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Autore: Ingridark    12/05/2021    1 recensioni
Si diressero in cucina, con piccole gocce di sudore e un presentimento sempre più crescente all'avvicinarsi della stanza.
Genere: Commedia | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Si stavano svolgendo quelli che erano i grandi preparativi per una festa di compleanno memorabile.
Musica, ma non a livelli da denuncia condominiale, festoni appesi alle pareti.
Profumo di pizzette appena sfornate, montagne in bilico di sacchetti di patatine che, a solo vederle, saliva il colesterolo.
Felicità profusa nell'aria, in quello che sembrava un caos ordinato di una casa in festa.
Lei, con una punta di isteria e nervosismo, si guardò intorno, per rassicurarsi che tutto fosse come se l'era immaginato. 
Passò davanti allo specchio dell'entrata di casa. Tutto decentemente ok. Non fosse stato per il fatto che quel giorno c'era un umidità pazzesca, e i suoi capelli, la sua chioma, aveva deciso di ribellarsi: 
un tripudio di vaporosità anni '80. Anche troppo, per i suoi gusti.
Per il resto, tutto procedeva secondo i piani, vestita di tutto punto, con un'eleganza che non sempre le apparteneva. 
Non fosse stato per l'inquilino che da poco aveva deciso di risiedere, seppur temporaneamente, sul suo mento. 
Un odioso, infido, repellente, brufolo.
Presa da un moto di schifo per quella immagine, corse in bagno, alla ricerca spasmodica di un correttore che, funzionale allo scopo,
riuscisse nell'impresa drammatica di nascondere quella millimetrica e rosea schifezza.
Corretto quello che per Lei era cosa inaccettabile alla vista, si diresse verso quel bipede che, da due anni,
aveva conquistato irrimediabilmente il suo cuore.
Quello strano umano era in piedi, con sguardo allucinato, nell'atto di osservare con un'attenzione eccessiva una piccola crepa sul muro.
"Stucco. E' questa la soluzione. Non ne posso più di vederla. " - disse tra sé, deciso a porre fine a quello stillicidio. 
Lui dondolava da parte a parte, molleggiando sui piedi, come se stesse danzando un ballo tutto suo.
"Cioè, fammi capire. Mancano solo, solo, venti minuti a che arrivano gli ospiti e tu ora hai la brillante, fantastica idea di metterti a stuccare 
un muro? Il tuo tempismo è qualcosa che mi lascia sempre inorridita" disse Lei, piantando le mani sui fianchi, come era solita a fare
quando stava per salirle una crisi di nervi.
"Va bene, va bene, farò domani. Stavo solo cercando un modo per ingannare il tempo." disse Lui, con uno sguardo carico di innocenza.
"Ok. Aspetta un secondo. Non lo vedo da mezz'ora, da quando ho sfornato le mini pizze. Dov'è Mefisto?
Stava dormendo quando stavo cucinando. Hai messo via la farina, l'olio, il sale? Tutte le cose che alla sua vista hanno il dovere morale
di cadere e rompersi?" gridò Lei con una non poco percettibile pesante nota di apprensione nella voce.
I due si guardarono mutuamente. Lui senza dire una parola abbassò il capo, con aria colpevole.
Un fracasso di bottiglie di vetro e recipienti infranti ruppe quello che sembrava un silenzio irreale per la coppia.
Si diressero in cucina, con piccole gocce di sudore e un presentimento sempre più crescente all'avvicinarsi della stanza.
La scena che si presentò davanti ai loro occhi fu agghiacciante.
Il malefico felino aveva le vibrisse sporche di farina, le zampe avevano lasciato la loro impronta sul pavimento nero opaco. 
E devasti di quelle che furono, un tempo non molto lontano, bottiglie d'olio e contenitori per il sale e lo zucchero, rovinosamente a terra.
Il colpevole, il malefico responsabile di quell'orribile disastro, era sopra il tavolo da pranzo, che con espressione sorniona, e ci avrebbero giurato, divertito, guardava le macerie sotto di sé di quel conflitto gatto-oggetti inanimati, in cui il primo aveva avuto totale supremazia.
Perchè era un gatto dolce, simpatico.
Ma ogni cosa, al suo cospetto, soprattutto se fragile e delicata, non aveva lunga vita.
Con una zampa, poneva fine alla loro inanimata, esistenza.
I due decisero di annullare la festa imminente. Ripulirono il devasto causato da quel tenero casinista, dal tartufino rosa e gli occhi ammalianti. 
Ma decisero di perdonarlo comunque. Era pur sempre il loro diabolico gattino.
Così diverso da loro, fissati con l'ordine e la pulizia al limite del patologico. La lezione rimase loro in testa per parecchio tempo. E altre feste successive non furono più guastate dal baffuto quadrupede.
Dopotutto..."Gli opposti si attraggono", no?

   
 
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