Teatro e Musical > Romeo e Giuletta - Ama e cambia il mondo
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Autore: ParoleNelCuore02    05/05/2021    0 recensioni
Verona. Cinquecento.
La storia che ci viene in mente è solo una: Giulietta e il suo Romeo.
Quella che voglio raccontarvi, però, non è molto diversa: due giovani, due famiglie; un unico amore, una fine tragica.
È il racconto dell'ombra. Quello che passa in secondo piano rispetto alla tragedia dei due famosi amanti. Il racconto che nessuno ricorda, ma che s'intreccia nel sottofondo della storia senza tempo che ha fatto piangere e straziare i cuori.
Questa, non sarà da meno.
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[Spoiler! per chi non conosce l'opera di Shakespare e/o il musical]
Genere: Angst, Introspettivo, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Mercuzio Della Scala, Tebaldo Capuleti
Note: What if? | Avvertimenti: Spoiler!
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Gli amanti dell’ombra

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s-Gli-amanti-dell-ombra

I never meant to start a fire
I never meant to make you bleed

I'll be a better man today

- Jaymes Young, I'll be good


Verona. Cinquecento.
La storia che ci viene in mente è solo una: Giulietta e il suo Romeo.
Quella che voglio raccontarvi, però, non è molto diversa: due giovani, due famiglie; un unico amore, una fine tragica.
È il racconto dell'ombra. Quello che passa in secondo piano rispetto alla tragedia dei due famosi amanti. Il racconto che nessuno ricorda, ma che s'intreccia nel sottofondo della storia senza tempo che ha fatto piangere e straziare i cuori.
Questa, non sarà da meno.



A volte mi chiedo se sarebbe potuta andare diversamente. Se avremmo potuto fare in un altro modo.
A volte mi chiedo se da qualche parte, in un’altra vita, in un altro tempo, saremmo potuti essere liberi e felici.
Sono momenti fugaci, pensieri inconsistenti che mi assalgono quando i miei occhi non sono su di te. Poi ti guardo, avvolto da quella luce eterea e sorrido.
Ora siamo insieme., penso, Ora la nostra storia è incisa nelle stelle e nessuno potrà cancellarla.


Vesti bianche e canti popolari sono le prime cose che ricordo. Le balie ci portavano al fiume per farci giocare, mentre battevano i panni contro le rocce e raschiavano via lo sporco dagli indumenti.
Ricordo Romeo, impulsivo ed esuberante. Ricordo Benvolio, suo cugino, timido e pacato, sempre nascosto dietro le gonne di una balia.
E ricordo te, sognatore indomabile. Già da piccolo mi stregavi con le tue parole. Ricordo le tue storie su fiori e uccelli: visioni impalpabili di uno spirito libero.
Ricordo di aver giocato alla guerra, con voi, ma mai sul serio. Ricordo le nostre vesti bianche, sporche di terra ed erba. Ricordo le corse tra i prati e le promesse scambiate:
amici per sempre, dicevamo.

Poi sono arrivati i colori. Rosso e blu. E quelle promesse sussurrate nel vento sembravano così lontane a quel punto.
I Montecchi sono avidi, traditori: mai fidarsi di loro., mi diceva mio zio.
Un giorno tutto questo sarà tuo, caro nipote., mi ripeteva mia zia.
Il rosso è ciò che ti rende un Capuleti: portalo con orgoglio., mi sussurravano i servi, quando mi vestivano.
All’improvviso non c’erano più i prati e le vesti bianche. C’erano solo le mura di una città opprimente e colori carichi d'
Odio.
Poi ti vedevo. Scorgevo il tuo sguardo tra i vicoli grigi e sorridevo. Non con gli occhi, ma col cuore. Ti vedevo con Romeo e Benvolio, ma sapevo che sotto quel blu-cielo nascondevi un segreto. Un segreto che era anche mio.

I boschi verdi tornavano di notte, quando io non ero un Capuleti e tu non eri un Montecchi. Quando quel blu e quel rosso così grevi finivano dietro un cespuglio e tutto ciò che rimaneva erano camice candide ed occhi sinceri.
Era in quei momenti che ti amavo, quando non eravamo altri che Tebaldo e Mercuzio. Nessun cognome, nessuna famiglia, nessun dovere.
La Provvidenza farà il suo corso., mi dicevi, Un giorno potremo amarci sotto il sole.
E io ti sorridevo e ti baciavo, ma il mio cuore conosceva la verità: Quel giorno è troppo lontano.

La notte ci cullava e ci proteggeva, ma di giorno...di giorno eravamo indifesi. Nient’altro che ragazzi sottomessi ai voleri degli uomini. Nient’altro che pedine in un gioco di
potere ben più ampio.
Fu in quegli anni che trovammo le maschere: personaggi da interpretare come attori sul palcoscenico della vita. Tu
folle e sognatore, mutevole ed imprevedibile come il tuo stesso nome; io borioso ed arrogante, sempre a caccia di scontri.
Non andavamo fieri di quelle interpretazioni, ma ci protessero per anni, mentre ci amavamo in segreto.

Avevamo sedici anni quando vidi la speranza abbandonare i tuoi occhi.
Non posso vivere così., scie argentee sulle tue guance, Questa vita mi sta uccidendo.
No, mormorai, No, amore, no. Lacrime salate anche sulle mie.
Come può Dio permettere questo?, un bacio disperato, Come può odiare ciò che per me è solo amore?.
Non lo so, sussurrai mentre ti tenevo stretto. Mentre ti abbracciavo così forte da farti sparire.
Mentre solo la luna vegliava silente sul nostro
dolore.

Uccidimi.
La tua bocca era sulla mia quando quella parola lasciò le tue labbra.
No, t’implorai, non potrei mai...io...non chiedermelo.
Uccidimi, eri disperato, non ti avevo mai visto così.
Non posso...non posso vivere senza di te., cercai di convincerti.
Uccidimi in piazza, davanti a Romeo, davanti a tutti., fu la tua risposta.
Ma così..., all’improvviso realizzai.
Così non dovrai vivere senza di me., una speranza, sottile e leggera come le ali di una farfalla: Uccidimi e Romeo non ti lascerà vivere.
Bruceremo all’Inferno., mormorai tra le tue braccia, Bruceremo fino alla fine del tempo.
Ma almeno saremo insieme., ti sentii dire, Saremo insieme anche all’Inferno. Brucerei in eterno pur di stare con te.
Ti amai tutta la notte e pregai Dio di avere
pietà di noi. Lo pregai di essere clemente e misericordioso. Lo pregai di scorgere l’amore dietro il nostro peccato.
Lo pregai di lasciarmi almeno te.


Fu straziante.
Ogni istante di quello scontro mi lacerò un pezzo d'anima.
T’insultai, ti colpii. Ti umiliai così tanto da rendere ogni parola credibile. Ma il mio cuore piangeva, piangeva ogni volta che sanguinava il tuo.
Implorai che il momento arrivasse il più tardi possibile, ma il coltello giunse nelle mie mani troppo presto, come un argenteo monito: Non puoi scappare, non c’è soluzione.
Cercai i tuoi occhi, cercai un dubbio, un ripensamento, un’indecisione. Ma tutto ciò che vidi fu una preghiera: Dammi la pace.
Affondai la lama nel tuo ventre. Colpii forte, deciso, mortale.

Ti aspetto, ti sentii sussurrare e il mio cuore s’infranse.
E Romeo avrebbe potuto uccidermi un’ora, un giorno, un mese dopo: non m’importava.
Io morii nell’istante in cui vidi i tuoi occhi coprirsi del gelido velo della morte.


Cadde la maschera. Svanì il rosso. Si spense l’odio.


Bruciava. Non il fuoco, non le fiamme o l’agonia di un’eterna punizione.
Bruciava la luce, tanto era brillante. Bruciava il tuo sguardo su di me, come può bruciare il sole estivo sulle pietre delle mura.
E fu così che anche il mio cuore bruciò. Di passione. Di amore. Di riconoscenza. Per quella preghiera che non era rimasta un grido nel vuoto. Per quella supplica che Dio aveva ascoltato e capito.
Non c’erano colori in quella luce, non c’erano né blu né rosso.

C’era solo il bianco con cui ti avevo conosciuto.
C’eri solo tu e questo bastava.


I'll be good, I'll be good
And I'll love the world, like I should
Yeah, I'll be good, I'll be good

For all of the times that I never could
-
Jaymes Young, I'll be good




 
  
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