fame.>> mentii.
<< Che lezione hai adesso? Magari ti accompagno!>>
<< Letteratura, tu?>>
<< Per oggi ho finito!>> spiegò. << Essendo il primo giorno mi hanno dato la “libera uscita”>>
<< Allora sarà meglio che io vada invece, o finirò per arrivare tardi!>> dissi evitando accuratamente di rispondere alla sua proposta di accompagnarmi. << Ci si vede in giro.>>
<< Sicuramente!>>
La nostra era stata una strana conversazione, soprattutto l’ultima parte.
Quando aveva affermato con naturalezza di aver notato il cambiamento del mio sguardo quando pensavo a qualcosa mi aveva piacevolmente sorpresa, tanto da iniziare a valutare le due opzioni che lo avevano portato ad indovinare una cosa del genere. O ero estremamente prevedibile, oppure era un ottimo osservatore, e qualcosa nella mia testa mi diceva che non era decisamente la prima.
Nate ci aveva mai fatto caso?!
Sobbalzai sentendo la vibrazione del telefono, e lo presi leggendo proprio il suo nome.
<< Hai fatto giusto in tempo!>>
<< Lo immaginavo, ma ci hanno trattenuto a lezione più del previsto.>>
<< Sei riuscito almeno a mangiare?>> chiesi
<< Ho sbocconcellato qualcosa la volo, e persino così sono comunque riuscito a ritardare agli allenamenti!>>
<< Finirai per sentirti male prima o poi.>>
Ignorò il “rimprovero” dicendomi che ci saremmo sentiti dopo chiudendo la chiamata, e sospirai.
No, forse Nate non lo aveva mai fatto.
Stavo camminando verso casa ascoltando la musica che una macchina mi si affiancò abbassando il finestrino. << Cosa ne pensi dei passaggi dati dagli sconosciuti?>> domandò Iago.
<< Più o meno la stessa cosa che si dice dall’accettare caramelle da loro.>>
<< Allora meno male che non lo siamo!>>
Mi uscii un sorriso. << Sono quasi arrivata.>>
<< Dipende dov’è che stavi andando.>> mi stuzzicò.
Mi portai le mani sui fianchi riflettendo su cosa fare.
Era ovvio che sapesse come scatenare la curiosità di una persona, così come lo era il fatto che non fosse qualcuno che demordeva facilmente, il che mi portò a decidere l’unica soluzione possibile, dargli corda.
<< E va bene.>> affermai salendo al posto del passeggero. << Vediamolo!>>
Quando parcheggiò davanti ad un villone che sembrava uscito da un libro di Bram Stoker non riuscii a tenere la bocca chiusa. << Porca troia, questa sì che è una casa!>> Mi accorsi solo dopo averlo detto di quanto sboccato suonasse, e mi tappai la bocca imbarazzata.
La sua reazione? Scoppiò a ridere.
<< Non devo essere la prima a dirlo eh?!>>
<< Chi lo sa.>> rispose vago.
Entrati mi guardai intorno davvero curiosa. L’arredamento come si poteva immaginare tendeva un po' allo stile gotico ma allo stesso tempo, alcune cose più moderne (suppellettili più che altro), erano sparsi qua e là.
<< Chi avete chiamato ad arredarla?>> chiesi.
<< Non ti piace?>>
<< Non lo so!>> risposi distrattamente.
Si tolse il giubbotto buttandolo su una poltrona, e non riuscii a non seguire il movimento dei suoi muscoli sotto la polo a maniche lunghe che indossava.
Va bene che fossi fidanzata, ma non ero ceca!
<< Vuoi darmi il tuo?>>
<< Sto bene così grazie.>>
<< Cosa posso offrirti?>> domandò mentre ci spostavamo in cucina.
Stavo per rispondergli che la voce di un’altra ragazza mi interruppe.
<< Non ti avevo detto di avvisare quando decidi di portare gente a casa?!>>
<< Si lo hai fatto, ma non mi sembra che ti abbia mai dato retta!>> rispose lui.
<< Forse dovresti cominciare!>>
Quando ci raggiunse la fissai un paio di volte chiedendomi se fosse vera.
Capelli lunghi di un bellissimo biondo, occhi identici a quelli di Iago, ed un fisico talmente proporzionato che avrebbe fatto invidia a chiunque.
L’espressione con cui mi guardò lei invece?! Faticai a comprenderla.
  
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