Storie originali > Soprannaturale
Segui la storia  |       
Autore: Tubo Belmont    20/05/2021    7 recensioni
"E se in realtà fosse tutto vero?"
"Se non fosse stata solo suggestione?"
"Se non fossi veramente da solo qua dentro?"
"Se ci fosse qualcuno nel buio?"
Inutile girarci troppo attorno: la vita di Satoshi Atsumu è un inferno.
Da normale studente delle superiori, la sua vita non può che essere bersagliata dalle storie di paura e dalle leggende metropolitane che tra i ragazzi della sua età spopolano. Il problema sta nel fatto che, per lui, queste storie hanno lo stesso effetto di un'iniezione di adrenalina capace a tenerlo sveglio persino per un anno interno.
Kami, potrebbe non riuscire a rimanere tranquillo nemmeno sul suo letto di morte!
Tuttavia, la sua vita già minacciata da probabili futuri malori dovuti alla sua gravissima mancanza di sonno e mezzi infarti che un po' lo accompagnano ogni giorno, è destinata a peggiorare (forse?) col trasferimento nella sua scuola di un personaggio piuttosto particolare: una ragazzona con la faccia di chi vuole menare le mani durante ogni singolo momento della propria vita.
E Satoshi, pur ancora non essendone del tutto sicuro, sa che molto presto una probabile tempesta si abbatterà su di lui e su chi conosce...
Genere: Comico, Horror, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Piccolo siparietto prima della storia per ringraziarvi tutti quanti brutalmente. Non mi sarei mai aspettato un feedback tanto positivo da una storia praticamente nata per sfogo e per liberarmi da un malvagissimo buco dello scrittore. Vi voglio un mondo di bene e Spero possa continuare a piacervi leggerla così come sta piacendo a me scriverla! Tra l'altro, mi dispiace per la severissma mancanza di mostri inquietanti in questo capitolo... ma mi rifarò.
Molto presto.

Esorcista Stagista
(Tutti i crediti del disegno vanno a 
Sakuminitan <3)

“Oooook… ecco fatto.” Satoshi porse il telefonino alla sua compagna di classe, che lo afferrò senza troppi complimenti.
Non aveva ancora finito di metabolizzare che cosa era accaduto poco prima, che già quella gli aveva afferrato il colletto con discreta irruenza “Oi.” Se lo avvicinò al viso con forza, facendolo quasi cadere.
Poi, con sguardo minaccioso, gli puntò lo schermo del cellulare sul viso, costringendolo a ritrarsi per colpa del contrasto che aveva la luce dello schermo con il buio “Cosa significano queste quattro stelle su cinque, eh, Koroshi?”
“Sato- lasciamo perdere.” scosse la testa.
“E ancora…” lesse la recensione ad alta voce “Ha sconfitto il mostro con pochissimi colpi, ma si è dimostrata estremamente maleducata ed esageratamente crudelem distruggendo oltretutto delle proprietà scolastiche? Ma che cazzate vai a sparare, ah?”
“Ecco, è esattamente questo il motivo per cui non ti meriti il voto pieno!” si lamentò Satoshi, tentando di divincolarsi senza il minimo successo “Ma che cavolo sono queste… dita o tenaglie?”
“Puah! Mi vorresti dire che avrei dovuto provare pietà per quello schifo? Sai che se non lo avessi pestato di santa ragione ti avrebbe fatto a pezzi, vero?” disse Katsuki, indignata.
“A parte che ti sei dimostrata una scaricatrice di porto anche con me: ti sei dimenticata che la creatura contro cui hai combattuto altri non era che uno spirito triste e con il cuore spezzato!” ribatté Satoshi, inspiegabilmente infervorato “tu l’hai sbattuta sul muro come fosse un calzino marcio, per tutti i Kami! Non hai mai avuto rispetto per i morti per ca-”
Katsuki ritirò il telefono e sbatté la propria fronte contro a quella del ragazzo, che maledì se stesso per non essersi cucito la bocca prima “Ok, testina, te lo ripeterò ancora un ultima volta e, se per caso ti sento ridirlo, ti strappo la cazzo di divisa e te lo tatuo sul capezzolo.” Lo guardò dritto negli occhi “Non. Era. Un. Fantasma.”
“Afferrato il concetto.” Il voler aver ragione non valeva la pena di un tatuaggio non voluto in un posto decisamente scomodo.
Rabbrividì al solo pensiero.
Katsuki lo tenne fermo ancora per un po’, poi sospirò seccata e lo liberò, facendolo quasi cadere all’indietro per la terza volta solo quel giorno “Ah… al diavolo, sono comunque quattro stelle. Lasciamo perdere. Non è giusto, ma me ne farò una ragione…” borbottò, allontanandosi dalla stanza con i pugni chiusi “Cazzoni ingrati che se la prendono per le cose più stupide…”
“A-aspetta!” esclamò Satoshi “Te ne vai così!?”
“Uhm… sì?” l’altra lo guardò da dietro una spalla con un sopracciglio inarcato “Che vuoi ancora? Che ti dia un bacino sulla fronte, ti rabbocchi le coperte e ti dica che va tutto bene?”
Finalmente, Satoshi sfoderò una delle sue più uniche che rare espressioni imbronciate “No. Ma almeno vorrei capire che cosa cazzo ho visto fino adesso.”
“Oh!” Katsuki ghignò “hai il faccino tanto tenero, però le parolacce le sai dire anche tu?”
“Certo!” esclamò l’altro di rimando “quando perdo la pazienza non riesco proprio più a comportarmi da brava persona!”
“Che paura…” la ragazza ridacchiò “comunque, credo proprio non ci sia più nulla da dire. Hai visto quello che hai visto, tira le tue conclusioni e pensa pure che siano fantasmi, gremlin o le scie chimiche. Molto probabilmente, non ci parleremo nemmeno più dopo oggi. Non sono una che ama farsi amici.” riprese ad allontanarsi “ora, se vuoi scusarmi…”
Ma Satoshi fu più veloce a frapporsi tra lei e la porta, aprendosi come una stella marina.
“Oi, hai per caso voglia di scherzare?” domandò Katsuki, ficcandosi una mano in tasca.
“Voglio sapere che cosa diavolo è successo.” Asserì Satoshi, gonfiando la guancia destra “E non ho intenzione di spostarmi finché non mi spiegherai per filo e per segno che cos’ho visto oggi. Intesi?”
Lo sguardo di Katsuki diventò ancora più minaccioso “Credevo di essere stata chiara questa mattina: se ti metti tra me e il mio lavoro, ti faccio a pezzi.”
Fu davvero difficile non cedere. Ma per qualche motivo, il farsi spiegare tutto avrebbe fatto sembrare ogni cosa meno un ‘delirio indice di follia repressa’, dal suo punto di vista. Perciò insisté, stirando le braccia e gambe ulteriormente “Fa pure. Ma dopo tocca a te pulire.”
“Ti posso spezzare a metà come un ramoscello.”
“Avanti!”
“Kintoshi, levati di mezzo o ti uccido.”
“Preferisco morire, piuttosto che convivere con quello che ho visto oggi per il resto della mia vita!”
Katsuki era veramente a pochissimi passi dal fargli male sul serio.
Passarono alcuni secondi, e poi…
“AH! Sei una dannatissima seccatura, porca puttana!” esclamò quella, ritraendosi e passandosi una mano sulla faccia con un ringhio irritato.
Satoshi ghignò vittorioso.
Non si sarebbe mai aspettato che la tecnica della ‘guanciotta gonfia’ avrebbe funzionato anche al di fuori di sua madre e Kurumi, ma era stata una bella sorpresa.
Dopo aver rilassato gli arti restò a guardarla per un po’, mentre a braccia conserte batteva il piede in terra e teneva gli occhi incollati sul pavimento, come se stesse cercando il modo migliore per spiegare tutta la storia senza metterci troppo tempo e impegno. All’improvviso, schioccò le dita facendolo sussultare “Dunque, hai presente il modo di dire ‘cazzo, me l’hai proprio gufata’?”
“… è un detto da responsabili di zoo?” domandò innocentemente Satoshi, con un dito sul mento e al testa inclinata.
“… ma tu sei una persona reale?”
“Uh?”
“Lascia perdere. Vedila così: immagina che un tuo amico ha un esame importantissimo da fare e tu gli dici che, sicuramente, lo fallirà e prenderà il voto peggiore in assoluto.”
“M-ma… ma è una cosa orribile!” Satoshi si portò le mani alla bocca.
“No ok, è solo un esemp-.”
“Non farei mai una cosa simile!”
“…”
“Scusa. Procedi.”
Dicevo...” tornò a spiegare, dopo un sospiro fatto per riacquistare la calma “Praticamente, dopo averglielo detto, finisce che quello lì fa l’esame ed in effetti prende il voto più brutto possibile.”
“Poverino…”
“IO TI-” riacquistò il controllo “lui viene da te, ti tira un pugno in faccia” Katsuki guardò l’interlocutore minacciosamente stringendo la mano. Quello deglutì impaurito “e ti dice ‘sei un bastardo! Me l’hai gufata!’ che in gergo vorrebbe dire ‘mi hai portato sfiga, brutto stronzo!’”
Satoshi si chiese per quale motivo la frase fosse diventata più volgare rispetto a prima.
“In sostanza è come se per colpa tua, una cosa che probabilmente non sarebbe capitata, è invece capitata. Tutto perché non te ne sei stato con la bocca cucita ed hai dovuto dire quello che ti passava per la testa.” Katsuki indicò il luogo d’impatto dove la Presenza dell’Aula d’Arte era finita in mille frammenti “Quella stronza funzionava praticamente allo stesso modo: molta gente ha cominciato a parlare di una presenza che faceva cose brutte e con una backstory terrificante… e puff! Eccotela qui, con gli occhi iniettati di sangue, furiosa e con davvero poca voglia di comunicare.”
Satoshi si portò una mano al mento, incuriosito “… quindi in pratica, se ho capito bene…”
“…sì?” fece la ragazza, speranzosa.
“… qualcuno mi ha… ‘gufato’ d’incontrare un fantasma alle mie spalle e, alla fine, l’ho incontrato verameEHI! Che stai facendo!?”
Satoshi si ritrasse, non appena vide la compagna di classe avvicinarsi minacciosamente con una tela tra le mani e con la faccia che esprimeva tutta l’intenzione di spaccargliela in testa.
Katsuki, tuttavia, smise di digrignare i denti come un cane rabbioso e puntò lo sguardo verso la sua destra pensierosa, fermandosi “Uhm… a dire la verità, non è che si distacchi poi troppo dalla realtà.” Concluse, gettando la tela lontano.
Il ragazzino la guardò perplesso: costava così tanto rimetterla semplicemente a posto?
“Comunque, in soldoni: la storia dei Sette Misteri si è diffusa per tutta la scuola, giusto?”
“Purtroppo per il mio sonno, sì.” rispose Satoshi, puntando lo sguardo su un punto imprecisato.
“Ecco, la diffusione di queste storie ha causato la comparsa di quel mostro. Tutto lì.”
“Oh! Aspetta, credo di aver capito!” fu il turno di Satoshi quello di schioccar le dita “E’ un concetto strano ma… mi pare di aver capito che, più si è parlato di questa leggenda metropolitana, più la stessa ha smesso di essere solo una leggenda, diventando un mostro in carne ed ossa!”
“…esatto. Esatto, Minoshi!” lo puntò col dito, sorridente “Bravo ragazzo!”
“Oh!” lo stesso sorrise allegro e soddisfatto. Avesse avuto la coda, probabilmente avrebbe anche scodinzolato “Comunque mi chiamo Satoshi.”
Ma pian pianino, l’allegria andò sempre più a scemare, in contemporanea con l’avvicinarsi della realizzazione di ciò che aveva appena sentito.
Era un fifone ed un ragazzo estremamente ansioso, ma non era un credulone, per quanto alle volte la suggestione gli giocasse pessimi scherzi. E quindi una storia del genere, per quanto paurosa, l’avrebbe comunque accantonata come l’elaboratissima trama di una qualche web novel che non avrebbe mai letto (grazie). A sto giro, però, il protagonista della suddetta web novel era lui.
Per quanto ci ripensasse e cercasse di dare una spiegazione plausibile che non comprendesse il… ‘paranormale’ – il solo pensare a quella parola terribile gli faceva venire i brividi – a ciò che aveva vissuto, era palese che la comparsa, l’inseguimento e il massacro della Presenza dell’Aula d’Arte fossero tutt’altro che un semplice frutto della sua immaginazione.
Inoltre, se pensava che una vera e propria apparizione di quel ‘fantasma’ fosse avvenuta poco dopo che la sua storia cominciasse a spopolare per la scuola…
“Mi stai dicendo che… le leggende metropolitane sono…” continuava a sorridere, ma l’allegria e la luce avevano abbandonato i suo occhi “… reali?”
“Rettifica: non sono reali, finché la gente non comincia a parlarne a sproposito!” rispose Katsuki, senza guardarlo “Capisci ora perché non li tratto come fantasmi veri e propri?”
“E mi stai dicendo che, più una persona parla di una qualche terribile apparizione, quella viene fuori per davvero.” Continuò Satoshi, barcollante “Anche adesso, se parlassi di un ‘coso che esce fuori dall’armadio ogni notte’ quello apparirebbe?”
Katsuki sbuffò seccata “Generalmente sono molto più elaborate queste storie, ma il succo è quello. Quindi vedi di non scherzare troppo col fuoco se non vuoi avere brutte sorprese.”
Satoshi rise nervosamente “Quindi… in un paese estremamente superstizioso come il Giappone…”
“uuuh… soldi a palate, Kioshi!” la ragazza sogghignò malignamente “Tra qui e il Messico, faccio quasi fatica a pensare ad un posto migliore dove poter fare il mio lavoro!”
 
“Già. Posso chiederti un favore, Amano-san?”
“Oh diamine, e adesso che vuo-”
Voltandosi, trovò il ragazzo coricato a terra, con le braccia lungo i fianchi e le bambe unite.
E la testa esattamente sul percorso della porta scorrevole dell’aula d’arte.
“Oi, Legoshi, perché ti sei messo a fare il cosplay di un bacarozzo?” domandò sinceramente incuriosita Katsuki, portandosi i pugni ai fianchi.
“Potresti essere così gentile da” con il suo sorriso vuoto, il ragazzo puntò la porta scorrevole con un dito “sbattere ripetutamente quella contro la mia testa fino a farla diventare una poltiglia insanguinata? Tanto so che vuoi farlo, quindi perché perdere altro tempo.”
Lasciò cadere il braccio a terra, come la sua voglia di vivere.
Katsuki restò a guardarlo per un po’ con un’espressione piatta, poi si avvicinò alla porta e la allontanò più che poteva dalla testa del ragazzo “Oi, smettila di scherzare. La voglia c’è, ma non intendo sporcarmi le mani, soprattutto non dopo aver perso tempo a spiegarti come funziona tutto.”
Quello ridacchiò senza allegria “Oh, fa nulla. Troverò altri modi – meno dolorosi – per porre fine alla mia vita anche da solo”
“No, non lo farai. Non voglio essere accusata di suicidio assistito nella tua lettera d’addio” Katsuki andò alle sue spalle e lo costrinse a rimettersi eretto, riuscendo solo a farlo sedere. Non aveva mai visto qualcuno lasciarsi andare così di brutto prima d’ora “Ma si può sapere qual è il tuo problema?”
“Il… mio… problema?” Satoshi si voltò lievemente verso di lei “… Il… mio problema?”
Poco dopo era tornato in piedi, le aveva afferrato il colletto della giacca e si era messo a piangere a dirotto “HAI IDEA DI COSA SIGNIFICHI TUTTO QUESTO!? L’UNICA RAGIONE PER CUI HO TROVATO UN COMPROMESSO PER CONTINUARE A VIVERE IN UN MONDO DOVE SI RACCONTANO LE STORIE DI PAURA, ERA CHE QUESTE FOSSERO TUTTE MINCHIATE! Eppure, guarda… guarda… guarda…” puntò con un braccio il luogo della dipartita della Presenza “OGGI UN PORCA PUTTANA DI CLICHE’ DA FILM HORROR MI HA INSEGUITO PER TUTTA LA SCUOLA, CI HO QUASI RIMESSO IL CUORE, LA VITA E LA SANITA’ MENTALE. TUTTE ASSIEME! E TUMIVIENIADIRECHEINUNPAESEPIENOCOSI’DISTORIEEROBEDIPAURARACCONTATEOGNICINQUESECONDI-” ormai il pianto disperato si era confuso con il monologo “SOPRATTUTTOORACHEHOSCOPERTOCHESONOTUTTEVEREDOVREISTARECALMOENONVOLERMIFAREUNCOCTAILDIFARMACI!?” le diede una testata sul seno e la cosa la fece non poco imbestialire “Piuttosto… piuttosto UCCIDIMI! CHE ASPETTI, FAMMI FUORIIII!”
Lo accontentò per metà: con una vena che sporgeva dalla fronte, Katsuki lo colpì in testa con un pugno talmente forte da shakerargli tutte le ossa del corpo come un frullato.
“Ti sei dato una calmata, adesso?” domandò senza preoccupazione poi, guardando un Satoshi che adesso si trovava accovacciato a terra con le mani sulla testa dolorante, dalla quale pareva quasi uscisse del fumo a causa dell’impatto.
“… magari…” con le lacrime agli occhi ed un’espressione da cane bastonato, il ragazzo alzò l’indice “ ancora uno, per sicurezza?”
Katsuki sbuffò infastidita, ma accontentò comunque il compagno di classe, che adesso si trovava coricato a terra come poco fa, anche se per un altro motivo.
“Porca miseria, Toshiki. Hai la testa davvero dura, lo sai?” si lamentò la ragazza, scrollando la mano con cui lo aveva atterrato “Forse a causa di tutte le pippe mentali che ti sei fatto nel giro di sette secondi, magari?”
Satoshi, incredibilmente ancora vivo dopo quelle botte, si tirò su a sedere con le lacrime che continuavano ad uscire copiose “E’ assurdo… la mia pace e la mia continua monotonia, ora sono totalmente andate a farsi benedire.” Si mise le mani agli occhi “il mio era un inferno già all’inizio, con tutti quelli che prendono per una stupidaggine la mia paura e mi considerano solo un’irrazionale ed un fifone.”
“Hanno torto?”
“Oh al diavolo! Cosa ne vuoi sapere tu!?” la puntò col dito “Tu hai appena picchiato a sangue un cazzo di mostro a mani nude e ne parli come se lo facessi tutti i giorni!”
“In un certo senso, è vero.”
“E’ allora che cosa ne vuoi sapere tu?! Che cosa ne volete sapere tutti!?” si premette le mani sulla testa ricominciando a piangere sul serio “v-voi non siete terrorizzati dalla vostra stessa ombra.. v-voi sentite solo fruscii dove io sento sussurri, non vedete mostri con la coda dell’occhio in ogni dove… non…” serrò le palpebre, singhiozzando “… credi davvero che abbia scelto io di essere così facilmente suggestionabile… credi che sia facile?”
Appoggiò la testa sulle braccia incrociate sulle gambe e riprese a piangere.
Guardandolo singhiozzare in quel modo, la ragazza cominciò a pensare che la sua non fosse solo una semplice reazione estrema. Che era già capibile, comunque. Non era una notizia leggera, per una persona normale. Però, come diceva, non aveva mai visto nessuno prenderla così male prima d’ora, benché avesse dovuto già altre volte far luce sulla realtà dei fatti a molte persone che fino a qualche momento prima vivevano all’oscuro di tutto, che conseguente non l’avevano proprio presa con filosofia. Ma quel ragazzo di cui faceva fatica a ricordare il nome era l’immagine fatta e finita della disperazione.
In effetti, sembrava un po’ come dire ad un aracnofobico avrebbe dovuto vivere per sempre all’interno di una casa piena di ragnatele.
Non aveva mai sentito però di una fobia così estrema riguardante solo ed esclusivamente le leggende metropolitane. Che fosse un primo caso? Magari poteva ricavarci qualcosa se lo presentava ad un qualche gruppo di ricerca?
Ma crudeltà gratuita e divagazioni a parte, adesso che lo vedeva fatto su come un riccio a piagnucolare sommessamente, il fastidio lasciò spazio ad un po’ di pena.
Sospirò seccata, portandosi una mano sulla faccia “Ehi, coso. Guarda che non c’è nulla di male nell’aver paura.” Si avvicinò a lui, chinandosi e mettendogli una mano sulla spalla “la tua reazione mi ha solo lasciato un po’ spiazzata, tutto qua. Sono abbastanza sicura che tu sia il primo essere umano che incontro a preferire la morte alla paura.”
Satoshi alzò lentamente lo sguardo rosso di pianto, con un grumo di moccio che si era attaccato alla divisa scolastica, creando un filo non proprio bellissimo da vedere.
“Kami, sei uno schifo. Prendi qua” gli porse un fazzolettino di carta trovato nella tasca “Sei un uomo, per la miseria. Datti un po’ di decoro…”
Quello esitò un momento, poi prese timidamente l’oggetto e si soffiò il naso con forza, tornando a guardare l’interlocutrice con un sorriso tirato “Gu-Guazie…”
Quel ringraziamento le suscitò una miscela d’imbarazzo ed istinto materno molto strano, che accantonò in un angolo subitissimo.
Sorrise comunque “va un po’ meglio, adesso?”
Satoshi, che finalmente sembrava essersi calmato del tutto, annuì sommessamente.
 
“Allora direi che qua siamo a posto” Katsuki si alzò in piedi “non aspettarti che io ti accompagni a casa comunque, bimbetto. Non succederà.”
Cominciò ad allontanarsi ma, una volta arrivata sulla porta, guardò il compagno di classe da una spalla “Ascoltami bene: non sono una strizza cervelli e sicuramente non ho la più pallida idea di cosa ti passa in quella testa di cazzo ogni giorno, soprattutto quando una storia di paura ti spaventa” Girò appena la schiena, puntandolo col dito “e sono certa che sarai scosso e terribilmente sconvolto dopo aver scoperto che le leggende metropolitane sono solamente, ecco… metropolitane.”
“Non c’è nulla da ridere, ma ok.” Rispose seccato Satoshi.
“Se tuttavia vuoi una qualche mezza rassicurazione, ti posso dire che non attaccano a caso e non è che se uno pensa che c’è un mostro nell’armadio, quello esce e lo mangia. Sei totalmente fuori pericolo e, a quanto pare, nonostante tu ne sia totalmente terrorizzato, sembra che tu abbia una discreta conoscenza riguardo le storie di paura giapponesi.”
“G-già… non me ne parlare…” il problema di avere una compagna di classe ed una sorella malate di quella roba.
“Insomma, ti basta evitare i posti protagonisti riguardanti queste ‘non poi così leggende’ e tutto dovrebbe filare liscio, no?”
Satoshi annuì, più a se stesso che all’interlocutrice.
“Inoltre…” si voltò a guardarlo “… prendila per come vuoi prenderla, ma questa è in un certo senso una lezione di vita: non lasciarti seppellire e soffocare dalla paura, altrimenti farai la fine del perdente. Alzati in piedi ed affrontala, per i Kami! Forse ti sembra impossibile, ora come ora… ma che ne sai veramente, se non ci hai mai provato?”
Quindi si voltò del tutto e prese ad allontanarsi, con un poco plateale gesto di saluto “Ma come ho detto, io non sono una psicologa. In quel caso, avrei studiato psicologia, mica i modi migliori per pestare una Manifestazione. Comunque sia, ci vediamo, Lioshi!”
Il ragazzo la guardò mentre si allontanava, per poi abbassare lo sguardo, pensieroso.
Per quale motivo, le ultime parole di quella ragazza lo avevano fatto sentire così… strano?
Guardò il punto dove era stata abbattuta la creatura di prima, che adesso sicuramente stava bruciando a causa di tutti gli sguardi che gli avevano lanciato. Pensò a come Katsuki, senza nemmeno pensarci, l’aveva sballottata contro il muro e come l’aveva fatta letteralmente cessare di esistere con un pugno. Ed un altro pensiero si fece strada nella sua mente: magari nelle storie che sentiva raccontare, alla fine, i protagonisti facevano una fine orribile o non venivano mai più ritrovati.
Ma in quella storia, la storia reale, quella con Katsuki… il mostro dell’orrore non era stata la Presenza dell’Aula d’Arte.
Digrignò i denti e strinse il fazzolettino.
Le parole della ragazza gli rimbombarono in testa.
Che ne sai veramente, se non ci hai mai provato?
Si alzò di scatto ed andò sull’uscio dell’aula “Ehi, Amano-san!”
Quella, arrivata a metà corridoio, si voltò perplessa.
E, benché fosse ben conscio di quanto se ne sarebbe pentito subito dopo di ciò che stava per dire, lo fece comunque “Portami con te! Fammi vedere come combatti i mostri!”
La ragazza, sentendo quelle parole, inarcò un sopracciglio “… scusami? Non ti ho sentito molto bene. Ho ancora il rimbombo dei tuoi pianti di puro terrore nelle orecchie.”
Satoshi strinse i denti, poi si portò una mano al petto “Tu non puoi capire quanto mi costi dire una cosa simile, ma voglio provarci!” strinse le palpebre, parlando senza nemmeno prendersi una pausa “voglio davvero provarci ad affrontare le mie paure! Voglio vedere quei mostri mentre vengono distrutti! Voglio avere la certezza che non c’è nulla di cui aver paura!”
Katsuki si voltò del tutto, incrociando le braccia “E come pensi di fare? Non ti ci vedo da solo, pauroso come sei, ad affrontare orde di mostri senza una minima preparazione. Magari non vengono a cercarti loro, ma se te li vai a cercare tu, posso garantire che non ti tratteranno coi guanti di velluto!”
Satoshi continuò imperterrito “E’ per questo che voglio venire con te! Tu… il tuo lavoro, se ho capito bene, consiste in una specie di disinfestazione di questi mostri, giusto? Sei una disinfestatrice paranormale, no!?”
Katsuki sorrise, genuinamente divertita “E’ un po’ più complessa la cosa, ma siamo lì, in effetti.”
“Allora portami con te!”
L’altra tornò seria “E dovrei portarmi dietro uno che se la fa sotto per queste cose? Come ne gioverebbe il mio stage, esattamente?”
“Puoi sempre chiedere un aumento!”
“Lavoro gratis, al momento.”
“Magari ti danno qualche credito!”
“… magari hai ragione.” Sembrò molto più interessata alla proposta, adesso.
“Inoltre… non ho altri modi per poter affrontare la mia paura!” stava continuando come un treno “Ti prego, Katsuki! Giuro che non ti ostacolerò! Me ne rimarrò in un angolo, a vedere come picchi i mostri tentando di non svenire ogni volta!”
“… faresti davvero una cosa simile?” Nonostante tutte le scenate di prima?”
“Mentirei se ti dicessi che non sono del tutto sicuro di star facendo la cosa giusta…” strinse un pugno e forzò un sorriso "...ma lo hai detto anche tu, no? Come posso essere sicuro che questa paura è invincibile, se prima non provo a combatterla?”
La ragazza rimase a fissarlo per un po’, dopodiché con un sorriso beffardo lo puntò col dito “Eccole lì. Prima non si vedevano bene, ma adesso ne sono certa: lì in mezzo ci sono un paio di palline per davvero.”
Satoshi diventò paonazzo e si portò le mani sui gioielli “E-EHI!”
Quindi la ragazza gli fece l’occhiolino “Non posso dire di odiare questo tuo lato, Satoshi. Sono un po’ più propensa al conoscerti meglio, adesso.”
“Io mi chiamo Sato-” sussultò “Oh!”
“Se davvero vuoi starmi intorno mentre faccio le mie commissioni, fa pure.” Si voltò con lo stesso gesto di saluto di prima “l’importante è, come sempre, di non starmi tra i piedi. Non garantisco che i pugni non possano centrare pure te, altrimenti. Ci vediamo domani, bamboccione.”
Guardandola allontanarsi, Satoshi si sentì inspiegabilmente soddisfatto.
Aveva letteralmente fatto un patto col diavolo, costringendosi a seguire una persona conosciuta da pochissime ore in posti paurosissimi ad affrontare cose che non dovrebbero esistere in natura. Era già certo che il primo giorno si sarebbe precipitato da qualche parte a vomitare per la tensione.
E tuttavia il sapere che non sarebbe stato solo, e soprattutto che la persona che lo accompagnava poteva picchiare forse anche l’Oni più terrificante, gli infondeva una certa sicurezza.
Forse, la prima ‘certa sicurezza’ nella sua tristissima vita d’incertezze ed ansie.
No, non era una brutta sensazione. Per niente.
E mentre Katsuki scompariva dietro l’angolo, Satoshi si rese conto di un certo particolare.
“EHI! Ma quindi devo davvero rimettere tutto a posto io qua!?”
Ma quell’altra si era già sicuramente dileguata, oppure aveva fatto finta di non sentirlo. Sospirò rassegnato e si ficcò il fazzolettino in tasca “Bah… sarà il caso di darsi una mossa.”
E si mise al lavoro, contando di finire il prima possibile.
L’ultima cosa che voleva dopo gli ultimi eventi, era rimanere da solo a scuola post orario di chiusura.
 
[…]
 
“Kami… ma che diavolo ti è preso?” domandò Kurumi alzando lo sguardo dal telefono “Sei per caso stato scelto per un casting di ‘The Walking Dead’?” 
Satoshi tirò un sorriso “B-buon giorno a te, Rumi-kun.” Non aveva quasi sentito ciò che l’interlocutore aveva detto “Non ho dormito molto bene la notte scorsa…”
A giudicare da come l’altro lo stava guardando, doveva avere un aspetto orribile.
Ed in effetti, quando quella mattina si era visto allo specchio, un po’ ci era rimasto male anche lui vedendo le due occhiaie che lo facevano sembrare il perfetto ed inquietante ibrido tra un essere umano ed un panda e la carnagione ancora più pallida e malaticcia del solito. Per non parlare dei capelli, che sarebbero stati molto più ordinati se una bomba gli fosse esplosa in testa.
Quella notte il sonno aveva letteralmente fatto i bagagli per un altro continente e lo aveva mollato, per colpa di ciò che aveva visto il giorno prima.
Per evitare di ripensarci troppo, aveva cercato di assuefarsi rimanendo incollato allo schermo del computer a guardare video di gattini, cagnolini, ‘wholesome memes’ e tutto ciò che di più carino poteva esistere. E sarebbe andato tutto bene, se nonché ogni singola volta che lo sguardo cadeva in un angolo buio della stanza rivedeva quella mostruosità dalla faccia martoriata corrergli addosso a braccia tese. Era caduto dalla sedia urlando almeno quattro volte, ed alla quinta sua madre lo aveva pure cazziato di brutto.
Quando si era infilato finalmente sotto le coperte ovviamente non era riuscito ad addormentarsi.
Se una semplice storia raccontata lo faceva stare sveglio per tutta la notte, il viverne una non poteva che romperlo di brutto emotivamente.
“… di storia devi aver sentito per ridurti in questo stato?” mentre si sedeva con un’espressione da drogato, Satoshi cercò quantomeno di capire che cosa stava cercando di dirgli l’amico “… sei davvero sicuro di stare bene? Non è meglio farsi una capatina in infermeria?”
“Oh nooooo… shtai tranquillo, sto beeee…” la testa scivolò dalle mani su cui era appoggiata, andando a sbattere sul banco.
Satoshi non si mosse più.
“Ah. E’ morto?” Kurumi tornò a guardare il cellulare “Poteva almeno dirmi se la serie ha ancora qualche speranza prima di morire completame-”
“BUOOONGIORNO RAGAZZI!”
Qualcuno sbatté un po’ troppo forte le mani sul banco di Satoshi, facendo sussultare e quasi perdere la presa sul telefono a Kurumi e facendo ribaltare il proprietario all’indietro con un urlo di terrore. Quando alunno e sedia si schiantarono al suolo violentemente, buona parte della classe si voltò per capire cosa stesse succedendo. Ma rendendosi conto che si trattava della ‘zona Atsumu’, tutti tornarono molto presto a fare ciò che stavano facendo senza preoccuparsi troppo.
 
“Per la miseria Saeko!” si lamentò Kurumi, pinzandosi il naso con due dita e sbuffando “Ti pare il modo!? A quest’ora della mattina, tra l’altro! Guarda cos’hai combinato!” puntò Satoshi, che si teneva la testa dolorante appoggiata al banco con entrambe le mani, uggiolando come un cucciolo ferito “Lo hai mandato in standby! Ora rimarrà così per almeno mezza giornata.”
La ragazza incriminata, una giovane dalla pelle scura, i capelli corti e neri e due occhioni color nocciola, cominciò a torturarsi le mani con lo sguardo puntato verso il basso, visibilmente sagrinata “S-scusatemi ragazzi. N-non volevo fare nulla di male, giuro!” cercò di discolparsi “A-anzi, ho visto la faccia che aveva Satoshi – la tua è sempre cupa, quindi non ci ho dato troppo peso – e speravo che con un saluto entusiastico avrei potuto tirarlo su di morale!”
“N-no, sul serio, fa lo stesso, non ti preoccupare…” il ragazzino, già ripresosi con sommo stupore del migliore amico, gesticolò con la mano mostrando alla compagna di classe un sorriso stanco “La prossima volta però ti supplico evita l’approccio ‘attacco cardiaco’. Le mie coronarie te  ne sarebbero grate.”
“Sono contenta che si sia risolto tutto! Ora che abbiamo appurato che Satoshi non è diventato un fantasma – ne sarei stata estremamente invidiosa – voglio assolutamente mostrarvi una chicca che ho scoperto!”
E ovviamente, dove c’era Saeko, eccoti apparire pure la totalmente priva di tatto e fanatica dell’occulto conosciuta anche come Tsumiki. A differenza dello spirito libero che per poco non lo aveva mandato a vedere di persona se i Kami esistono davvero o se per tutto quel tempo avevano sempre avuto ragione i cristiani, l’amica aveva un aspetto molto più posato, con dei lunghi capelli castano scuro raccolti in due eleganti trecce ai lati della testa e due occhi azzurri dallo sguardo gentile.
Un neo spuntava poco sotto la bocca.
In un certo senso, poteva quasi essere considerata una delle bellezze della scuola… se non fosse stato per la sua propensione a parlare solo ed esclusivamente di robe inquietanti. A Satoshi, oltretutto! Più volte, si era spiegata dicendo che la sua aura da persona ‘estremamente impressionabile’ – cacasotto sarebbe stato poco carino – la spingeva a parlare ancora di più di argomenti paurosi in sua presenza.
Per la sua immensa gioia.
Tra i misteri della scuola, tuttavia, ne esisteva uno non detto: il motivo e il modo in cui due poli talmente opposti come Saeko e Tsumiki erano diventati letteralmente inseparabili.
“N-no in realtà, non credo sia il ca-”
“Si tratta di una catena maledetta!” esclamò la ragazza con un sorriso a trentadue denti.
“E mi ha bellamente ignorato.” Satoshi sbatté la fronte sul banco
“Sul serio Tsumiki-san? Una catena maledetta? In questo periodo?” Kurumi la guardava con un’espressione basita “ma quelle stupidaggini non erano uscite di moda la decade scorsa?”
“Oh, lo so – soprattutto perché ho un folder sul computer dove ho salvato ogni singola catena uscita dal 2000 fino ad oggi – ma questa sembra davvero interessante!” la ragazza rovistò sul cellulare, continuando a ghignare come un’ossessa. Saeko, sorridente e con le mani dietro la schiena come una bambina, si avvicinò alla migliore amica per spiare cosa stava facendo “Eccoci qua: a quanto pare parla della storia di una strana entità senza gambe, occhi e naso e dalle lunghissime braccia che usa per muoversi che viene a catturarti se sei l’ultima persona, dopo almeno un centinaio di altri utenti, a ricevere il messaggio. Super elettrizzante!”
Kurumi restò in silenzio, con una mano che gli sorreggeva la testa e il gomito appoggiato sul banco.
“…ma tu ti rendi conto di aver parlato di questa cosiddetta catena super interessante riassumendo ogni singola altra catena mai esistita fino ad ora, giusto?” domandò poi, annoiato.
“No, hai ragione. Mi sono spiegata male. La catena in effetti è abbastanza banale, la cosa interessante… è la mia idea.” Un sorriso agghiacciante affiorò sulle sue labbra “vedi, io e la qui presente Saeko-chan…”
“SONO IO!” l’altra ragazza saltellò tutt’ allegra col cellulare in mano, mentre l’amica l’indicava con le braccia nemmeno fosse stata un’opera d’arte dall’inestimabile valore.
“Ci siamo ingegnate per fare in modo che questa volta, sicuramente, io potrò vedere l’entità di una catena in prima persona!”
Satoshi rabbrividì.
“Ho chiesto alla qui presente d’inviarmi il primo messaggio per innescare la catena, ed ora tutto ciò che mi resta da fare è inviarglielo di rimando, così che lei possa inviarlo nuovamente a me e vice versa. Dubito che la catena riesca a capire che il messaggio è stato inviato solo tramite due persone, perciò, quando avrò ricevuto il centesimo messaggio…” si portò le mani alle guance, con occhi sognanti ed un’espressione… che definire lasciva sarebbe stato riduttivo “… sarò tra le braccia della mia bellissima e pallidissima entità da incubo…”
Kurumi guardò la compagna di classe come si guarda un serial killer dietro le sbarre di un carcere di massima sicurezza, poi si voltò verso Saeko “E tu hai accettato di aiutare questa nevrotica?”
Saeko fece spallucce “Boh. A me sembrava una cosa divertente!”
“Cercare di evocare un mostro, quindi, per te è divertente?”
“Oh suvvia, non è che poi appaia veramente!” si girò verso l’amica “Non è vero? Siamo fuori pericolo, giusto?”
L’altra la guardò leggermente imbronciata “Sì… però non portare troppa sfortu-”
“E’ UN’IDEA DEL CAZZO!” Satoshi si era alzato all’improvviso e aveva sbattuto fortissimo le mani sul banco, facendo sussultare la combriccola “UN’IDEA DEL CAZZO!”
Tutti si voltarono verso di lui: in effetti, era piuttosto raro che Satoshi Atsumu se ne uscisse così infervorato. Soprattutto considerato il fatto che la maggior parte delle volte era troppo stanco a causa di una notte insonne anche solo per poter spiccicare due parole.
“M-ma non è vero!” Tsumiki si lamentò aggrottando lo sguardo “E’ un’idea ottima! L’ho studiata per filo e per segno questa notte!”
“Sei rimasta sveglia tutta la notte per pensare ad un’idea simile?” Kurumi era sempre più perplesso.
“Quella non è una pessima idea. Se vuoi farti ammazzare è sicuramente un’ottima scorciatoia!” continuò Satoshi, imperterrito “L’idea delle balle è quella di voler a tutti i costi evocare un’entità sovrannaturale e farti rapire! Davvero non hai altri modi – magari meno rischiosi – per passare il tempo?”
Kurumi guardò anche l’amico con un sopracciglio inarcato.
“Puoi capire anche tu che leggerle soltanto le leggende metropolitane dopo un po’ perde quel fascino e tende ad annoiare – anche se ce ne sono ancora di decisamente valide in giro per la rete – e quindi ho dovuto in qualche modo trovare un rimedio alla noia!” spiegò Tsumiki, seria “Ma poi scusa, a te cosa importa? So che sei estremamente impressionabile, ma finché la questione non ti tocca non dovresti preoccuparti, giusto?”
“N-non capisci, Tsumiki…” Satoshi la guardò intensamente “Questo va al di là dell’essere estremamente impressionabile!”
“E dunque? Spiegati meglio.”
Tsumiki lo esortò a continuare, ma a quel punto il ragazzo fu totalmente preso in contro piede: che cosa poteva dire, infatti? Che il giorno prima aveva effettivamente incontrato ed era dovuto fuggire da una vera leggenda metropolitana scopertasi reale e che l’equivalente giapponese e genderbend del tipico bullo cliché di qualsiasi serie americana ambientata in un liceo l’aveva presa a pugni? E soprattutto, come spiegava che il parlare troppo di una leggenda metropolitana l’avrebbe letteralmente fatta apparire nel mondo reale e da lì in poi chissà cos’altro sarebbe successo?  
Sarebbe stato più semplice spiegare ‘The End of Evangelion’!
Satoshi però non poteva assolutamente permettere che la sua amica finisse nei guai.
Certo, raccontava sempre storie terribili senza chiedere il permesso e la cosa lo infastidiva non poco, ma dal desiderare che la smettesse al volerla vedere sbranata da chissà quale mostruosità alla Junji Ito c’era un abisso di mezzo!
Ma visto che non poteva raccontarle tutta la verità – non subito, almeno – senza passare per esaurito, si limitò a stringere i pugni con forza ed a sfoggiare un “Io credo che, a volte, si debba stare molto attenti a ciò che si desidera.”
La frase lasciò i presenti letteralmente di sasso.
“Oooook… questa notte hai decisamente dormito troppo poco. Cos’è questa frase alla Arnold Schwarzenegger?” Kurumi lo stava guardando come se non lo riconoscesse più.
“Non ho chiuso occhio, questa notte.” Satoshi lo guardò di sottecchi “E’ diverso.”
“Ah.”
“Perdonami, Toshi-kun. Ma oggi sembri decisamente più agitato del solito.” Saeko sembrava piuttosto preoccupata “Suvvia, è solo un gioco! Lo sappiamo tutti!” i presenti ignorano le lamentele di Tsumiki, stufa di sentir dire come lo spettro della catena non sarebbe mai apparso.
“… scusatemi, davvero.” Satoshi, che finalmente si era reso conto di stare uscendo un po’ troppo fuori dal suo carattere originale, si passò una mano sulla faccia “ma credo fermamente sia un enorme rischio quello che voi state correndo.”
“Oh suvvia!” Tsumiki si batté il pugno al petto, orgogliosa “Credi davvero che non mi sia preparata di conseguenza? Ho preso tutte le dovute precauzioni! Cosa mai potrà andar storto?”
“Assolutamente nulla, appunto.” Una voce femminile fece voltare i quattro ragazzi verso la direzione da cui era arrivata.
“Soprattutto perché le catene maledette sono la cosa più inutile mai esistita prima.” concluse Katsuki, che si era avvicinata al gruppetto senza dire una parola, entrando dunque nel discorso a gamba tesa “C’è più probabilità di venire centrati in fronte da un satellite precipitato sulla Terra che sperare di essere bersagliati dalla maledizione di una catena.”
“A-Amano-san!” Satoshi, non appena la vide, sentì un lungo brivido corrergli lungo la schiena.
“C-come!?” Tsumiki si voltò verso la nuova alunna, sconvolta e già sul piede di guerra. L’altra la guardò con sufficienza “E tu come pensi di poterlo sapere con così tanta sicurezza, scusami?”
Katsuki affilò lo sguardo “Guardami bene: ho la faccia di una persona che dice cazzate, secondo te?”
“Assolutamente no, signora.” Rispose l’altra, calmatasi tipo nella frazione di cinque millisecondi.
“Riuscire a far star zitta Tsumiki con una sola frase è una dote lodevole.” Kurumi ghignò appena “Sarà il caso di farcela amica, questa qui.”
“Quindi… è assolutamente sicuro che non succederà proprio nulla?”
“Ah… senti, non volevo infrangere le tue aspettative, ma i fatti sono fatti” Katsuki non voleva avere quella conversazione, si vedeva. Probabilmente non voleva parlare proprio in generale “le catene maledette sono solamente dei giochi idioti creati da bambini che non hanno trovato modi più interessanti per passare il tempo. Quindi non solo non hanno un fondo di verità, ma sono l’equivalente di una fanfiction stupida su una leggenda metropolitana. Non perderci troppo tempo.”
Tsumiki sospirò un po’ delusa, e abbassò la testa.
Poi però all’improvviso la rialzò con gli occhi luminosi ed un’espressione determinata “Beh, non importa! Ho perso troppo tempo nel ricercare una catena degna di essere sfruttata, e non manderò all’aria ogni cosa solo perché molto probabilmente non accadrà nulla!” alzò un pugno.
“Oh! Allora lo faremo lo stesso?” Saeko la guardò tutta eccitata e con i pugni alzati sotto al mento.
“Puoi scommetterci che lo faremo lo stesso!”
“OH YEAH!” le due ragazze si scambiarono un doppio cinque in basso ed un in alto, saltellando allegre.
“… ma fate un po’ il cazzo che volete…” Katsuki decise di lasciarle perdere, quindi si voltò verso Satoshi con un gesto di saluto “Oi, Jiroshi, dormito bene stanotte? Anche se forse già la conosco la risposta…”
“SATOSHI, DANNAZIONE!” si lamentò il ragazzo, rosso in viso “Ieri ci avevi pure preso! T’ho sentita sai?”
“Woah, aspetta un secondo.” Kurumi aveva alzato le mani al cielo e si era voltato sospettoso verso l’amico “Che è tutta sta confidenza? Non vi siete nemmeno mai parlati prima voi due! Tra l’altro… ieri? Che è successo ieri?”
“U-uhm… ecco…” rendendosi conto di aver parlato troppo, Satoshi abbassò lo sguardo intrecciando le dita delle mani.
“Ah, io e Mr. Fighettina qua abbiamo passato tutto il pomeriggio assieme ieri.” Katsuki sorrise maligna “è stato divertentissimo…
Capendo che quella maledetta sapeva esattamente dove voleva andare a parare, Satoshi la guardò molto probabilmente come Cesare guardò Bruto prima di essere pugnalato. Gli altri membri del gruppo, invece, dopo aver guardato Katsuki sconvolti, voltarono gli sguardi verso di lui.
“N-no. NO! Aspettate, posso spiegare!”
Non lo fece però, dato che due mani dalla stretta sorprendentemente forte gli afferrarono le spalle costringendolo a sedersi. Poi, le dita di quelle stesse mani gli afferrarono il viso tutte assieme e lo costrinsero a guardare verso l’alto. Tsumiki – proprietaria di quelle mani demoniache – lo guardava dall’alto verso il basso con due occhi senz’anima e la bocca che si era fatta una linea dura.
“… non puoi farmi questo…”
“T-Tsumiki-san, mi stai facendo male…” cercò di dire Satoshi, con il faccino completamente deformato.
“… non dopo tutto questo tempo…” la ragazza digrignò i denti e strinse di più la presa “… ero così vicina…”
“T-Tsumiki-chan, suvvia! Lascialo andare!” la pregò Saeko, che cercava di avvicinarsi alle sue spalle esortandola a calmarsi.
“Che ne sarà ora…” una singola lacrima scivolò lungo la sua guancia.
Poi gridò a gran voce “CHE NE SARA’ ORA DELLA MIA FANFICTION SU DI TE E KURUMI!?”
Non volò più una mosca.
E chi stava ascoltando, decise che era meglio evitare di continuare a farlo.
C’erano verità che era meglio lasciare inesplorate.
“Sei così priva di vergogna dal parlare di cose simili ad alta voce?” domandò Kurumi che, benché non lo mostrasse, stava sperando che un pezzo di soffitto crollasse sopra di lui.
“Non ho nessuna vergogna nel parlare del mio progetto millenario!” esclamò l’altra orgogliosamente, con Saeko alle sue spalle che si sbatteva una mano sulla fronte.
Satoshi, con la faccia  troppo deformata per poter parlare, si limitò a guardarla con occhi imploranti.
Ecco, un altro particolare un po’ strano riguardante Tsumiki: per qualche strana ragione, dopo aver conosciuto i due ragazzi la prima volta, aveva cominciato a scrivere una fanfiction – che lei stessa definiva orgogliosamente come un ‘progetto millenario’ – riguardante lui e Kurumi.
Con toni particolarmente piccanti.
Tsumiki non aveva mai dimostrato di essere una fujoshi, ma per qualche motivo voleva vedere quei due assieme a qualsiasi costo (e in qualsiasi posizione).
Nessuno sapeva perché, e forse era meglio così.    
“T-Tsumiki-San!” finalmente Satoshi riuscì a liberarsi da quella presa “Te lo giuro! Non è successo nulla!”
“Oh, lo potrai raccontare al Giudice Infernale…” l’ombra parve calare sugli occhi della ragazza e i suoi occhi divennero rossi come fanali “… dopo che ti avrò ucciso.”
Katsuki guardò la scena basita “… ma dove cazzo sono finita?”
Poco prima che la situazione degenerasse, comunque, il professore entrò in classe e tutti tornarono ai loro banchi.
 
Dopo una giornata più o meno normale, tra gli sguardi omicidi di Tsumiki e alcuni compagni di classe maschili che gli mandavano gesti di approvazione – o di minaccia – durati per tutto l’orario scolastico, Satoshi finalmente uscì dalla scuola assieme a Kurumi, più esausto del solito.
Saeko si scusò più volte del comportamento dell’amica – che se ne era andata senza nemmeno salutare – per poi avviarsi a sua volta a casa.
“Dunque… Jiroshi…” cominciò Kurumi, dopo averla salutata.
“Per favore, no.”
“Scusami, è che… mi ha sorpreso.” L’amico lo guardò con una mano sotto al mento “Comunque, cos’era quel nomignolo? Lo usate per il vostro ‘roleplayng’?”
“Nah, quella è solo recidiva…” poi Satoshi puntò Kurumi col dito, rosso in viso “E smettila con queste allusioni! Non sei divertente!”
Quell’altro fece spallucce.
“Sul serio, Kurumi la situazione è leggermente più… complessa di quella che credi.” Satoshi si massaggiò dietro la nuca “Se te la spiegassi…”
“Woaaaaaaah. Cosa ti fa pensare che io ne voglia parlare?” l’altro mise le mani avanti “Abbiamo appena finito scuola. Adesso tutto ciò che voglio è andare a casa e sfondarmi di videogiochi e meme.”
“… abbiamo anche i compiti da fare, lo sai vero?”
“Prima le priorità importanti.” Aggiunse l’altro, poi si voltò con un breve saluto “Ci vediamo domani.”
Anche Satoshi salutò con un lieve sorriso. In un certo senso era grato che l’amico non avesse voluto indagare oltre, ma un po’ gli dispiaceva non averlo reso partecipe di tutto.
Ma tempo al tempo, prima o poi gliene avrebbe parlato.
“Finito di flirtare, voi due?”
La voce di Katsuki nell’orecchio lo fece saltare così forte che sembrò impossibile per lui non appendersi al lampione che si trovava contro al muretto della scuola.
La ragazza rimase a guardarlo mentre si spaventava con le mani ficcate in tasca ed un ghigno sardonico.
“Per favore, potresti evitare anche tu di farmi prendere questi sobbalzi?” l’altro le si avvicinò con una mano al cuore “vorrei almeno riuscire a sopravvivere prima di sposarmi.”
“Con il tuo atteggiamento, ti garantisco che avrai un infarto una volta raggiunti i diciott’anni.”
Satoshi s’imbronciò e gonfiò la guancia destra.
“Comunque, questa sera alle undici ti porto a fare un giro.” Si voltò e, prima di andarsene, lo guardò da dietro una spalla puntandolo col dito “E vedi di non tardare. Ti voglio qua davanti in orario.”
Satoshi la guardò confuso “… come? Scusa, cosa succede stasera alle undici?”
L’altra inarcò un sopracciglio “Ma come, te ne sei già scordato?” poi ghignò maligna “Che ne è stato del tuo discorso del ‘voglio provarci anche io’ di ieri?”
Satoshi tentò di ricordare.
Si ricordò.
Realizzò.
E quindi cominciò a tremare come una foglia “M-mi vuoi far vedere…?”
“Ti voglio far vedere, esatto.”
Satoshi schiantò la schiena sul muro e ci scivolò contro, fino a sedersi sul marciapiede con sguardo vuoto.
Sapeva che se ne sarebbe pentito, ma non si aspettava che quella lo portasse subito sul campo di battaglia senza nemmeno uno straccio di preparazione psicologica.
“… è troppo tardi per ripensarci?”
“Bravo, vedo che hai già capito.” Katsuki cominciò ad allontanarsi “trovati qui alle undici, altrimenti vengo a casa tua e ti trascino via a forza.”
“M-ma non sai nemmeno dove abito…”
“Andrò per esclusione.”
Satoshi emise un lamento.
“Oh, e vedi di non svenire subito. Altrimenti ti prendo a calci.”
 
E come nel capitolo precedente, ecco altre fanart dei miei personaggi!
In ordine: Kurumi, Saeko e Tsumiki! Il gruppo di persone che uno studente con il mal di testa non vorrebbe avere nella propria classe di prima mattina.



Grazie ancora. Vi amo Tremila <3
   
 
Leggi le 7 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Soprannaturale / Vai alla pagina dell'autore: Tubo Belmont