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Autore: jarmione    07/06/2021    2 recensioni
Crossover con [Alice in Wonderland] e [Frozen]
Dopo essere scampato da morte certa, Jareth decide che deve trovare il modo per proteggere Sarah ed il suo popolo.
Seguendo una leggenda, decide di partire alla ricerca di Ahtohallan.
Ma sarà in grado di affrontare le risposte che troverà?
Genere: Avventura, Fluff, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altri, Jareth, Nuovo personaggio, Sarah
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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Scritto grazie a Fiore del deserto e le sue minacce stratosferiche.

Vi suggerisco di leggere prima “Fairfarren” sempre mia che è la storia numero uno alla quale questa si collega.

Altrimenti rischiate di non capire una cippa di quello che leggete XD

Spero possa piacervi, vi auguro buona lettura.

 

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI...

 

L’orologio rintoccò le sei.

Il cigolio delle giunture, i respiri che venivano trattenuti...

La leva venne tirata.

 

*****

 

Qualcuno si lasciò sfuggire un grido di orrore, mentre i due uomini pendevano e cercavano di respirare invano.

Nessuno si accorso di un sibilo che fendeva l'aria sopra le loro teste, nessuno vide il bagliore del sole sulla lama che tagliente.

Questa si conficcò nella trave di legno, vibrando visibilmente, mentre una seconda lama si impiantò nella trave a fianco con la stessa modalità.

In quello preciso istante i due uomini, dapprima pendenti, avvertirono la sensazione di vuoto dovuta alla caduta libera.

Una caduta che venne subito bloccata da qualcosa che ne attutì il colpo e che si ritrovarono esattamente sotto le loro gambe.

Uno dei due uomini sentì che qualcuno gli slegava le mani e gli toglieva il cappuccio, compreso del pezzo di cappio rimasto.

Non appena libero e con la visuale, l'uomo si portò una mano al collo, respirando profondamente e guardando chi lo aveva salvato.

Era una ragazza dai lunghi capelli biondi e un sorriso compiaciuto sul volto.

“Tutto intero?” domandò lei

“A-Alice?” biascicò l'uomo, incredulo di vedere proprio lei.

“Felice di rivederti, Jareth” ammiccò e fece cenno al cavallo bianco, che aveva attutito la caduta, di muoversi.

Questi partì subito al galoppo e Jareth fu costretto a tenersi alla vita di Alice per non cadere.

La gente si spostava al loro passaggio, gridando di paura, mentre le guardie cercavano di fermarli con archi e frecce e qualche lancia.

Per fortuna non vennero colpiti e riuscirono a farsi strada fino ai confini della città e anche oltre.

Jareth si guardò attorno e notò un secondo cavallo al loro fianco con l'altro povero sventurato che stava per essere impiccato con lui e l'aiutante di Alice.

Quest'ultimo, con il volto completamente bianco ed i capelli rossi spettinati e coperti da un cappello da esploratore, salutò con un gran sorriso e poi tornò a fissare davanti a se con sguardo serio e intento a badare alla strada.

Sul cavallo con lui, re Mihal cercava di tenersi ben saldo e sul suo volto era evidente l'umiliazione e la vergogna.

I due cavalli correvano a più non posso ed erano anche veloci nonostante il peso che portavano in groppa.

Alle loro spalle le guardie a cavallo che cercavano di raggiungerli e alcuni di loro, quelli con più equilibrio, cercavano di colpirlo con le frecce mentre erano al galoppo.

Una freccia quasi sfiorò il cavallo di re Mihal e il suo salvatore, per fortuna non accadde nulla.

Jareth vide il re sospirare di sollievo e poi, voltando di nuovo lo sguardo davanti a sé, poté notare i confini del regno.

Il luogo dove si trovavano era ricco di colline ed alberi verdeggianti mentre, subito dopo i confini, cambiavano in mille sfumature rosse autunnali.

“Il Sottomondo...” mormorò Jareth “Io devo tornare nel mio regno”

Alice scosse la testa “No, è il primo luogo dove verrebbero a cercarti” rispose “Nel Sottomondo nessuno può toccarvi e la regina Mirana vi garantisce protezione finché tutto non si sistemerà”

Jareth non fu in grado di ribattere perché, purtroppo, aveva ragione lei.

Si lasciò portare fino al Sottomondo sentendo la barriera di energia, che divideva il confine dei due mondi, passargli attraverso.

Il nitrito dei cavalli delle guardie ed il loro scalpitio si fermò poco prima della barriera, dando così conferma che non potevano proseguire e, di conseguenza, vantare diritti su di loro.

Un ghigno di soddisfazione solcò il volto di Jareth, mentre il loro percorso proseguiva verso l'interno del regno.

Anche se lo aveva sempre considerato più strano del suo mondo, dovette ammettere che era la sola ed unica salvezza che aveva.

Alice utilizzò una strada secondaria, dicendo che non era saggio passare da quella principale, per raggiungere il castello della regina Mirana.

“Non vedo il motivo” disse Jareth “Qui siamo al sicuro”

“La regina rossa ha riempito le strade con le sue guardie” spiegò Alice “Se dovesse scoprirvi non ci penserebbe due volte a rinchiudervi”

“Quella capocciona maledetta mi sta facendo impazzire” disse l'uomo che guidava il cavallo al loro fianco.

“Come se già non lo fosse” commentò sarcastico Jareth, che ben conosceva le stranezze di quell'uomo.

Giunti, finalmente, sul retro del castello della regina Mirana, Alice fece rallentare il cavallo e Jareth poté scendere a terra con somma gioia.

Era stufo di avere qualcosa di ballonzolante e con una testa propria fra le gambe.

Con Kal sarebbe stato diverso.

Chissà come stava...e Sarah? Stava bene anche lei?

Gli mancavano da morire e avrebbe voluto averli con sé in quel momento.

Ma aveva dovuto mandarli via: lei perché non voleva che assistesse alla sua morte e non soffrisse e lui perché voleva che Sarah fosse al sicuro.

Il suo gesto era stato ignobile e ancora si domandava come avesse fatto a non crollare dopo averla mandata via.

L'aveva vista sparire sotto ai suoi occhi ed era stato lui stesso ad architettare il tutto.

“Jareth, vieni” intimò Alice, che nel frattempo era scesa da cavallo e si era recata accanto ad una porta di servizio.

Jareth fece per avvicinarsi ma venne fermato da Mihal, che con una mano lo obbligò ad abbassarsi e nascondersi dietro ad un masso lì vicino.

Prima che Jareth potesse ribattere, anche Alice si era messa lì vicino e aveva guardato nella direzione che Mihal stava indicando.

Una guardia...o meglio, una carta da gioco gigante vestita come una guardia, stava passando su un sentiero lì accanto, con la lancia ben dritta sulle spalle.

Stava venendo verso di loro.

“Questo non ci voleva” mormorò Alice

“Ci penso io” disse l'uomo che aveva portato Mihal

“Tarrant, no!” Alice tentò di fermarlo, ma fu inutile.

Tarrant uscì fuori dal nascondiglio e si sbracciò pur di essere notato.

La carta da gioco, più precisamente il tre di cuori, brandì la lancia e si avvicinò a Tarrant, che era tutto fuorché spaventato.

Era completamente...

“Matto...” disse Mihal “E' sempre così?”

Alice sospirò e annuì, aiutandoli poi ad entrare dalla porta senza essere visti.

Una volta dentro poterono definirsi al sicuro in quanto le guardie della regina Rossa non poteva entrare lì.

Mentre Alice li scortava lungo il corridoio della servitù, Jareth osservava se stesso e re Mihal.

Gli mancavano i suoi adorati vestiti e, sicuramente, mancavano anche a Mihal, ma sapeva di non essere nella posizione per reclamare.

Lui non era più un re da quando aveva deciso di costituirsi, insieme al re degli elfi, agli Urskeks.

Aveva affrontato il più lungo viaggio della sua esistenza nella terra di Thra per raggiungere il luogo dove era custodito il cristallo della verità.

Gli Urskeks erano le entità più potente di tutti i mondi e solo loro potevano decidere se Jareth e Mihal erano ancora degni di restare al mondo dopo quello che entrambi avevano fatto.

Le entità avevano parlato chiaro:

C'era un modo per rimediare agli errori e loro potevano farlo senza bisogno di privarsi della fonte vitale e dei poteri.

Dopo una sguardo di intesa, sia Jareth che Mihal avevano stabilito che la morte era l'unica soluzione per rimediare ai loro sbagli e per essere sicuri che le persone a cui tenevano non corressero rischi dovuti al loro egoismo.

Gli Urskeks erano stati, loro malgrado, costretti a vedersi d'accordo con loro e non hanno fatto altro che rispettare la loro decisione.

Ora che entrambi erano vivi e lontano dall'Underground, non poterono fare a meno di credere che quelle dannate entità avessero fatto qualcosa per far sì che la loro morte non avvenisse.

Se davvero fosse stato così...perché non lo hanno fatto mesi prima? Tipo quando erano sotto processo?

C'era sempre un motivo quando accadevano le cose e sapevano che il fato giocava molto a suo piacimento, però farli patire così tanto...era decisamente ingiusto.

“Eccomi!” i loro pensieri furono interrotti da Tarrant, che era tornato

“Che ti è venuto in mente, cappellaio?” domandò Alice

“Tranquilla, il tre di cuori è in ottime mani” assicurò

 

Ehi, ehi!” gridò il leprotto marzolino “La vuoi una tazza di tè?” domandò, lanciando una tazza di tè bollente contro la povera carta, che si scansò appena in tempo

 

Tarrant ridacchiò, immaginandosi la scena.

“Mi spieghi cosa ci hai visto in lui?” domandò Jareth, non ottenendo risposta.

Alice li scortò fino al salone principale.

Era molto più alto e ampio di quelli a cui Jareth e Mihal erano abituati.

Le pareti e le colonne dai colori opalescenti, si ergevano fino al soffitto e sembravano infinite dando ai presenti la sensazione di essere delle formiche più che delle persone.

L'ultima volta che Jareth e Mihal erano stati in quel luogo avevano assistito all'incoronazione della regina Mirana al posto della regina Rossa, che aveva fatto una scenata a causa di Tarrant e le sue risate contagiose.

Ora, invece, erano lì per chissà quale motivo e con un grado inferiore.

Jareth sospirò, mentre una mano si posava sulla spalla.

Mihal cercava di infondergli coraggio, abbozzando un sorriso che venne ricambiato.

“Alice, cappellaio, finalmente” La voce dolce della regina Mirana echeggiò per tutta la sala ed i suoi passi, brevi e veloci, si avvicinarono ai due “Ci avete messo tanto” disse.

“Perdonateci, vostra maestosità” disse Tarrant con profondo inchino

“Le guardie ci hanno seguiti fino ai confini” disse Alice

“L'importante è che ora siate qui” Mirana sospirò, poi sorrise e superò Alice e Tarrant per dedicarsi ai suoi ospiti.

Si muoveva come una fata, leggera e frivola, tenendo le braccia e le mani in una posizione che sembrava stesse danzando...oppure facendo attenzione a non toccare nulla.

Jareth e Mihal si inchinarono davanti alla regina, ma lei sfiorò i loro menti e li costrinse a guardarla.

“Non dovete inchinarvi a me” disse dolcemente “Non siete mica inferiori e, anche se lo foste, non ve lo permetterei”

Attese che i due si ricomposero, sorridendo davanti ai loro sguardi interrogativi.

“State bene?” domandò poi.

I due annuirono e Jareth azzardò “Regina Mirana, noi vorremmo...” ma venne fermato da Mihal, che lo guardò come per dire -Questo non è il momento e non siamo nella posizione-

Ma Mirana lo intimò a proseguire.

“Regina Mirana, vorremmo sapere il motivo per cui avete mandato i vostri...” guardò Alice e Tarrant, quest'ultimo osservava con un gran sorriso i due “...valorosi aiuti a salvarci”

Mirana sembrò stupita di quella domanda “Perchè non dovete morire, è ovvio”

Jareth e Mihal si guardarono senza capire

“Dopo aver saputo del vostro eroico gesto, non potevo restare con le mani in mano ed ho deciso di venire in vostro aiuto” spiegò Mirana “Anche se questo significa non potervi far tornare nel vostro mondo”

Jareth ebbe l'istinto di mettersi a ribattere a dire alla regina che questo suo intervento, per quanto provvidenziale, non era stato pianificato a dovere.

Lui voleva tornare a casa e non restare nel Sottomondo e diventare matto.

“Troveremo una soluzione per tutto” aggiunse la regina vedendo lo sguardo di Jareth, che era pronto a sprofondare “Per ora, desidero che siate ripuliti e rifocillati a dovere” batté le mani e un gruppo di servitori fecero il loro ingresso “Per favore, aiutate i nostri ospiti a sistemarsi e date loro le stanze migliori”

i servitori annuirono e fecero cenno a Jareth e Mihal di seguirli.

Ma prima di andare “Regina Mirana...” Jareth si voltò e, anche se non avrebbe dovuto, si inchinò “...ho un favore da chiedervi”

  
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