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Autore: Jordan Hemingway    20/07/2021    1 recensioni
Tre regine sedute sul trono, il cadavere di un uomo ai loro piedi. Quale verità potrà soddisfarle?
Storia Partecipante al Contest "Sorpresa!" di Laila_Dahl sul forum di Efp
Genere: Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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“Sono stato stupido. Era sotto gli occhi di tutti.” L’uomo, il detective, si alzò di scatto e iniziò a camminare in cerchio, mentre i suoi compagni trattenevano il fiato. “Ho avuto la soluzione davanti a me per tutto questo tempo.”

Dall’alto dei loro scranni di muschio, le tre regine sorrisero e inclinarono la testa. La più giovane posò il mento sulla mano coperta di gemme, invitandolo a continuare. 
Ai loro piedi, il sangue si era rappreso attorno al cadavere, ormai coperto da una patina argentea di muffa e di brina.

“Avanti, dicci: chi lo ha ucciso?”
“Chi ha interrotto la vita di Sean Ap Creagh?”
“Chi ha ucciso il nostro amante?”

“Il corpo è stato trovato questa mattina in questa stessa sala, da quelle cose che chiamate servitori,” proseguì l’uomo, tormentandosi le lunghe mani screpolate e fissando le schiere di figure dagli occhi vuoti che circondavano la sala. “Era riverso a terra, sventrato, con una spada nella mano destra e un liuto spaccato sulla testa. La sera prima aveva partecipato al banchetto in suo onore, aveva suonato davanti a tutta la corte e si era ritirato con voi nelle vostre stanze.”

Le tre regine annuirono. “E non lo abbiamo congedato prima dell’alba,” ricordò la più giovane, sporgendo il labbro inferiore, vermiglio come il sangue rappreso ai suoi piedi.

“Perciò l’omicida deve aver agito dopo: avevo supposto che qualcuno lo avesse intercettato mentre usciva dalla camera reale, lo avesse tramortito con il suo stesso liuto e avesse completato l’opera nella sala del trono. Ho passato ore a interrogare chiunque potesse avere del rancore contro di lui.”

“Sean era un uomo dai molti talenti, tra cui quello di farsi molti nemici.” A parlare era stata la regina più anziana, dai capelli intessuti di fili argentati.
Le altre annuirono con un sorriso mesto.

“Eppure, in questa reggia nessuno ha detto nulla contro di lui!” Il detective si interruppe, esasperato. “Nessuno, capite? Per suoi compagni musicisti era il migliore degli amici. I guerrieri che lui aveva insultato nei suoi canti hanno detto di non tenere in alcun conto i suoi versi. Nemmeno il più umile degli sguatteri aveva una lamentela contro di lui, come se temessero che lui potesse tornare dalla tomba per vendicarsi.” Si avvicinò al cadavere. “E questo è impossibile. Per cui di chi potrebbero avere paura?”

Riprese a camminare: le sue mani simili a rami troppo sottili tracciavano cerchi e sagome complicate nell'aria. “Ovviamente non credo a una parola: non esiste uomo che non sia mai stato invidiato o detestato. Quel musico, Aidan: ho visto un lampo nei suoi occhi mentre parlava della sua supposta amicizia con Sean. E quel nobile, Dalain, credo avrebbe volentieri stretto quelle sue mani enormi attorno alla gola del morto, nonostante lo abbia negato.”

“Supposizioni.” Questa volta a parlare era stata la regina di mezzo, dagli occhi penetranti come schegge di acciaio.
“Tuttavia che cos’è il mio lavoro, se non immaginazione al servizio della verità?”

L’uomo si avvicinò al cadavere e lo fissò con intensità. “Purtroppo, sia Aidan che Dalain hanno un alibi, confermato dalla testimonianza dei vostri servitori,” pronunciò la parola lentamente, come se non volesse decidersi a dar loro quel nome, “che sono dovuti intervenire quando, durante la notte, in un eccesso di odio, di amore, o di entrambi, Aidan ha staccato a morsi un orecchio a Dalain.”

La regina più giovane si agitò sullo scranno. “Sean potrebbe aver morso Dalain per difendersi: la vostra conclusione mi sembra affrettata.”
“Credete che non ci abbia pensato, Signora? Ma sulle labbra di Sean non ci sono tracce di sangue, i suoi denti sono intatti. Quelle di Aidan invece sembravano un campo di battaglia, e l’impronta dei suoi denti corrisponde alla ferita di Dalain. No, non ho più sospetti su di loro.” Guardò ancora una volta il cadavere, come se cercasse di leggere dentro le ossa ormai fredde.
“Ma chi era questo Sean Ap Creagh? Che cosa sapevamo di lui? Che era un suonatore di liuto di grande talento e bellezza, l’amante di voi regine, uno spaccone a cui piaceva creare canti per deridere chiunque non fosse se stesso, forte della vostra protezione. Ma chi era davvero? Da dove veniva, che cosa desiderava?”

“Che importanza può avere?” La voce della regina più anziana risuonò metallica come stridore di spade. “Era il nostro amante: la sua volontà e il suo passato erano nostri.”

“Ne siete davvero sicure? Tra i menestrelli girava voce che Sean fosse pronto ad andarsene, anche se nessuno sapeva come. Nessuno può lasciare questo posto: l’ho scoperto io stesso quando sono arrivato qui e sono stato costretto a iniziare questa indagine.”

“Che nome affascinante per un gioco così crudele.” La regina più giovane batté le mani con gioia.
L’uomo si fece scuro in volto: “Per voi è solo un gioco, dunque? La vita del vostro amante non aveva valore?”
“Certo che l’aveva,” rispose la regina di mezzo. “Era il nostro fedele amante.”
“E anche la sua morte, ora, ha valore per noi: ci permette di fuggire alla noia.” La regina più anziana sorrise con occhi di lupo affamato.

Il detective non riuscì a trattenere un brivido. “Ma se il vostro fedele amante avesse trovato un modo per tornare da dove era venuto, che cosa avreste fatto?”

“Lo avremmo lasciato andare.” Fu la risposta della più anziana, dura come l’acciaio.
“Lo avremmo coperto di oro e di gemme e lo avremmo lasciato tornare,” proseguì la regina di mezzo, con lampi di tempesta negli occhi.
“Una volta tornato, l’oro si sarebbe mutato in carbone e le gemme in cenere, assieme alla sua giovinezza,” concluse feroce la regina più giovane, dalle labbra di sangue.

“Non ne dubito. Ma vi sarebbe bastato? Se Sean Ap Creagh vi avesse offeso irrimediabilmente, non avreste desiderato ucciderlo con le vostre stesse mani?” L’uomo era ormai sotto gli scranni e guardava le regine negli occhi, girando la testa dall’una all’altra come impazzito. “Di chi può avere paura una corte intera se non di coloro che li comandano? Nel liuto di Sean Ap Creagh era nascosto un biglietto: eccolo qui.” Estrasse dalla tasca un pezzo di pergamena. “E’ una lettera d’amore: Sean la indirizza a una dama con la quale stava organizzando la sua fuga da questo palazzo. Lo avete scoperto, in qualche modo: dovete avere occhi e orecchie ovunque qui dentro. E quando vi siete rese conto che il vostro Sean vi tradiva e stava per andarsene, avete agito come ogni donna in preda alla gelosia. Lo avete tramortito con il liuto con cui vi stava intrattenendo nelle vostre camere, lo avete spostato nella sala del trono e lì lo avete sventrato. Non indossavate nulla, quindi vi è bastato un bagno per lavare via il sangue. E poi avete inventato questa messa in scena. E’ o non è così?”

“Sembra una buona verità,” ammise la regina più giovane.
“Solida, difficile da confutare.” La regina di mezzo sospirò.
“Tuttavia, non è abbastanza brillante.” La regina più anziana schioccò le dita.

L’uomo, il detective, sentì una stretta ferrea sul collo.
Poco dopo era riverso a terra, al posto di quello che era stato il cadavere di Sean e che ora era in piedi, decisamente vivo.



Uno dei menestrelli si attardò accanto al corpo del detective, quell’uomo venuto da un mondo bizzarro e lontano.
“Non avresti dovuto farlo,” mormorò stancamente.
“Che cosa non avrebbe dovuto fare?”

Il menestrello impallidì: accanto a lui era comparsa la regina di mezzo, dagli occhi come spade sguainate.
“Mia signora…” Si gettò in ginocchio. “Non era qui da abbastanza tempo. Non aveva capito che non poteva darvi la verità creata secondo le regole del suo mondo.”
“Già.” La regina di mezzo fissò anche lei il cadavere, silenziosa. “E tu, quale verità avresti offerto?”

“Io sono solo un musico, mia signora,” il menestrello sembrava imbarazzato. “Conosco solo la verità delle storie e delle leggende. Credo che tra voi e Sean ci fosse un amore più forte di quello che c’era tra lui e le altre regine vostre compagne. Credo che siate voi la dama di quel biglietto e che abbiate cercato di scappare assieme, ieri notte. Altrimenti come mai Sean sarebbe stato così sicuro di riuscire ad andarsene da questo posto? Ma le altre regine devono aver capito il vostro piano, vi hanno scoperti e hanno dato a Sean l’unica cosa che avrebbe potuto trattenerlo qui per sempre.”

La voce della regina di mezzo era come sabbia su un deserto riarso. “Uccidendolo, gli hanno dato l’immortalità: ora è uno di noi Sidhe. Ero pronta a rinunciare a tutto per lui, ma lo hanno trasformato sotto ai miei occhi. Ora non è più l’uomo che amavo, solo un guscio destinato a un’eternità di decadenza.”
Il menestrello si inchinò, aspettando la punizione per la sua verità.

Non accadde nulla.

Quando rialzò gli occhi si trovava in un prato, lo stesso nel quale si era perso da bambino, molti anni prima, senza più riuscire a trovare la strada di casa.
Rialzandosi si affrettò a correre via, verso il sentiero che lo avrebbe portato al villaggio più vicino, prima che la clemenza della Regina dei Sidhe potesse venire revocata.

 
  
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