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Autore: Silvy7s    12/05/2021    0 recensioni
A ventun'anni si hanno tante preoccupazioni: l'università, l'amore, gli amici.
Grace non era una di quelle ragazze spensierate e felici, o almeno, lo era stata per diverso tempo. Poi tutto cambiò.
Il suo tirocinio in ostetricia andava benissimo, aveva voti alti e amava il suo lavoro fino a quando un tumore al seno si presentò alla sua porta per poi entrare senza nemmeno bussare.
Questa cosa la stravolse nel profondo senza, però, cancellare ciò che era sempre stata ovvero una ragazza solare e gioiosa.
Oltre a lottare contro questa brutta malattia dovrà anche far fronte a diversi problemi di cuore che la porteranno a prendere decisioni difficili in un periodo già complicato della sua vita.
Genere: Drammatico, Sentimentale, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Incompiuta, Tematiche delicate
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Il giorno dopo il cielo era cupo come il mio umore, pioveva. Non riuscivo a concentrarmi, fissavo le goccioline che facevano a gara tra loro sul vetro della sala accettazione. Tutti si rendevano conto che non ero la solita Grace, che non ero la studentessa brillante, con la voglia di imparare di tutti i giorni, avevo addirittura rischiato di fare un casino in sala parto. Mi dimenticavo di monitorare le pazienti, di fare loro i tracciati, insomma le cose più banali. Non ero io. Una mia collega ginecologa mi si avvicinò capendo che non stavo affatto bene. -Grace sei sicura di stare bene? - domandò con fare gentile. Io osservai intorno a noi per vedere se qualcuno ci stesse ascoltando. -No, non sto bene. Ieri ho sentito questa massa nel seno e non si sposta, sono molto preoccupata - spiegai brevemente. Lei si avvicinò delicatamente, io indicai la zona nella quale si trovava per farla esaminare a qualcuno che, sicuramente, aveva più esperienza di me. La sua faccia non mi rassicurò affatto, si incupì da subito. -Vieni con me - disse poi. Io la seguii nella sala dove facevamo le ecografie, mi chiese di lasciare il petto scoperto e di alzare le braccia sopra alla testa. Guardai anch'io ciò che succedeva sul monitor. Il corpo estraneo apparve da subito sull'immagine, non accennò a nascondersi nemmeno per un secondo. Aveva un diametro di circa tre centimetri, ed era chiaramente vascolarizzato. Scoppiai a piangere, capii immediatamente di cosa si trattava, ma, ovviamente, servivano altri esami per confermarlo. -Se hai visto anche tu quello che ho visto io sai già cosa sto per dirti suppongo - disse un po' titubante, io mi limitai semplicemente ad annuire. -Quando finisci il turno vai in sala due, ti faccio una biopsia così chiariamo subito tutti i dubbi - Restai per un attimo immobile a fissare il soffitto, amavo la medicina ma non quando veniva praticata su di me. Mi alzai da quello scomodo lettino e mi pulii dal gel. Odiavo fare le ecografie, quella sostanza era appiccicosa e si spargeva ovunque, perfino sui capelli. Ci mettevo sempre una vita a pulirmi. Tornai subito al lavoro anche se con molte difficoltà a concentrarmi. A mente ripercorrevo la procedura dell’agobiopsia, volevo essere preparata a tutto, anche se nulla avrebbe potuto prepararmi al referto che avrei ricevuto. Lea mi stette vicino durante tutto il turno, non mi lasciò sola nemmeno un secondo, anche perché nel caso lo avesse fatto probabilmente avrei combinato qualche disastro come avevo già fatto quella mattina. La giornata sembrava non finire mai, ma quando quel momento arrivò mi precipitai subito alla stanza dove ci eravamo dati appuntamento io e la mia collega senza nemmeno passare a cambiarmi o a prendere la borsa. - Sdraiati pure qui cara - mi disse gentilmente indicando il lettino foderato di carta. Mi tolsi la maglietta e mentre mi dirigevo verso il posto indicato dalla dottoressa scrutai gli strumenti posizionati su un vassoio poco lontano. Rabbrividii al pensiero che dopo poco sarebbero stati usati su di me. Mi sdraiai sul lettino con le mani dietro alla testa. Cominciai a fare dei respiri profondi per tranquillizzarmi, era un esame comune, tante persone lo facevano tutti i giorni. - Ok, controllo un secondo con l'ecografo per capire da dove entrare e cominciamo subito - annunciò gentilmente. Eccola nuovamente lì in tutto il suo splendore, o dovrei dire orrore. - Allora, da questo punto ora inserisco la siringa per l’anestesia, sai già ovviamente che potrebbe bruciare un pochino e se senti dolore non farti problemi a dirmelo -, io annuii e chiusi gli occhi, non volevo vedere per nessuna ragione un ago trapassare la mia pelle. La puntura non fece tanto male e nemmeno quello che seguì. Con un bisturi la mia collega fece un piccolissimo taglietto sulla pelle per poi inserire un ago tranciatore, fatto apposta per prelevare campioni di tessuto. Ne estrasse soltanto due, io non riuscii a vederli bene dato che ero sdraiata ma lei si lasciò sfuggire un verso strano, non capivo se quel “mh” fosse un “forse non è così male” o un “qui c’è qualcosa di strano” ed era alquanto snervante, sicuramente aveva già eseguito innumerevoli biopsie e ne aveva viste molte sia maligne sia benigne di conseguenza sapeva cosa stava guardando. Mi mise un cerotto sopra alla lesione, delle garze e una fascia da togliere la mattina seguente. - Quando ho i referti li passo alla miglior senologa dell’ospedale, lei saprà sicuramente dirti meglio come procedere. Intanto tu non preoccuparti, lavora come hai sempre fatto, di sicuro non vogliamo perdere la nostra migliore tirocinante - disse poi sorridendo. Io la ringraziai e tornai allo spogliatoio dove avevo lasciato tutte le mie cose. Quando mi tolsi la maglia per cambiarmi tutti notarono quell'enorme fasciatura attorno al mio petto e mi guardarono straniti. Cercai di fare il più veloce possibile per togliermi tutti quegli occhi di dosso, mi sentivo a disagio e me ne andai senza parlare con nessuno. Dopo essere arrivata in macchina avvertii dei forti giramenti di testa a causa dell’anestesia così decisi di aspettare qualche istante prima di mettermi in viaggio verso casa. Accesi lo stereo e mi rilassai per qualche istante fino a quando mi venne improvvisamente sonno. Mi svegliai con il telefono che suonava all’impazzata. Avevo decine di chiamate perse dai miei genitori. Erano le nove e mezza e io ero uscita dal lavoro alle cinque. Accesi subito la macchina e mi precipitai a casa sfrecciando veloce tra le vie di Milano. Quando arrivai mi scusi subito per aver lasciato tutti in pensiero e spiegai il motivo del mio ritardo. La cosa che però mi stupì più di tutte, era il fatto che Vince non si era nemmeno preso il disturbo di chiedermi come stavo o che fine avessi fatto nonostante sapesse che ero agitata per ciò che stava succedendo al mio corpo. Quando gli raccontai dell'ecografia e della biopsia non mi degnò nemmeno di una risposta e nella mia testa continuavo a domandarmi il perché di quel comportamento soprattutto in un momento così delicato per me. Ci rimasi davvero male ma decisi di non darci molto peso, magari anche lui aveva passato una giornata difficile. Mi sdraiai nel letto, ci impiegai diverso tempo prima di trovare una posizione comoda in cui stare dato che quando l’anestesia passò la ferita cominciò a provocarmi dolore. Quando finalmente mi addormentai passai la notte tra incubi e paranoie.
   
 
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