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Autore: La Fra    03/06/2021    0 recensioni
In un futuro lontano, un androide di ultima generazione vuole portare a termine la sua ultima missione. Racconto breve originale liberamente ispirato all'universo di Yoko taro.
Genere: Guerra, Introspettivo, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Nel deserto, la battaglia fra la divisione est e quella ovest aveva raggiunto finalmente un punto di svolta. Degli 11.765 vecchi androidi che occupavano le colline a levante, ne erano rimaste solamente due, e al calar del sole la divisione ovest avrebbe compiuto un altro attacco. I nemici erano modelli androidi vecchi, difettosi e altamente pericolosi. I modelli successivi erano stati tutti implementati con il 3dom, denominato "il più grande dono dell'umanità" un cip che impedì che ammutinamenti e ribellioni avvenissero nuovamente. Il prezzo che la divisione ovest aveva dovuto pagare per eliminare quasi tutti i modelli obsoleti era stato altissimo: del plotone che aveva raggiunto il deserto, non restava che un unico modello da battaglia denominato B27 e un'unità di ricognizione.

«Due unità nemiche restanti. Attendiamo nuovi ordini.»

«Non adesso, R»

«Scusa, non posso farci niente.» Rispose con un sorriso.

B27 non tollerava essere interrotto mentre si oliava e testava la mobilità dei suoi arti. Li aveva sostituiti molte volte con pezzi meno ammaccati e meglio equipaggiati e aveva portato un ricordo di ogni suo compagno in battaglia con sé con onore. Ora che nel plotone erano rimasti solo in due però, doveva accontentarsi di quello che passava in convento. La sabbia si insinuava in ogni piccolo anfratto del metallo, rendendo i movimenti una lenta e insopportabile agonia. Il sole bollente del giorno incrinava la lamiera e il gelo della notte la faceva accartocciare su se stessa e la adornava con minuscole crepe. B27 sapeva che se non avesse continuato a oliare le sue giunture, non sarebbe riuscito a portare a termine la missione.

R102 aveva acconsentito affinché fosse solo il modello da battaglia a utilizzare il poco lubrificante rimasto e, consapevole che avrebbe perso l'uso degli arti inferiori nel giro di poco tempo, aveva proposto lui stesso a B27 di usarli come pezzi di ricambio. Anche se non erano gambe create per il combattimento facevano il loro lavoro, e B27 li aveva trovati molto leggeri e veloci durante le sue ultime missioni. Dopo quell'evento, R102 non aveva più potuto muoversi dalla base e aveva proposto a B27 di attingere a tutte le componenti che gli fossero necessarie. Senza indugio, B27 aveva preso quello che gli serviva. Grazie al suo compagno aveva potuto sconfiggere gran parte dei nemici e fare ritorno ogni mattina all'alba. Appena raggiungeva la piccola tenda traballante che faceva loro da casa, R102 si attivava e, dopo aver provato per l'ennesima volta a stabilire un contatto con la base, faceva sempre la stessa domanda.

«Quanti oggi?»

B27 gli comunicava il numero degli androidi nemici che era riuscito a distruggere. Uno, due, al massimo tre unità. Quegli androidi erano diversi da loro, progettati non per il combattimento, ma per il lavoro. Eppure, da quando si erano ribellati, si erano rivelati molto più intelligenti ed evoluti del previsto. Avevano persino implementato le loro componenti per renderle incompatibili con quelle nei nuovi modelli, una mossa che aveva messo in netto svantaggio la divisione ovest. Per B27, abbattere anche solo uno di quegli androidi rappresentava una sfida ardua. Per questo, aveva accettato di buon grado la proposta di R102, prelevando dal suo corpo ogni piccolo pezzo che potesse essergli utili.

«Prometto che è l'ultimo» Gli diceva ogni volta. «Dopo questa missione te lo restituirò»

Ma ogni volta, sconfiggere il nemico era un po' più facile, e alla fine B27 smise di fare false promesse. In quei momenti di silenzio nei quali B27 svitava, strappava e rompeva, R102 sorrideva sempre.

«Sono felice di esserti utile» Diceva. «Per me è un onore servire il genere umano»

Oppure: «Anche se non posso camminare, sarò lì con te sul campo di battaglia.»

Erano androidi. La loro volontà non aveva mai vacillato.

Non vi erano né dubbi né paure nelle missioni che dovevano intraprendere, ma solo un'incondizionata devozione verso coloro che li avevano creati: gli esseri umani. B27 ricordava l'enorme gratificazione e la sincera gioia che aveva provato ogni volta che aveva ricevuto un incarico da un umano. Ricordava con esultanza ogni volta che aveva portato a termine una missione.

Nella sua memoria era impressa in modo indelebile la voce che invitata la divisione ovest a eliminare le macchine ribelli a est delle colline. Aveva tenuto il conto dei minuti che erano passati da quando quella voce si era rivolta a tutti loro fiduciosa: 5.460.854.732
Ma anche se erano 10.389 anni solari dall'ultimo ordine, la loro determinazione non si era mai incrinata. B27 aveva mantenuto il timer alimentato, R102 aveva tenuto il conto delle unità e inviato segnali radio ogni 10 minuti.

Un'interferenza e un fischio precedettero il suono rauco della voce del modello da ricognizione. «Due unità nemiche restanti. Attendiamo nuovi ordini.»

B27 ripose l'olio.

«Non appena avremo completato la missione, gli umani ci contatteranno di nuovo.»

«Sì» Fu la sua risposta gioiosa.

La sera stava calando sul deserto e R102 usò le braccia per strisciare nell'ultimo raggio di sole. «Riuscirai a eliminare un'altra unità stanotte?»

«Grazie alle tue gambe posso correre molto più velocemente.» B27 testò la mobilità delle ginocchia appena oliate. Il peso della sua struttura era superiore a quella delle unità di ricognizione e poteva sentire quanto i nuovi arti soffrissero il carico dei suoi armamenti.

Quella notte, corse veloce sotto alle stelle. Non appena raggiunse la grande cava che un tempo era stata la trincea dei nemici, B27 si nascose nell'ombra delle dune. Aveva studiato per giorni i movimenti dei suoi nemici. Aveva notato con piacere che il risparmiarli dagli attacchi per un po' di tempo aveva fatto abbassar loro la guardia. Era certo che le due unità da trasporto di carico erano le ultime rimaste. Dopo quelle, la minaccia sarebbe stata estirpata per sempre. Quando uno dei due androidi si inoltrò in un tunnel della costa della montagna, B27 estrasse la sua arma e puntò il laser verso la macchina rimasta sola. Non appena lo ebbe sotto mira, senza esitazione e con mano ferma, premette il grilletto. Nel momento esatto nel quale la luce illuminò tutta la vallata, B27 sentì le sue gambe cedere per il contraccolpo e venne sbalzato indietro contro le rocce..

Il suono dell'esplosione e dal suo eco lontano fecero tremare la terra, e l'androide rimase per qualche istante seduto contro la roccia, la testa dolorante. Un rivolo di olio gli scese per il collo e si raccolse nella sua spalla.

Mi sono rotto qualcosa. Io ho-

Ho paura. Perché?

Non riesco a pensare.

Il fumo nero si alzò dal centro della cava e il peculiare odore dell'olio si propagò per tutta l'area.

Ce l'ho fatta, l'ho ucciso.

Cercò di alzarsi, ma una gamba si era quasi completamente spezzata all'altezza del ginocchio. Usò il fucile come stampella e si issò, ignorando il dolore che si propagava come un fulmine per tutto il suo corpo. A terra, dei cip in mille pezzi scintillavano ancora di elettricità.

Devo tornare alla base. Così non posso combattere.

Ma una voce nella sua testa parlò di nuovo. Perché combattere? Questa non è la tua battaglia.

Trascinandosi con ogni energia rimasta, B27 iniziò a procedere lentamente verso la base, ma mano a mano che avanzava, nei suoi pensieri si insinuava qualcosa di nuovo e del tutto sconosciuto.

A cosa serve tutto questo? A cosa serve la mia esistenza? Pensava a ogni passo.

10.389 anni solari senza contatti. 11.763 compagni perduti.

Quando inciampò in un grosso sasso, lasciò cadere il fucile e iniziò a strisciare nella sabbia, procedendo sempre più lentamente. Il sole salì alto nel cielo e poi tornò a nascondersi dietro le dune. E poi ancora, e ancora.

Se gli umani non sono tutti morti, allora sicuramente ci odiano.

La sabbia lo colpiva con forza, seppellendolo in parte. Ma lui continuava ad avanzare verso la sua base.

Devo tornare... devo tornare da... R

Non sapeva come fosse possibile, visto che la sua bussola si era rotta nella caduta, ma all'alba di un giorno non definito vide la logora tenda svolazzante del suo accampamento. Strisciò ancora con le poche forze rimaste, lottando contro la sabbia che si insinuava in ogni giuntura, e raggiunse finalmente il campo base.
«R102» Chiamò con un filo di voce.

L'androide di ricognizione – o meglio, quel che restava di lui - aprì gli occhi. «Due unità nemiche restanti. Attendiamo nuovi ordini.» Disse contro la sua volontà. Subito si issò sulle lunghe braccia e andò in contro a B27. «Cos'è successo? Sei via da giorni!»

«Le mie gambe hanno ceduto» B27 riuscì ad alzarsi dopo aver perso più volte l'equilibrio. «I cip si sono-»

«Sei gravemente danneggiato. Vieni.»

Aiutami.

Le unità di ricognizione erano addestrate anche per il primo soccorso di base. B27 sapeva bene che se aveva resistito fino a quel momento, non era per le sue doti e nemmeno per semplice fortuna. A lui infatti era stato affiancato uno dei migliori modelli di supporto esistenti.

R102 adempì al suo dovere con grande dedizione e dopo un'accurata analisi si posizionò di fronte all'unico lettino da campo che era rimasto e si rivolse a B27. «Le tue componenti sono messe molto male. In effetti, mi chiedo come tu abbia fatto a muoverti negli ultimi mesi. I cip erano tutti sul punto di bruciarsi.»

«Riuscirò a combattere ancora» Fu una risposta automatica, e non appena B27 pronunciò quelle parole i pensieri indesiderati degli ultimi giorni tornarono a farsi strada nella sua mente.

Perché combatti?

«Quanti ne sono rimasti?»

Perché hai usato così il corpo del tuo compagno?

«Solo uno.»

Anche io... anche io rimarrò solo? Non voglio rimanere solo.

R102 si attivò automaticamente. «Un'unità nemica restante. Attendiamo nuovi ordini.»

B27 lo ignorò. «Perché lo facciamo, R102? Perché combattiamo?»

«Che domanda è mai questa?»

Ma B27 rimase serio. «Ti prego, rispondi.»

R102 era confuso, ma sorrise lo stesso. «Perché è l'unica cosa che sappiamo fare, per gli esseri umani.»

B27 sentì un fuoco divampare dal suo interno, un'esplosione invisibile che poté percepire solo lui.

«Non verranno, non lo capisci?» Sbraitò afferrandolo per le spalle. «Gli esseri umani ci hanno abbandonato!»

R102 sgranò gli occhi, poi sorrise. Con un gesto leggiadro gli afferrò le mani. «Le tue unità principali sono danneggiate. I tuoi cip di pensiero sono gravemente compromessi.»

B27 lo scosse tanto da sollevare, stupendosi di quanto il compagno fosse ormai diventato leggero. In alcuni punti del suo busto si poteva intravedere la luce del sole filtrare dalle sue spalle. «Apri gli occhi! Cosa faremo dopo che anche l'ultimo nemico sarà caduto?»

«Aspetteremo che gli umani ci rispondano» La risposta di R102 fu naturale e gioviale, come qualsiasi altra cosa avesse mai detto. B27 sentì di nuovo quel fuoco ardergli dentro.

«Guardati! Non vedi come sei messo? Senza pezzi di ricambio non sopravviverai mai nel deserto! Ho fatto tutto quello che potevo, mi hai dato tutto quello che avevi, e non è stato comunque abbastanza!»

«C'è ancora molto che posso darti, B.» Il suo viso scrostato e arrugginito sorrise di nuovo, splendendo nel sole del mattino. «Inizieremo sostituendo il tuo cip 3dom.»

«Che cosa-»

«È uno dei principali componenti della nostra IA. Senza quel cip non puoi portare a termine la missione.»

L'androide di ricognizione fece adagiare B27 a pancia in giù sul lettino e iniziò a ripulire le parti danneggiate alla base della testa.

«Dove troveremo un pezzo di ricambio?» Chiese in preda alla disperazione.

«Ti darò il mio.» R102 sorrise come aveva sempre fatto.

«Per me è un onore servire te e il genere umano.»
«Non puoi, R! Senza quel cip sarai-»

«So bene a cosa serve.» Lo interruppe il compagno. «Ti chiedo solo, questa volta, di restituirmelo a missione conclusa.»

«Sì.» Disse B27 serio. «Giuro che questa volta te lo ridarò indietro.»

B27 si risvegliò ore dopo sotto a un cielo puntinato da milioni di luci. Il suo primo pensiero fu che c'era troppo silenzio. Il suo sonno non aveva subito nessun interruzione.

R102 era a pochi metri dalla tenda, una carcassa di metallo con lo sguardo rivolto al cielo.

«Non stai inviando messaggi radio.» Gli disse avvicinandosi e sedendosi al suo fianco. La sua gamba era aggiustata, e la testa non gli faceva più male.

R102 rimase a fissare le stelle. «No, non lo sto facendo.» Rispose. Poi, si voltò verso B27 e fece un flebile sorriso. Per la prima volta nella sua intera esistenza, pesò che fosse falso. Alla base del collo aveva un foro. B27 si toccò la nuca e sentì le nuove componenti.

«Non sono bellissime?» Chiese l'androide mutilato alzando l'unico dito della mano destra al cielo.
«Credo di sì.»

«Senti, B, posso chiederti una cosa?»

«Dopo tutto quello che hai fatto per me, qualsiasi, R.»

«Potresti rispondere per me alla domanda che mi facesti ieri?»

«Quale domanda?»

«Perché combattiamo»

«Ah» B27 si sistemò sulle gambe e si mise seduto a fianco al compagno. Prima che potesse pensare a una risposta, parlò. «È perché è l'unica cosa che sappiamo fare, per gli esseri umani.»

«Ci credi davvero?»

B27 sentì qualcosa provenire dal fondo della sua mente, un sussurro sopito che non se ne sarebbe mai andato.

No, non ci credo più ormai.

Decide di ignorarlo. «Sì, ci credo.» Insieme, restarono ancora un po' a guardare il cielo.

Quella notte, B27 tornò alla base nemica e annientò l'ultimo androide rimasto. Dopo aver liberato l'area raccolse ciò che poté e si incamminò verso l'accampamento con le prime luci dell'alba.

R102 lo accolse con un'espressione seria e leggera trepidazione.

«Ce l'ho fatta.» Disse. «Il nemico è caduto!»
Ma a cos'è servito? Rispose la voce nella sua testa.

R102 sorrise un po', poi guardò B27 con aspettativa. «Ora puoi ridarmelo?» Chiese con un filo di voce.

«Certamente.»

R102 abbassò lo sguardo a terra e annuì. Insieme, riposero quel poco che aveva raccattato e si misero seduti accanto al lettino. R102 prese un cacciavite. «Se apri la mia scatola qui, sul retro del collo, potrai inserirmi il cip dopo che te lo avrò rimosso.»

B27 afferrò il cacciavite e guardò il suo compagno, che gli sorrise di nuovo con celata tristezza. «Non vedo l'ora che tutto questa finisca.» Disse torcendo la bocca come se fosse sul punto di piangere. «Voglio che quelle voci se ne vadano via per sempre.»

Non appena R102 fece per girarsi, B27, con una veloce mossa, trafisse il core nel petto del suo compagno. Scariche elettriche attraversarono il suo corpo attraverso il metallo, ma continuò a guardare l'unità di ricognizione scuotersi e infine spegnersi.

«Ti chiedo scusa R per averti preso qualcosa che non avrei mai potuto restituirti.» Le lacrime gli scesero per le guance mentre torse il cacciavite nella lamiera. Doveva essere sicuro che il suo compagno non sopravvivesse. Si avventò sul corpo martoriato di R102 fino a quando del core centrale non rimase più nulla. L'androide cadde a terra con un lieve tonfo che sollevò la polvere.

Dopo un momento di esitazione, B27 strappò la componente radio del suo compagno.

Quella fu la prima istallazione compiuta da un androide da combattimento. Durò più del previsto, ma quando le componenti radio furono tutte al loro posto, B27 poté finalmente inviare il suo primo messaggio.

Mentre si incamminava nel deserto senza una meta, B27 pensò a tutto quello che il suo compagno aveva fatto per lui, e al fatto che erano i sui pezzi che gli stavano permettendo ancora di camminare su quella terra. R102 aveva sempre detto tante verità, ma solo oggi B27 comprese che su una cosa si era sempre sbagliato: certe cose non si possono aggiustare.

Un suono metallico, corroso dal tempo e dal vento, continuò a echeggiare per il deserto per altre centinaia di anni. «Qui la divisione ovest. I nemici sono neutralizzati, attendiamo nuovi ordini.»

   
 
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