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Autore: London_Euphroisine    11/06/2021    0 recensioni
''Incontri qualcuno e lo ignori, come se non lo vedessi, come se non esistesse, perchè nulla si incastra. Tu non noti lui e lui non nota te.
E poi, altre volte incontri qualcuno e non hai la forza di distogliere lo sguardo e ti scervelli per settimane su che cosa significhi ciò che in realtà è sotto al tuo naso e ha tutto l'aspetto di essere ciò che chiamiamo ''desiderio''. ''
Dal testo:
''Dimmi il tuo nome'' ordinò
Il ragazzo sorrise, ricordando che Lorenzo lo conosceva solo come Teo e non sapeva ancora quale fosse il suo vero nome.
''È importante per te?''
Lorenzo annuì, deciso ''Voglio sapere come si chiama la persona che amo e voglio chiamarti con il tuo nome almeno una volta''
Genere: Erotico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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Maggio terminò, con grande sollievo di Lorenzo. 
Da quando lui e il ragazzo senza nome avevano litigato, Lorenzo impiegava tutto il suo tempo a concludere la tesi di laurea. Lavorava continuamente e instancabilmente. Non usciva con i suoi amici, in realtà non andava neanche più in Università, non chiamava nessuno e non usciva più di casa. 
I suoi genitori diventavano ogni giorno più apprensivi, soprattutto sua madre e suo fratello gli aveva concesso una tregua, partendo per Londra con la sua fidanzata.
Gli avevano anche chiesto se voleva andare con loro ma lui aveva rifiutato seduta stante, con la scusa che doveva consegnate la tesi. In realtà, era terrorizzato dalla prospettiva di passare due settimane con loro due, come terzo incomodo.
Come detto in precedenza, Lorenzo non aveva più una vita. Si spazientiva perfino quando i suoi genitori gli chiedevano di andare a fare la spesa o quando gli dicevano di uscire di casa, almeno per un paio di ore. 
Se doveva essere del tutto sincero, Lorenzo era terrorizzato dal fatto di poter rincontrare Teo. Non voleva vederlo, non ce l'avrebbe fatta a sopportare il suo sguardo o anche solo la sua presenza. Dopo l'ultimo loro incontro, per nulla piacevole, l'ultima cosa che voleva era rincontrarlo. 
Aveva ragionato tanto su quella sera: Teo gli aveva mostrato la sua ''casa'', il suo posto privato e ciò doveva pur significare qualcosa. Forse era cieco e non voleva vedere la verità, ma qual'era la verità? Che non fossero amici, era scontato, neanche lui l'avrebbe mai detto a voce alta o si sarebbe illuso che sarebbero diventati amici del cuore di lì a poco però credeva davvero che esistesse una sorta di intesa tra di loro.
In ogni caso, Lorenzo cercava di pensare il meno possibile a quel ragazzo ma senza molto successo. Non riusciva a capire che cosa avesse di speciale quel poveraccio ma forse era più semplice di quanto pensasse: si erano trovati e si capivano. O almeno questo valeva per lui, dato che Teo aveva messo in chiaro che lui gli stava solo ''complicando la vita''.

Sentì qualcuno bussare alla porta della sua camera e staccò lo sguardo dal computer per puntarlo alla maniglia che si stava abbassando finchè sua madre non fece il suo ingresso nella stanza con il suo solito sorriso. Sembrava una specie di infermiera psichiatrica di altri tempi: preoccupata per il suo paziente ma anche timorosa di ciò che avrebbe potuto fargli.
Gli porse un piatto con un panino e un'aranciata. Lorenzo le sorrise: sua madre gli voleva bene, non si meritava il trattamento che le aveva riservato negli ultimi mesi.
''È arrivata tua cugina da Firenze'' iniziò ''Viene a trovarci per un po'. La vai a prendere a Torino?'' 
Come non detto; tentavano a tutti i costi di tirarlo fuori dal suo buco ma lui aveva trovato un ridugio in quel buco e non voleva uscire: un paguro cambia conchiglia solo quando non si sente più a suo agio all'interno di essa e Lorenzo si sentiva al sicuro nel rifugio che si era costruito, fatto di zero rapporti con l'esterno
''Non può andare qualcun'altro? Lo sai che devo studiare'' si lamentò e sua madre sbuffò
''Non può andare nessun'altro e non vorrai costringere Bianca a prendere il pullman!''
''Certo che no'' mormorò lui
''Che cosa ti sta succedendo?'' domandò per l'ennesima volta sua madre.
Lorenzo alzò gli occhi al cielo: succede che è annoiato dalla sua vita e succede che gli manca Teo, anche se dopo l'ultima volta, non sarebbe dovuto mancargli così tanto.
Lorenzo sospirò e si alzò per cercare le chiavi della macchina, pur di non rispondere a sua madre e sua madre sorrise, felice del fatto che uscisse. In macchina. 
Questo era un dettaglio che Lorenzo trascurò. Diede un bacio sulla guancia alla madre e poi uscì per andare all'aeroporto.

Attraversò la piazzetta della città velocemente e i suoi pensieri si bloccarono di nuovo sul ragazzo. Sapeva di non poterlo incontrare lì: la piazza era piena di gente, che si godeva il sole di Giugno. Si fece strada fin dove aveva parcheggiato la macchina l'ultima volta che l'aveva usata. L'ultima volta che aveva visto Teo. 
Aveva parcheggiato dietro la piccola chiesa della città, all'ombra. Per fortuna era stato previdente: il caldo era asfissiante e il sole di mezzogiorno era alto nel cielo.
Si mise in macchina e la prima cosa che fece fu abbassare i finistrini, aggiustò lo specchietto e si mise la cintura di sicurezza. Poi, proprio quando stava per uscire dal parcheggio, una figura fin troppo conosciuta passò di fianco alla macchina. Era una persecuzione? O era il destino? In ogni caso, pensò, era una seccatura. Era esasperante vivere nello stesso minuscolo paesino della persona che infestava i tuoi pensieri, ogni notte e ogni maledetto giorno. Gli era capitato più di una volta di svegliarsi ansante, sudato e con le coperte avvinghiate alle ginocchia pensando al ragazzo o a ciò che avrebbe voluto fare con il ragazzo. Non l'amava. Però, era un bel ragazzo. Lì si fermavano le sue fantasie. 
Continuava a crederci, Lorenzo.
Sbuffò e accese la radio per distrarsi da quelle figure poco caste nella sua mente. Almeno, il caldo poteva giustificare il rossore delle sue guance.
Il ragazzo sembrò vederlo quando accese la radio. Lo fissò un po' sorpreso ma non lasciò trapelare niente dalla sua espressione. Gli fece un gesto con la testa a cui Lorenzo rispose allo stesso modo. 
Lo guardò per qualche minuto, senza guardarlo realmente, tant'è che il ragazzo si girò per andarsene
''Vai da qualche parte?''
Managgia a lui. Mai che riuscisse a disinteressarsi o a conservare quel minimo di dignità che aveva.
Il ragazzo si voltò di nuovo.
Le sue guance erano rosse. Lorenzo si chiese se anche lui aveva avuto gli stessi pensieri su loro due ma scacciò subito l'immagine soprattutto quando lo osservò meglio. Non aveva addosso il maglione che gli aveva regalato ma aveva la giacca. La stessa giacca con cui l'aveva conosciuto. Come faceva a resistere al caldo? 
Poi un'altra immagine di loro due in camera sua, lui stesso che porgeva un paio di boxer al ragazzo, gli ricordarono le sue braccia, graffiate e ustionate.
Teo scosse la testa e lui ci mise qualche secondo a capire a che cosa stesse rispondendo
''Hai un biglietto in mano''
Era un biglietto da una corsa per il pullman. Un pullman che passava per la città ogni due ore, se si era fortunati.
Teo alzò gli occhi al cielo, forse pensando che fosse duro di repertorio o che avesse qualche problema.
''Che cosa si deve fare perchè tu ti offenda con qualcuno?'' gli domandò con voce soffice, senza divertimento nè sarcasmo. Era terribilmente serio e Lorenzo gli restituì la stessa espressione seria.
Come poteva dirgli che l'ultima volta l'aveva annientato?
''Era una domanda disinteressata'' rispose solo, scrollando le spalle
''Quale domanda?'' 
Lorenzo ci pensò un attimo ma in realtà non sapeva di quale domanda stesse parlando. Aveva solo trovato un pretesto per parlare con il ragazzo.
Sorrise leggermente senza guardarlo. Certo che a volte sapeva essere proprio stupido. 
Vide Teo sorridere leggermente, senza farsi notare.
''La domanda implicita all'ultima cosa che ho detto'' 
Tentò un salvataggio in extremis ma il ragazzo annuì, cercando di mascherare un sorriso
''Ahhh, certo. Dovevo immaginare. La risposta è che non ti interessa, Lorenzo''
Lorenzo lo guardò con un'occhiata torva ma non si offese come l'ultima volta. Aveva capito che quello era solo un modo di difendersi del ragazzo.
''Se stai andando a Torino, posso darti un passaggio'' 
''E perchè lo faresti, di grazia?''
Lorenzo sapeva benissimo che con la risposta che stava per dargli l'avrebbe mandato su tutte le furie ma poco importava ''Mi fai pena''
Lorenzo si morse una guancia per non sorridere: conservava anche lui la sua buona dose di cattiveria.
Le guance del ragazzo sembravano essere ancora più rosse e la sua mascella si serrò.
Teo aveva una di quelle mascelle abbastanza pronunciate, di quelle che quando le serravi disegnavano sul viso una linea perfetta.
Perso nelle sue disgressioni, Lorenzo non si accorse che il ragazzo si era girato e aveva fatto qualche passo per andarsene.
Si sporse dal finestrino dell'auto, perchè l'altro lo sentisse
''Sto andando anch'io a Torino''
Il ragazzo si guardò intorno e poi gli si avvicinò per evitare che qualcuno li sentisse
''Adesso lo sa tutto il paese'' mormorò, scocciato
''Davvero non vuoi venire? Non mi costa nulla''
Teo lo guardò con un'occhiata esasperata ma poi gli rispose un secco ''No, grazie''
Lorenzo scrollò le spalle e mise la retromarcia 
''Come vuoi. Buon'abbronzatura'' gli disse con un'ultima occhiata al ragazzo, riferendosi alla panchina della fermata, lurida e non protetta da nessuna tettoia. 
Teo lo guardò con un'occhiata seria mentre lui usciva dal parcheggio a spina di pesce e faceva inversione. 
Lorenzo ci mise più tempo a posta. Il ragazzo continuava a fissarlo, con il desiderio di raggiungerlo ma l'orgoglio a fermarlo.
''Aspetta!'' decise alla fine. Si avvicinò alla portiera, con il finestrino ancora abbassato, cercando le parole per chiedergli qualcosa ma Lorenzo interruppe quel calvario, forse un po' troppo bruscamente
''Non ho tutto il tempo. Sali!'' gli disse Lorenzo e il ragazzo serrò la mascella di nuovo, probabilmente per non rispondergli a tono e fece velocemente il giro della macchina, salendo dal lato del passaggero.

Erano già passati quindici minuti da quando si erano messi in viaggio e gli unici rumori che si sentivano erano la strada e la radio. Era appena passata una canzone sdolcinata, una di quelle di Ed Sheeran ma nessuno dei due la stava ascoltando. 
Lorenzo aveva già alzato al massimo l'aria condizionata, dato che il ragazzo non accennava a togliersi la giacca. Allora l'aveva spenta e aveva tirato giù entrambi i finestrini mentre il ragazzo sembrava ignorare ogni suo gesto
''Non hai caldo?''
Il ragazzo chiuse gli occhi per qualche secondo. Giusto, a lui non piaceva parlare ma rispose ugualmente. Per dovere? Si chiese Lorenzo, ricordando ancora una volta la prima volta che si erano conosciuti.
''No'' 
''Ti da fastidio il finestrino?''
Va bene, non gli piaceva stare in silenzio, al contrario del ragazzo e poi, si stava divertendo a prenderlo in giro. Si era illuminanto di nuovo, solo per la sua presenza di fianco e si sentiva sollevato, più di quanto le sue borse sotto agli occhi non dimostrassero
''No''
''L'aria?''
Il ragazzo si girò lentamente verso di lui, scoccandogli uno sguardo infastidito, come per chiedergli se l'avrebbe assillato per tutto il resto del viaggio
''È un ottimo posto per fare l'autostop'' disse invece Lorenzo, con un mezzo sorriso.
Il ragazzo sospirò, tornando a guardare di fronte a sè, con le braccia strette al petto, come se avesse freddo
''Guarda che scherzavo'' mormorò Lorenzo, guardando di fronte a sè
''Ma davvero?'' domandò il ragazzo con sarcasmo
Decise di stare zitto, almeno finchè il ragazzo non avrebbe avuto voglia di parlare. Non pensava sarebbe successo, così dopo altri dieci minuti fu lui a interrompere il silenzio. Di nuovo
''Dove devi andare?'' gli chiese e il ragazzo gli girò a guardarlo, con il solito sguardo da interrogatorio: l'aria un po' esasperata ma le labbra piegate in un piccolo, minuscolo sorriso
''Dove ti lascio?'' riformulò Lorenzo
''Dove preferisci''
Lorenzo alzò gli occhi al cielo ''Ti prego, dammi un indirizzo''
''Devo andare in ospedale'' 
Lorenzo lo guardò e la sua espressione doveva essere leggermente turbata perchè il ragazzo chiarì ''Controlli''
Lorenzo annuì ''Molinette?'' e anche l'altro annuì
''Tu dove devi andare?'' gli domandò lui e Lorenzo lo guardò con un piccolo sorriso e Teo alzò gli occhi al cielo, ma aveva anche lui un piccolo sorriso che lo tradiva
''Vado a prendere mia cugina all'aeroporto''
''Grazie per il passaggio'' gli disse Teo, dopo un po' di tempo. Quasi stentò a sentirlo per quanto parlò basso
''Vuoi scrivermi un altro postit?''
Teo arrossì e stavolta non per il caldo. 
Va bene, Lorenzo si stava divertendo, ma ormai non aveva niente da perdere con il ragazzo. Poi, lo stava semplicemente stuzzicando e si divertiva guardando le sue reazioni
''Ci metterai molto di più'' disse invece Teo e Lorenzo scrollò le spalle ''Non importa. Spero solo di non disturbarti con la mia presenza''
Il ragazzo arrossì ancora di più e si strinse ancora di più nella giacca ''Non avrei dovuto essere così duro l'ultima volta'' disse finalmente ''Non pensavo tutte le cose che ti ho detto''
''Quali delle tante? Che sei un capriccio per me, che ti complico la vita o che sono un peso per te?''
Teo chinò la testa ma non troppo da sembrare un cane bastonato
''Ti ho già detto che non avrei dovuto'' sibilò
''Perchè no? Non volevi più vedermi e me l'hai detto chiaro e tondo. Sei stato sincero e io sono passato oltre'' mentì
Teo lo guardò, con un'espressione affranta ma non rispose


Ragazzo senza nome

Ero in macchina di Lorenzo. Con Lorenzo. 
Tentavo di stare fermo sul sedile anche se ero agitato. 
Tentavo di non guardare con la coda dell'occhio le sue braccia abbronzate scoperte dalla T shirt bianca, i suoi capelli dorati che si era lasciato crescere di qualche centimentro, i suoi occhi così azzurri che quasi ti ci potevi specchiare.
Tentavo di non parlargli, di non sorridergli anche se il cretino mi stava infastidendo. E lo sapevo che mi stava prendendo in giro.
Va bene, lo ammetto, aveva tutte le ragioni di darmi fastidio. Anzi, era stato fin troppo gentile con me mentre io ero stato rude, scortese e maleducato. L'avevo ferito. Nell'ultimo mese non ero riuscito a togliermi dalla testa la sua espressione abbattuta e i suoi occhi umiliati e addolorati. L'avevo colpito nei suoi punti deboli, avevo distrutto tutto quello che lui mi aveva confidato, l'avevo annientato con una sola frase. 
Lorenzo mi stava ricordando, con una certa amarezza, tutto ciò che gli avevo detto. Me ne ero già pentito abbastanza ma sentirmi ripetere da lui ciò che gli avevo detto era una tortura. Si ricordava ogni frase. Quanto gli avevo fatto male? Poi, il fatto che fosse gentile con me, complicava solo le cose.
Eppure non gli potevo dire che ero stato male dopo quello che aveva fatto. Con che faccia potevo dirglielo? Mi ero imposto di non pensarci, di cercare di sopravvivere fino alla fine del mese ma la mia priorità ormai era diventata un'altra. 
Davvero ci aveva creduto? Davvero aveva creduto al fatto che fosse un peso per me? Che non volessi rivederlo?
Dio mio, che idiota che sono.
Lorenzo non era mio amico. Non era nessuno per me, eppure c'era qualcosa tra di noi che avevo voluto distruggere con tutte le mie forze ma che in realtà si era solo piegata ed era rinata con più forza di prima. 
Io avevo cercato di sradicare quel fiore, metafora del nostro rapporto, senza riuscirci; eppure, sapevo di aver ragione, sapevo che io non potevo essere per Lorenzo la persona che lui voleva che fossi.
In quella giornata, vedere Lorenzo era l'unica cosa piacevole che fosse capitata.
Non erano semplici controlli quelli che dovevo fare ma ero obbligato due volte all'anno a recarmi in ospedale per essere stato più di una volta sotto i servizi sociali. Non che avessero fatto molto per me, evidentemente. Più dei miei genitori, sicuramente, ma non abbastanza da non farmi tornare sempre nelle loro mani, più violente di prima.
''Per che ora finisci?''
La voce di Lorenzo mi distolse dai miei pensieri. Scrollai le spalle ''Non lo so''
''Come torni?''
''Con questo'' 
Tirai fuori dalla tasca un biglietto che avevo comprato con i soldi che avevo raccimolato nell'ultimo periodo e che avevo quasi terminato comprando un pezzo di pane e questo biglietto per il pullman.
La commessa dell'unico tabaccaio della città non mi aveva fatto entrare. Si era fatta mostrare i tre euro e cinquanta centesimi che stringevo nella mano e poi mi aveva sporto il biglietto, prendendo i soldi con un fazzoletto di carta e accompagnandomi con lo sguardo fin dietro alla chiesa. Mi ero sentito umiliato e arrabbiato in un primo momento ma sapevo come girava il mondo e lo sapeva anche la commessa del tabacchino. L'unico che sembrava non saperlo era Lorenzo. O non gli importava.
Probabilmente di fronte alla scenetta di poco prima con la proprietaria del tabaccaio, Lorenzo si sarebbe arrabbiato, inveendo contro la bigotteria e il disprezzo non giustificato della commessa. Io, d'altro canto, mai mi sarei sognato di biasimare il suo comportamento: mi dava fastidio ma allo stesso tempo riuscivo a giustificarla.
Intanto, il silenzio si stava facendo pesante. Guardai l'ora sullo schermo della macchina: 13.30. Era passata un'ora e ormai stavamo attraversando la periferia di Torino.

Mi stava girando la testa: durante il giorno faceva caldo e la sera faceva freddo. 
La pressione stava sicuramente scendendo sotto i parametri fisiologici e sentivo di non poter respirare in quel caldo asfissiante. Ero pallido, sudato e due ombre nere mi cerchiavano gli occhi.
Quel giorno faceva particolarmente caldo ma io non volevo togliermi la giacca, anzi mi stringevo in essa, come se fosse stata l'ultima mia salvezza; non volevo che nessun'altro mi giudicasse di più di quanto già non facesse e poi ero in conflitto: sentivo freddo ma allo stesso tempo sentivo caldo. 
Pensai distrattamente che se mi fosse salita la febbre, quello sarebbe stato l'anno buono che sarei morto.
Quando iniziai ad ansimare, capii finalmente che dovevo levare la giacca.
Infondo sapevo che Lorenzo non mi avrebbe giudicato, anzi si sarebbe adirato molto di più se l'avessi tenuta, peggiorando le mie condizioni e poi, non c'era niente che lui non avesse già visto. 
Mi tolsi la giacca e quel semplice movimento mi costò l'affanno. Mi rilassai sul sedile e chiusi gli occhi. 
Non avevo mangiato o bevuto e sentivo la nausea farsi strada su per il mio stomaco. 
Sobbalzai quando sentii una mano sulla mia guancia bollente 
''Sei caldo'' disse Lorenzo, portando una ciocca sudata dietro l'orecchio ''Stai bene?''
Desideravo premere di più la sua mano contro il mio viso ma invece gli presi il polso e gliela allontanai malamente. 
Eravamo fermi ad un semaforo, notai, aprendo gli occhi e risposi a Lorenzo, che mi guardava, con un'espressione preoccupata che mi faceva venire voglia di cancellargliela dal viso. Non lo faceva con cattiveria ma mi innervosiva essere guardato così, soprattutto dopo che mi aveva detto che gli facevo pena
''È solo un colpo di calore'' 
Lorenzo chiuse i finestrini e accesse l'aria condizionata
''Sto bene'' aggiunsi, senza convinzione ''Vai avanti''
''Vuoi dell'acqua? Rallento?'' mi ignorò Lorenzo
Lo guardai scocciato. Non volevo che si preoccupasse per me
''No e no'' 
''Vuoi che ci fermiamo?'' 
Mi portava all'esasperazione quel ragazzo
''No''
Lorenzo sospirò. Doveva essere faticoso parlare con me. Una lotta tra titani, insomma
''Mi fermo lo stesso''
Alzai gli occhi al cielo. Se poi decideva da solo, perchè mi faceva tutte quelle domande?


   
 
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