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Autore: bimbarossa    05/06/2021    0 recensioni
Tutti noi siamo consapevoli che ci sono forze naturali attorno a noi a cui l'uomo non può resistere. Fuoco, Terra, Aria e Acqua. Forze venerate in tutte le culture.
E se qualcuno un giorno, un dio o uno scienziato pazzo, avesse trovato un modo per dare un corpo a tali forze?
E se queste, ora che hanno una bocca per parlare, volessero essere aiutate e protette?
Genere: Avventura, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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“Qualcosa non va?”

Era da un po' che Pietro non parlava, limitandosi a camminarle affianco con passo sempre più strascicato.

“Non te ne sei accorta, vero? Stiamo andando sempre più in profondità, probabilmente dove nessun umano finora si è mai spinto e mai si spingerà, e non ricusiamo un briciolo di fatica.”

“Fatica? In che senso?”

Certo, la camminata era stata lunga, vertiginosa e spaventosa dal punto di vista mentale, dove ogni metro che facevano abbatteva ogni concezione di limite umano, di freno, di restrizione in cui aveva vissuto la specie umana fino ad allora. Eppure...eppure più scendeva e più Maria si sentiva leggera, come se aveva una scorta illimitata di ossigeno nei polmoni che le dava alla testa.

“Non hai notato che non li sentiamo più? La mancanza di cibo, la sete, o semplicemente espletare i bisogni fisiologici.” Gli si vedevano le vene del collo per la veemenza trattenuta con cui parlava. Sembrava furioso, ma Maria dubitava che fosse lei l'oggetto della sua ira. “Non sembriamo neppure più umani.”

A Maria sprofondò il cuore nello stomaco, facendole venire su un fiotto si bile di paura.

Come aveva fatto a non accorgersene? Per quanto in quel contesto surreale fosse stato facile perdere la cognizione del tempo, avrebbe dovuto sentire quegli stimoli primordiali dopo tutte quelle ore.

O giorni se per questo.

Da quanto erano lì? Da quanto Pietro si macerava in quei dubbi?

“Senti, possiamo fermarci. Magari potremmo tentare di tornare indietro. Se loro dovessero vedere questo potrebbero cambiare idea e farci uscire in qualche modo.”
Il sorriso di rimando con cui accolse i suoi tentavi luccicò nel buio, sinistro proprio perché pieno di rassegnazione.

“Loro non cambiano mai idea. E di sicuro tonare indietro significherebbe la nostra morte. No, l'unica speranza che abbiamo è quella di andare avanti. Fammi solo avere un po' di privacy per...per poter...”

“Sfogarti? Fai pure.” Fargli capire quanto avesse percepito la sua rabbia non le dava il piacere immaginato. “Intanto io vado avanti, per vedere cosa c'è dietro quell'anfratto di granito.”

“Ok, ma non ti allontanare troppo.”

Quel buio grigiastro era davvero inquietante, come se l'intera cavità in cui si trovavano fosse inondata di luce sporca, lunare, una luce di un altro pianeta.

E forse era davvero così, perché appena varcata una curva il portento davanti ai suoi occhi fu talmente alieno da sfidare anche quella certezza.

 

“Questo lo posso tenere?”

La vecchia rugosa aveva annuito, un risolino acido come di chi si sia appena liberato di una responsabilità sgraditissima.

Alex invece era pallido come un corpo fatto d'aria.

“Sapevo che prima o poi qualcuno di voi da oltreoceano sarebbe venuto a rivendicarlo. L'avevo avvertita che le parole contenute lì dentro avrebbero potuto fare male, eppure questo non è che l'inizio.” Improvvisamente la perpetua agli occhi di Fran pareva più gracile, ossuta, quasi trasparente dopo aver svolto il suo compito. “Si ricordi anche quello che le ho detto prima. Questa, nonostante tutto, è una prova di fede.”

Poi sparì all'interno della canonica.

Fran avrebbe voluto andarle dietro e tirarle qualcosa addosso, e farle rimangiare tutte quelle stupidaggini su tempeste, assassini e peccati da espiare.

A ben pensarci tutto quel viaggio si era tramutato in un'immensa tortura senza senso, una caccia ad un tesoro scomodo e imbrattato di segreti che non era più sicura di voler sapere.

Alex, con il gigantesco tomo ammuffito sotto il braccio, quasi dovette essere trascinato fuori, nella navata dove Herbert li aspettava da chissà quanto tempo.

“Il temporale è ancora sopra di noi, ci conviene aspettare. Ehi Fran, il capo che ha ?”

In quel momento un fulmine rese bianca la chiesa, mentre nelle vetrate improvvisamente diventate trasparenti in quel contrasto accecante le figure colorate parvero quasi galleggiare, sospese nella tempesta.

“Sto benissimo ragazzino, non guardarmi in quel modo. Ho viaggiato per mezzo mondo per un motivo, e ora l'ho trovata.” Fissò la figura bionda che volteggiava in una delle lastre di vetro decorate. “È lei la mia eredità.”

  
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