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Autore: Cryblue    25/05/2021    2 recensioni
Alex è una studentessa universitaria che fa la baby sitter per pagarsi gli studi. È al parco quando riceve una proposta di lavoro che accetta a cuor leggero, preoccupandosi erroneamente della giovane età del suo piccolo nuovo cliente e non della donna che l'ha appena assunta.
Genere: Comico, Hurt/Comfort, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: FemSlash
Note: Lemon | Avvertimenti: Triangolo | Contesto: Contesto generale/vago
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Ch.1 – Un caffè nel parco.


 
Dopo aver passato metà della tua giornata in una stanza semibuia, china sui libri, la sensazione del sole sulla pelle è un vero e proprio sollievo per te. Ti lasci scivolare più in basso sulla panchina e alzi la testa in modo che i raggi possano scaldarti il viso, certo se tu non indossassi i tuoi onnipresenti occhiali da sole non potresti permetterti una cosa del genere o impazziresti per il mal di testa dopo pochi minuti.

Porti il bicchierone contente il tuo mocaccino alle labbra e sospiri per la contentezza, ma il tuo sospiro si trasforma presto in un grugnito di disappunto, quando l’ennesimo strillo rompe la perfezione del tuo momento di pace.

Lanci un’occhiataccia all’area gioco davanti a te, ma prima che tu possa dire una cosa qualsiasi, vedi con la coda dell’occhio che un bimbetto è trotterellato fino a te e sta pericolosamente puntando verso il bicchiere di caffè che hai posato sulla panchina, lo afferri con un gesto veloce, prima che la sua manina grassoccia e sporca di Dio solo sa cosa lo possa toccare.

“E no! Questa non è roba per te piccoletto.”

Lui ti guarda con disappunto, fa qualche goffo tentativo di arrampicarsi sulla panchina e quando capisce di non avere speranza le sue guance, già incredibilmente piene, si riempiono di aria e ti guarda con odio.

“Mi dispiace piccolino, ma è caffè bollente, rischi di fart….” Prima che tu possa finire la frase, la manina tanto tenera e grassoccia si chiude a pugno e ti colpisce con forza sul ginocchio.

“Ahi!”

Il bambino pronuncia qualche parola incomprensibile, gira sui tacchi e va via, lasciandoti addosso un certo disappunto.

“Complimenti, questo è un modo davvero, davvero, maturo di risolvere le questioni, sarà fortunata la donna ti avrà accanto un giorno.”

Guardi quel nanetto raggiungere il gruppo di bambini e iniziare a saltellare con gli altri, già dimentico di te e della tazza di caffè, e tu noti che la tua amica sta scuotendo la testa nella tua direzione.

“Se questo è il tuo modo di affrontare i capricci Alex, mi chiedo come tu abbia fatto a resistere tutto questo tempo a fare questo lavoro.”

Le mostri il dito medio e lei si finge turbata. “Non davanti ai bambini Alex!!!”

Vedi una manina afferrarle la maglia e l’attenzione di Melanie è di nuovo sui bambini, non hai idea chi sia, tra quella mezza dozzina di ragazzini, quello al quale lei stia ufficialmente facendo da baby sitter. Ti è impossibile capirlo visto come tutti, nessuno escluso, pendono dalle sue labbra e si struggono per avere la sua attenzione. La tua migliore amica è una specie di pifferaio magico, la sua voce è in grado di incantare anche il bambino più indemoniato (no, non hai mai pensato che tutti i bambini fossero belli o buoni, alcuni sono vere e proprie bestie di Satana), quanto parla loro sotto voce poi, è come se spargesse nell’aria una polvere soporifera.

Hai sempre avuto il dubbio questo talento avesse molto a che fare con il fatto che Mel potesse parlare loro guardandoli negli occhi, visto la scarsissima differenza di altezza tra lei e la maggior parte dei bambini, anche quelli che superano appena l’anno.

Ridacchi sotto i baffi e la tua amica si avvicina a te guardandoti con sospetto.

“Cos’hai da ridere Alex?”

Scuoti la testa e le porgi il suo caffè, ormai è il vostro rituale, quando le lezioni finiscono, vi incontrate in quel parco, a prescindere dal fatto stiate lavorando o meno: al momento Mel ha un ingaggio per uno dei bambini che si stanno allegramente rotolando nella sabbia, tu invece non hai nessun contratto.

“Nulla, nulla.” Continui a sorridere mentre lei si lascia cadere accanto a te e sorseggia il caffè senza che il suo sguardo lasci mai il gruppo di bestie di Satana.

“Si può sapere qual è il tuo?”

“Il mio cosa?”

Alzi gli occhi al cielo e fai un gesto spazientito per spingerla a capire cosa le stai chiedendo. “Quello che stai…” Il tuo telefono squilla attirando l’attenzione di entrambe, lo afferri e il cuore ti trema perché è una chiamata dell’agenzia interinale che è solita trovarvi lavoro.

“Si, pronto?”

Mel mette l’orecchio accanto al tuo e ti costringe e a piegare il telefono per poter sentire.

“Alex?”

“Si, sono io.”

“Ciao Alex, sono Brad.”

Mordi le labbra perché Mel ha finto di vomitare e ha iniziato a imitare il ragazzo: non hanno mai avuto un buon rapporto e la tua amica non ha mai nascosto il suo disprezzo, forte del passaparola delle mamme all’asilo che spesso chiedevano esplicitamente di lei e che costringevano il ragazzo a chiamarla a prescindere dal suo comportamento con lui.

“Ciao Brad, dimmi.”

“Abbiamo ricevuto una richiesta per una baby sitter per i pomeriggi da parte di una madre single con un bambino di un anno. Si tratterebbe di andare a prendere il bambino all’asilo e stare con lui tre ore prima che la donna rientri a casa. Ti potrebbe interessare?”

Ti giri così velocemente verso la tua amica per tapparle la bocca, che il telefono rischia di caderti di mano. Le premi la mano sulle labbra con forza mentre lei si divincola senza speranza, vista tua superiorità fisica, e rispondi al tuo interlocutore, sperando che la tua voce rimanga il più professionale possibile.

“Si certo, mandami pure tutti i dati via email.”

“Ok, ci sentiamo presto….” Non senti il resto della frase perché Mel si è divincolata dalla tua presa e ti ha strappato il telefono di mano, riesci a chiudere la conversazione con un movimento veloce, prima che lei possa dire quello che sai già uscirà dalla sua bocca.

“Brad, patetica versione di Homo Sapiens, hai un contratto con una madre single e lo dai ad Alex? AD ALEX?”

Alzi gli occhi al cielo perché è talmente tipico di Mel che è quasi noioso, la tua amica ha una passione tale per le madri, che ti sei spesso chiesta se non sia stata lei a coniare il termine MILF. I contratti della piccola biondina incantatrice di bambini finiscono presto proprio per questo: la sua capacità di incantare anche le loro madri e portarsele a letto.

Ti sei spesso chiesta come riuscisse, molte di loro erano l’emblema dell’eterosessualità, felicemente sposate e madri e donne irreprensibili, ma Mel ha sempre trovato il modo di infilarsi sotto i loro abiti.

Le blocchi il braccio prima che lanci il telefono tra i bambini e la guardi con rimprovero, lei ti sorride e lecca le labbra.

“Hai sempre tutte le fortune Alex. Una madre single! Potresti portartela a letto già durante il colloquio.”

Alzi gli occhi al cielo. “Lo sai che non farei mai una cosa del genere, Pi.”

“Smetti di chiamarmi Pi, Pi.”

“Smetti tu chiamarmi Pi, Pi.”

“Ok, la smettiamo? Sembriamo due imbecilli.”

“Sembriamo eh?” Ti sorride e ti sistema i capelli dietro l’orecchio.

“Sei troppo rigida, Alex, dovresti lasciarti andare un pochino. Le madri annoiate sono prede semplici che non vogliono legami. Te le scopi fino a levare loro le frustrazioni accumulate  in anni di noiosissimo sesso eterosessuale e poi vai via. Facile.”

“E ti licenziano.”

“E ti assume la loro vicina di casa o una madre della classe in cui va loro figlio. Facile.”

Grugnisci e ti lasci andare contro lo schienale. “Vorrei fosse davvero così semplice.”

“Devi toglierti Tara di dosso, Alex.”

Ti giri a guardarla, ma lei non smette di guardare il gruppo di bambini. Non vorresti, ma il tuo cuore ha perso diversi battiti al solo sentire pronunciare quel nome.

Tara è la tua ragazza storica, siete state insieme per tutto il liceo, ma avete scelto università diverse, in città e stati diversi, avete provato a stare insieme ma il primo anno è stato un vero disastro: vi siete lasciate e siete state con altre persone, senza che la sensazione di stare tradendo l’altra vi abbandonasse mai, e a ogni vacanza, ogni volta che eravate contemporaneamente nella vostra città natale, finivate al letto insieme, a promettervi amore eterno. La biondina accanto a te è stato l’unico motivo per il quale non è successo anche durante le ultime vacanze invernali, Melanie ha rinunciato a vedere i suoi genitori per venire con te a Pennsboro e impedirti fisicamente di andare a letto con Tara e ricadere in quel circolo vizioso.

Alcuni giorni le sei grata per questo, altri la vorresti uccidere.

Ti ha presentato qualsiasi ragazza single del campus, ti ha forzato a uscire con loro, ma non sei mai riuscita nemmeno a baciarle.

“Sono mesi che non scopi Pi. Non è sano per il tuo organismo.” La colpisci sul braccio, forte, lei sbuffa e si massaggia la parte colpita, i suoi occhi verdi sono pieni di delusione e tu non puoi fare a meno di sentirti in colpa. “Non meriti la mia amicizia, Pi.”

“Certo, non merito l’amicizia di una che mi chiama Puritana.”

“Meglio del tuo chiamarmi Prostituta delle mamme…”

“Ma lo sei…” Ti spinge e il bambino manesco si avvicina ancora a voi, lei si piega in avanti e il suo sorriso più dolce le illumina il viso, quel sorriso che dedica solo ai bambini o a te, nei momenti in cui hai bisogno di lei.

“Ciao piccoletto.”

“Tyson.”

“Sta’ zitta Alex.”

Sbuffi ma lei non toglie gli occhi di dosso al faccino grassoccio che la guarda con occhi adoranti.

“Allora bel bambolotto, cosa posso fare per te?”

Il nuovo venuto indica il bicchiere di caffè e lei glielo porge con gesti tranquilli, lui lo tocca e parla in una lingua incomprensibile.

“Si, è caldo.”

Ok, incomprensibile per te, ma non per la tua amica. Il piccolo picchiatore ride e tu sorridi intenerita.

“È lui?”

“Lui chi?”

“Il bambino che stai guardando?”

Ti guarda come se tu le avessi chiesto come è andato il suo esame alla prostata. “No?”

“Allora chi?”

Scuote la testa e mette un ciuffo di capelli dietro le orecchie: “Nessuno, mi sono licenziata.”

Sussulti e ti raddrizzi a guardarla. “Tu cosa? Mel, ti sei portata a letto anche questa?”

Sbuffa e butta giù il caffè tutto di un fiato.

“No. Pretendevano che io pulissi casa o facessi trovare la cena in tavola al loro rientro a casa. Ovviamente ho detto loro che non era nel mio contratto, che non era il mio lavoro. Gli stolti mi hanno offerto più soldi ed io me ne sono andata. Non posso sopportare mettano in dubbio così la mia professionalità.”

“Tecnicamente tu ti stai laureando in economia.”

“Appunto, conosco l’importanza degli accordi contrattuali.” Annuisce soddisfatta e tu sorridi perché adori ogni più piccola sfumatura del suo carattere e della sua personalità. Si gira e sta ghignando soddisfatta e tu sai già che parole stanno per uscire dalle sue labbra. “Ed è OVVIO che mi sono scopata anche la signora Smith.”

Scoppiate tutte e due a ridere, i bambini si girano a guardarvi e qualcuno trotterella contento di verso di voi, Mel non perde tempo e inizia a giocare con loro mentre il tuo telefono vibra una sola volta. Lo prendi e non ti stupisce trovarci un’email di Brad. La apri e ne scorri distrattamente il contenuto, fino ad approdare all’unica informazione che ti interessa veramente.

“Simonne Green, 1313 River Street. 26 Aprile, ore 17.30.”

Melanie legge l’informazione ad alta voce, fischia e poggia la testa contro la tua spalla.

“Single e ricca. Non ho mai messo piede in quella zona, non so nemmeno se ci arrivino i mezzi.”

“Prenderò la macchina.”

“La mia macchina vuoi dire.”

Ti irrigidisci senza volerlo, lei ti cinge le spalle con un braccio e ti bacia su una guancia.

“Alla fine non sei tanto fortunata, probabilmente avrà un enorme bastone nel sedere. Magari potresti provare a toglier…”

“Oh ti prego, basta.” Vorresti il tuo tono fosse più leggero, ma non sei dell’umore di sopportare le sue continue pressioni ad andare a letto con un’altra donna. Toglie il braccio dalle tue spalle, ti afferra la mano e fa intrecciare le vostre dita. Ti rilassi a quel contatto perché sai che lei ha capito e che non dirà più nulla al riguardo, almeno per oggi.

“Sono in grado di occuparmi di un bambino di un anno?”

“Certo che si. È l’età più divertente. Devi solo stare attenta che non ingoi roba strana e ti faccia la pipì addosso tutte le volte che lo denudi.”

Sospiri poco convinta e lei poggia ancora la testa sulla tua spalla. “Per qualunque cosa sono qui Pi.”

“Grazie, Pi.”

Questa volta è il suo telefono a squillare, leggete entrambe il nome di Brad sul suo display e senti il suo corpo vibrare per l’emozione di stare per ricevere una nuova proposta di lavoro, le stringi la mano e la sua voce diventa un suono indistinto mentre rileggi il nome, l’indirizzo e l’orario del colloquio con la tua possibile nuova datrice di lavoro, cercando di immaginare che tipo di persona sia.

Melanie si alza e ti trascina via con se, blaterando qualcosa su una festa della confraternita dei cinghiali sudati, non trattieni una smorfia e registri a malapena il fatto che il nome Simonne Green sta risuonando nel tuo cervello come un cupo campanello di allarme.
 
   
 
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