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Autore: Naquar    15/06/2021    3 recensioni
Che cosa è la paura?
Genere: Dark, Horror, Hurt/Comfort | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Sta tuonando. 
La ragazzina si ferma e abbassa l’ombrello, guardando il cielo scuro. 
Legge in fretta il messaggio che le ha scritto sua madre: dovrà tornare a casa sola, visto che ha una mole di lavoro da finire e papà sarà in ritardo come al solito. 
Sbuffa. 
Almeno se ci fosse Ilaria! Le dispiace, perché la sua amica è assente perché si è beccata un brutto raffreddore e di solito fanno sempre la strada del ritorno, insieme.  
Aspetta pazientemente che diventi verde per i pedoni e poi attraversa la strada correndo, prima di arrivare all’incrocio, i rari passanti la ignorando correndo o affrettando il passo per tornare a casa. 
Lei invece si ferma. 
Sente ridacchiare. 
Merda, pensa, sono loro. 
Si gira di scatto e si trova davanti la faccia di Gemma e le sue amichette stupide. A scuola, sono un vero tormento: sono almeno un paio d’anni che l’hanno presa di mira con dispetti idioti, battute cretine.
“Non ti sei nemmeno accorta di noi, complimenti”
Un’altra risatina odiosa. 
“Che volete?”
Gemma le fa il verso in tono lamentoso e le altre due ridono, come delle stupide iene. 
“Ascolta, ho una proposta da farti se non sei una fifona”
“E non te la fai sotto” aggiunge la seconda. 
“Giusto. Se non vuoi che ti prendiamo più in giro e ti lasciamo in pace, dovrai superare una prova di coraggio, mia cara Lidia” commenta Gemma. 
Il cuore della ragazzina accelera di un battito e si stupisce di sé stessa quando dice: “Accetto”
“Devi andare dal vecchio sottopasso e be’, hai capito che devi fare, no?”
“Va bene” risponde Lidia. 
Le tre bullette rimangono interdette per un attimo, prima di recuperare i loro sorrisi odiosi.  
Lidia rabbrividisce. Si ricorda, che in classe aveva sentito parlare di un ragazzo, che per una stupida scommessa, ci sia avventurato dentro e poi è successo qualcosa di tremendo, tant’è che la sua mente impazzita e da allora non sia mai più lo stesso; qualche volta, le è capitato di passarci davanti e ogni qualvolta cercava di sbriciare non riusciva a trovare niente di interessante, che persino Ilaria “trovava quel posto noioso”. Poi ha sentito parlare sua madre con una sua altra conoscente del vecchio sottopasso e del fatto che fosse talmente schifoso, che persino i barboni lo evitano. Ma forse sono solo chiacchere, a volte la gente ad ingigantire le cose, per renderle più spaventose di quello che in realtà sono.
“Ti aspettiamo allora”
Qualche goccia di pioggia comincia a cadere. 
Lidia imbocca la via a sinistra, la percorre in fretta. 
Il sottopasso che porta alla stazione, è lì, con le scale nere e il corrimano arrugginito, non si vede niente per colpa del buio totale che c’è. Non è mai stato chiuso, e comunque la gente ha smesso di usarlo da parecchi anni. 
Gli scalini sono scivolosi. 
Lidia li scende, fino a che non viene inghiottita dal buio. 
Una puzza tremenda la colpisce alle narici e alla gola, facendole lacrimare gli occhi. Ne sente il sapore in bocca.
Il piccolo fascio di luce della torcia del cellulare illumina davanti a lei: ci sono rifiuti ovunque e sente i topi che con le unghie grattano il pavimento. Le pareti sono ricoperte di scritte o disegni ormai sbiaditi, chissà di chi erano. 
Lidia si rende conto di stare tremando e ha in bocca un sapore ferroso. Una volta, lei e suo nonno erano seduti in veranda e stavano guardando le lucciole in una delle tante sere d’estate, quando gli aveva chiesto che cosa fosse la paura. 
“Non è nient’altro che un meccanismo di difesa di quello che non si conosce”
“Ma tutti hanno paura?”
“Sì, come noi e gli animali, anche gli insetti e le piante. È sempre un modo per difendersi” le aveva risposto il nonno, annuendo. 
Un passo alla volta. 
Ignora quelle bestiacce che le passano vicino, infastidite dalla luce della torcia. 
Riesce ad arrivare più o meno a metà. 
Fuori sta piovendo a dirotto, sente i tuoni che cadono. 
Poi si ferma.  
L’aria umida le solletica la guancia, ma lei non si volta a guadare. 
Accelera il passo. 
Il buio sembrava essere vivo là dentro, pensa Lidia. Non è certa, ma le sembra che sia così. 
Sente il suo cervello strizzarsi come una spugna.
Quel pensiero sordo le mette le ali ai piedi. 
Sente un guaito, forse ha calpestato un topo che la fa rabbrividire di disgusto e poi il rumore di plastica schiacciata sotto alle sue scarpe. 
Le ombre che si agitano dietro di lei, e forse vogliono portarla via con loro.  
Lidia quasi scivola sugli scalini bagnati, ansando e riesce a guadagnare l’uscita; sente l’acqua che la investe e lei ingoia l’aria pulita e umida che puzza di pioggia.
“Ma guardatela, ce l’hai fatta!” esclama Gemma, con un stupito divertimento. 
Lidia è ancora spaventata, e senza rendersi conto colpisce la ragazzina con la punta d’acciaio dell’ombrello alla guancia. 
“Che lei hai fatto?” urla un istante dopo, una delle amiche della di Gemma che si tiene la guancia fra le mani che sanguina copiosamente. 
“Ehi, piccola stronza torna qui!”
Lidia non le sente. 
 
***
“Ciao mamma”
Sua madre risponde al saluto distrattamente. 
Lidia vorrebbe raccontarle che cosa è successo, ma il rumore delle dita sulla tastiera le fa capire quanto sia inutile disturbarla per raccontare di come sia andata bene la sua prova di coraggio. Dopo essersi fatta una doccia, va in camera sua e si stende sul letto. 
Sente di nuovo la paura fare capolino nella sua mente, ma non di Gemma e delle sue amichette, no di quello che ha fatto: del fatto che è riuscita a difendersi, guidata dalla sola paura di morire. 
Ma è un attimo. 
Ne è sicura, chiunque al posto suo lo avrebbe fatto. 
 
   
 
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