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Autore: Amaranthine    11/06/2021    2 recensioni
Hai mai provato a comunicare coi morti?
Breve confessione autobiografica, raccontata inizialmente nelle mie storie di Instagram.
Genere: Introspettivo, Slice of life, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Avete mai provato a comunicare coi morti?

Io sì, in diverse occasioni.

Una volta, io e degli amici abbiamo arrangiato una tavola ouija in un foglio di carta, con un bicchiere per segnacolo, nella speranza di riuscire a contattare il nonno di una mia amica. Ci siamo seduti attorno al tavolo, cercando di seguire alla lettera le istruzioni di certi libri di spiritismo, che pretendevano di conoscere i modi giusti per evocare gli spiriti buoni (quelli dei nostri parenti, ma non solo) e per tenere alla larga gli spiriti malvagi, quelli che, inevitabilmente, ci avrebbero fatto visita, ingannandoci, fingendo di essere i nostri cari, e cercando di sfruttarci per entrare nella nostra dimensione. Se avessimo sbagliato il rituale, gli spiriti malvagi ci avrebbero perseguitato per sempre. 

Naturalmente, anche se io e la mia amica eravamo spinte da buoni propositi, gli amici che erano con noi coglievano ogni occasione per scoppiare a ridere, rompendo di continuo non soltanto le scatole, ma l'intera concentrazione.

Ben presto il progetto è andato a monte. Nessuno è stato evocato, nemmeno gli spiriti maligni. Forse si saranno messi a ridere anche loro. Una volta tornata a casa, non solo non ho ricevuto la visita di nessun demone inferocito, ma posso ben dire di non avere mai dormito così bene come quella notte.

Tempo dopo, ci ho riprovato da sola. E questa volta ho scelto di utilizzare la radio. Al reverse.

Conoscete la tecnica del reverse? Consiste nel cambiare continuamente frequenza, ma i suoni devono procedere al contrario. Sembra che questo aiuti i morti a comunicare più facilmente.

Io in realtà non credo molto a queste cose. L'aldilà esiste, forse esistono pure i fantasmi, ma non sono sicura che sia possibile contattarli tramite questi mezzucci di dubbia efficacia.

Comunque, in un momento di sconforto si ha voglia di avvicinarsi all'aldilà, di ricercare un legame con un ordine superiore. E io ci ho provato.

Ho acceso la radio, e mi sono bastati due minuti.

Neanche il tempo di prenderci la mano, che una delle voci provenienti dalla radio mi chiama per nome.

"X, ma che cazzo fai?"

Sono letteralmente saltata dalla sedia, con le lacrime agli occhi, e ho staccato tutto.

La voce era metallica, indefinita. Ero sicura che fosse maschile, ma non saprei dire a chi appartenesse.

Naturalmente ho pensato subito a suggestione. Forse era successo tutto nella mia testa. Ma se così non fosse?

Prima di iniziare non ero affatto convinta di voler andare avanti, e forse il mio subconscio mi stava comunicando proprio questo: perché giochi col soprannaturale, che è pericoloso, se non vuoi nemmeno farlo?

Ma se invece era un fantasma, perché un morto dovrebbe dire parolacce? Perché per rimproverarmi dovrebbe dirmi proprio: "che cazzo fai?" Ce l'aveva forse con me? O magari si riferiva a certi altri momenti della mia vita che, in quel periodo, non stavano proprio andando bene? 

Ancora adesso non so cosa pensare. So solo che non ho più trovato il coraggio di riprovarci. L'unica certezza che ho ricavato da questa esperienza, è che parlare coi morti non è, e non deve mai essere, un gioco.


 
   
 
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