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Autore: Silvy7s    31/05/2021    0 recensioni
A ventun'anni si hanno tante preoccupazioni: l'università, l'amore, gli amici.
Grace non era una di quelle ragazze spensierate e felici, o almeno, lo era stata per diverso tempo. Poi tutto cambiò.
Il suo tirocinio in ostetricia andava benissimo, aveva voti alti e amava il suo lavoro fino a quando un tumore al seno si presentò alla sua porta per poi entrare senza nemmeno bussare.
Questa cosa la stravolse nel profondo senza, però, cancellare ciò che era sempre stata ovvero una ragazza solare e gioiosa.
Oltre a lottare contro questa brutta malattia dovrà anche far fronte a diversi problemi di cuore che la porteranno a prendere decisioni difficili in un periodo già complicato della sua vita.
Genere: Drammatico, Sentimentale, Triste | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Incompiuta, Tematiche delicate
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Il caldo sole di aprile filtrava dalle tende della mia camera. Mi alzai dal letto, aprii la finestra e uscii in balcone, il traffico mattutino scorreva veloce per le vie di Milano. Respirai a fondo chiudendo gli occhi, era la giornata perfetta per ricominciare e prendere in mano la mia vita. Quella mattina dovevo fare la PET così cominciai a prepararmi. Feci una doccia calda, dopo di che indossai una t-shirt bianca, dei pantaloni della tuta leggermente aderenti blu e una felpa col cappuccio dello stesso colore. Prima di uscire mi presi qualche secondo per guardarmi allo specchio, i miei occhi marroni luccicavano grazie alla luce del sole che puntava dritta su di essi. Uscii dalla mia stanza, salutai i miei genitori per poi dirigermi in ospedale. Avevo deciso di non pensare più male, di godermi la vita fino a quando potevo farlo, continuare a deprimermi poteva farmi stare solo peggio, non volevo più perdere nemmeno un secondo. L'esame durò circa tre ore, era straziante e nonostante dovessi solo stare ferma ero davvero esausta, non vedevo l'ora di arrivare a casa e rimanere sul letto per tutto il resto del giorno, avrei voluto lavorare ma a causa del radiofarmaco che mi avevano iniettato non potevo stare vicino né alle donne incinte né ai neonati. Arrivata sotto casa mi accorsi che la finestra del nostro balcone era aperta ma i miei genitori sarebbero stati al lavoro ancora per diverso tempo quindi doveva essere entrato qualcuno in casa. Salii le scale molto titubante, potevo trovarmi davanti qualsiasi cosa così, prima di aprire la porta, tirai fuori il mio spry al peperoncino nel caso ci fosse stato qualcuno di indesiderato, infilai le chiavi nella serratura e provai ad aprire la porta ma, come sospettavo, era già aperta. Dal salotto provenivano delle voci e delle risate, una di loro mi era familiare, Vince. Era sul divano abbracciato ad una ragazza mai vista prima, bionda vestita con abiti sportivi, il mio cuore smise di battere per qualche istante. - Ehi Grace, scusa se non ti ho avvisato, a casa mia c'erano i miei e sapevo che tu non c'eri quindi sono venuto qui, ah lei è Viola, ci stiamo frequentando - ebbe il coraggio di dire. Il sangue mi ribolliva nelle vene, per un attimo ci avevo sperato che fosse venuto a casa mia per scusarsi e per sapere come stavo ma evidentemente non gli importava nulla, se fossi morta in quell'istante davanti a lui avrebbe fatto spallucce e se ne sarebbe andato via insieme a quella tizia. - Ma come diavolo ti viene in mente una cosa del genere? Cos'è casa mia? Un motel dove andare quando i tuoi ti sbattono fuori di casa? Sicuramente non gli hai nemmeno detto cosa mi hanno diagnosticato anche se siamo stati insieme per cinque anni giusto? - urlai arrabbiata - Oh poverina, stai male? - intervenne la ragazza al suo fianco, io la guardai sbigottita. - Esci immediatamente tu, il tuo bello ti raggiungerà dopo - dissi indicando la porta. Guardai Vince fisso negli occhi ma lui non fece nemmeno una piega, mi stavo rendendo conto della persona con cui stavo sprecando la mia vita fino a qualche giorno fa, una vita che poteva essere più breve di quello che ci si aspetterebbe. - Ma come diamine ti permetti di portare una sconosciuta a casa mia! Potevi scrivermi e chiedermelo anche se ti avrei palesemente detto di no! E ridammi le chiavi che tu su questa casa non hai più uno straccio di diritto! -. Vince rimase a fissarmi con due occhi allucinati, non sapeva più cosa rispondere e io ero fiera di avergli tolto le parole di bocca. - Tesoro ma che ci fa una ragazza sul nostro pianerottolo? - chiese mio padre venendomi incontro. - Credevo fossi ancora al lavoro - dissi io guardandolo - Lo ero ma avevo una pausa e sono passato per vedere se eri già tornata - spiegò guardando Vince che immediatamente abbassò gli occhi a terra, lo schifo che provavo per lui in quel momento non era paragonabile a nulla. Avevo passato cinque anni della mia vita con lui e non si era mai comportato così con me, era sempre premuroso, attento a qualsiasi cosa e presente nel momento del bisogno, i miei genitori lo adoravano, era stato accolto come un figlio da loro sin dal primo momento che mise piede nella mia vita e la stessa cosa era successa con me e i suoi genitori, mi sembrava strano che da un momento all'altro non avessero più chiesto nulla di me. - Io vado... - affermò rompendo il silenzio Vince - No no, tu adesso ti siedi qui e parli un po' con me caro - lo bloccò mio padre - spiegami un attimo cosa ci facevi in casa mia con un'altra ragazza - chiese - I miei erano a casa e volevamo stare tranquilli, e poi credevo che io e Grace fossimo ancora amici, pensavo di poter venire qui senza problemi - ammise con gli occhi rivolti al pavimento - Ah quindi hai pensato di venire qui sapendo che mia figlia stava male e nonostante lei stessa ti avesse cacciato di casa qualche giorno fa credendo che foste ancora amici, e dimmi, con quale coraggio lo hai fatto? - continuò calmo senza però ricevere risposta - Facciamo così, ora tu varchi quella soglia e non ti fai più vedere intesi? Altrimenti ci penserò io a te - Vince uscì di casa senza nemmeno guardare me e mio padre in faccia, non avevo parole per quell'essere, perché non era degno nemmeno di essere chiamato uomo o ragazzo però mi aveva fatto capire una cosa, volevo dedicare il tempo che mi restava a me stessa senza nessuna distrazione. Abbracciai mio padre ringraziandolo per ciò che aveva fatto, dopo di ché andai in camera mia e parlai al telefono per un paio di ore con Lea aggiornandola sull'esame e su ciò che era appena successo. La sera arrivò più velocemente del previsto e per la prima volta, da qualche settimana a quella parte, dormii tranquillamente. *** Due settimane dopo l'accaduto avevo la prima chemioterapia, la PET aveva confermato che non avevo altre metastasi di conseguenza dovevo fare qualche ciclo di terapia per ridurre la massa tumorale in modo da rendere l'intervento più semplice. Notai subito che la maggior parte delle persone nel reparto di oncologia erano intorno alla cinquantina o alla sessantina d'anni, mi sentivo un pesce fuor d'acqua. Rimasi davanti alla porta per diverso tempo prima di prendere coraggio e chiedere informazioni, per fortuna l'infermiera che mi aiutò era molto gentile, aveva qualche anno in più di me ed entrammo subito in sintonia. Mi fece accomodare su una sedia che tipicamente viene usata per eseguire i prelievi del sangue dicendomi che di lì a poco sarebbe arrivato il suo collega per somministrarmi la terapia. Guardandomi in giro vidi che la maggior parte delle persone che mi circondavano erano stremate a causa di tutti quei farmaci che venivano iniettati in continuazione, molti con dei foulard o dei cappelli in testa per nascondere la mancanza di capelli, altri invece che la mostravano senza nessun problema. A me sarebbero mancati tanto i miei lunghi capelli color cioccolato, ci spendevo dietro tanto tempo per curarli e avrei sentito molto la loro mancanza. Mentre ero immersa nei miei pensieri un ragazzo molto alto si avvicinò a me, aveva i capelli castano chiaro e gli occhi color verde muschio. - Hai sbagliato reparto tu o ho sbagliato poltrona io? Non credevo di dover assistere un'ostetrica - chiese con fare scherzoso quando arrivò davanti a me, probabilmente a causa del fatto che indossavo la divisa da lavoro, dopo la seduta sarei tornata a lavorare. Gli lanciai un'occhiata fulminante che lo portò a farmi le sue scuse - Va bene dai scusa, stavo scherzando, ad ogni modo piacere, sono Davide e ti seguirò in questo entusiasmante percorso di flebo color pipì - annunciò sventolandomi davanti al naso una sacca piena di liquido giallo - Io sono Grace, e grazie per la battutina ma non ho bisogno di nessun supporto a parte quello che ho già. - affermai fredda - Conoscevo già il tuo nome, sai lavoro qui e ti sto assistendo, ad ogni modo ti beccherai il mio sostegno ugualmente - concluse poi, dopo avermi inserito la flebo, facendo l'occhiolino e andandosene. Rimasi basita a quelle parole, non volevo accanto nessuno che non fossero i miei genitori e Lea, specialmente se si trattava di uno sconosciuto, però dovevo ammettere che mi aveva strappato un sorriso in una giornata carica di tensione come questa.
   
 
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