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Autore: Tubo Belmont    19/07/2021    5 recensioni
"E se in realtà fosse tutto vero?"
"Se non fosse stata solo suggestione?"
"Se non fossi veramente da solo qua dentro?"
"Se ci fosse qualcuno nel buio?"
Inutile girarci troppo attorno: la vita di Satoshi Atsumu è un inferno.
Da normale studente delle superiori, la sua vita non può che essere bersagliata dalle storie di paura e dalle leggende metropolitane che tra i ragazzi della sua età spopolano. Il problema sta nel fatto che, per lui, queste storie hanno lo stesso effetto di un'iniezione di adrenalina capace a tenerlo sveglio persino per un anno interno.
Kami, potrebbe non riuscire a rimanere tranquillo nemmeno sul suo letto di morte!
Tuttavia, la sua vita già minacciata da probabili futuri malori dovuti alla sua gravissima mancanza di sonno e mezzi infarti che un po' lo accompagnano ogni giorno, è destinata a peggiorare (forse?) col trasferimento nella sua scuola di un personaggio piuttosto particolare: una ragazzona con la faccia di chi vuole menare le mani durante ogni singolo momento della propria vita.
E Satoshi, pur ancora non essendone del tutto sicuro, sa che molto presto una probabile tempesta si abbatterà su di lui e su chi conosce...
Genere: Comico, Horror, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
Capitoli:
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Corridoi Putridi
 
Tsumiki cercò di riordinare i propri pensieri: aveva coronato il suo sogno di finire catapultata in una delle sue storie di paura preferite; si era esaltata come una furia quando aveva scoperto che lì assieme a lei c’era pure la sua migliore amica; se ne era pentita subito dopo, quando quella stessa amica aveva cominciato a giocare a bocce con i suoi sentimenti.
E adesso se ne stava lì accovacciata, totalmente basita (anche se forse, basita era un eufemismo) a guardare Satoshi che aveva fatto la sua comparsa assieme a quella terrificante nuova studente, la quale aveva letteralmente sfondato una parete con la finta Saeko.
Si chiese se fosse finita veramente nel Loop Scolastico.
O se fosse solamente un incubo.
Che poi in realtà il Loop Scolastico era un incubo.
Quindi era un paradosso.
“S-sul serio…” balbettò Satoshi. La ragazza dovette riconoscere che il vederlo aggrappato alla giacca di quell’altra tizia come un animaletto impaurito e gli occhi serrati lo rendeva un po’ tenero.
Tenero ed imbarazzante.
Katsuki sbuffò spazientita “Sì, puoi aprire gli occhi.”
Lentamente il ragazzino sollevò le palpebre, staccandosi pian pianino dalla giacca della compagna di classe “C-comunque, dobbiamo discutere sul tuo uso di metodi decisamente MALSANI per far addormentare la gente!”
L’Esorcista si passò una mano sulla faccia, digrignando i denti “Porca di quella puttana, mi sto già pentendo di non aver usato l’altro metodo,…”
Il ragazzo la ignorò – o non volle indagare ulteriormente – e, voltando lo sguardo, incontrò quello piuttosto teso di Tsumiki.
Tirò un sorrisetto nervoso “E-Ehi Tsumiki-chan!” quando si accorse però che quella aveva gli occhi rossi e lucidi, scattò subito davanti a lei ad afferrarla per le spalle “EHI! Va tutto bene? Sei ferita? Sei spaventata? Hai gli occhi rossi. Cos’è successo?”
“N-n-non-” Tsumiki si ritrasse terrorizzata, strisciando all’indietro “NON MI TOCCARE!”
Satoshi si ritrasse a sua volta, sconvolto pure lui “M-ma cosa…?”
“E’ scossa, genio della lampada.” Katsuki si avvicinò al suo fianco, incrociando le braccia e guardando dall’alto verso il basso l’altra ragazza “quel coso di prima ha assunto le sembianze della sua migliore amica e deve averla traumatizzata.” diede al ragazzo uno scappellotto non troppo forte – che un ‘non troppo forte’ dell’Esorcista equivale comunque ad una forza tale da fargli piegare il collo in avanti – dietro la nuca “E poi dici a me che non ho abbastanza tatto…”
“Urgh… però hai ragione.” Satoshi grugnì, un pochettino infastidito.
Sospirò poi rassegnato, voltandosi verso Tsumiki, che lo guardava come se fosse stato chissà quale terrificante demone. Quella cosa gli provocò una stretta al cuore: era abituato a vedere quell’eccentrica (a dir poco) ragazza parlare delle sue passioni sul paranormale, scherzare con Saeko e a shipparlo con Rumi.
Di due di queste cose poteva anche fare a meno.
Però non poteva non ammettere anche con se stesso che, al vederla ridotta in quello stato traumatico, avrebbe preferito mille volte sentirla fantasticare su come voleva che Aka-Manto la portasse via mentre si trovava in un bagno pubblico.

Ma tra tutti gli esempi proprio uno simile doveva venirgli in mente?
“Ehi, Tsumiki-san, rilassati” cercò di approcciarsi con la massima cautela, con le braccia alzate “va tutto bene, io e Katsuki-san non siamo mostri! Te lo posso giurare. Siamo venuti qui per tirarti fuori dai guai!”
Tsumiki digrignò i denti, ostile “E-e come pensate di provarlo?”
“Vuoi sentire le mie nocche sulla tua capa?” Katsuki si scrocchiò le dita, affilando lo sguardo “Sono piuttosto inconfondibili, te lo garantisco.”
“Non mi sembra assolutamente il caso!” esclamò Satoshi, esasperato.
Tsumiki si accartocciò ancora di più su se stessa, avvicinandosi le ginocchia al petto e stringendo le gambe con tutte le forze che aveva.
“N-non badare a quello che questa scusa di Esorcista ti sta dicendo.”
“PREGO!?” esclamò la suddetta, piccata “Devo forse ricordarti per merito di chi puoi ancora vantarti di avere la testa attaccata al resto del corpo?”
Ma Satoshi non diede troppo peso alle sue parole e continuò a rivolgersi all’amica, sorridendo dolcemente “Ti giuro su tutto quello che vuoi che non sono un mostro di qualche tipo! Non mentirei mai su queste cose, davvero! Andiamo, ci conosciamo… da quanto tempo?”
La ragazza parve vacillare.
“Coraggio, Tsumiki-chan.” Tese una mano verso di lei “Saeko ti sta aspettando qua fuori. E’ terribilmente preoccupata.”
A quel punto l’altra sgranò gli occhi “S-Saeko-chan…?”
“Uh-uh.” Katsuki annuì, dopo essere tornata a braccia incrociate “A onor del vero, non ho mai visto una persona con così tanti liquidi in corpo. Senza contare Mr.Sbocco qua vicino.” Disse, puntando il compagno con un pollice, che di rimando le fece la linguaccia.
“H-ha pianto?” domandò Tsumiki, sempre più interessata.
“Esatto. E se non torniamo assieme a te, sono abbastanza sicura lo farà di nuovo.” Katsuki grugnì “Ed io non ho abbastanza fazzoletti per far fronte ad un allagamento di quelle proporzioni…”
Tsumiki, che per fortuna sembrava essersi rilassata un pochettino di più rispetto a prima, si mise a ponderare bene la situazione. In un certo senso, Satoshi sembrava il Satoshi che conosceva. E l’altra tizia, Katsuki, la metteva in soggezione esattamente come la prima volta che ci avevano scambiato due parole assieme. Non provava la stessa sensazione sgradevole avuta con quel mostruoso clone di Saeko. Eppure… doveva tenere a mente tutte le possibili eventualità: e se il sogno avesse deciso di provare un altro modo per torturarla psicologicamente? Quanto in là si spingeva il sadismo del Loop Scolastico? Quanto leggeva nella sua mente?
“T-Tsumiki-chan?” Satoshi si avvicinò, un po’ perplesso “Va tutto be-”
“Taci un attimo, bizzarra – forse – imitazione di una figura amica creata dall’entità ostile che abita questo mondo.” Lo bloccò l’altra, alzando una mano senza nemmeno guardarlo “Sto ponderando se posso darti la mia fiducia oppure no.”
Il ragazzino si ritrasse con le braccia alzate e Tsumiki rimase ancora per qualche momento a pensare.
“DUNQUE, HO DECISO!” disse all’improvviso schiantandosi un pugno sulla mano aperta e facendo sussultare gli altri presenti.
Lentamente, si alzò da terra e si voltò verso Satoshi, con un’espressione minacciosa. Quello deglutì a vuoto, vedendosela avvicinare nemmeno fosse stata una specie di dea della morte. Katsuki si ritrasse appena.
“Se sei veramente chi dici di essere…” cominciò a parlare quando si trovò ad esattamente qualche centimetro di distanza dal ragazzo, che già nella sua mente aveva qualche mezza idea sul che cosa stesse per chiedergli quell’altra “… rispondi a questa mia domanda.”
“Ti prego dimmi che non è-”
“Capitolo Numero 17, Dodicesimo paragrafo.”
“Ma porc-” Satoshi si schiaffò una mano sulla faccia.
“E’ la prima volta che faccio incontrare finalmente te e Rumi-kun tutti soli, a casa di lui” continuò imperterrita Tsumiki, indifferente al fatto che l’amico stesse tentando di tagliarsi le vene con un righello marcio trovato a terra “Dove, esattamente, avviene il vostro primo amplesso?” si guardò attorno, un po’ preoccupata “C-ci tengo inoltre a precisare che i miei personaggi sono maggiorenni e perfettamente consenzienti! Almeno sicuramente all’interno della mia storia!” aggiunse con un ghigno nervoso.
“…Era davvero necessario puntualizzare?” domandò Katsuki, inarcando un sopracciglio.
“Non si è mai troppo sicuri.” sospirò l’altra.
Lo stesso lo fece Satoshi, rassegnato, massaggiandosi dietro la nuca “D-davvero? Adesso?”
“Ti ho fatto leggere quel capitolo, Satoshi Atsumu.” La ragazza si era portata i pugni ai fianchi ed aveva continuato imperterrita “Mi hai detto che non te ne saresti dimenticato mai più. Se davvero sei Satoshi Atsumu, sarai in grado di descrivermi perfettamente ogni singolo paragrafo. Questo, se non sei un’ altra apparizione partorita da questo maledetto incubo!”
“Non ho altri modi?” domandò il ragazzo, quasi sull’orlo del pianto.
“Ma perché cazzo non ha fatto comparire pure i telefoni sto’ dannato Loop Scolastico?” domandò infastidita l’Esorcista, mentre si rovistava le tasche affannosamente.
“Dimmi immediatamente ciò che voglio sapere!” Tsumiki sbatté il piede a terra, intestardita “Altrimenti me ne fuggo e comincio ad urlare come una pazza!”
“Ma così attireresti l’attenzione di altri-”
“DILLO!” ruggì la ragazza, stringendo i pugni.
“… ti supplico, Tsumiki-chan” si voltò un momento verso Katsuki, per poi tornare a guardarla con occhi imploranti “non farmi questo, ti scongiuro!”
“Adesso vado!” la giovane fece per voltarsi.
Era già pronta a scattare verso la fine del corridoio.
“SUL FREEZER DEI GELATI, D’ACCORDO!?” esclamò Satoshi, tutto d’un fiato “E’-è stato sul freezer dei gelati, contenta?”
Tsumiki si voltò appena, ancora poco convinta.
Katsuki, dal canto suo, era in preda ai tremori come se ci fosse stato un terremoto di magnitudo estremamente alto all’interno del suo corpo.
Satoshi, totalmente mortificato, si lasciò cadere in ginocchio. I suoi occhi erano vitrei e la sua anima probabilmente si trovava da un’altra parte in quel momento “Per favore, non farmi andare oltre, ti prego…” un brivido corse lungo la sua schiena “… la notte stessa, dopo quella lettura, ho chiesto a mia sorella di raccontarmi una storia di paura per farmi dimenticare…” puntò gli occhi vuoti su di lei “… non ha funzionato!”
Tsumiki restò a guardarlo per un po’ dall’alto verso il basso, braccia incrociate e sguardo severo. Nel frattempo, Katsuki riacquistava il controllo del suo corpo.
Fortunatamente, alla fine, l’artefice di quell’incresciosa situazione sbuffò spazientita.
“E va bene, va bene, hai più o meno avuto la stessa reazione della prima volta…” la ragazza annuì soddisfatta “… penso che tu sia il vero Satoshi.”
Si voltò verso Katsuki.
Quella si scrocchiò le nocche.
“Mi fido.” Tsumiki non aveva cambiato espressione, ma un impercettibile brivido era corso lungo la sua schiena.
“Q-quindi… siamo a posto? Possiamo tornare indietro?” domandò Satoshi, mentre si rialzava da terra.
“Uhm… non ancora.”
“Cosa c’è ancora…!”
Satoshi non poté fare nulla per impedirlo: in un attimo l’amica lo aveva agguantato e stritolato nemmeno fosse stato una pallina antistress formato ‘moccioso’.
“TOSHI-KUUUUUN!” gridò la ragazza, tra le lacrime “HO AVUTO COSI’TANTA PAURA! WAAAAAA!” diciamo che a causa di queste reazioni, un po’ il motivo per cui lei è Saeko erano migliori amiche, si notavano anche.
“LA SCHIENAAAAA!” fu invece l’urlo supplichevole del ragazzo, lì lì per scoppiare a piangere a sua volta.
“Porca miseria… la tua spina dorsale sta subendo più traumi di tutti i fan di ‘Banana Fish’…” commentò Katsuki.
“M-Miki-chan, t-ti prego…” ricambiò l’abbraccio, ma allo stesso tempo fece per scostarsela di dosso “A-apprezzo l’affetto ma… abbiamo cose più importanti da fare, ora! Ed io ho solo questa colonna vertebrale, che cazzo!”
Al che l’altra sgranò gli occhi e tornò serissima, quindi si scostò di scatto e spinse via l’amico, che cadde sulle natiche, facendosi anche piuttosto male “In effetti, non ti ho nemmeno ancora perdonato per il tradimento alle mie spalle” puntò l’Esorcista, con un pugno chiuso al fianco “non è come pensi un corno! Ovunque tu vada, sembra che ti porti dietro questa super-macho-woman dai capelli bianchi. Non hai più scuse!”
“S-super-macho-woman.” Non era una domanda quella di Katsuki. Era una conferma, per cercare di rendersi conto se quello che aveva appena sentito non fosse semplicemente frutto di un ictus.
“Ma ancora con questa storia?” Satoshi aggrottò le sopracciglia e puntò l’interlocutrice col dito “Ti ho già detto che è tutto frutto di un terribile malinteso! E poi, dovresti anche darti una calmata – so che c’entra una bambola di pezza, ma sorvoliamo – con questa storia di me e Rumi-kun! Cosa ti può importare se entrambi abbiamo altri interessi nella vita vera? Tanto ormai nella tua storia ci hai già fatti accoppiare nelle maniere più disparaTU INVECE SMETTI DI RIDERE!” concluse voltandosi di scatto verso l’Esorcista – che già stava faticando a trattenere le risate come poco prima – rossissimo in viso, .
“CERTO CHE E’ UN MIO PROBLEMA!” sbraitò Tsumiki “Ma ti pare?”
Poi distolse lo sguardo, mordendosi un dito turbata “Lavoro al progetto millenario da una vita… e tutto è stato progettato con la più peculiare minuzia di particolari, ispirata esattamente alla vita vera.”
“TI posso garantire che sono tutte iperboli!” s’affrettò a spiegarsi Satoshi all’altra compagna di classe “Ci conosciamo solo da tanto tempo e siamo molto affiatati!”
“Esatto, è proprio questo il punto! Vi conoscete da così tanto tempo, siete molto affiatati… non sarà perché questa vostra incredibile amicizia in realtà è molto, MA MOLTO di più?”
“…magari no?” rispose Satoshi a quell’incredibile domanda retorica, grattandosi la nuca.
“Esattamente come tu hai bisogno di Kurumi, altrimenti non potresti vivere…”
“Certo. Come lui ha bisogno del mio computer sennò non potrebbe vivere, avresti dovuto dire.”
“… anche il progetto ha bisogno di un’ispirazione! La giusta ispirazione!” si mise a mangiarsi le unghie, sempre più agitata “… che potrò mai fare se poi finisce che si scopre che la ship con la grande orchessa demoniaca…”
“Sarei ancora qui. E le mie mani potrebbero annullare la distanza che le separa dalla tua faccia in pochi secondi.” Minacciò Katsuki, seria.
“… con la bellissima principessa guerriera venuta dal nulla…”
“… un po’ cringe, ma decisamente meglio.” Katsuki annuì soddisfatta.
“… in realtà è molto, MA MOLTO più dolce e ben costruita di quella precedente, dovrei ripensare il progetto da capo! DA CAPO, DICO!” cominciò a grattarsi la testa con foga “non può accadere! Non può accadere! Non può accadere! NON-”
“Oi, oi… frena, poetessa maledetta” Katsuki aveva deciso che avrebbe smesso di rimanere in disparte e si avvicinò alla ragazza, che pareva in preda ad una vera e propria crisi di nervi “prima che ti fermi io con una testata.”
Satoshi guardò le due ragazze basito.
E si chiese se, dopo tutte quelle minacce, Tsumiki non fosse effettivamente più al sicuro all’interno del Loop Scolastico.
“Ti posso assicurare che non c’è nessun interesse di quel tipo tra me e Junboshi – nemmeno so ancora bene il suo nome, come puoi sentire – se non un semplice rapporto un po’ strano tra terapista e paziente.” Guardò Satoshi con un finto sguardo mortificato “Non esco con i miei pazienti, purtroppo. Mi dispiace.”
“Ma vai a farti fottere…” rispose acidamente Satoshi, alzandosi da terra.
Katsuki scosse la testa con un ghigno, poi tornò a guardare l’altra “Ora, se finalmente hai finito di dire cavolate e fare assunzioni senza senso, ti consiglio di starmi vicino” spostò lo sguardo sul ‘compagno d’avventure’, serissima “tutti e due. Temo non sarà un semplice giro di ‘toccata e fuga’ questo…”
“C-come?” domandò Satoshi, cominciando ad avere un po’ d’ansia “Non bastava recuperare Tsumiki e poi svegliarsi?”
“Prova pure a pizzicarti, se vuoi, non funzionerà.” Spiegò l’Esorcista, avvicinandosi tenendo Tsumiki per mano “Siamo nel Terreno di Caccia di una Manifestazione. Non sarà una passeggiata…” digrignò i denti, infastidita e distolse lo sguardo “Era per questo che non volevo avere a che fare con un incubo, porca miseria. Che noia.”
“I-il suo Terreno di Caccia?” non era molto rassicurante.
“M-ma di cosa stiamo parlando?” domandò Tsumiki, incuriosita ed anche un po’ titubante.
“Ti spiegherà poi tutto Yoshi.”
“E ci mancava Super Mario, guarda…” Il ragazzo si batté le mani sulle ginocchia.
“Adesso dobbiamo levare le tende” disse con tono severo l’Esorcista “Sarà meglio spostarci e non rimanere mai troppo fermi nello stesso punto, non vorrei che-”
“Urgh…” un rumore di pezzi di pietra che si scostavano ed un lamento grugnente fece voltare i tre ragazzi in direzione del suono. La finta Saeko, ancora con la faccia brutalmente deformata – sembrava una scultura di cera la cui testa aveva appena subito l’impatto con un incudine – si stava rialzando, passandosi una mano sui capelli scompigliati “… che male, porca miseria. Come ti permetti di prendere così alla sprovvista le persone?” puntò gli occhi, ora due pozzi di petrolio lacrimanti di nero, verso l’Esorcista, mentre il suo volto si riformava come era prima e sulle sue labbra spuntava un sorriso dai denti aguzzi “non sei una brava ragazza, vero?
A quel cambio di tono terrificante, due ombre scattarono alle spalle di Katsuki.
Ma fortunatamente non si trattò di un attacco a sorpresa, ma semplicemente di due studenti impauriti e tremanti che si erano subito rifugiati dietro l’unica cosa che avrebbe potuto evitargli un probabile squartamento.
“Che eroi!” commentò la ragazza, sarcastica, guardando con sdegno prima uno e poi l’altra.
“Sai benissimo che non sono un eroe!” esclamò Satoshi, tremante. Poi, lo stesso si voltò verso Tsumiki “ma tu poi non eri tipo infoiata con le storie dell’orrore?”
“Posso smettere di essere infoiata quando voglio!”
“E PERCHE’ NON FARE LO STESSO CON ME E RUMI!?”
Tsumiki si voltò verso di lui, serissima “le storie di paura sono temporanee. Il progetto millenario è per sempre.”
“Letteralmente un gruppo di soggetti da manicomio.” Sbuffò spazientita “Fatevi da parte, razza di conigli” poi puntò lo sguardo – quello da cui nessuno vorrebbe mai essere puntato – verso il mostro che aveva davanti, scrocchiandosi le dita “A questo tizio ci penso io.”    
La creatura rise, crudele “Oh? Sei così sicura di te? Una bulletta simile meriterebbe di ricordarsi qual è il proprio posto-”
“Ed una faccia di merda simile dovrebbe avere una scorta di specchi nel solaio, visto che ogni giorno ne rompe sicuramente almeno uno” Katsuki inarcò un sopracciglio “seriamente: come puoi andare in giro con una faccia simile e non pensare ad una chirurgia plastica?”
“Non riesco a capire se dovrei interpretarlo come un insulto rivolto alla vera Saeko, oppure no.” mormorò tra sé Tsumiki, massaggiandosi il mento.
“Mocciosa, ti posso assicurare che, non appena avrò finito con te…” la creatura balzò verso l’Esorcista, digrignando i denti in un sorriso terrificante “NESSUN CHIRURGO POTRA’ FARE ASSOLUTAMENTE NULLA PER SISTEMARTI!
Katsuki rimase immobile dov’era, nonostante il terrificante avversario fosse esattamente a pochissimi centimetri davanti a lei. Più precisamente, si trovava a mezz’aria, a ridere sguaiatamente, il braccio a forma di spuntone piegato dietro la schiena pronto per colpire.
Immagine piuttosto intimidatoria, se non fosse stato per il seguito: quando il mostro provò un affondo verso la faccia della ragazza, quella tirò subito fuori la mano destra dalla tasca e bloccò l’arma, facendo rimanere la creatura ferma a un metro staccata da terra.
C-cosa?” poco dopo, con un’esclamazione di sorpresa, l’essere venne tirato di forza verso l’Esorcista, che gli sparecchiò la faccia con una testata. La creatura volò con un lamento contro al muro, sfondandolo in un tripudio di polvere e frammenti.
“H-ha creato un altro buco…” constatò Tsumiki, basita.
“E non hai ancora visto nulla…” commentò invece Satoshi.
Katsuki si rificcò la mano in tasca, piegando appena la testa di lato mentre osservava il nemico che si rialzava tremolante “Davvero ne vuoi ancora? Che tenacia…”
“I-impossibile, come può… COME PUO’ ESSERE!?” ruggì la Manifestazione, rabbiosa, mentre il braccio di roccia si ricopriva di crepe e si frantumava “Una stupida umana come te… come può rimanere così impassibile (anzi, come può letteralmente seviziare) davanti ad una creatura…!” si bloccò “… non sarai mica… un Esorcista?” domandò con rabbia il mostro.
“Giura!” esclamò invece Katsuki, sarcastica.
L’essere ringhiò.
Ma poi, poco dopo, quel ringhio si tramutò in una risata meschina “Ooooh… e dunque, una giovane Esorcista è finita nel dominio del Loop Scolastico? Kami, ammetto che è una vera sfortuna… in un certo senso.” senza smettere di ghignare in maniera irritante, la creatura uscì dal nuovo buco che si era creato sul muro “Ti ho sottovalutata, un errore da principianti. Credo mi occuperò di te nel modo più efficiente, dunque.”
“Senza far spuntare nessun braccio di pietra dall’aspetto cazzuto?” domandò l’Esorcista, poco convinta, puntando il moncone della finta Saeko “Confesso che con quello forse avevi qualche speranza di difenderti. Altrimenti, non capisco proprio dove vuoi arrivare a parare.”
“Oh fidati, mia cara…” Voltò lo sguardo verso Tsumiki, allargando il sorriso in maniera agghiacciante. Quasi si vedevano le gengive marce “… esistono davvero molti modi per spezzare qualcuno. Anche non solo fisicamente…”
“Ugh…” la diretta interessata prese a tremare. In fin dei conti, per quanto terribilmente corrotta e terrificante, quella cosa che le stava parlando aveva ancora l’aspetto della sua migliore amica.
“Miki-chan…” mormorò Satoshi, guardandola afflitto mentre si stringeva nelle spalle.
Anche Katsuki guardò la scena con una smorfia disgustata, poi si rivoltò verso la Manifestazione “Già, dimenticavo che esistono anche codardi come voi, tra i mostri di merda che mi tocca spedire nel nulla assoluto” tirò fuori entrambe le mani e si scrocchiò le nocche rumorosamente “fottute sanguisughe che sfruttano le paure e le insicurezze della gente contro di loro perché non sono in grado di fare il lavoro sporco…” il corpo della ragazza si accese in un tripudio di fiamme azzurre “… Kami, quanto vi odio…” poi ghignò malvagia. Le fiamme le balenarono negli occhi, facendo quasi sembrare che brillassero di luce propria “… ma in compenso, quando vi faccio fuori, mi sento anche il doppio più soddisfatta.”
La finta Saeko rise, in barba alla terribilmente minacciosa aura omicida che l’Esorcista stava scaturendo da tutti i pori “Cosa ci posso fare? E’ una prerogativa di voi umani avere una debolezza. Un dubbio. Una semplice incertezza.” Inclinò la testa di lato “Anche tu che fai tanto la dura, sicuramente, contro il mio potere non potresti nemmeno difenderti…”
“Non c’è bisogno di provarlo” Katsuki mosse un passo avanti a sua volta “soprattutto visto che lo scontro si concluderà prima che tu possa fare qualsiasi cosa.”
L’interlocutore non disse nulla. Poi però assunse un’espressione annoiata e sbuffò spazientito “Ah… lo sapevo. Tutto fumo e niente arrosto. Voi esorcisti siete una gran delusione.”
“… di grazia?” Katsuki inarcò un sopracciglio.
“E’ ovvio che avresti puntato a finire lo scontro rapidamente. Senza nemmeno lasciare che il tuo avversario reagisse” la manifestazione si passò l’unica mano ancora agibile sotto al mento, fingendosi pensierosa “Ho sempre avuto il sospetto che voi esseri ‘sacri’ foste semplicemente un gruppo di buffoni. E’ facile agire subito senza lasciare che il vostro nemico possa nemmeno difendersi.” Tornò a guardarla con un ghigno sornione “Fai tanto la polemica su di noi, ragazzina, quando in realtà sei tu a scagliare la prima pietra. E ti aspetti che ti prenda sul serio?”
“Che male c’è se voglio finire subito un incarico, senza voler per forza perdere tempo?” domandò l’Esorcista, visibilmente infastidita.
“Pfft… ti aspetti veramente che io creda ad una simile idiozia?” la finta Saeko rise nuovamente “ammettiamolo: vuoi fare in fretta solamente perché sai che se usassi il mio potere su di te, perderesti subito. punti a tagliare subito la testa del serpente senza nemmeno che quest’ultimo possa svegliarsi dal letargo. È quasi disgustoso, in realtà.”
Katsuki rimase ad osservare l’avversario, impassibile “Mi stai per caso dando della codarda, scusa?”
Chiaramente, era ovvio che fosse in grado di trattenere la rabbia solo per merito d’intercessione divina.
“Oh! Hai fatto tutto da sola!” la Manifestazione sollevò il braccio, ghignando “Io ti ho solo messo in testa il tarlo del dubbio.” Le fece l’occhiolino “Visto? Voi insulsi umani siete così semplici da manipolare… è quasi troppo facile, davvero.”
Katsuki parve esitare un attimo, e la cosa non piacque troppo a Satoshi “A-Amano-san?”
“Uff… e va bene. Va bene.” le fiamme azzurre abbandonarono il corpo dell’Esorcista, che tornò esattamente come prima: mani in tasca, ed espressione di sufficienza “Mi hai convinta. Fammi vedere di cosa sei capace!”
“ASPETTA! Ma non capisci che è esattamente ciò che vuole?” domandò Satoshi, preoccupato “Non puoi cedere così semplicemente alle sue provocazioni! Non vedi che già si sta sfregando le mani? (o almeno, lo farebbe se ne avesse ancora due…)”
“Oi, Toshi-Noshi-Baraboshi” rispose quella, voltandosi verso il compagno di classe “ma io ti vengo per caso a dire come ti devi spaventare? No? E allora lasciami fare il mio lavoro come voglio io.” Tornò a guardare la Manifestazione “Diamo un piccolo contentino a questo coso. Che ne dici? Almeno si diverte un pochettino prima di svanire per sempre.”
Satoshi si ritrasse e serrò le labbra, decisamente poco convinto.
“Eheheh…così mi piaci mocciosa.” Gli occhi della finta Saeko presero a lacrimare nero a non finire “Piccola. Stupida. Mocciosa…” disse poi con tono di scherno.
Caspita: non erano mai giunti Esorcisti nel Dominio del Loop Scolastico, e sinceramente andava bene così. Ma non si aspettava certo che la prima ad arrivare fosse così ingenua e stupida dal non capire nemmeno una tattica tanto banale. Come manifestazione che abitava il Loop, il suo compito era esattamente quello di leggere le persone e usare ogni loro debolezza contro di loro. Nessuno, nemmeno l’Esorcista più esperto, avrebbe potuto fare nulla contro di lui.
O meglio, contro ‘se stesso’.
Rise di gusto, cominciando a cambiare forma “Che cosa ti turba? Vediamo un po’: l’approvazione dei genitori? Magari il fatto che tu non sia in grado di salvare tutti? O semplicemente qualcosa di ancora più imbarazzante? Fammi scavare più a fondo…”
Il corpo della finta Saeko si muoveva in modo tutto scomposto, come una grossa melma che si rimescolava su se stessa all’infinito. Rimanevano visibili solo gli occhi e la bocca.
“Uhm… magari qualche incertezza sul tuo aspetto fisico? Cerchiamo più a fondo ancora…”
Katsuki incrociò le braccia, impassibile.
“… chissà, chissà cosa troverò…”
Anche Tsumiki e Satoshi, che stavano guardando tutta la scena, inarcarono un sopracciglio, perplessi.
“S-scaviamo più a fondo…”
Ma non ci fu verso.
La Manifestazione del Loop Scolastico, che si vantava di saper annientare l’animo di chiunque si trovasse sul suo cammino, non trovò assolutamente nulla con cui colpire l’Esorcista.
Il suo corpo riacquistò la forma di Saeko “M-ma come è possibile…?” voltò lo sguardo verso Katsuki, digrignando i denti rabbiosa “T-tutti hanno un punto debole! Un’incertezza… TUTTI! Come è possibile che-”
Una ginocchiata parecchio forte alla bocca dello stomaco fece inginocchiare la Manifestazione.
“Com’è possibile che io non ne sia affetta, intendi?” Katsuki si tirò dietro l’orecchio una ciocca bianca, guardando l’avversario dall’alto verso il basso “Te lo spiego subito.”
Quindi afferrò per il colletto della maglietta la creatura, alzandola da terra. Quella prese effettivamente a tremare “Non sono una bella persona: sono maleducata, manesca, poco amichevole e totalmente priva di tatto.”
“E volgare.” Aggiunse Satoshi.
“E vendicativa.” La ragazza si voltò verso il giovane con occhi infuocati e quello fece segno di cucirsi la bocca. Quindi, dopo un sospiro esasperato, tornò a rivolgere le sue attenzioni sul nemico “Però ha ragione: sono anche volgare. Inoltre, sono impulsiva e molto facile alla rabbia. Picchio la gente che mi fa incazzare senza pensarci troppo. Alcuni tizi più vecchi di me sono ancora in ospedale.” Si passò una mano sotto al mento, facendosi pensierosa “Oh, e non parliamo dell’aspetto fisico. Andiamo, guardami: non possiedo alcun attributo tipico femminile. Faccio sollevamento pesi da cinque anni e centosessanta flessioni al giorno” si puntò il naso “L’unica cosa di cui mi posso almeno un po’ vantare è che ho un nasino molto sottile.” Guardò gli altri ragazzi “vero?”
“Assolutamente.” Risposero all’unisono.
“Bene.” tornò verso la Manifestazione “I miei genitori sono degli imbecilli. E proprio per questo, nonostante tutti i miei difetti, mi adorano. Idioti…” grugnì “Ma poi: davvero il discorso del ‘non li puoi salvare tutti’? ti sembro per caso Spider Man? O Super Man? O Keanu Reeves?” gli diede uno schiaffone in faccia, che per poco non gli stortò il collo “La prossima cosa che dirai per farmi capitolare sarà: ma non provi pietà per le creature che fai sparire?” affinò lo sguardo ed avvicinò il viso a quello della Manifestazione, che uggiolò impaurita “Spoiler: no.”
La sollevò da terra e la sbatté al suolo con talmente tanta forza da creare una ragnatela di crepe sul pavimento.
Le vibrazioni fecero staccare uno dei lampadari dal soffitto del tutto e Satoshi si tirò prontamente dietro Tsumiki, dato che per poco quest’ultimo non le finì sulla testa.
“Tutto questo” proseguì Katsuki, mentre si ripuliva le mani “semplicemente per dirti che, nonostante tutto, hai colto nel segno: anche io ho debolezze ed incertezze. Ma sono parte di me. E vaffanculo, non mi hanno mai dato fastidio mentre lavoro.” Fletté le braccia “E comunque, quando qualcuno me lo fa notare, lo ammazzò di botte. Quindi il problema non si pone, giusto?”
“M-maledetta mocciosa…” la finta Saeko, con il volto ormai deturpato dall’ultimo impatto, sibilò malefica “Non riuscirai mai a uscire da qua. Nessuno fugge mai dal Lo-”
“Oh-oh?” inclinò la testa di lato, scrocchiandosi le dita “Hai ancora voglia di parlare, faccia di culo?”
Al quinto scrocchio, la Manifestazione mostrò finalmente quello che le passava effettivamente per la sua testa “A-andiamo, amica! Non è il caso di reagire così malamente! S-stavo solo scherzando prima! D-dai, nemmeno quella ragazza si è fatta male! Era… era uno scherzo, Fra! Nessuno si è fatto male!” si mise in ginocchio. Non poté pregare benissimo, per ovvi motivi “T-ti prego! risparmia questa povera anima! Ho delle bocche da sfamare (bugia). Cosa penseranno i miei parenti quando non tornerò a casa (non ha nessun parente) e poi… non infesterò mai più questi corridoi! (Beh, almeno questa era vera) Pensaci!”
Katsuki si massaggiò il mento, poi annuì “Ah… ok, forse potrei lasciar correre.”
Speranzosa, la Manifestazione sorrise “D-davvero?”
“Prima però, levati di dosso quella cosa.” disse l’Esorcista, puntandole la faccia.
“C-come?” domandò la finta Saeko, confusa.
“Oh, non te lo senti?” l’interlocutrice si puntò il mento “Proprio qua. Passa una mano, dovresti riuscire a sentirlo.”
“S-sotto al mento?” disse la Manifestazione, passandosi la mano.
“Un po’ più al centro…”
“I-io non sento nu-”
Il mento della Manifestazione venne preso in pieno da un montante avvolto nelle fiamme azzurre, che la spedì verso il soffitto. Lo schianto con lo stesso fu tale da sfondarlo e lasciarla a penzolare come un impiccato dalla vita in giù. Un pezzo d’intonaco del soffitto crollò dall’alto, e se Tsumiki non fosse stata lì per tirarselo contro, Satoshi si sarebbe trovato un bernoccolo piuttosto importante sulla nuca.
“… grazie.”
“Restituisco solo il favore.”
“Ah, mi son dimenticata di dirti” disse l’Esorcista, guardando il mostro che si sgretolava, mentre le fiamme azzurre abbandonavano il suo braccio “quello che avevi sul mento era ‘Dolore Fisico’. Un po’ diverso da quello psicologico, ma funziona bene uguale.”
“T-Toshi-kun.” Tsumiki si voltò verso l’amico, un po’ turbata “M-ma chi è questa tizia?”
“Chi è?” il ragazzino ridacchiò nervoso “Faresti meglio a chiedermi ‘cos’è’…”
“Oi, voi due.” Katsuki si era voltata verso di loro, a braccia conserte “Suggerisco di cominciare ad avviarci. Non so quanti altri mostri ci sono nelle immediate vicinanze.” Poi sorrise e s’indicò un muscolo del braccio destro “E comunque, mentivo: vado estremamente fiera di questi gioiellini.”
 
I corridoi putridi del Loop Scolastico… non avevano molta fantasia: aprivi una porta e ti ritrovavi sempre le solite pareti rovinate, la solita moquette lurida e lastricata di matite e biro mangiucchiate e righelli rotti. I lampadari che lampeggiavano davano un’aria molto tetra all’ambiente, ma anche quello dopo un po’ stancava. Le aule sigillate da assi di legno e catene erano piuttosto angoscianti – soprattutto perché da alcune di quelle provenivano fortissimi schianti, come se qualcosa dall’altra parte cercasse di uscire, provocando inoltre alcuni infarti a Satoshi che per poco non era finito lungo disteso a terra – ma alla fine, a parte l’incontro iniziale con la finta Saeko, non era più successo niente di eclatante.
Nonostante ciò, l’unico componente maschile del gruppo sapeva piuttosto bene che dovevano tenere i nervi ben tesi: visto che oltre a seguire Katsuki come una paperella il ragazzo non aveva niente di meglio da fare, si era messo a spiegare ogni cosa all’amica. Eco non Eco; Manifestazione non Manifestazione; Essere segnati a vita e non Essere segnati a vita.
Ed il fatto che l’Esorcista non si fosse intromessa come quella volta che aveva parlato a Rumi rimanendo piuttosto a guardarsi intorno con così tanta attenzione che quasi temeva dovesse esploderle la testa da un momento all’altro, non poteva che essere un brutto segno.
“W-wow” aveva commentato Tsumiki, a spiegone concluso “solo… wow…”
“Già. Anche io ci sono rimasto male.” Poi si massaggiò dietro la testa con un sorriso imbarazzato “Però devo ammettere che la tua reazione è stata piuttosto sobria rispetto alla mia.”
“No, in realtà posso immaginare.” Lo guardò con aria preoccupata “Sei davvero sicuro di non avere bisogno di un po’ di terapia? Voglio dire, non è roba di tutti i giorni scoprire che i mostri delle leggende metropolitane sono reali.” La preoccupazione si trasformò poi in sdegno “soprattutto tu che ti sei spaventato quando ho raccontato la storia del Fantasma Formaggino…”
“Ma perché uno stronzo dovrebbe arrivare a notte fonda a sussurrarti nell’orecchio che è il Fantasma Formaggino^! Che ansia!” si lamentò il ragazzo “Comunque, in un certo senso, una specie terapia la sto già facendo.” Indicò Katsuki col pollice “Ma tu piuttosto: ero convinto che il finire all’interno di una delle tue storie di paura sarebbe stato come il coronare il sogno di una vita. Eppure sembri molto più turbata del normale…”
“Oh, beh, sai” la ragazza gesticolò imbarazzata “sono tutti bravi a parole, finché un clone indemoniato della persona che hai più cara nella vita comincia a demolirti psicologicamente…”
“D-deve essere stata dura.” Commentò Satoshi, guardandola rammaricato “Ci è andata giù così pesante?”
“B-Beh!” si cominciò a fomentare Tsumiki “Non sono certo cose che riguardano un traditore come te! UHMPF!” e si voltò dall’altra parte, con una guanciotta gonfia e le braccia incrociate.
“Ancora con questa storia?” ma in realtà, il ragazzo sapeva che stesse facendo di tutto per evitare il discorso. Sicuramente quel mostro che aveva preso le sembianze di Saeko non aveva risparmiato colpi.
Decise che forse era meglio lasciarla in pace. Ne avrebbe parlato quando voleva lei.
“Piuttosto…” Tsumiki si posò un dito sul mendo, pensierosa “hai parlato di ‘Manifestazioni’, ‘Eco’, ‘Esorcisti’ e tutte cose piuttosto interessanti.” Guardò Satoshi con un’espressione neutra “mi sto trattenendo dal chiedere una valanga di domande alla tua forse fidanzata solo perché mi fa un po’ paura.” Si voltò comunque – dopo lo sbuffo del compagno di classe – a guardare la schiena dell’Esorcista, con un’espressione interrogativa “ma… questo ‘Terreno di Caccia’ che hai menzionato prima… che roba è esattamente?”
“Una grandissima vagonata di ‘fatti gli affari tuoi, devo concentrarmi’. Ecco che cos’è.” Con la sua solita gentilezza, Katsuki aveva risposto senza nemmeno voltarsi.
“Ma uffa, però…” Tsumiki sbuffò delusa.
“Beh, a dir la verità” cominciò Satoshi, portandosi un dito al mento “questa sarebbe una cosa nuova anche per me! Voglio dire: ho deciso di seguirti per tentare di esorcizzare la mia irrazionale (lo era qualche giorno fa, almeno) paura delle leggende metropolitane. Però mi piacerebbe sapere esattamente quanto rischio la mia vita!” concluse poi, aggrottando le sopracciglia.
Al che, Katsuki si fermò a guardarlo seria “Davvero quella pazza con la spada arrugginita non ti è bastata?”
“No certo! So perfettamente che rischio di morire praticamente una volta sì e l’altra pure!” mise le mani avanti il ragazzo “Però hai usato un tono… particolarmente inquietante mentre parlavi di questo ‘Terreno di Caccia’. Un tono da ‘cazzo, proprio non ci voleva’.” Si portò i pugni ai fianchi “diciamo che non sarebbe male dare una piccola delucidazione.”
Katsuki sbuffò sonoramente, portandosi una mano alla fronte e chiudendo gli occhi “Sai perfettamente che odio dare spiegazioni. E questa non è nemmeno una cosa veloce da spiegare!”
“Oh suvvia! Riassumi praticamente tutti i tuoi combattimenti con un cazzotto, sarai in grado di riassumere anche uno spiegone!”
L’Esorcista guardò i suoi due protetti, che ricambiarono con uno sguardo carico d’aspettative. Sospirò rassegnata “Ok… se mi promettete che starete zitti e che non farete altre domande lungo il percorso, soddisferò la vostra curiosità. Però muoviamoci. Non mi fido a stare ferma troppo a lungo in un posto simile.”
Uno schianto fortissimo per poco non sradicò le catene dell’aula chiusa che si trovava al loro fianco “Anche per questo motivo qua. Andiamo Gintoshi.” Fece per avviarsi ma, non sentendo alcuna risposta provenire dal ragazzo, si voltò con un sopracciglio inarcato “Gintoshi?”
Si ritrovò davanti la scena di Tsumiki chinata sul corpo immobile del ragazzino, coricato a terra con le mani giunte davanti al petto e gli occhi chiusi, nemmeno si trovasse all’interno di un sarcofago.
“Penso sia morto.” Disse la sua amica, indicandolo col dito e guardando l’Esorcista.
“Oh Santissimi Kami…” rispose quella, scuotendo la testa con una mano sulla faccia.
 
“Dunque, purtroppo (mannaggia a voi) per spiegarvi bene che cos’è un Terreno, devo fare un salto indietro e dare una spiegazione un po’ più nello specifico sul che cosa sia una Manifestazione.” Cominciò Katsuki, dopo che i presenti avevano ricominciato ad avviarsi per i corridoi vuoti – Satoshi si era ripreso quasi subito, ma adesso tremava come un cagnolino bagnato e si guardava attorno con gli stessi occhi – a passo un pochettino più spedito.
“Da dove parto… allora, come sapete, la Manifestazione si genera per merito dell’accumulo di abbastanza Eco, e con Eco intendiamo la credibilità e la fama che una determinata leggenda riceve prima di diventare una creatura in carne ed ossa. Ora, fate conto che l’Eco è quasi come l’aria che respiriamo. Anzi, ancora meglio, immaginatevelo come un gigantesco oceano invisibile che qualche volta vomita fuori un mostro da ammazzare di botte.”
“Credo di riuscire a seguirti, anche se questa parte già la sapevo…” commentò Satoshi, guadagnandosi un’occhiataccia.
“Dicevo” proseguì l’Esorcista, dopo un sospiro “se l’Eco è il nostro oceano, immaginatevi una leggenda metropolitana come una bottiglietta vuota, che ci viene buttata dentro. Cosa fa una bottiglia vuota dentro ad un oceano?”
“Dipende: se è di plastica, galleggia. Se è di vetro, affonda.” Rispose Tsumiki, portandosi una mano sotto al mento “Ma l’inquinamento cosa c’entra con le Manifestazioni?”
“L’INQUINAMENTO NON C’ENTRA CON allora” Katsuki riacquistò la calma “non hai detto una stronzata, ma pensa un pochettino di più al di fuori della scatola.”
“Aspetta: supponendo che la bottiglia venga immersa” ragionò Satoshi “possiamo dire che si riempia d’acqua, no?”
“Eccolo il mio Torishi!” lo indicò con un sorrisetto “Appena usciamo, ti do una caramella.”
“Ihih… mi da una caramella…” il ragazzino sorrise tutto contento.
“BAH! Mica lo ha specificato che dovevo immaginarmi d’immergerla la bottiglia!” scosse la testa e si voltò dall’altra parte, a braccia incrociate ed un’espressione schifata “E comunque, sei un Simp di merda…”
“In pratica una leggenda metropolitana è una bottiglietta vuota, ma una volta immersa nell’oceano, ovvero nell’Eco, ecco che si riempie d’acqua. La bottiglietta d’acqua piena la possiamo chiamare Manifestazione” guardò i due da dietro una spalla, con un’espressione grave “le Manifestazioni, però, non sono bottiglie, come chiaramente saprete. Le seconde, una volta raggiunto il limite d’acqua che possono contenere al loro interno, straripano. O esplodono, nei casi più gravi. Una Manifestazione, invece… è una bottiglietta che cambia le sue caratteristiche in base alla quantità di Eco che accumula.
“Non credo di seguirti, adesso…” Satoshi si grattò la testa.
“Perché sei stupido.”
“Ovviamente…” sospirò rassegnato.
“immaginala così: più accumula, più le sue dimensioni aumentano. E come se la bottiglietta dell’inizio, una volta superato il suo limite, cambi forma e diventi una damigiana, e poi una botte…e poi una vasca. Fino a diventare una gigantesca cisterna o, ancora peggio” lo guardò in modo sinistro “un altro oceano.”
Un brivido corse lungo la schiena degli altri due ragazzi.
Se l’intuito non lo aveva tradito, quella metafora racchiudeva un significato terribile.
“Per farla breve, la quantità d’acqua equivale alla potenza accumulata da una Manifestazione. Più questa accumula Eco, più essa è potente. E non credo sia necessario spiegarvi che una Manifestazione che ha accumulato Eco fino a formare un oceano NON E’ da prendere alla leggera.”
“Ho capito, ma” s’intromise Tsumiki, un po’ seccata “questo cosa c’entra con il Terreno di Caccia?”
“Se magari mi lasciassi finire di spiegare ci arriverei anche, porca miseria!” esclamò Katsuki, voltandosi del tutto verso di lei con uno sguardo truce. Poi tornò a guardare in avanti, borbottando sul fatto che il motivo per cui preferiva dare poche spiegazioni alla gente era proprio quello. 
“Le Manifestazioni hanno diversi modi per diventare più potenti” tornò comunque a spiegare, dopo uno sbuffo “e la più semplice è quella di fare in modo che la loro leggenda diventi abbastanza famosa in modo tale da essere conosciuta da più persone possibili. E questo si collega anche con l’altro modo che hanno per potenziarsi” digrignò i denti, come se stesse per dire una cosa per niente piacevole “… uccidere, torturare o distruggere la psiche di un individuo.”
Quell’ultima affermazione fece rabbrividire Satoshi “Q-quindi… è per questo che le Manifestazioni sono così aggressive?”
“Sono letteralmente un concentrato di paura e sadismo, questi stronzi. Per loro, una persona che muore terrorizzata dalla loro presenza equivale ad una cena gourmet in un ristorante pluri-stellato.”
Per qualche assurda ragione il ragazzo s’immaginò la Presenza dell’Aula d’Arte, la lolita con le zampe di ragno, il mostro che aveva assaltato Rumi e il vecchiaccio con gli occhi nelle mani – grazie ai Kami, non nudo – tutti vestiti eleganti, che si gustavano un gigantesco filetto a lume di candela seduti ad un tavolo imbandito in un locale sfarzoso.
Per qualche motivo, quella caricatura gli permise di assimilare l’ultima informazione senza dare troppo di matto. Finché non pensò che quel filetto poteva benissimo essere lui.
“O porca miseriaccia ladra…” sentì che stava andando in iperventilazione.
“C-cavolo, veramente?” nemmeno Tsumiki poteva rimanere troppo indifferente a quell’affermazione “Q-quindi nessuna di queste mostruosità è, che ne so, pacifica verso gli umani? Tipo Casper?” domandò, preoccupata ed impercettibilmente delusa.
“Se esistono Manifestazioni pacifiste, ancora non se ne sono trovate. Per quanto potrebbero starsene buone a fare ‘BUU’ qua e là alla gente, preferiscono farle morire di paura. O squartarle mentre lo fanno” digrignò i denti “Alcune volte, lasciano in vita una persona apposta in modo tale che possa raccontare la loro storia, distruggendo però la sua psiche. Le Manifestazioni sono come parassiti. Non uso iperboli quando parlo in questo modo nei loro confronti. Sono letteralmente il peggio del peggio che questo mondo ha da offrire.”
Si riprese dopo quel breve sfogo.
“Tornando ai Terreni di Caccia, non sono poi così lontani da ciò che il loro nome suggerisce: sono come tele di ragno, in cui gli sprovveduti come voi – e te, cara la mia coglionazza – finite per creparci malissimo. E solo le Manifestazioni più potenti possono sfruttare abbastanza Eco da crearne uno” alzò tre dita “al Tempio, ne sono state registrate tre tipologie: la versione più debole, ovvero quella in cui siamo adesso: un’intera area creata ad’oc all’interno di un incubo. La seconda, che richiede la forza di una Manifestazione con una quantità di Eco ancora maggiore, si riferisce a quei luoghi esistenti ma che si dicono maledetti o comunque avvolti dalla sfortuna. Come la tipica ‘Casa infestata dai fantasmi’, oppure ‘il Passo di Inukane’, a Fukuoka” strinse i denti “una decina di Esorcisti si sono addentrati lì dentro. Ne è tornato solo uno, e ancora adesso tutti si chiedono come abbia fatto a raggiungere il Tempio senza metà del corpo, prima di collassare in un mare di sangue.”
“Grazie per l’immagine che sicuramente mi farà dormire questa notte!” il ghigno nervoso di Satoshi suggeriva a che livelli fosse ormai arrivata la sua psiche.
“Infine, la terza tipologia, la peggiore in assoluto: quando una Manifestazione è abbastanza forte da creare un Terreno di Caccia nel mondo reale partendo da zero, senza corrompere un luogo preesistente. Solo le Manifestazioni più forti possono fare una cosa simile.” Si voltò a puntarli col dito “Ciò non toglie che TUTTE le Manifestazioni in grado di gestire un Terreno sono da considerarsi avversari terribilmente ostici. E’ per questo che dobbiamo stare ancora più attenti rispetto alle altre volte, Satoshi.”
Aveva azzeccato il nome.
Porca troia la faccenda era seria.
“I-in altre parole” nemmeno Tsumiki, la somelier di leggende metropolitane della classe, restò impassibile “dovremmo letteralmente… lasciare ogni nostra speranza e morire?”
“Che tragedia, mamma mia! A parte il fatto che non stiamo ‘dedicando i nostri cuori’ a nessuno, ho solo spiegato che cos’è un Terreno – siete stati voi a farmi una testa così, e che cavolo! – e che, ovviamente, dobbiamo stare in guardia. Ma ho fatto una promessa a quella frignona della tua amica che ti avrei tirata fuori da qui. Solitamente, le promesse le mantengo” si voltò verso Satoshi con una mano vicino alla bocca, come se stesse per rivelare un segreto “tranne quando prometto a mio padre di non rubargli il pudding. Anche se è colpa sua che non lo nasconde abbastanza bene.”
“M-ma lo hai detto tu stessa” Tsumiki la indicò, poco convinta “che questa Manifestazione, per essere riuscita a creare un Terreno, è sicuramente più forte rispetto a quelle che tu e Toshi avete affrontato fino adesso! Come puoi essere così sicura di riuscire a vincere!?”
“Ah! parli proprio come quel moscerino di prima, lo sai?” si voltò a guardarla, con un sorriso beffardo e lo sguardo affilato, puntandosi un pollice contro “Con chi credi di avere a che fare, scusami? Ti sembra la faccia di una persona che non sa quello che fa questa?”
Pian piano, Tsumiki abbassò il braccio ed i suoi occhi si fecero via via più grandi.
“Se stai assieme a me, ti posso garantire che non ti succederà nulla. E che quella Manifestazione, qualunque cosa essa sia, dovrà assaggiare i miei pugni prima di venirti a prendere.”
“W-wow.” L’altra ragazza sembrò totalmente rapita dalle parole dell’Esorcista “Sembra Terminator…”
Satoshi invece guardò prima l’una e poi l’altra, visto che si erano tutti fermati davanti ad un’altra aula incatenata dalla quale avrebbe voluto allontanarsi immediatamente.
“Inoltre” Katsuki ricominciò ad avviarsi, accompagnata dal sospiro di sollievo del compagno “non è da escludere che la Manifestazione che ha preso il controllo del Loop Scolastico sia un altro abusivo, magari un pochettino più potente del Mr. Doppione che ho massacrato di botte qualche stanza fa” scosse la mano, come per scacciare una mosca invisibile “ma questo è un altro discorso che farò quando avrò voglia. Cioè non adesso.”
“In effetti… quella che abbiamo affrontato prima era un’altra Manifestazione che non aveva nulla a che fare con il Loop, giusto?” Satoshi alzò le braccia al cielo, confuso “Mi sorge spontaneo chiederti se è possibile che un Terreno di Caccia si crei tramite l’utilizzo di due Echi di due Manifestazioni diverse.”
“Non credo sia possibile” Katsuki si voltò a guardarlo “Ma un Terreno di Caccia può attirare sicuramente altre Manifestazioni meno forti. In fin dei contri, questi Luoghi sono letteralmente impregnati di Eco come se questo fosse un profumatore di ambienti” schioccò le labbra “è per questo che odio questo tipo di Esorcismi: a causa di questi luoghi, c’è il rischio di fare veramente tanti incontri casuali…”
Diversi metri davanti a loro, la porta di un’aula si sfondò con uno schianto potentissimo. Le catene e gli assi di legno che bloccavano l’uscio caddero a terra rumorosamente.
“… tipo questo.” Katsuki piantò i piedi a terra.
Ad occhi sgranati, invece, i sue due compagni guardarono ciò che si trovava davanti a loro: avvolto dal polverone che si era alzato a causa dello scardinamento della porta – cosa che lo rendeva ancora più minaccioso –, aveva fatto la sua comparsa un gigantesco colosso. Le braccia erano esageratamente lunghe, esattamente come le gambe, ricoperte di muscoli e vene pulsanti assieme al resto del corpo. Alla fine di un collo taurino, una testa da cui scendeva una folta cascata di capelli neri e umidicci.
Nonostante la parvenza vagamente umanoide, tuttavia, quella cosa non apparteneva decisamente al loro stesso mondo, visto che la faccia era nascosta dalla maschera sorridente che ricordava il volto di pietra di una scultura di Jizo. Dalle fessure della bocca inarcata verso il basso e degli occhi chiusi, tuttavia, scendeva un liquido nero scurissimo. Dietro la sua schiena, spuntavano come un prato di fiori diverse girandole dal pattern rosso-blu ricoperte di sporco, che giravano mogiamente.
Poche preghiere… troppe poche preghiere…” il gigante si voltò verso i tre ragazzi “Sempre meno gente viene a pregare al tempio, al giorno d’oggi…” borbottò con un vocione che ricordava quello di un gigante che parla dall’interno di una grotta.
“State indietro.” Disse l’Esorcista, perentoria.
Cosa che non era necessaria, visto che quelli si erano già avvinghiati l’una all’altro, piegando le gambe e tremando come foglie.
Siete qui… per pregare…?” il colosso si voltò del tutto verso Katsuki, ergendosi in tutti i suoi tre metri d’altezza.
L’Esorcista si scrocchiò le dita con uno sbuffo “ti pregherei di levarti dalle palle. Ho del lavoro da fare.”
Testa di Jizo rimase immobile per un po’. Poi, dopo qualche secondo, l’espressione giuliva su quel volto di pietra si deformò, diventando simile al volto di una scultura di Asura con una bocca irta di denti aguzzi e gli occhi spalancati, che brillavano di un’intensa luce rossa. Le girandole alle sue spalle presero a girare fortissimo, fino a prendere fuoco “Allora raggiungi Enma nel regno dei morti, eretica!
Quella voce traspariva così tanta ira da far tremare le pareti.
Katsuki scattò in avanti e, a sua volta, la gigantesca Manifestazione ruggì e si mise a quattro zampe, caricandola come un gigantesco toro.
Durò tutto così in fretta.
Per la Manifestazione: a pochi passi di distanza, l’Esorcista aveva balzato e l’aveva colpita in faccia con una ginocchiata così forte da farla tornare in piedi con un ringhio di dolore ed alcuni pezzi della maschera di pietra che cadevano a terra.
Le girandole si spensero come le candeline sopra ad una torta.
Poi, ancora bloccata a mezz’aria, la ragazza aveva caricato dietro la testa un dritto avvolto da fiamme azzurre che aveva abbattuto subito dopo a piena potenza nel centro della pancia del nemico.
Inutile dirlo: il corpo del mostro era stato scagliato lontano per almeno una decina di metri, abbattendosi e rimbalzando al suolo più di una volta. E quando finalmente aveva fermato la sua corsa, non si era più rialzato, cominciando a sgretolarsi.
Tsumiki e Satoshi guardarono ad occhi sgranati la giovane Esorcista, che tornava con i piedi a terra e si massaggiava dietro la nuca con aria seccata “Che noia… in un Terreno di Caccia sti stronzi spuntano come funghi. Odio bazzicare per questi luoghi…” si voltò verso i compagni, esortandoli a proseguire alzando un braccio “forza, andiamo a cercare il proprietario di tutto quest’ambaradam. Prima lo massacro di botte, prima ce ne torniamo a casa” si voltò verso il corridoio, digrignando i denti “mi sono già rotta le scatole di star qua, che cazzo.”
Gli altri due aspettarono qualche secondo prima di seguirla.
“M-ma siamo sicuri di non essere più al sicuro tra quei mostri, che vicino a quest’arma di distruzione di massa?” domandò Tsumiki, sbattendo le palpebre.
“Valido argomento” commentò Satoshi “ma come ben sai, io sono di parte, quindi, finché sono i mostri a prendersele, per me va bene tutto!”
 
[…]
 
Buio ed eterno silenzio.
Squarciato solamente dal continuo suono di trenta gessetti neri come la pece che mimavano lo stesso identico gesto circolare sopra al foglio bianco.
La classe aveva le finestre sbarrate da travi marce e catene penzolanti, che cigolavano lievemente. La luce emessa dai lampadari era soffusa a causa delle macchie nere che li ricoprivano, dando all’ambiente un’aura ancora più tetra e malata. Seduti ai banchi scheggiati e ricoperti da incomprensibili scritte nere, trenta giovani studenti – quindici maschi e quindici femmine – dalle divise lacere e con la testa china in avanti, erano intenti a disegnare a ripetizione un cerchio sul foglio che si trovava appoggiato sopra al loro tavolino.
Davanti a loro, su di un piano rialzato, una grossa cattedra piena di libri aperti dalle pagine stracciate ed un’alta pila degli stessi, dalla copertina totalmente rovinata, sopra alla quale si trovava una mela marcia su cui svolazzavano mosche grosse come calabroni.
Davanti all’enorme lavagna, staccatasi dal muro e crollata di lato, una figura alta e snella dava le spalle alla classe: i lunghi capelli scuri le scendevano lungo la schiena, coprendo il gilet di cotone nero sopra al vestito rosso dai motivi floreali bianchi. Una lunga gonna beige le copriva le gambe ricoperte di ferite fresche e sanguinolente fino alle ginocchia, ove quest’ultima si deformava e stracciava in più punti, ricordando una serie di piccoli tentacoli insanguinati.
Ai piedi dalle unghie annerite, vestiva un paio di sandali di legno.
Quella terrificante imitazione di un’insegnante se ne rimaneva immobile, con lo sguardo fisso sulle impronte di mano insanguinate spiaccicate sulla lavagna. E ci rimase per un bel po’, in quella posizione, fino a quando non inclinò appena la testa di lato, come se avesse percepito un rumore che solo lei poteva sentire.
Lentamente, voltò gli enormi occhi gialli privi di pupilla – che facevano pendant con le grosse corna incurvate verso l’alto che le uscivano dalla fronte – sulla maniglia. Sotto la mascherina medica nera, sembrò quasi incresparsi un sorriso.
“Aaah… ospiti?” la creatura scese dal piano rialzato, portandosi al centro dell’aula “Non avevo programmato alcun open-day per oggi…” la sua voce ricordava il sibilo di mille serpenti “… ma le porte di questa scuola sono sempre aperte ai nuovi studenti.”
La mano destra guantata di nero reggeva una grossa riga di ferro arrugginito, che sollevò verso l’alto ed abbatté contro sul palmo della mano sinistra guantata di bianco.
Mi chiedo se riusciranno a trovare questo posto prima di morire come ratti…” sibilò con una risata la Padrona del Loop Scolastico, aggrottando le sopracciglia.
 
La porta della classe venne sfondata da un calcio potentissimo, strisciando sul suolo impolverato fino ad arrivare ai piedi della creatura, che abbassò lo sguardo perplessa.
Gli spettrali studenti seduti ai banchi smisero di fare ciò che facendo, tutti assieme.
“Tombola!” esclamò Katsuki “Ve lo avevo detto che era l’unica stanza senza catene alle porte! Nemmeno si è impegnata sta stronza a nascondersi un po’ meglio.” Ed entrò nell’aula seguita da Tsumiki e Satoshi.
O meglio: con Tsumiki e Satoshi appesi alla sua giacca come koala.
“… Kami. Hanno fatto presto, uh?” La Manifestazione tornò a guardare i nuovi arrivati, riacquistando l’aplomb “Molto bene. Sarebbe stato molto più educato se vi foste annunciati, invece d’irrompere in aula durante la lezione e disturbare i miei alunni” Tornò a guardare la porta ai suoi piedi, inarcando un sopracciglio “… sfondando l’entrata, oltretutto. Son pure porte scorrevoli…” Mosse qualche passo avanti, salendo su di essa e puntando gli occhi gialli sull’Esorcista “… ma non ho mai avuto problemi a trattare anche con studenti un pochettino più difficili del normale…” spalancò le braccia, come per accogliere i nuovi arrivati in largo abbraccio ed affilò lo sguardo. Un bagliore sinistro balenò negli occhi gialli, in contrasto con l’oscurità “…Benvenuti nella mia scuola. Spero che la vostra permanenza eterna possa essere di vostro gradimento.”
Katsuki rimase a guardare quella che, senza troppi dubbi, sarebbe presto diventata la sua avversaria. La osservò intensamente, serissima. Poi, si voltò verso Satoshi, che le agguantava il lato destro della giacca “Credo sia un sogno che diventa realtà…” puntò l’insegnante con un dito “… finalmente potrò picchiare una tizia che assomiglia alla mia maestra delle elementari senza alcuna ripercussione! Rettifico tutto quello che ho detto sull’essere bloccata in un Terreno assieme a voi due: questo è il mio giorno fortunato!”
“Voglio la mamma…” la mente del ragazzo era invece colata fuori dalle sue orecchie.
“Già, ma che ci parlo a fare con te…” mentre l’Esorcista rispondeva con un sospiro deluso, l’insegnante guardò quello strano gruppetto. I due mocciosi spaventati poteva anche capirli. Una reazione piuttosto razionale.
Ma quella al centro… che aveva da atteggiarsi in modo così altezzoso?
Minacciando di picchiarla, oltretutto?
La cosa l’aveva infastidita non poco.
Anzi, la stava facendo proprio incazzare.
Ma era pur sempre un’insegnante – o per lo meno, l’avevano disegnata così – per cui, era anche il suo dovere essere paziente, no?
Squartarli pazientemente, ovvio.
“Uhm, ragazzina…” puntò il righello sull’Esorcista “ho sospeso studenti per comportamenti molto meno maleducati” Un bagliore ancora più minaccioso balenò nei suoi occhi “e non credo che una stupida umana come te vorrebbe scoprire come funzionano le sospensioni da queste parti.”
“Sinceramente? Ho tante di quelle sospensioni sul groppone che, una più una meno…” Katsuki si grattò dietro la testa, guardando un punto imprecisato dell’aula con scarso interesse.
“… forse non ti rendi conto della situazione in cui ti trovi.” L’insegnante sospirò in maniera piuttosto… eloquente “…sono sul punto di prenderti per i capelli e ripulire la lavagna con la tua faccia finché di essa non sarà rimasto solamente un teschio insanguinato. Vedi di non…”
“Ora capite per quale motivo preferisco le Manifestazioni meno potenti.” La ragazza la stava già ignorando, rivolgendosi ai suoi due compagni che, purtroppo, erano troppo impegnati a guardarsi attorno spaventati per seguire il discorso.
“Cos-”
“Almeno non hanno abbastanza intelligenza per rompere i coglioni con monologhi che non si fila nessu-” rapidissima, Katsuki afferrò gli altri due ragazzi e li spinse lontano da lei, facendoli cadere con un tonfo sordo ed un sonoro ‘OUCH!’ da parte di entrambi. Quindi, piegò appena il corpo verso sinistra, schivando… qualcosa. Non si vide nulla, ma un gigantesco solco apparve sul pavimento di legno dell’aula facendone volare verso l’alto qualche pezzo, come se una gigantesca lama invisibile ci fosse passata sopra. Katsuki, tornata seria, puntò la creatura che aveva osato interrompere il suo di monologo.
Negli occhi gialli dell’insegnante, che mandavano bagliori così irosi da quasi incenerirla, cominciarono ad apparire un paio di pupille strette, simili a quelle di un rettile “sto davvero cominciando a perdere la pazienza… e ti conosco solo da cinque minuti.
“Perdi anche la mira” Katsuki sputò velenosa, tornando dritta “forse sarebbe meglio prendere qualche lezione?” alzò subito le braccia “Ah no, scusa, sei tu l’insegnante. Colpa mia.”
La creatura sibilò come un’anaconda, per poi menare un raffica di tre fendenti a vuoto con la lunga riga che teneva in mano. Katsuki affilò lo sguardo e, senza troppi complimenti, eseguì due schivate a sinistra ed una terza abbassandosi fino a terra con una flessione. Sul muro ricoperto di fogli di carta scarabocchiati che incorniciava l’entrata dell’aula, apparvero altri lunghissimi solchi, facendo tremare l’intera stanza.
“… abbiamo finito?” domandò l’Esorcista, rialzandosi in piedi.
“Questa è più difficile da fare fuori di uno scarafaggio…” la Manifestazione ringhiò frustrata.
“Amano-san, non vorrei dire… ma rimanerci affettato come un salame non era nei piani d’oggi, quindi, per cortesia” Satoshi alzò la voce fortissimo, facendo sussultare tutti i presenti (tra cui anche gli alunni chinati sul banco) “POTRESTI SMETTERE DI TERGIVERSARE E FAR FUORI IL MOSTRO COSI’NON RISCHIAMO PIU’ DI CREPARCI DA STRONZI!?”
“Sta urlando più forte di una scimmia urlatrice…” commentò Tsumiki, massaggiandosi la testa dolorante.
“Ah… voi proprio non sapete divertirvi…” Katsuki si passò una mano sulla faccia.
“E CHE BEL DIVERTIMENTO! GUARDA!” continuò a lamentarsi Satoshi “PER DIVERTIRMI A RISCHIARE LA VITA ANDAVO A FARE PARAPENDIO! E SICURAMENTE MI SAREI EVITATO MENO INFARTI!”
“I-il tuo amico sembra esaurito.” Commentò l’insegnante, sembrando d’essersi dimenticata della propria rabbia.
“Chi, lui? Nah, fa sempre così. È un caso clinico” Katsuki si mise in guardia, puntandola con sguardo truce “Ora, che ne dici se gli vai a fare compagnia? In terapia intensiva, però.”
“Mocciosa” la creatura si era effettivamente calmata – quello scambio animato tra i suoi interlocutori le aveva dato tempo per rilassarsi – e adesso sbatteva lentamente la riga sulla mano “ti rendi conto di star giocando un pochettino troppo con la sorte? Ho solamente tentato di smorzare i miei attacchi per evitare di ferire i miei studenti. Sono una brava insegnante, tra le più rinomate al mondo…”
Katsuki afferrò uno dei fogli da un banco, guardandolo con attenzione “Nel fare cerchi perfetti?” le mostrò il foglio con un sopracciglio inarcato “Guarda che è una stronzata: basta prendere un compasso e-”
“Sto cercando di tenere una conversazione seria.” la Manifestazione incrociò le braccia. Adesso, invece di essere irritata, sembrava solo delusa.
“Seria? Con quella faccia? Pfft” Katsuki accartocciò il foglio e lo lanciò alle proprie spalle “Senti un po’ Baldi’s Basics, se volevo dei monologhi da cattivo completamente a caso mi guardavo un anime” si scrocchiò le dita con un ghigno agghiacciante “e preferirei di gran lunga fare ciò, che rimanere qua a parlare assieme ad un mucchietto di polvere su gambe.”
L’insegnante sbuffò spazientita “Sai che c’è, fanculo” sollevò la riga “basta comportarsi da persona civile.”
“I tre solchi sul muro mi suggeriscono che tu abbia smesso di farlo da qualche minuto.” S’intromise Satoshi, un po’ più calmo di prima. Rendendosi conto poi di aver però appena parlato con una leggenda metropolitana vivente, tirò una testata al pavimento.
“Esagerato!” commentò Tsumiki.
“Miei cari alunni” l’insegnate sbatté con forza la riga sul palmo della mano, puntandola poi verso l’Esorcista “questi teppisti sono arrivati ad interrompere la nostra lezione.”
Dopo pochi secondi, ogni studente si alzò di scatto dal proprio banco.
“A-Amano-san?” Satoshi cominciò a preoccuparsi.
“L’ho visto, genio” la ragazza alzò i pugni “non ti muovere da lì.”
… perché non li accompagnate fuori?” sibilò la creatura, inclinando appena la testa di lato con un’espressione estatica.
Gli studenti si voltarono tutti all’unisono verso l’Esorcista, con il collo che fece un agghiacciante rumore scricchiolante. Non c’erano occhi o naso o qualsiasi altro tipo di lineamento sulla loro faccia, ma solo una gigantesca bocca dai grossi denti neri come pezzi di carbone, piegata in un terribile sorriso divertito.
Alcuni di quei mostri emisero un lamento simile all’ultimo respiro di un uomo che sta soffocando.
Katsuki si guardò attorno poco impressionata, poi alzò le braccia e fece segno di avvicinarsi “Avanti: chi è il primo?”
Non se lo fecero ripetere.
Come un branco di iene inferocite, le creature si gettarono tutte all’unisono sull’Esorcista.
“AMANO-SA- ma che lo dico a fare…” Satoshi sospirò, rassegnato.
I primi due studenti mostruosi, un ragazzo con un inguardabile caschetto ad una tizia dai lunghi capelli neri tenuti saldi da un grosso fiocco blu, si ritrovarono una mano avvolta da fiamme azzurre in faccia, per poi essere spinti in avanti ed essere fatti schiantare sul pavimento, da cui saltarono diversi pezzi. Nemmeno il tempo da dare ai primi due caduti di scomparire, che già un altro mostro aveva tentato di assaltare Katsuki alle spalle. Quella si voltò di scatto, afferrandogli la testa tra le mani e spedendolo all’altro-altro mondo con una testata, che lo fece volare fuori dall’aula. Una studente dalle treccine snudò le fauci tentando di mordere in faccia l’avversaria, ma quella con grande prontezza di riflessi afferrò da terra una trave di legno e gliela ficcò in bocca, facendole bloccare le fauci su di essa. Quindi, concluse lo scontro un fortissimo pugno al centro della nuca, che fu talmente forte da far spezzare il pezzo di legno tra le fauci del mostro, che finì al tappeto.
In parole povere, fu un vero massacro.
Per le Manifestazioni: in poco meno di un minuto, tutti e trenta gli studenti demoniaci vennero massacrati nel modo più violento possibile, e adesso si trovavano agonizzanti a terra a scomparire.
Satoshi era convinto di non aver mai visto tanta cattiveria tutta in una volta.
Tsumiki invece sembrava rapita.
“Allora, cara la mia-” con un lamento, uno degli studenti sopravvissuti alla purga afferrò la gamba della ragazza. Quella se ne liberò prima scrollandosi di dosso la mano e poi facendo sparire la sua testa sotto la scarpa “… dicevamo: cara la mia insegnante, hai ancora qualche trucchetto da farmi vedere, o posso procedere con lo sterminio?”
Anche io vorrei farmi calpestare così…” disse Tsumiki, portandosi un unghia alla bocca con un’espressione lasciva.
L’amico la guardò sconvolto.
“Uhm… avrei dovuto immaginarlo: un’Esorcista.” Sbatté la riga sulla mano “non sareste sopravvissuti così a lungo altrimenti. Ne sono certa.”
“Eh” Katsuki ghignò “sembri calma, adesso, ma in realtà posso scommetterci che stai rosicando di brutto. Non è vero?”
“No, non sto rosicando…” la voce dell’insegnante parve tramutarsi in un coro di lamenti demoniaci “Sono sul punto di esplodere.”
Katsuki rise di gusto “Vuoi una mano con quello? Sono molto brava a far esplodere i tuoi simili.”
“… in realtà, non serve.” Il volto pallido della Manifestazione parve deformarsi in un sorriso, anche se era difficile capirlo a causa di quella maschera “Mi hai chiesto prima se ho altri assi nella manica, non è vero? Ebbene” sollevò la riga “Non penserai mica che chi controlla un Terreno di Caccia sia così sprovveduto, vero?
Sbatté la riga sulla mano.
Ma non accadde nulla di eclatante.
“Che è?” Katsuki inarcò un sopracciglio “Hai finito le munizioni, per caso?”
Quella non rispose.
“Bah, buono a sapersi” si mise in guardia “voi due lì dietro, tutto a posto? Finisco un attimo qua, e potrai aprire gli occhi, capito Kintoshi?”

“Kintoshi?”
Si voltò e le parve di percepire la propria anima che s’appesantiva come un blocco di ferro, sbattendo al suolo: Tsumiki e Satoshi erano spariti.
La risata crudele dell’insegnante la costrinse a girarsi a guardarla.
C-cos’ hai fatto…?” le fiamme attorno a Katsuki esplosero come un incendio.
“Ti sei forse dimenticata dove ci troviamo, mocciosa?” la creatura piegò il collo all’indietro, spalancando le braccia “Questo è il Loop Scolastico: IL MIO REGNO!” la puntò col dito guantato di nero “E il tuo continuo sottovalutarmi, si è rivelato il peggior errore che avresti mai potuto fare.”
“RISPONDI ALLA MIA CAZZO DI DOMANDA!” ruggì Katsuki, furiosa.
“Oh-oh, a quanto pare adesso sono stata io a farti perdere le staffe, ah?” la Manifestazione ridacchiò “Non ti preoccupare, li ho solo spediti in un altro… punto del Loop Scolastico, molto lontano da qua. Non sono morti… ancora. Ma dubito dureranno per troppo tempo senza potersi nascondere sotto le tue sottane.”
L’Esorcista non disse una parola.
“Oh, ma dovresti ringraziarmi.” La creatura affilò lo sguardo “Adesso che non hai più quei due piantagrane a distrarti” la Manifestazione scattò in avanti all’improvviso, scivolando sul pavimento come stesse pattinando sul ghiaccio “Possiamo concentrarci del tutto sul nostro combattimento!
Menò un affondo con la riga.
Katsuki si spostò appena di lato, afferrando l’ ‘arma’ con la mano.
“…oh?” l’insegnante inarcò un sopracciglio, sorpresa.
“Ah… è così?” Katsuki tirò la creatura a se, per poi sollevare un pugno verso l’alto “Non sono morti?”
La Manifestazione, conscia che ricevere un dritto simile in faccia l’avrebbe sicuramente fatta finire attaccata alla lavagna tipo mosaico, riuscì a liberare la riga dalla presa ferrea dell’avversaria, utilizzandola per coprirsi la faccia. L’impatto fu comunque violento e fece scivolare la creatura sui piedi, all’indietro.
“Però, quell’aggeggio è veramente solido!” commentò Katsuki, indicandola.
“… in effetti, sono sorpresa pure io.” Scosse la testa “che succede, non sei preoccupata per i tuoi amici?”
Katsuki restò ferma per un po’, poi sorrise divertita “Preoccupata?” schioccò le labbra “Lascia che ti dica una cosa: il ragazzino sarà anche completamente inerme contro voi mostri, ma ti garantisco che ha un’enorme arma dalla sua parte: un’intensa voglia di vivere. Inoltre, se impara a cavarsela da solo senza dover contare sempre e solo su di me, potrebbe rivelarsi un ottimo punto di svolta per la lotta contro la sua fobia” Si passò una mano sotto al mento “quell’altra invece ha un potenziale da psicopatica d’antonomasia, non mi preoccuperei troppo per la sua incolumità. Sopravvivranno, stanne certa.”
La Manifestazione però rise “Oh… stai cercando di convincere me, o te stessa?” sollevò la riga, puntandola verso di lei come fosse stata una spada “Devo forse ricordarti l’espressione che avevi pochi secondi fa?”
Katsuki sbuffò “sono rimasta sorpresa, tutto qui. La gente non sparisce così a caso senza preavviso” sollevò i pugni “E comunque, non hai tutti i torti: ora che non devo più preoccuparmi di quei due conigli, potrò scatenare tutta la violenza che voglio, contro di te.”
“Uhm… ammetto che non ho mai avuto a che fare con un Esorcista, prima d’ora” la Manifestazione ridacchiò “ma non sono di certo una persona che nega un buon combattimento. Quaggiù stava diventando monotono: di solito arrivano solo semplici adolescenti piagnucolosi. E’ bello avere una ventata d’aria fresca una volta ogni tanto.”
 
[…]
 
“No. No. Nonononononono”
Satoshi, in cuor suo, lo sapeva che prima o poi sarebbe successo.
I suoi pochi giorni di avventure assieme a Katsuki erano continuati senza la fuga di lui per un semplice motivo: sapeva che tra lui e le leggende metropolitane viventi che volevano farlo fuori c’era di mezzo un carro armato dai capelli bianchi che, invece di cannonate, sparava cazzotti.
Ora che però si trovava da solo all’interno di uno di quei maledetti corridoi, si era ricordato per quale motivo seguire l’Esorcista mentre lavorava non era stata la più grande idea della sua vita.
Sarebbe stato più o meno meglio se Tsumiki fosse stata assieme a lui, a condividere la sua angoscia.
Ma persino lei, dopo quel brevissimo secondo in cui aveva visto quella Manifestazione dall’aspetto d’insegnante che batteva il righello sulla mano, era svanita nel nulla. Anche se, a dirla tutta, forse era solo lui quello ad essere scomparso, dato che si trovava in un luogo che non conosceva. Certo, i corridoi del Loop Scolastico erano del tutto distanti da quelli famigliari della sua scuola.
Quello era però diverso tra i diversi, e di certo la cosa non faceva che agitarlo ulteriormente.
La luce verdognola delle lampade ora si era fatta più pallida ed il pavimento era lastricato da tubetti di colla vuoti, assieme ad alcuni astucci e matite. Non c’erano porte sbarrate… grazie ai Kami. Se qualche mostro fosse uscito all’improvviso, Satoshi non avrebbe potuto fare altro che inginocchiarsi a terra ad aspettare una – sperava non troppo dolorosa – fine terrificante.
Tuttavia, ciò che sostituiva gli ingressi delle aule lo metteva comunque a disagio: tante di quelle bacheche dove stavano appesi, tramite spillette rosse, terribili ritratti stilizzati probabilmente, realizzati da bambini con poco più di sei anni sul groppino. Gli occhi enormi e sproporzionati parevano puntati tutti su di lui e il fatto che la loro bocca fosse una semplice linea dritta non aiutava.
“Ti prego… dimmi che è uno scherzo…” mormorò il ragazzino, prossimo alle lacrime mentre si guardava attorno.
La sfortuna di Satoshi Atsumu, prima o poi, raggiunge sempre la sua vittima prediletta.
Rimase fermo per un po’, finché non decise di chiudere gli occhi e tirare un lungo sospiro “No… ok… aspetta… ragioniamo…” sempre ad occhi chiusi, alzò l’indice “S-sono stato separato dall’unico motivo per cui in queste situazioni posso considerare l’eventualità di tornare a casa vivo, ok. Ho avuto sfiga… ma forse, se riesco a sopravvivere… almeno quel tanto che basta ad Amano-san per sconfiggere la super Manifestazione e farci tornare indietro…” aprì gli occhi, ancora lacrimanti, forzando un’espressione determinata “… sì, devo farcela… DEVO sopravvivere! Katsuki è tutta sola contro quel mostro (non che sia mai stato d’aiuto, il caro Satoshi, ma dettagli) e probabilmente anche Miki-chan è finita in qualche posto da incubo! No, io devo sopravvivere” strinse il pugno “… per loro e per quella fanfiction di ‘Bloom Into You’ che non ho ancora finito di leggere!”
Con rinnovato vigore – che nemmeno sapeva dove lo aveva tirato fuori – si asciugò le lacrime e decise di analizzare la sua situazione con occhio più critico, senza fare troppo caso ai disegni che sembravano seguirlo con lo sguardo: era in un corridoio, quindi due vie sole potevano esserci. Si voltò verso la sua destra… incontrando l’abisso. Non sapeva per quale motivo, ma in quella direzione le luci non funzionavano.
Quindi scartò l’idea di andare da quella parte a priori.
Voltandosi verso sinistra, invece, ricevette una sorpresa peculiare: infondo alla stanza, c’era una parete. E, in quella parete, quella che aveva tutta l’aria d’essere la porta metallica di un vecchio ascensore.
“Uhm… sospetto, ma…” ricordandosi delle parole di Katsuki sul ‘rimanere per troppo tempo fermi nello stesso posto’ , il ragazzo cominciò a fare qualche passo in quella direzione. Meglio di chissà cosa cazzo si nascondeva nel buio dall’altra parte.
Avanzò per un po’.
Qualche altro passo.
E quando gli parve di essere arrivato a metà strada, un verso che non avrebbe mai voluto sentire lo raggelò sul posto.
Non avrebbe voluto essere così crudele, ma quel rumore gli ricordò un sacco di gattini che viene gettato in un inceneritore. Con la fronte madida di sudore e gli occhi che già stavano per esplodergli nelle orbite, il ragazzo voltò lentamente la testa verso la direzione da cui quel suono proveniva.
Verso l’abisso infondo al corridoio.
Un altro terribile verso, questa volta più vicino.
E poi… e poi Satoshi era convinto che non si sarebbe mai riuscito a spiegare come le sue gambe non fossero cedute, innanzi a quello che l’oscurità vomitò fuori.
 
[https://www.youtube.com/watch?v=A6AxxB4bM_Q]
 
Un mostro mastodontico, più grande di qualsiasi altra bestia avesse mai calcato il pianeta.
Una figura vagamente umanoide con un corpo rachitico su cui era stata spiaccicata della pelle pallida, simile a quella di un cadavere, tra la quale potevi quasi contare tutte le costole.
Due lunghissime braccia dalle enormi dita prive di unghie e polpastrelli arrancavano in avanti, tirandosi dietro tutto quanto il resto con una fatica immemorabile, quasi qualcosa nascosto in mezzo al buio stesse trattenendo il corpo della creatura per impedirle di avanzare.
Ad un primo sguardo, si trattava del corpo vivente di un gigante decapitato… ma poi la realtà ti colpiva in faccia con la stessa potenza di un badile: alla fine del lunghissimo collo, dove avrebbe dovuto esserci il moncone della testa mancante, c’era invece un’enorme bocca priva di labbra, dalle rossissime gengive sanguinanti e dalla dentatura umana bianchissima, in cui si diramavano diversi filamenti di saliva simili a ragnatele trasparenti.
A vedere quella cosa, Satoshi si diede dell’idiota.
Dell’idiota, perché fino a quel momento credeva che la paura fosse una prerogativa di quelle stupide leggende metropolitane che sentiva a scuola. Credeva che il limite del terrore che poteva provare arrivasse a quelle dannate leggende di fantasmi e spettri agghiaccianti sentite per sbaglio.
Ma questo… questo essere che non avrebbe dovuto esistere in natura, che nemmeno nei suoi incubi più terribili aveva mai visto, si trovava su tutto un altro livello. Quella che ora provava non era semplice paura portata dalla sua inusuale fobia. No, quello che sentiva era un sentimento ancora più terribile ed antico. Un pensiero che un ragazzino di sedici anni non dovrebbe mai provare.
Eppure eccolo lì, così spaventato da quella cosa che nemmeno riusciva a comprendere da non riuscire nemmeno a muoversi, o anche solo ad urlare.
Per sua fortuna, quello stato di trance durò ancora poco: il mostro sollevò appena il collo verso l’alto e, dopo aver spalancato le fauci, emise un altro di quegli urli agghiaccianti. Satoshi si riscosse dalla sua paralisi e, rendendosi conto che doveva assolutamente scappare, voltò immediatamente le spalle alla creatura.
Visto che arrancava, se fosse stato abbastanza veloce, avrebbe raggiunto l’ascensore prima di essere raggiunto dal mostro.
Cominciò a correre… o almeno, sperò di poterlo fare.
Si rese conto che, per qualche motivo, i suoi passi si erano fatti enormemente pesanti.
Poco dopo si rese invece conto che non erano i suoi passi ad essere lenti, ma che qualcosa sul pavimento gli stava impedendo di andare veloce come avrebbe voluto.
“C-colla?” mormorò, sollevando un piede e vedendo filamenti appiccicosi e disgustosi che scendevano dalla suola.
Il rumore della gigantesca mano di quella creatura che s’abbatteva al suolo lo riscosse nuovamente: non c’era tempo da perdere! Doveva assolutamente raggiungere l’ascensore!
Se non altro, sarebbe stato almeno al sicuro da quell’incubo.
Con molta fatica, il ragazzo riprese a muoversi: la sostanza che ricopriva il pavimento – e che era sicuro prima non fosse presente – gli dava un enorme svantaggio. Il gigante alle sue spalle non era molto veloce, ma le sue braccia coprivano una distanza considerevole ed erano veramente pochi i metri che li separavano. Strinse i denti, fino a farsi del male, con l’ascensore davanti a lui che sembrava così vicino e mostruosamente lontano allo stesso tempo.
“eheheh…”
“ihihihi….”
“AHAHAHAHAH!”
Si guardò attorno ad occhi sgranati.
Come se l’inseguitore uscito da un’altra dimensione non bastasse, i ritratti infantili attorno a lui avevano preso parte a quello spettacolo pietoso mutando totalmente il loro aspetto: gli enormi occhi azzurri adesso erano due enormi pozzi neri da cui colava una sostanza rossa simile al sangue. Al centro, si vedeva un piccolo puntino bianco. La bocca, invece, si era trasformata in una larga falce di luna con la gobba rivolta verso il basso, ricordando il sorriso di un clown folle. Quei terribili echi di risata rendevano l’ambiente ancora più ostile e terribile agli occhi del povero Satoshi.
Gettò uno sguardo rapido all’indietro e fu un errore.
Inciampò e cadde in avanti, sentendo le mani e le ginocchia aderire fin troppo bene al suolo.
“Merda… MERDA!”
Le risate si fecero ancora più forti.
Il mostro, dopo un ruggito, sollevò la mano sopra di lui.
Sgranò gli occhi, Satoshi, mentre si voltava a vedere il palmo bianchissimo della gigantesca mano che scendeva su di lui con violenza e velocità inaudite.
Questo però servì a risvegliare nel corpo di Satoshi uno spirito d’autoconservazione grande come un drago “NO!” gridò e, in barba a tutta la colla che lo stava tenendo fermo, il ragazzo si gettò in avanti, schivando la mano della creatura che si schiantava al suolo pesantemente. Lacrime agli occhi e la voglia di rimettere il poco che aveva nello stomaco, il ragazzo prese a strisciare verso l’ascensore che, con suo grande sollievo, si trovava a decisamente a pochi passi. Per qualche ragione, le porte della stessa s’aprirono da sole con un sonoro *BING*.
Molto sospetto, ma per il ragazzo fu un ulteriore sprono.
Strisciò più che poteva, le dita enormi del suo inseguitore sempre a pochissimi centimetri di distanza.
E poi, con un ultimo grido di guerra, il ragazzo riuscì ad entrare nell’ascensore. Si voltò e vide il mostro che, disperato, tentava di tendere il braccio verso di lui per afferrarlo. Satoshi digrignò i denti “COL CAZZO!” si alzò in piedi e premette un pulsante qualsiasi e, pochissimi millisecondi prima che un dito lo raggiungesse, le porte dell’ascensore si chiusero.
Mentre sentiva l’ultimo agghiacciante lamento di quell’incubo, il ragazzo bbarcollò all’indietro e schiantò la schiena sulla parete metallica dietro di lui, scivolandoci contro fino a sedersi al suolo. Non si rese nemmeno conto se l’ascensore stava salendo o scendendo.
Rimase a guardare le sue porte per diverso tempo.
Per poi, molto lentamente, abbandonarsi ad una lieve risata.
“… ma che… cazzo…”
Sollevò la testa al cielo.
“MA CHE CAZZO!”
La risata si fece fragorosa.
“CAZZO CAZZO CAZZO!”
Tornò a guardare dritto in avanti, sempre con sguardo allucinato.
“E-e adesso… chi dorme più sta notte?”
 

 E CE L'ABBIAMO FATTA.
Mio dio sto capitolo è stato un parto, porca miseria: partendo già dal fatto che ho passato un pediodo da incubo ed ho avuto diversi motivi che mi hanno impedito di lavorare a questa storia nel massimo delle mie facoltà... inoltre, mi convince anche un pochettino poco... più che altro lo spiegone che ho fatto sul Terreno di Caccia, che spero davvero non smorzi troppo l'atmosfera. Purtroppo però era necessario, anche per far capire bene come funzionano le Manifestazioni. Era uno spiegone importante, purtroppo, e per quanto io odi scriverli, a volte mi tocca :/ detto ciò, spero davvero che il capitolo sia stato di vostro gradimento, nonostante tutto! Sono rimasto piuttosto soddisfatto del paragrafo finale... quindi in un certo senso è una mezza vittoria?
Alla prossima! (che sperò non si farà attendere così tanto...)
   
 
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