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Autore: Tubo Belmont    02/06/2021    4 recensioni
"E se in realtà fosse tutto vero?"
"Se non fosse stata solo suggestione?"
"Se non fossi veramente da solo qua dentro?"
"Se ci fosse qualcuno nel buio?"
Inutile girarci troppo attorno: la vita di Satoshi Atsumu è un inferno.
Da normale studente delle superiori, la sua vita non può che essere bersagliata dalle storie di paura e dalle leggende metropolitane che tra i ragazzi della sua età spopolano. Il problema sta nel fatto che, per lui, queste storie hanno lo stesso effetto di un'iniezione di adrenalina capace a tenerlo sveglio persino per un anno interno.
Kami, potrebbe non riuscire a rimanere tranquillo nemmeno sul suo letto di morte!
Tuttavia, la sua vita già minacciata da probabili futuri malori dovuti alla sua gravissima mancanza di sonno e mezzi infarti che un po' lo accompagnano ogni giorno, è destinata a peggiorare (forse?) col trasferimento nella sua scuola di un personaggio piuttosto particolare: una ragazzona con la faccia di chi vuole menare le mani durante ogni singolo momento della propria vita.
E Satoshi, pur ancora non essendone del tutto sicuro, sa che molto presto una probabile tempesta si abbatterà su di lui e su chi conosce...
Genere: Comico, Horror, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Metodo Katsuki
 
Satoshi e Kurumi erano seduti su due sedie diverse, lo sguardo basso sulle gambe e i pugni chiusi sopra le ginocchia, con l’espressione di due bimbetti che avevano appena fatto incavolare la loro insegnante. Davanti a loro, seduta sul divano finalmente sistemato, mentre li cazziava e riempiva d’insulti a non finire – incolpandoli anche della fine ingloriosa che avevano fatto i suoi guanti – Katsuki si stava avvolgendo la seconda mano ferita con diversi strati di bende, assumendo la stessa posizione di un pugile che si medicava le ferite dopo uno scontro particolarmente violento.
Ed in un certo senso era proprio così, togliendo tutto l’elemento ‘paranormale’.
“… ed è per questo che dovreste parlare come scolarette solamente quando non c’è il pericolo che un mostro vi faccia diventare SASHIMI!” concluse finalmente l’Esorcista, strappando il pezzo di benda che non serviva coi denti e riavvolgendo il rotolo, che si premurò d’appoggiare sul tavolino di vetro, miracolosamente sopravvissuto allo scontro con la Manifestazione, davanti al divano.
“Ti ringrazio.” Fece poi la ragazza, con un tono decisamente più calmo.
“D-di nulla.” Rispose quello, senza avere nemmeno il coraggio di guardarla negli occhi.
Al suo fianco, Satoshi era abbastanza sicuro si sarebbe ricordato di quella sfuriata per il resto della sua vita.
E visto che gli improperi, gli insulti e gli urli durante tutta la ramanzina sono stati tanto terribili, la stessa non verrà riportata su queste pagine, visto il rischio di maledire a vita chiunque abbia intenzione di leggerla.
“Dunque, ora che mi sono calmata” Katsuki sospirò ed incrociò le braccia, rivolgendo nuovamente lo sguardo al padrone di casa “suppongo tu abbia parecchie domande da farmi.”
“… non serve, davvero…” in realtà, l’unica cosa che Kurumi voleva fare era tornarsene di sopra, infilarsi sotto le coperte e addormentarsi per il resto dei suoi giorni.
“Visto? È così che si deve fare, capito?” la ragazza rimproverò Satoshi, che ancora aveva la testa china – sembrava quasi sul punto di mettersi a piangere, ma non glielo fece notare. – con un leggero ghigno “Quando la gente che hai davanti non vuole parlare assieme a te, fai finta di niente e vai per la tua strada!”
“S-sei sicuro che vada tutto bene?” dopo essersi asciugato gli occhi umidi, l’amico si voltò verso Kurumi “Voglio dire, sicuramente anche tu vorrai capire che cosa è suc-”
“No.” Kurumi si alzò dalla sedia con un’espressione neutra “Ora voglio solo andare a dormire.” cominciò ad avviarsi verso le scale che portavano al piano di sopra “I bambini bravi, a quest’ora, vanno a dormire. Ciao Toshi, ci vediamo domani in classe.”
I due intrusi rimasero a guardare basiti come il padrone di casa salisse in assoluto silenzio le scale con una mano che accarezzava il muro.
“B-buona notte Rumi-kun!” provò a salutare Satoshi, ricevendo solo come risposta il rumore di una porta – probabilmente quella della camera dell’amico – che sbatteva. Si voltò verso Katsuki con un’espressione un po’ preoccupata “S-si è dimenticato che domani non c’è scuola...”
“Mpf. La gente reagisce alla scoperta della reale esistenza del paranormale in modo sempre diverso. Inoltre, quel tipo ha rischiato veramente grosso. Grossissimo, anzi” La giovane si tirò un ciuffo dietro l’orecchio “Però stai tranquillo. Vorrà sicuramente sapere che cosa diavolo è accaduto. Il fuggire dalla realtà dei fatti non lo porterà da nessuna parte.”
“Credi?”
“Sì.” lo puntò col dito “E quando arriverà il momento, sarai tu a raccontare ogni cosa!”
“Co-ma perché proprio io?” domandò il ragazzo con un sopracciglio inarcato, portandosi una mano al petto.
“Perché io non ho voglia di farlo.” Sbuffò, stravaccandosi sul divano nemmeno fosse casa sua “Sai che palle dover fare lo stesso discorso fatto a te ad ogni persona che vede robe brutte? Mica mi pagano per questo!” si portò un dito al mento “anzi, visto che sono ancora in prova, non mi pagano proprio!”
Satoshi sospirò rassegnato.
Due priorità aveva quella tipa: picchiare i mostri e i soldi.
Non necessariamente in quest’ordine.
“D-dici uscirà mai più da camera sua?”
Il rumore di una porta che sbatteva, seguito da quello di una serie di passi concitati, zittì il ragazzo.
“Ah però!” Katsuki ghignò, voltando lo sguardo verso le scale “Ha fatto in fretta il giovanotto, eh?”
Pochi secondi dopo, Kurumi era riapparso – col fiatone – nel salotto, ricoperto di sudore. Restò immobile e muto per qualche secondo e poi, poco prima che Satoshi potesse chiedere come andava, quello cominciò a sparare domande su domande a ruota libera: cosa è successo? Perché? Che cos’era quella cosa? Perché proprio lui? Chi aveva fatto incazzare per meritarsi questo? Katsuki lavora per caso nella Soul Society? Che erano quelle fiamme blu? Che effetti usava? Che cosa c’era nell’acqua del lavandino, quella sera?
E così via.
Satoshi e Katsuki lo lasciarono fare senza interromperlo.
Aveva decisamente bisogno di sfogarsi.
E lo fece, visto che domandò cose – anche completamente a caso, tipo ‘perché il cielo assomiglia ad un lenzuolo azzurro e non ad un cono gelato indaco?’ e roba ancora  più assurda – quasi per un quarto d’ora senza interruzione, per poi crollare a terra in ginocchio, la schiena piegata all’indietro e le braccia molli, come un robottino alla quale si erano scaricate tutte le batterie.
Lo sguardo vitreo era rivolto al soffitto e la bocca era socchiusa.
“S-su, Rumi-kun.” Disse Satoshi, dopo essere andato a raccattare l’amico da terra, facendogli passare il braccio dietro al proprio collo e sollevandolo di peso “Fatti forza. Vieni, andiamo in un posto più comodo.”
Kurumi non oppose resistenza.
I due amici arrivarono davanti al divano, dove Katsuki fece un po’ di spazio – a malavoglia – per permettere anche ai ragazzi di prendere posto. Satoshi aiutò l’amico a sedersi come se quest’ultimo fosse stato un vecchietto.
Dopo essere rimasto a fissare il vuoto per un po’, finalmente poi sospirò e si voltò verso la compagna di classe “… dunque, da dove posso cominciare a chiedere?”
La giovane sollevò le braccia e scosse la testa “OI! Non guardare me!” puntò l’altro ragazzo “E’ Torayaki quello che vuole raccontarti tutto. Io adesso mi rilasso un po’.” Si stravaccò ancora meglio rispetto a prima, coprendosi gli occhi con un braccio.
Satoshi la guardò di sbieco, poi però sospirò rassegnato quando l’amico si voltò verso di lui “Credo sia il caso di cominciare dall’inizio…”
A grandi linee, spiegò esattamente quello che gli era stato raccontato dalla ragazza, la quale di tanto intanto usciva dal suo ‘riposino’ per fare correzioni e riprenderlo piuttosto duramente (ma se ci teneva così tanto che le cose venissero spiegate come voleva lei, perché far parlare il primo stronzo che capita? Pensiero che rimase nella mente dello studente interessato). Kurumi fu incredibilmente un buon ascoltatore, ed anche molto razionale: non dubitò della veridicità riguardante tutto ciò che aveva appena sentito.
In fin dei conti, ormai, l’ipotesi che tutto ciò di appena vissuto fosse solamente un terribile incubo era già stata accantonata. Il cazziatone di Katsuki era stata la prova concreta: non si sarebbe mai potuto sentire così sagrinato e scolpato in un sogno.
“… e questo è quanto.” Concluse Satoshi, con un sospiro di sollievo.
“Wow” Kurumi si passò una mano sulla faccia e sulla fronte “non è decisamente una di quelle pilloline che butti giù dopo solo una cucchiaiata di miele, questa.”
“N-non me lo dire nemmeno…” Satoshi serrò gli occhi, mentre un brivido attraversava tutto il suo corpo.
Il suo migliore amico si voltò a guardarlo con un’espressione piuttosto rammaricata “Dev’essere dura per te, porca miseria. Non oso immaginare le nottate che ti farai da qui in avanti ora che hai la certezza che ogni storia di paura potrebbe essere reale.”
“O-oh, a quello ci sto già lavorando.” Satoshi sorrise, sinceramente colpito dalla preoccupazione di Kurumi “Piuttosto, non hai chiesto niente sulla faccenda ‘catena’. Non sei preoccupato per Tsumiki e Saeko?”
“Le catene sono minchiate.” Kurumi era tornato acido “Non serve essere un Esorcista di Manifestazioni per capire che quelle non servono ad assolutamente un cazzo, se non intasarti i messaggi di Whatsapp con spam che mi fanno venire l’urticaria.”
“Severo ma giusto.” Katsuki lo puntò col dito in segno d’approvazione.
“Inoltre, il rischio è che Tsumiki venga portata via da una qualche entità demoniaca.” S’accomodò meglio sul divano con le braccia dietro la testa e lo sguardo rivolto verso il soffitto “Non la credo una grande perdita. Soprattutto visto che così facendo quel suo maledetto progetto non vedrà mai la luce del giorno.”
“R-Rumi-kun!” Satoshi lo guardò, sconvolto “E’ stato troppo crudele!”
“E’ necessario, però” aggiunse, con un’espressione tremendamente cupa e seria “quel manoscritto deve rimanere sigillato ed incompleto in quella casa. Per il bene dell’umanità.”
Satoshi si piantò una mano sulla faccia: non pensava veramente a quelle cose (insomma, ci sperava), ma a volte Kurumi si dimostrava davvero insensibile ed esageratamente drammatico.
“Ma tra l’altro, davvero vuoi girare con questa lottatrice di mostri per affrontare le tue paure? Dove lo hai trovato il coraggio?” Kurumi puntò l’amico con l’indice, perplesso.
“N-non lo so in realtà.” Si massaggiò dietro la nuca “F-forse l’adrenalina della prima esperienza mi ha fatto fare proposte assurde senza ragionarci troppo su.”
“Posso garantire una cosa, però” Katsuki s’intromise nella discussione “non ha ancora pianto!”
“Oh! Dovresti già considerarla una vittoria, Toshi!” poi tornò serio “Ad ogni modo, quando ci creperai di merda (perché succederà) posso prendermi il tuo PC?”
“Ma co-!” Saothsi lo guardò risentito “CHE STRONZO! Perché pensi già che morirò?” lo disse quasi volesse scongiurare l’eventualità “Inoltre, perché dovrei darti il mio computer?”
“Perché è un computer della madonna (per quanto io non sia cristiano) e sarebbe decisamente meglio fosse tra le mani di uno che sa goderselo come si deve che in quelle di uno che passa la sua serata perlopiù a leggere fanfiction Yuri.”
“Uh-uh!” Katsuki si voltò verso l’interessato a braccia incrociate e con un ghigno sornione “Parli tanto di Ms. Progetto Millenario, però anche tu hai qualche scheletro nell’armadio, eh?”   
Satoshi – che già voleva buttarsi giù da un burrone – arrossì violentemente e gonfiò una guancia, cominciando a trovare le sue scarpe da ginnastica molto interessanti “… sono tanto tenere, però…”
“Certo. È sicuramente solo per quello che ti piacciono tanto.” Kurumi alzò gli occhi al cielo.
“Oh! A tal proposito” Katsuki si era rialzata a sedere e adesso si era rovistata nelle tasche per tirare fuori il cellulare, che non perse tempo a mostrare al padrone di casa “siccome ti ho salvato le chiappette, che ne dici di lasciare un parere sul mio lavoro?” si fece scura in viso “e vedi di fare attenzione a quello che scrivi. Potrei avere ancora un po’ di veleno in corpo per prima.”
Guardò minacciosamente Satoshi, che percepì un brivido.
Kurumi invece prese il telefono della ragazza senza troppi complimenti e lesse con attenzione sullo schermo. Aggrottò le sopracciglia e si voltò a guardarla, perplesso “Ex-Advisor? Cazzo, per davvero?”
“I miei superiori non hanno una gran fantasia.” Si scusò Katsuki, pinzandosi il naso con le dita e serrando le palpebre.
Kurumi scosse la testa, deluso, ma si mise comunque a digitare vigorosamente sul cellulare. Quando lo passò all’Esorcista e questa lesse la recensione, un ghigno beffardo balenò sul suo viso “AH! Cinque stelle!” puntò lo schermo verso Satoshi ed indicò il telefono, senza smettere di sorridere come una iena “Hai visto? Così dovrebbero essere le recensioni, maledetto perfezionista!”
“Mentirei se non dicessi che ho messo cinque stelle solo per evitare di essere pestato.” Confidò Kurumi dopo essersi sporto verso Satoshi, non venendo fortunatamente sentito dalla ragazza troppo impegnata a pavoneggiarsi e ridere di gusto.
“Sei un venduto.” Replicò l’amico, quasi schifato.
“Credo che volessi dire ‘Più furbo di me’ in realtà.” Rispose l’altro invece, con un’espressione neutra. Quindi si alzò dal divano con un sospiro stanco “Detto ciò, io credo che me ne andrò a letto per davvero, adesso. Non voglio buttarvi fuori di casa, ma se i miei tornano e scoprono che ho invitato due amici a quest’ora tarda senza avvertirli, potrebbero non prenderla bene.”
“Oh mamma!” Katsuki ghignò beffarda, mentre si alzava a sua volta “hai così paura dei tuoi genitori?”
“No, ma non ho comunque nessuna voglia di spiegare per quale motivo ci sono due persone in casa mia – anche se conoscono Toshi da quando lo conosco io – assieme al motivo per cui il pavimento è bucato in cinque punti diversi e sporco di sangue.” Voltò lo sguardo verso Satoshi “E perché casa mia è stata riverniciata con lo sbocco.”
Il diretto interessato si portò una mano dietro la nuca, ridacchiando imbarazzato.
“Inoltre, tu hai letteralmente sprecato metà rotolo di bende.” Afferrò il suddetto rotolo “preferirei evitare che pensino abbiamo ammazzato qualcuno mentre non erano in casa.”
“Uhm…” Satoshi si grattò la fronte, perplesso “… n-non hai nemmeno intenzione di mettere a posto, quindi?”
Kurumi alzò gli occhi al cielo “Questo sarà un problema mio, quando lo riterrò un effettivo problema!” guardò un’ultima volta Katsuki “Comunque, ti ringrazio ancora per avermi salvato le chiappe. Non credo racconterò nulla a nessuno, però, non voglio essere preso per pazzo. E ora, se volete scusarmi…” e sta volta si defilò del tutto.
 
[…]
 
“Ho la brutta sensazione che non metterà a posto…” disse Satoshi, con le mani in tasca, mentre si avviava lungo il marciapiede.
“Credi davvero preferirebbe spiegare cosa è successo a casa sua piuttosto che riordinare e nascondere le prove?” domandò Katsuki al suo fianco senza guardarlo, mentre si rigirava i guanti neri ormai stracciati tra le mani fasciate, quasi volesse accertarsi quanto fossero danneggiati.
“L-la mente di Rumi funziona in maniera veramente incomprensibile.” Poi si voltò verso di lei, dispiaciuto “M-mi… uhm… mi dispiace per i tuoi guanti. Sul serio.”
“Già, averli rotti è una gran bella rottura” Li guardò rammaricata, fermandosi sul posto imitata dal compagno “sono del tutto irrecuperabili, ormai.”
Restarono in silenzio per un po’, con Satoshi sempre più in colpa.
Chissà, forse per lei erano molto più che semplici gua-
“Oh beh, pace.” Tenendo i guanti con una mano, si ficcò l’altra nella tasca dei jeans blu e ne estrasse un paio esattamente uguale in tutto e per tutto, avvolto in una bustina di plastica che stracciò con una morsicata da doberman. Quindi s’infilò i nuovi guanti sopra le bende senza troppi complimenti, buttando gli altri in un cestino della spazzatura lì accanto.
“Ah… perfetto.” Sospirò soddisfatta, guardandosi le mani con un sorriso e flettendo bene le dita.
Satoshi restò immobile per un po’, per poi puntare le sue mani con un dito e domandare, con un’espressione totalmente vuota “Ne avevi un altro paio?”
“Ne ho altri cinque dietro, in effetti” disse l’altra , con semplicità “e a casa ho diverse scatole piene.”
“Ma allora…” Satoshi si schiantò le mani sulla testa “MA ALLORA CHE CAZZO ERA QUELL’USCITA DI PRIMA!? PERCHE’ HAI DOVUTO TRAUMATIZZARE ME E RUMI IN QUEL MODO SU DEI GUANTI E FARCI SENTIRE DELLE MERDE SE ERANO DEI SEMPLICI GUANTI DA LAVORO!?”
“Non si tratta dei guanti, Koroshi” Katsuki alzò un dito, seria “si tratta d’inviare un messaggio.”
Satoshi la guardò perplesso. Non sapeva che Katsuki vivesse in una società.
“E quale sarebbe, il messaggio?”
La ragazza si mise davanti a lui e gli mise una mano sulla spalla, guardandolo seria. La differenza d’altezza lo mise in soggezione non poco. Ma davvero quella era una primina?
“Che se ti metti tra me e il mio lavoro e per colpa tua rimango ferita” Affilò lo sguardo e strinse con un po’ più forza “spera che io sia in vena di cazziarti a parole e non a pugni. Mi sono spiegata?”
“Onesta.” Satoshi rabbrividì violentemente.
“Inoltre non mentivo sui guanti.” Gli voltò le spalle e si ficcò le mani in tasca “Costano veramente un patrimonio.”
“Uhm…” Saotshi fece battere i due indici tra loro “… sono di un marchio particolarmente rinomato tra Esorcisti?”
Katsuki si voltò verso di lui e, vedendo la sua espressione innocente, distese l’espressione dura in un sorriso “Vedi? È per questo che è difficile rimanere per troppo tempo incazzata con te.”
Satoshi arrossì lievemente, distogliendo lo sguardo.
“Comunque: quello è un motivo. L’altro è perché sono fatti apposta per gli Esorcisti come me” bloccò la domanda sul nascere con una mano “non ho voglia di raccontarti la storia, al momento.”
“Uff… ok.” Rispose Satoshi, un po’ deluso.
“Coraggio, adesso!” Katsuki si stiracchiò per bene, facendo provenire una lunga serie di scricchiolii dal suo corpo, imitati da quelli che si aggiunsero quando fece roteare il collo “Dopo questa breve interruzione, direi che possiamo riprendere la nostra serata.
Satoshi sgranò gli occhi “Come?”
Visto che quell’altra aveva già cominciato ad avviarsi, rapido il ragazzino la superò e si mise davanti a lei “Vorresti dirmi che dopo TUTTO questo non sei ancora soddisfatta!?”
“Bah, cosa credi?” Katsuki incrociò le braccia, come se le parole del compagno fossero state la più terribile stupidaggine mai detta “dopo solo due mostriciattoli pensi davvero che io sia stanca?” lo superò con uno sbuffo “Non so per che tipo mi hai preso, ma ti assicuro che non sono decisamente una che batte la fiacca.”
Satoshi si voltò verso di lei, teso “E-e a me non ci pensi?” domandò con una vocina piangente.
“Smettila di fare la femminuccia, ora!” lo guardò con severità da dietro una spalla “Questo è il ‘Metodo Katsuki’, e che tu lo voglia o meno, ti farò fare un bel giretto per il quartiere finché non avremmo spaccato il culo ad ogni singolo mostro che lo abita. Andiamo, hai già perso la tua baldanza?”
“M-ma non è un po’ troppo, tutto assieme?” domandò il ragazzino, che già aveva ripreso a tremare “Quante me ne vuoi far affrontare di ansie tutte in una sola volta?”
“Tutte quelle necessarie per farti dormire la notte.” Lo puntò col dito “Avere una mente ed un corpo riposati è sinonimo di buona salute. Quindi smettila di fare il piantagrane e andiamo.”
“… E se volessi tornarmene a casa?”
A quel punto Katsuki scoppiò a ridere “E poi che farai, andrai a letto sapendo di essere nella stessa stanza assieme ad un computer?”
A quell’affermazione, Satoshi rimase zitto.
Per poi seguire la ragazza nella notte, senza dire altro.
 
[…]
 
Toshi, quella mattina, si svegliò cinque minuti prima delle dieci.
Con un mezzo lamento, il ragazzino si tirò su a sedere, con i capelli totalmente scompigliati ed il pigiama brutalmente sgualcito. Socchiuse appena gli occhi lucidi, dovendosi ritrarre leggermente a causa del raggio di luce che proveniva dalle persiane sul muro davanti al letto.
Tra tutte le cose assurde ed incredibili che erano accadute gli ultimi due giorni, quella in assoluto le batteva tutte: aveva dormito. Fino a tardi.
Inoltre, era incredibile fosse riuscito ad addormentarsi così facilmente, dato che dopo essersi lasciato alle spalle la casa di Rumi assieme a Katsuki si era imbattuto in altre situazioni poco sonno-concilianti.
Andando per ordine: avevano incontrato il cadavere vivente ed in avanzato stato di decomposizione di una studente dai lunghi capelli neri, che saltellava sopra ad un tombino con la divisa svolazzante ripetendo in continuazione la parola ‘nove’; un vecchio dal corpo rugoso completamente nudo – non un bello spettacolo – con la faccia priva di lineamenti e con due giganteschi occhi iniettati di sangue che spuntavano dal palmo delle mani; ed infine una… strana donna che indossava un kimono rosa ed un grosso cesto in testa, che aveva chiesto a Katsuki dove si trovasse un certo Lord Sakusa.
Inutile dire che alla risposta totalmente priva di gentilezza della ragazza quella si fosse scagliata su di loro con un urlo agghiacciante, brandendo una wakizashi dalla lama arrugginita.
Non che fosse servita a nulla, infondo: come le altre Manifestazioni, pure quella era scomparsa in un turbinio di petali neri in mezzo a fiamme azzurre dopo una serie di cazzotti.
Grazie ai Kami, l’Esorcista subito dopo aveva detto d’essersi stancata ed aveva deciso di congedarsi, senza nemmeno accompagnarlo a casa.
Fortunatamente erano piuttosto vicini alla meta, perciò Satoshi riuscì a tirare uno scatto talmente forte – per poco non si lasciò dietro una scia di fiamme – da raggiungere la porta di casa sua in pochissimo tempo e senza essere catturato da alcun mostro.
Contro ogni pronostico, arrivato in camera ed infilatosi sotto le coperte, era crollato come un sasso.
Man mano che riacquistava lucidità, si rese conto di quanto la sua vita fosse un controsenso: sentiva appena una storia di paura e non riusciva a dormire mezzo minuto; ne affrontava cinque tutte assieme la stessa nottata, nella vita vera, e tornato a casa si faceva la più lunga ed indisturbata dormita della sua intera esistenza.
“Il metodo Katsuki… non può funzionare così bene…” borbottò il ragazzo, ancora mezzo rintontito mentre si sfregava un occhio con il polso della mano destra.
Si disse che, molto probabilmente, il metodo stava tutto lì: farlo girare per talmente tanto tempo e fargli accumulare tanta di quella stanchezza da, finalmente, riuscire a farlo capitolare.
Lo trattava come un poppante, in pratica.
In un certo senso, era comunque meglio di un qualsiasi sonnifero.
E meno costoso, se non si contava il rischio di rimetterci le penne e/o la sanità mentale.
“Chissà perché non ha ancora deciso di mollarmi per strada…” Satoshi incrociò le braccia sopra le gambe piegate e vi ci appoggiò la testa sopra, sfoggiando un’espressione pensierosa.
In verità, lo aveva effettivamente mollato per strada alla fine.
Ma poco prima di andarsene si era voltata un’ultima volta per dirgli di ritrovarsi davanti alla scuola anche al loro prossimo incontro.
Per poi defilarsi del tutto, sorda elle sue lamentele del ‘MA NON SARA’ IL CASO DI ANDARE UN PO’ PIU’ CON CALMA? E POI… NON PUOI LASCIARMI COSI’!’ (frasi molto fraintendibili)
Si passò una mano sulla guancia: il fatto che nonostante tutto – all’ultima tizia, quella che si era gettata su di loro urlando, si era rannicchiato a riccio ed era scoppiato in lacrime (beh? C’è un limite di sopportazione per chiunque, no?) – lo volesse ancora tra i piedi proprio non sapeva come definirlo.
Si divertiva così tanto a percularlo quando si comportava da fifone o a cazziarlo quando si lamentava?
Che stronza.
“… magari sono solo prevenuto e vuole davvero cercare di aiutarmi con sto cazzo di problema da bambino dell’asilo?” si domandò poi, consigliato dalla parte più ottimistica del suo cervello.
Restava un fatto inequivocabile ed innegabile, comunque: quella notte aveva dormito secco dopo non sapeva neanche quanto tempo.
Un sonno senza sogni e senza sobbalzi.
E nonostante l’ora tarda, si sentiva piuttosto riposato.
Sorrise: quando si sarebbero rincontrati, l’avrebbe ringraziata come di dovere.
Con un lungo sbadiglio e dopo essersi stiracchiato per bene, si alzò finalmente dal letto ed aprì le finestre di camera sua, facendo entrare la luce.
 
“Oh! Ma che bel faccino riposato che hai oggi!”
Ad averlo accolto poco prima che entrasse nella sala da pranzo, era stata una bella donna sulla trentina dal sorriso gentile. I lunghi capelli scuri facevano pendant col maglione nero che indossava in quel momento e gli occhi di smeraldo, dietro agli occhiali da lettura rossi abbinati agli orecchini a forma di rosa, avevano una luce che era un po’ un miscuglio tra la sorpresa e la serenità.
Chiaramente doveva essere contenta del fatto che, per una buona volta, quel disgraziato non avesse urlato tutta la notte in preda a chissà quale incubo terribile o angosce varie.
“Buongiorno, mamma.” La salutò Satoshi ricambiando il sorriso ed andandosi ad accomodare al tavolo imbandito per la colazione.
Papà e sua sorella dovevano aver già lasciato casa per andare a lavoro.
Un po’ gli dispiaceva non averli salutati, ma in un certo senso era un bene visto che di solito riusciva ad incontrarli la mattina presto solo perché la notte non chiudeva occhio.
“E’ la prima volta che sono io a dover preparare la colazione, prima che tu scenda alle cinque di mattina a far tutto.” La donna bevve un bel sorso di caffè nella sua tazza preferita. Poi guardò il contenuto della tazza con un sopracciglio inarcato “anche se devo dire che tu il caffè lo fai un tantino meglio…”
Satoshi sorrise mentre si versava un goccio di succo “N-non avendo nulla da fare durante la notte mentre sono sveglio mi metto a cercare cose a caso su internet.” Sorseggiò un goccio “E tra quelle ricerche, ho imparato come si fa un buon caffè.”
“Oh ma guarda che tesoro! Se non avessi l’abitudine di farmi prendere un colpo tutte le notti, ti considererei un figlio modello!”
Satoshi arrossì lievemente, abbassando lo sguardo imbarazzato “M-mi dispiace per l’altra sera…”
“Oh suvvia, sai che non sono dell’umore giusto quando mi sveglio di soprassalto. E visto che tuo padre ha il sonno di un elefante e non ha condiviso il mio stesso disagio, mi sono scagliata sulla prima cosa che avevo a tiro.”
“Tuo figlio?” domandò il ragazzino, basito.
“Esatto, quello che quando dovrebbe dormire invece si legge storie di paura su internet.”
“SEEEEEE certo!” Satoshi scosse la testa “Ma per chi mi hai preso, un masochista? Piuttosto mi faccio le canne.”
“Ti fai le canne?”
“…no?”
“Dovresti.” La donna chiuse gli occhi e bevve un altro sorso di caffè “Conciliano il sonno.”
Ah… il buon esempio dei genitori.
“Sul serio comunque.” Stavolta la signora Atsumu era seria, mentre guardava il figlio con un misto tra preoccupazione e severità “dovresti cercare di smetterla di ascoltare quelle storie. Non voglio che la tua mancanza di sonno intacchi sulla tua salute e il tuo rendimento scolastico.”
Ed eccoci tornati a quel punto: voleva bene alla mamma, ma le era veramente difficile capire che non era lui quello che andava a cercarsele le storie di paura.
Certo, l’ultima volta in un certo senso era stato lui, ma prima no.
E il discorso andava avanti da più tempo di così.
“Uff… lo so mamma” si versò dell’altro succo “ma come ti ho già detto…”
“ ‘non sono io a cercarmele’, lo so.” La donna sospirò “Sono solo… un po’ preoccupata. E da più di tre anni che hai questo problema, ed è da così tanto tempo che non ti vedo veramente rilassato…”
“Mamma...” nonostante tutto, comunque, si preoccupava per lui veramente. Il saperlo alle prese con situazioni di vita o di morte sicuramente non le avrebbe giovato. Tirò un sorriso “…non ti preoccupare, sul serio! Inoltre, adesso ho cominciato a lavorarci su questo mio problema” ripensò alla compagna di classe più manesca che avesse mai avuto “una… persona mi sta dando una mano.”
La signora Atsumu sorrise “Oh, ne sono certa: è per questo che oggi non ti ho svegliato! E’ stato bello rivederti finalmente addormentato come una volta. Tua sorella voleva addirittura fare una foto!”
A parte i cinque traumi che s’impegnò di omettere, il ragazzo rispose che era stata una serata piuttosto intensa, e che doveva essersi stancato per quello.
Restarono poi in silenzio per un po’.
“… dunque è una ragazza?” domandò all’improvviso la madre con un ghigno malizioso.
Ghigno malizioso che per poco non fece andare per traverso il biscotto al cioccolato che Satoshi stava sgranocchiando “CO-cos’ era quell’espressione? E quel tono, soprattutto.”
“Beh, diciamo che mi è sembrato molto strano vederti uscire ieri sera tardi. Inoltre, sembravi anche piuttosto teso.” Affilò lo sguardo, senza smettere di sorridere “Vorresti dirmi che non si trattava di un appuntamento?”
Non era decisamente teso per l’appuntamento.
se non per il contesto del suddetto.
“N-non è come pensi.” Mise le mani avanti e sorrise nervosamente “E’… una questione un po’ più complessa di così.”
“Ah… capisco.”
E rimasero in silenzio ancora per un po’.
Ancora per qualche secondo.
“… se si tratta di Rumi non ho problemi, sul serio” disse poi all’improvviso la signora Atsumu, sorseggiando altro caffè “vi conoscete da ta-”
“MA PERCHE’!?” Satoshi rischiò di morire ancora una volta. lo sapeva che Tsumiki aveva fatto leggere un pezzo del progetto a sua madre! Maledetta infoiata “ti prego mamma, non pure tu! Siamo solo amici.”
Ovunque fosse, Kurumi aveva sicuramente starnutito violentemente.
“Oh eddai! Sto solo scherzando…” bevve un altro sorso.
Satoshi colse un leggero che noia, però su cui decise di non indagare oltre.
Bloccata con una che scriveva fanfiction erotiche su di lui e Rumi in classe, ed a casa con un’autrice di fumetti Yaoi di successo.
Un militare non ha nemmeno idea di cosa voglia dire ‘Fuoco Incrociato’ in confronto.
“Scherzi a parte, sono sicura che centri con la tua ‘riabilitazione’.” La donna tornò a sorridere “Sono contenta che abbia funzionato. Anche se è solo la prima notte, sono certa che presto riuscirai a riposare come si deve. Vorrei che mi presentassi la persona che ti sta aiutando per ringraziarla.”
Il ragazzo sorrise a sua volta.
Era vero che Katsuki – probabilmente senza nemmeno rendersene conto – era riuscita a fare ciò dove certi dottori da cui erano andati a consultarsi per quel peculiare problema, non avevano nemmeno preso in considerazione come una faccenda grave.
E come pensava prima, sotto sotto, Katsuki stava veramente facendo del suo meglio per dare una mano.
Chissà se a sua madre sarebbe piaciuta?
“È un po’ schiva e scontrosa. Non so se riuscirò a convincerla a fare un salto qua-” si morse la lingua.
“AH! LO SAPEVO!” la signora Atsumu puntò il dito verso il figlio “Fai tanto il carino e il timido, ma alla fine hai fatto colpo per davvero! Come si chiama? È bella? È ricca? Che colore sono i capelli?”
“Mamma…”
“Quanti nipotini avete intenzione di darmi?”
“MAMMA!” esclamò il ragazzo, con voce implorante.
 
Dopo aver chiacchierato ancora per un po’ con sua madre – non toccando, grazie ai Kami, altri discorsi imbarazzanti – ed averle dato una mano a rimettere a posto la tavola, Satoshi ricevette una chiamata, poco prima di andare in camera e pensare a cosa fare in giornata per non pensare troppo a ciò che aveva visto la notte scorsa
“…oh?” vedendo il nome del mandante, inarcò un sopracciglio.
Ma non ci mise molto a rispondere alla chiamata con un sorriso “Saeko! Dimmi, va tutto bene? Qualche mostro è venuto a rapire Tsumiki durante la notte?”
Si augurò mentalmente che NESSUNO fosse effettivamente apparso per rapire Tsumiki durante la notte.
“… Toshi-kun…” Rispose la ragazza dall’altra parte, con un filo di voce.
Ma porca di quella puttana.
Lo sapeva, lui.
“…Saeko” Cominciò Satoshi, allontanandosi un po’ di più per evitare che la mamma potesse sentire qualcosa di compromettente “che sta succedendo?”
“S-si tratta di Tsumiki, l-lei è...” Sentendo la voce dell’amica incrinarsi duramente, ebbe un tuffo al cuore “Non si sveglia! N-non so cosa fare! I-io non..-”
Se i Kami esistevano – ed a questo punto, probabilmente era così – allora dovevano essere dei malati sadici a fargli passare giornate simili. Perché era sicurissimo che Saeko non lo stesse prendendo in giro.
“Ascoltami: hai chiamato qualcun altro oltre a me? I suoi genitori? Qualcuno?”
“I-io…” la sentì singhiozzare “H-ho provato, ma non sono raggiungibili! I miei sono a lavoro e sono qui da sola! Oddio Toshi-kun! Cosa posso fare? Lo sapevo che non dovevamo fare quello stupido gioco, avrei dovuto interromperla prima! S-sono una stupida…”
“Saeko, calmati.” Il ragazzo tentò di assumere un tono un po’ più fermo, rubando un po’ il lavoro a Katsuki “Sei davvero sicura che non stia semplicemente dormendo? Hai provato a-”
“LEI STA DORMENDO!” i suoi timpani però “E’… è come se fosse in preda ad un sonno pesantissimo. Ho provato a svegliarla, a scuoterla, ma non riapre gli occhi! L-la vedo respirare però…” le tremò la voce “E’ tutto così strano. È come se fosse bloccata in un sogno!”
“E’ una spiegazione un po’ troppo poco realistica per-” il ragazzo si bloccò.
Poi prese un bel sospiro e guardò il soffitto con un sorrisetto depresso.
Era in effetti una spiegazione poco realistica… esattamente come quella tizia a cui sono uscite zampe di ragno dalla schiena, o di quel nudista con gli occhi nelle mani.
Poco realistica come ogni leggenda metropolitana che si rispetti… GiUStO?!
Può darsi che alcune manifestazioni appaiono anche solo negli incubi. Farle fuori è un processo un po’noioso, perciò mi auguro di non doverle mai incontrare le parole dell’Esorcista gli rimbombarono nella testa come quelle del professor Oak. Che cazzo di Foreshadowing, però!
“Uff… dove siete adesso?” domandò Satoshi, con una voce vuota.
“A-a casa mia, perché?”
Un altro giorno un altro yen, eh?
Sempre se ci arrivava vivo, alla fine del giorno.
Consigliò alla ragazza di trovarsi fuori casa e di aspettarlo.
Poi chiuse la chiamata.
Senza pensarci troppo, digitò il numero datogli l’altra sera dall’Esorcista e la chiamò.
Gli insulti che seguirono a causa del risveglio non pervenuto dalla stessa lo destabilizzarono non poco.
 
[…]
 
“...che oltretutto” aggiunse Katsuki, mentre allungava il passo assieme a Satoshi “tu e la tua combriccola siete tipo il gruppo più sfigato del Giappone, mamma mia!” lo guardò con le sopracciglia aggrottate “Com’è possibile che le Manifestazioni vi stiano passando in rassegna in questo modo?”
“E che vuoi che ne sappia io?” si lamentò Satoshi, col fiatone “Anzi, se dobbiamo essere sinceri: è da quando sei arrivata tu che sono cominciati tutti sti casini!”
“Mi stai per caso dando la colpa?” la voce dell’Esorcista si fece minacciosa.
“Sto solo dicendo che la coincidenza è un po’ strana!” cercò di conciliare lui. Era già abbastanza di cattivo umore dopo essere stata svegliata contro la sua volontà, perciò voleva cercare ti tirare la corda il meno possibile “Sembra quasi un plot device forzatissimo…”
“Qualunque cosa sia, sarà meglio fare in fetta” la ragazza digrignò i denti “se mi perdo il nuovo episodio di JJK di oggi, potrei veramente incazzarmi.”
Satoshi sperò con tutto se stesso che avrebbero fatto in fretta.
Arrivati davanti alla casa dai muri di Saeko, trovarono la ragazza davanti al cancelletto che conduceva al cortile. Aveva un’espressione che definire tesa sarebbe stato un pessimo scherzo, le unghie della mano destra in mezzo ai denti e continuava a camminare avanti e indietro attorcigliando un dito attorno ad un lembo del pigiama rosa. Quando Satoshi la chiamò, quella sussultò e si voltò a guardarlo, per poi scoppiare in lacrime e corrergli incontro.
“TOSHI-KUUUN!” gridò, stritolandolo come una piovra “WAAAAAA!!”
“Aiut-” il ragazzo tentò di ricambiare l’abbraccio per tranquillizzarla e, allo stesso tempo, di non soffocare. Katsuki rimase a guardare la scena con un sopracciglio inarcato, incrociando le braccia.
Saeko, invece, tra le lacrime tentava come meglio poteva di spiegare la situazione.
Fallendo miseramente.
Al che l’Esorcista, dopo aver perso la pazienza, la staccò a forza dal corpo del ragazzo – che crollò in ginocchio con qualche costola incrinata e lo sguardo vitreo – e la piantò bene a terra, costringendola a guardarla negli occhi “Ehi, pasticcino, patti chiari amicizia lunga: dimmi subito qual’ è il tuo problema, altrimenti me ne vado. Ci siamo capiti? E vedi di chiudere i rubinetti.”
Per quanto dura, l’ammonizione di Katsuki fu efficace. Saeko singhiozzò ancora un paio di volte, per poi finalmente calmarsi abbastanza almeno per poter spiccicare qualche parola comprensibile “A-Amano-san? C-ci sei anche tu?” Saeko si voltò verso Satoshi, che intanto si stava cominciando a rialzare sulle gambe tremolanti “A-allora state veramente assieme? A-aveva ragione Tsumiki mentre infilzava quella bambolina col tuo nome sopra?”
Satoshi stava per chiedere spiegazioni – non volendo in realtà sapere la risposta – ma l’Esorcista le diede uno scappellotto al lato della nuca, facendole lamentare un sonoro ‘Owee’
“Concentrati. Non me ne può fregar di meno di ste minchiate edgy: spiegami la situazione.” Rincarò duramente la ragazza, stringendo le spalle all’altra.
Saeko, senza fare altre domande e tirando su col naso, raccontò “I-io non so esattamente come sia successo… quando mi sono svegliata ed ho chiesto a Tsumiki cosa voleva per colazione, lei… lei…” ricominciò a lacrimare “l-lei ha continuato a dormire. Credevo semplicemente non mi avesse sentito, ma quando ho cominciato a scuoterla e lei ha continuato a non dare segni di vita, mi sono preoccupata ed ho cominciato ad urlare il suo nome. N-non si è svegliata. H-ho paura che…”
Venne scossa da un brivido e riprese a singhiozzare.
A quel punto Satoshi, preso davvero malissimo dalla situazione, cercò di forzare un sorriso e di tranquillizzarla “S-suvvia Saeko-chan! Sono sicuro che-”
“Sei scema?”
Satoshi diventò di sasso.
Saeko, invece guardò con occhi sgranati e lacrimanti Katsuki, che aveva un’espressione allibita “C-come?”
“Sei per caso una cretina, questo ho chiesto.” Ripeté duramente l’altra.
“A-Amano-san?” Satoshi la guardò sconvolto.
“Partiamo dal fatto che già sono stata scomodata dal mio riposino mattiniero per questa cavolata…”
“Sono quasi le undici…” fece eco Satoshi, venendo bellamente ignorato.
“Ma tu mi vieni a dire che, la prima cosa che decidi di fare invece di chiamare un dottore dopo esserti resa conto che la tua amica sta male, è STATO chiamare Jimpachi qua?” indicò il ragazzo con una mano.
“M-ma… ho cercato di chiamare i suoi genitori e-”
“E quando non hanno risposto hai creduto che chiamare questo qui fosse il corso migliore degli eventi, invece di uno specialista?” aggrottò la fronte “Ma dove hai la testa?”
“P-però…” Saeko prese a tremare.
“A-Amano-san, non è il caso di-”
“No, Rikoshi, a sto giro devo essere brutalmente diretta”
“Giura?” Satoshi alzò gli occhi al cielo “Non lo sei quasi mai…”
“Non siamo in un film dell’orrore di serie Z” tornò a rivolgersi all’altra ragazza “perciò, quando qualcosa non va, chiama un dannatissimo dottore, o l’ambulanza, non me ne frega.”
“O-ok, ora può basta-” tentò d’intervenire il ragazzo.
“Se fosse stata veramente male, magari sarebbe potuto essere già troppo tardi, lo sai vero?” il colpo di grazia “Perciò fatti un esame di coscienza, razza di scellerata!”
Saeko sgranò gli occhi, immobile come una statua.
“Oh Kami…” Satoshi, che già si stava preparando per la tragedia, si passò una mano tra i capelli.
“WAAAAAAAA!!” Saeko scoppiò a piangere a dirotto, crollando sulle ginocchia a terra e portandosi le mani chiuse a pugno sugli occhi, ormai diventati due piccole cascate “HAI RAGIONEEEEEEE! SONO UN’INCOSCIENTEEEEE! WAAAAAA! MA ERO COSI’ PREOCCUPATA! NON SAPEVO CHE FARE! WAAAAA!!”
Satoshi si avvicinò a Saeko e le massaggiò la schiena, cercando di confortarla. Poi voltò l’espressione risentita verso l’Esorcista, che li guardava dall’alto verso il basso con sufficienza “Era davvero necessario essere così dura? Era chiaramente troppo agitata per pensare razionalmente, poverina!”
Katsuki sbuffò ed incrociò le braccia “E’ meglio che glielo abbia detto io così, prima che l’errore venga ripetuto quando è ormai troppo tardi.” Alzò un dito al cielo “bisogna cercare di pensare razionalmente quando accadono le cose, d’accordo? Siamo Esorcisti, non dottori o poliziotti. Se la sua amica avesse avuto un vero problema di salute, ci sarebbe stato ben poco che io o tu avremmo potuto veramente fare.”
“H-ho capito” Satoshi guardò la povera ragazza, ancora in preda ai singhiozzi “però…”
“Tra l’altro, hai idea di quante volte noi Esorcisti veniamo scomodati per problemi che alla fine si rivelano al di fuori della nostra competenza?” si tirò un ciuffo dietro l’orecchio “Una volta ha chiamato uno direttamente al Tempio, parlando di un dolore terribile allo stomaco e pensando di essere posseduto. Abbiamo scoperto alla fine che si trattava di un verme solitario lungo quindici metri.”
“Capisco ma-” la guardò sconvolto (e anche Saeko lo fece) “QUINDICI METRI!?”
“La cosa più assurda e che è sopravvissuto quando glielo hanno tirato fuori dal culo.” E quando Satoshi, conscio che la ragazza picchiava chissà quali incubi come routine, la vide rabbrividire, capì che lo spettacolo doveva essere stato estremamente terribile.
“Ma non ci pensiamo, adesso.” L’Esorcista si avvicinò a Saeko e, dopo averla afferrata da sotto le ascelle, la tirò su da terra di peso. Poi tirò fuori un fazzolettino e le asciugò le lacrime.
“Soffia qua.” Disse con tono decisamente più calmo, avvicinando lo stesso al naso gocciolante dell’altra ragazza.
Quella, ancora un po’ scossa, obbedì.
Poi Katsuki accartocciò il tutto e lo cestinò nel bidone attaccato al muro di casa.
“Ora che hai imparato la lezione, portami dalla tua amica. Vedrò cosa posso fare.”
Saeko si voltò verso Satoshi, che le sorrise come per dire ‘va tutto bene’. Quindi si voltò verso l’Esorcista forzando un sorriso “O-Oguei…”
Quando si defilò verso il cancello, Katsuki s’avvicinò al compagno e gli rifilò un forte scappellotto dietro la testa, che lo fece piegare in avanti “Anche tu, porca miseria! Non potevi chiamare un dottore, invece di chiamare subito me?”
“MA SCUSA!” Satoshi rispose a tono, massaggiandosi dietro la nuca “parli di sto ‘dottore’, ‘dottore’… ma chiamalo tu la prossima volta, no?”
“Basta con le chiacchiere, andiamo.”  E si avviò verso la casa.
Satoshi sospirò esasperato, conscio che probabilmente nemmeno lei ci avesse pensato prima di chiamarlo, ma che era troppo orgogliosa per ammetterlo.
Soprattutto dopo quella lavata di testa fatta alla povera Saeko.
La seguì senza dire altro.
 
Saeko li condusse in camera sua, con il letto matrimoniale che era stato allestito per essere usato da entrambe le ragazze: Tsumiki, con il suo pigiama nero a teschi, era coricata sul fianco sinistro. Sembrava in tutto e per tutto semplicemente addormentata e siccome i due nuovi arrivati la videro respirare, almeno si tranquillizzarono capendo che era ancora viva.
“È-è così da questa mattina.” Disse Saeko, che già stava per rimettersi a piangere “Oh, Tsumiki… MA CHE FAI!?”
“No, non si sveglia proprio.” Confermò Katsuki, dopo averle rifilato il quarto sberlone, senza risultati concreti “Già, direi che abbiamo a che fare con qualcosa di paranormale.”
“C-cosa possiamo fare?” domandò Satoshi, trattenendo Saeko che già stava tentando di gettarsi sull’Esorcista.
“Uhm… tanto per cominciare, dovremmo capire che cos’è effettivamente successo.” Katsuki si voltò verso la padrona di casa, che la guardava con un’espressione rabbiosa “voi due, oltre alla catena inutile: avete fatto altro per caso la sera scorsa?”
“E questo cosa c’entra?” soffiò Saeko, ora più arrabbiata che preoccupata.
“Saeko-chan, cerca di calmarti…” cercò di mediare Satoshi, anche se un po’ la capiva.
“Tu rispondi alla domanda” disse l’Esorcista, spazientita “siete per caso andate in qualche posto che si dice sia infestato? Avete fatto qualche rituale vero? Visto qualche film maledetto?”
Saeko finalmente si rilassò “N-non abbiamo fatto nulla di che… quando la catena è fallita – perché alla fine non è effettivamente arrivato nessuno – Tsumiki si è chiusa in un silenzio depresso e si è messa a leggere delle storie di paura sul telefono per conciliare il sonno, mentre io sono subito andata a dormire.”
“Avete letto delle storie, uh?” Katsuki indagò sul letto dove riposava la ragazza.
Notò il cellulare abbandonato vicino alla sua testa.
“Ma ancora non capisco come questo possa centrare con la nostra situazione.”
“Lasciami lavorare, ti va?”
“MA DI TUTTE LE-” Saeko tentò nuovamente di avvicinarsi all’altra ragazza, con Satoshi che nuovamente la implorò di pensare a ciò che stava facendo.
“Dunque, vediamo un po’…” prese il telefonino in mano e, quando accese lo schermo, fece un’espressione annoiata “Serve un codice per entrare. Cinque caratteri.”
“Uhm… magari qualche numero maledetto?” Saeko, nuovamente calmatasi – Satoshi già non ne poteva più di quel bipolarismo – provò a sfoggiare qualche teoria “Tipo 666… ma con cinque numeri?”
“E beh certo.” Katsuki alzò gli occhi al cielo, esasperata “Ce ne sono talmente poche di combinazioni numeriche con cinque cifre…”
“Uhm… magari è un nome?” propose Satoshi, che già stava trattenendo l’amica.
“Beh, non che ce ne siano pochi anche in quel ca-” cominciò Saeko.
“Sono entrata.” Rivolse il telefono verso la ragazza “La password era ‘Saeko’.”
“…Oh.” la ragazza arrossì impercettibilmente e abbassò lo sguardo.
“Allora, che cos’abbiamo qua…” Katsuki aguzzò lo sguardo e cominciò ad indagare sul telefono.
Satoshi rimase a fissarla per un po’, finché questa non affilò lo sguardo e digrignò i denti infastidita “Ah cazzo… proprio come pensavo.”
“C-cos’ è successo?” domandò il ragazzino, interrogativo.
L’Esorcista allora voltò lo schermo del telefonino verso di lui: su quest’ultimo, c’era la pagina di uno strano sito web. Diverse scritte rosse come il sangue su sfondo nero, con la grossa immagine di una candela accesa che spuntava dall’occhio di un teschio sull’angolo in alto a destra “Questa rimbambita ha letto la storia del ‘Loop Scolastico’.”
“I-il Loop Scolastico?” domandò Saeko, incuriosita ed un po’ confusa.
Katsuki che, come sempre, non aveva voglia di dare spiegazioni, si costrinse a farlo comunque con uno sbuffo “E’ una leggenda giapponese piuttosto famosa: parla di questo ragazzo che fa un sogno raccapricciante, dove si trova bloccato all’interno di una scuola simil-fatiscente mega inquietante, assieme ad una creatura invisibile che gli dà la caccia. E da lì tutto in discesa, con situazioni angoscianti e infarti vari” guardò lo schermo del telefono “il succo di tutto, è che questo povero bastardo rimane per sempre bloccato in quest’incubo. Ha un finale aperto, ma lascia ben intendere che non è lieto.”
“Uhm… e questo c’entra qualcosa con quello che sta succedendo a Tsumiki?” domandò Satoshi.
“Eccome se c’entra, vedi” un lieve sorriso spuntò sulle labbra dell’Esorcista “il fatto è che, a quanto pare, chiunque sente questa storia, o la legge – anche se enormemente riassunta – è condannato a fare lo stesso terribile sogno.”
“Ah, ecco.” Satoshi sorrise, contento di aver capito dove voleva andare a parare.
“OI, ASPETTA UN ATTIMO!” sclerò poco dopo, realizzando di essere appena stato maledetto.
“Uh-uh.” Guardò la giovane addormentata con i pugni ai fianchi “Sembra che questa povera sprovveduta abbia letto la storia, si sia addormentata e adesso” la puntò col dito “ecco il risultato.”
“Ma che senso aveva farla ascoltare pure a noi due!?” domandò Satoshi, cominciando ad agitarsi.
“Ovvio: adesso noi andiamo a riprendere questa cretina. Senza aver ascoltato la storia, come ti aspetti di finire nel suo stesso sogno?”
“Oh porcadiquellamiseriano” il ragazzo si sedette sul letto, svuotato da qualsiasi emozione.
Non aveva ancora digerito quello che era successo ieri, maledizione…
“N-non capisco…” in quel momento, per Saeko, la gente che aveva davanti sembrava parlare in una qualche lingua aliena.
“Non c’è nulla da capire, carissima.” Guardò Saeko con un sorriso sornione “devi solo fidarti di me. Vuoi rivedere la tua amica?”
Saeko abbassò nuovamente lo sguardo e strinse i pugni.
Non sapeva che cosa pensare di quella tizia: era arrivata, l’aveva cazziata duramente, poi aveva preso a schiaffi la sua migliore amica addormentata ed adesso pretendeva di farle credere che, il motivo per cui Tsumiki si trovava in quella situazione, era la conseguenza dell’aver letto una storia maledetta?
Era sempre stata assieme a quella pazza, perché adorava il suo carattere e la sua passione per le storie di paura, trovandole molto interessanti a sua volta, ma mai e poi mai aveva creduto ad una singola parola di ciò che leggeva.
Eppure… quella ragazza sembrava essere molto decisa in quello che diceva, e non sembrava affatto che stesse raccontando bugie.
Però... davvero Tsumiki era imprigionata in una qualche dimensione alternativa?
Per quanto la situazione fosse già di per sé completamente surreale, faticava a credere ad una cosa simile.
“Saeko-chan.” La ragazza sussultò, voltandosi verso l’amico, che le stava sorridendo in modo rassicurante “So che ti sembrerà tutto stranissimo, ma ti chiedo di fidarti di Katsuki. Sa davvero quello che fa e riuscirà a tirare fuori Tsumiki tutta intera.”
“Magari con un braccio in meno!”
“Ignora l’ultima frase.” Satoshi forzò un sorriso, maledicendo mentalmente quell’altra.
Saeko guardò per un po’ di tempo l’amico.
Si domandò che ragione avesse invece lui di mentirle.
Colui che era considerato il più gentile, onesto e dal cuore più puro della scuola.
Digrignò i denti e strinse le palpebre.
Per poi sospirare e rivolgersi all’Esorcista con uno sguardo serio “Ti prego, riportala indietro, ovunque sia.” Affilò lo sguardo “Fai tutto ciò che devi fare. Se dovesse succederle qualcosa, non sarei in grado di perdonarmelo. Mai.”
Puah. Non ti starai incolpando un po’ troppo?” tirò fuori uno strano tubicino di plastica dalla tasca (Satoshi si chiese prima che cos’era, ed in secondo luogo quanto fossero profonde quelle tasche) assieme ad un fazzolettino.
“B-bene, e ora che si fa?” domandò Satoshi, benché volesse già tornare a casa.
“Te l’ho già detto, no? Andiamo a recuperare ‘Schizzata Mc.Duffin’. Spero che, da brava scout, abbia trovato un albero da abbracciare” Katsuki aprì il cilindro e versò un goccio del contenuto sul fazzolettino.
“Ci sono alberi nel sogno?”
“E io che cazzo ne so?” chiuse il cilindro “Mica l’ho mai fatto sto sogno…”
“Ah, ok.” Satoshi si rassegnò al fatto che, anche se avesse provato a protestare, alla fine l’Esorcista l’avrebbe comunque costretto a seguirla anche in quell’avventura da incubo.
Letteralmente.
“Allora… dobbiamo addormentarci e sognare adesso, giusto? Tutto qui?”
“Precisamente.” Katsuki cominciò ad avvicinarsi a lui con un ghigno malvagio “Però useremo un metodo più… rapido.”
“In che se-” pochi secondi dopo, il ragazzo si ritrovò la bocca e il naso coperti dal fazzolettino della ragazza.
Altri pochi secondi dopo, quello crollò lungo e disteso sul letto, privo di sensi, ma trovando comunque il tempo di ficcarsi il pollice in bocca.
“… ma quello era cloroformio?” domandò Saeko, un po’ basita.
“Me lo porto sempre dietro, nell’evenienza” sghignazzò, accartocciando il fazzolettino “immagina lo scandalo che si sarebbe creato se fosse stato un signore di una certa età a dire una cosa simile.” Lanciò poi il fazzolettino all’altra ragazza, che lo afferrò al volo con un urletto “Vedi di sbarazzartene. Non vorrei mai essere costretta a rispondere a domande scomode.”
“A-aspetta!” vedendo che Katsuki si stava scrocchiando le dita e stava facendo un po’ di stretching, Saeko alzò una mano per fermarla “A-anche io ho sentito la storia del Loop adesso! Portami con te!”
“… ma ho chiuso il cilindro...” Rispose l’Esorcista, implorante.
“N-non sto capendo esattamente quello che sta succedendo ma… se per andare a finire dove si trova Tsumiki devo addormentarmi, ti prego, portami con te!” strinse i pugni “Non posso stare tranquilla sapendola in pericolo chissà dove! Non-”
Katsuki le tirò un buffetto sulla fronte, facendola ritrarre con un piccolo lamento dolorante ed un grosso lacrimone sotto l’occhio destro “Mi dispiace, ma già dovrò badare a sto altro imbecille che vuole cercare di fare il coraggioso e alla tua amica sperduta, se ci fossi pure tu saresti solo d’intralcio.”
“M-ma…”
“Niente ‘ma’. Inoltre” guardò Tsumiki “non è detto che questa qui rimanga ferma per tutto il tempo. Magari potrebbe rischiare di avere spasmi violenti o attacchi di sonnambulismo. Mi servi più qua fuori, che dove stiamo per finire. Sul serio” la guardò con un’espressione determinata “porterò indietro questa sclerata. Te lo prometto.”
Saeko, guardando quegli occhi dorati dalla luce così fiera, si sentì improvvisamente rassicurata. Fu comunque un po’ delusa scoprendosi non così utile come pensava.
“E ora, se non c’è più nulla da dire” Fece roteare il braccio destro “io mi butto.”
“U-un secondo.” Saeko si grattò una guancia “Ma non ti serve il cloroformio per addormentarti più velocemente?”
“Che?” guardò il cilindro, abbandonato sul letto assieme al telefono di Tsumiki “Ma ti pare che mi metto a sniffare quella porcheria? L’ho usato solo su Kioshi perché altrimenti mi sarei sentita più in colpa nell’usare il buon vecchio metodo di ‘sonno istantaneo’.”
“Quale metodo?” sgranò gli occhi, di fronte alla scena che si palesò subito dopo: senza alcun preavviso, Katsuki si tirò un pugno in faccia. Abbastanza forte che l’impatto avrebbe anche potuto svegliare Tsumiki, in qualsiasi altra circostanza. Quindi, con un rivolo di sangue che le scendeva dal lato destro del labbro, Katsuki crollò a terra come un sacco di patate, completamente priva di sensi.   
Saeko guardò il corpo di quella tipa a bocca aperta.
Che coraggio.
E che coraggio lei a volerle saltare addosso, visto che aveva la forza di volontà di stendersi da sola con un pugno.
Si guardò attorno, un po’ spaesata, ed infine decise di fare la cosa che più credeva sarebbe stata utile: si avvicinò a Tsumiki e, dopo essersi inginocchiata a terra, appoggiò la testa sul cuscino accanto a quello dove l’amica dormiva. Fece poi scivolare una mano in quella dell’altra, stringendogliela.
“Ti prego… non farmi scherzi.” Sentì già di nuovo le lacrime che si stavano facendo largo nei suoi occhi “E vedi di tornare qua tutta intera…”
 
[…]
 
Le lampade a led emettevano una luce soffusa e macabra
Alcune erano persino cadute dal soffitto, penzolando dai fili come impiccate.
Le pareti erano altissime e verdognole, fatiscenti, ed una strana sostanza scura simile a petrolio fuoriusciva dalla parte più alta.
Le porte delle aule parevano sigillate da millenni.
Le bacheche erano adornate da fogli anneriti e disegni stracciati.
L’odore di muffa era intenso e nauseante.
E il pavimento era pieno di detriti e materiale scolastico abbandonato.
No, era certa di non conoscere quel luogo.
“E così…” la ragazza guardò in fondo al corridoio, dove l’aspettava una porta a doppia mandata “… sono veramente finita in questo sogno. Sono nel Loop Scolastico.”
Tsumiki rimase immobile, come paralizzata.
Poi, molto lentamente, un sorriso cominciò a disegnarsi sulle sue labbra.
“YATTAAAAAAAAAAAAA!” gridò all’improvviso, piegandosi innaturalmente all’indietro e gridando così forte che l’eco rimbombò per tutto il corridoio.
Non poteva crederci… era vero! Era tutto vero! Pensava che dopo l’ennesimo fallimento di quella catena maledetta avrebbe finalmente smesso di seguire storie di paura e si sarebbe dedicata ad altro… ma alla fine ci era riuscita! Stava veramente vivendo il sogno maledetto del Loop Scolastico! Era sempre stata poco felice durante tutta la sua intera esistenza… ma poteva essere certa che quello era in assoluto il giorno migliore della sua vita!
Ah, se solo anche Saeko fosse stata lì con lei…
“Se solo avessi il cellulare dietro, mannaggia…” si lamentò la ragazza, toccandosi nelle tasche del pigiama rabbiosamente.
“Tsumiki-chan.” Una voce, alle sue spalle.
Si voltò di scatto e subito il suo volto s’illuminò ancora più rispetto a prima.
Quella nottata si stava facendo sempre più bella: Saeko era proprio lì, sorridente, con la sua maglietta bianca, i suoi pantaloni di jeans e l’espressione furbetta in viso che aveva sempre.
Intrappolata in una dimensione parallela terrificante assieme alla sua migliore amica.
Poteva chiedere di meglio?
Era un po’ strano però… non aveva letto la storia assieme a lei.
Ma era troppo felice per pensare razionalmente, adesso.
“OH, SAEKO-CHAN!” andò ad afferrarle le mani, saltellando tutta allegra “allora anche tu sei qui con me! Oh Kami, sono troppo contenta… credevo sarei rimasta da sola a godermi tutto questo!”
“E che vuoi farci?” Saeko sospirò pesantemente “Ovunque tu vada, io ci sono sempre, no?”
Tsumiki la guardò un po’ perplessa.
Sembrava… infastidita? Nah, era solo un’impressione.
Perché avrebbe dovuto esserlo, in fin dei conti?
Sorvolò senza troppi problemi su quello strano comportamento e le afferrò un braccio, sorridente “Dai allora! Andiamo ad esplorare il posto. Oh cavolo, sono tutta tesa… non so nemmeno da dove cominciare!” rise “SONO COSI’ ELETTRIZZATA! Chissà cosa vedremo? Magari studenti zombie? Mostri terribili? Bambine con i capelli lunghi abbandonate agli angoli dei corridoi? Oh, chissà che aspetto ha il mostro che vaga per questo luogo.” Cominciò a trascinarsela dietro “Non sto più nella pelle! Vieni, andia-”
Saeko si liberò dalla presa dell’altra ragazza in malo modo, rischiando quasi di farla cadere.
Tsumiki si voltò a guardarla, continuando a sorridere “M-ma insomma, S-Saeko-chan, che ti succede?”
In realtà, però, adesso era molto più preoccupata.
Saeko sfoggiò una nuova espressione.
Una che non le aveva mai visto in faccia prima d’ora: malizia.
In realtà, era un’espressione che aveva già visto in diverse altre occasioni… non con lei, tuttavia.
“Potresti smetterla di comportarti in modo così esasperante, per una buona volta?” la ragazza sospirò, passandosi una mano sulla faccia “Kami, sei così pesante, a volte.”
“M-ma cosa stai dicendo?” la castana sentì un nodo alla gola.
“Ah, ok, hai ragione, mi correggo.” Sulle labbra di Saeko affiorò un ghigno che la fece rabbrividire “Tu sei sempre pesante, Tsumiki.”
L’altra ragazza era abbastanza sicura che, se fosse stata presa in pieno di un furgone, avrebbe sentito sicuramente meno male.
Ma stava sicuramente scherzando.
Saeko era sincera, diretta, ma a volte le piaceva scherzare.
No?
… no?
“D-dai… Saeko-chan, basta scherzare.” Cercò di salvare la situazione, nonostante sentisse già la voce tremolante “N-non è divertente.”
“Non osare chiamarmi Saeko-chan. Odio quando lo fai.”
Altro colpo che la prese talmente alla sprovvista da farla indietreggiare.
“Kami, ma non ti senti mai quando parli?” Saeko alzò la testa verso l’alto, sbuffando “Saeko-chan qui, Saeko-chan lì… che cosa credi? Solo perché non hai amici, pensi di potermi trattare in maniera così confidenziale solo dopo che ti ho mostrato un po’ di simpatia? Sei davvero così patetica?”
“M-ma noi due ci conosciamo da tanto tempo…” Tsumiki cominciò a sentire le gambe che tremavano.
Cosa diavolo stava succedendo a Saeko?
Era forse così spaventata da parlare a sproposito in modo così crudele?
Era davvero da lei quel comportamento?
“Oh beh, certo, hai ragione.” Il sorriso di Saeko si fece ancora più terribile e sadico “Sei stata sicuramente uno dei migliori passatempo della mia vita. Questo te lo concedo.” Si grattò dietro la nuca, guardando verso un punto imprecisato alla sua sinistra “Ora però mi sono un po’ annoiata, devo dirtelo. Avevo un po’ paura che ci saresti rimasta troppo male se te lo avessi detto prima, ma adesso mi rendo conto che… cazzo, che liberazione, porca miseria!”
Finalmente, benché sorridesse ancora, Tsumiki cominciò a piangere “N-non dire così… s-siamo state amiche da così tanto tempo. N-non… n-”
Le mancava il respiro.
“AMICHE!? AH!” Saeko gesticolò in maniera esageratamente teatrale, poi puntò il dito verso di lei. Il suo ghigno ormai pareva la maschera di un Oni “E chi vorrebbe mai essere amica di una come te?
E smise anche di sorridere.
Incrociò le gambe tremanti e si morse il labbro.
Non poteva essere Saeko.
No, non era vero. Non succedeva.
Aveva i suoi modi di fare, il suo aspetto, la stessa voce allegra che le riscaldava ogni volta la giornata.
Ma la vera Saeko non sarebbe mai stata così orribile, vero?
“Fattene una ragione: tu non hai amici.” rise sguaiatamente “non ne hai mai avuti. E tu lo sai.”
“B-basta...”
“Lo sai, ed hai comunque paura ad ammetterlo. Non hai paura di queste stupide leggende metropolitane perché hai già paura di qualcos’altro, non è così?”
“N-no…”
“Tu hai paura di rimanere da sola, non è vero? Hai paura di rimanere assieme agli unici pensieri che ti frullano per la testa quando non pensi a far accoppiare due mocciosi e a queste stupide favolette per bambini. Non è così?”
“T-ti prego…” le ginocchia di Tsumiki sbatterono al suolo. Ma non pensò minimamente al male che le fece, visto che qualcosa dentro di lei si stava letteralmente disintegrando “S-Saeko… torna in te…”
“Il pensiero che hai da quando sei una mocciosa puzzolente…”
“S-Saeko…”
“Patetico. Come la piccola larva che sei.”
“P-perché?”
“Patetico come la tua vita. Vuota e priva di emozioni.”
“Q-questo è un incubo…”
“E’ la realtà.”
“N-no…”
“Forse, dovresti solo…”
“N-no…!”
Solo Sparire…” la voce Saeko parve quella di un demonio, ed i suoi occhi brillarono di rosso.
“NOOOOOOOOOO!” Tsumiki scoppiò in un pianto fragoroso, coprendosi la testa con le mani “SMETTILA! SMETTILA! TU NON SEI REALE! ESCI DALLA MIA TESTA!”
“Sono abbastanza reale per te…” Tsumiki non lo vide, ma il braccio di ‘Saeko’ si era trasformato in una gigantesca lama di un materiale roccioso scuro, simile all’ossidiana “… questo basta e avanza, stupida mocciosa.”
“B-basa…”
“Non avresti dovuto giocare col fuoco, ragazzina.” I denti Saeko si fecero affilati come quelli di uno squalo, e le sue pupille presero a guardare verso direzioni diverse “Ora sparirai per davvero. E’ quello che hai sempre desiderato in fin dei conti, no?”
“B-basta…” rannicchiata a riccio, ormai Tsumiki non riusciva a più a pensare razionalmente.
La creatura cominciò ad avvicinarsi minacciosamente, ridacchiando.
Poi, la sua faccia si deformò brutalmente.
Questo però non per colpa di chissà quale metamorfosi, ma a causa di un impatto particolarmente violento che la sorprese alla sua destra. Il rumore delle ossa del volto di quel mostro che si spaccavano fecero alzare lo sguardo piangente di Tsumiki. Sgranò gli occhi, mentre vedeva la cosa che aveva assunto le sembianze di Saeko volare contro al muro della scuola, sfondandolo.
La ragazza sbatté le palpebre, confusa, poi si voltò verso le due nuove figure che erano apparse.
“P-posso guardare, adesso?” domandò Satoshi, grappato alla giacca di pelle della nuova studente.
“Smettila di fare la femminuccia.” Quindi Katsuki si voltò verso Tsumiki “E tu invece, che ci fai lì per terra? Il pavimento è così comodo?”




Ed ora che siamo qua, finalmente: un po' di super Belmond.
La leggenda del Tombino: in poche parole, una tizia viene bullizzata ogni giorno, anche duramente. Un giorno, questa tizia viene beccata da una bulla che saltella sopra ad un tombino ripetendo la parola 'nove' tutta contenta. Visto che sta stronza non aveva altro da fare, si avvicina e cerca di capire cosa c'era da comportarsi a quel modo. Quindi, la tizia bulluzzata le toglie letteralmente il tombino da sotto i piedi  - non so come - e la fa precipitare nel vuoto. Per poi rimettersi a saltellare, questa volta ripetendo la parola 'dieci'

Il vecchio con gli occhi sulle mani (da non confondere col vecchio che ha i PUGNI NELLE MANI) : Un vecchio cieco, nel periodo... Edo mi pare? viene assalito da dei briganti che lo fanno secco. Quello rosica e dice 'SE SOLO AVESSI POTUTO VEDERE, LI AVREI CONCIATI PER LE FESTE' e quindi respawna in versione aborto della natura con due occhi sulle mani. Ovviamente, non sapendo chi sono i cattivi che lo hanno ucciso, va ad ammazzare chiunque gli capiti a tiro indiscriminatamente.
Perché vorrei ricordare che i fantasmi giapponesi sono peggio di Hitler.

La tizia con il cesto in testa: ... no, nessuna leggenda a sto giro. E' solo una palese citazione ad O'Rin dell'Acqua di Sekiro. Non ho resistito XD però avrei voluto avere una Katsuki anche io, visto che quando l'ho affrontata nel gioco sono morto quarantacinque volte contate...

il Loop Scolastico: La storia è... quella che ho scritto nella storia (?) solo un po' diversa. Tipo, il tizio si chiude in una classe alla fine, sente bussare alla porta che da sul corridoio e, quando esce, vede tutti studenti brutalizzati in un mare di sangue. Allegro, eh?
Grazie mille per essere passati e ci vediamo alla pro- oh mamma. V-vi ho condannati all'incubo, raccontandovi la storia.
C-chiedo venia. Per farmi perdonare, eccovi un immagine di Milftoshi... Ahem... la Signora Atsumu :D

Grazie mille per essere passati, sul serio! Vi auguro una buona serata... e nottata :)

 
   
 
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