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Autore: blackcat128    22/07/2021    0 recensioni
Quello che, ai suoi occhi di bambino di cinque anni, appariva come un mostro di metallo e lamiera, ebbe il potere di farlo nascondere dietro le gambe di sua madre, la prima volta che lo vide.
Si chiamava “aereo”.
Genere: Sentimentale, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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                                                                         SU ALI D’AQUILA








Da piccolo soffriva di vertigini.


Si ricordava che, quando suo padre si arrampicava sul grande ciliegio che avevano in giardino per prendere qualche frutto, lui si spaventava a morte nel vederlo così in alto. E tutte le volte che andavano al Luna Park, nell’osservare tutte quelle giostre, gli veniva un brivido di terrore ed eccitazione assieme.


Perciò quello che, ai suoi occhi di bambino di cinque anni, appariva come un mostro di metallo e lamiera, ebbe il potere di farlo nascondere dietro le gambe di sua madre, la prima volta che lo vide.


Si chiamava “aereo”.


Ricordava di aver implorato suo padre. “Portami a casa, andiamo a casa!”, ma lui si era limitato a sorridere e scuotere la testa. “Vedrai, ti piacerà.”


Non gli era piaciuto.


Anzi, nel momento del decollo, aveva cominciato a piangere disperatamente, nascondendo il viso nella giacca della mamma, che, imbarazzata, cercava di consolarlo.


“Piccolo, come ti chiami?” gli aveva chiesto una voce all’improvviso.


Lui aveva alzato titubante la testa e aveva visto una donna elegantissima, in divisa.


“Peter.” aveva risposto tirando su col naso.


“Peter, ma che bel nome. Dimmi, perché piangi? Non ti piace volare?”


Lui aveva scosso la testa. "No, voglio scendere.”


La donna aveva sorriso. “Purtroppo non si può.”


Una nuova ondata di lacrime stava per erompere dagli occhi di Peter, quando la donna aveva chiesto:


“ C’è qualcuno che ti prende in giro, Peter? A scuola, magari.”


Lui aveva riflettuto per qualche attimo. “ C’è… c’è Jason. Mi fa sempre gli scherzi, è antipatico.”


“ Capisco, anche io avevo una compagna di classe così, alla tua età. Ma sai, ora Jason è una formica rispetto a te.”


Lui l’aveva fissata incuriosito. “ Davvero? ”


“ Sì, lui è un nanerottolo piccolo piccolo, mentre adesso tu sei in cielo, libero e felice come un uccellino.”


Sul volto di Peter era spuntato un pallido sorriso.  
“ Dici sul serio? ”


“ Ma certo. Guarda fuori, Peter. ”


Lui, dopo qualche titubanza, aveva obbedito. 
Sembrava di essere immersi nello zucchero filato. 
Peter era rimasto senza parole.


“ Ma queste… queste sono le nuvole? ”


“ Sì.”


Lui era incredulo. “ Ma… ma le ho sempre viste dal basso…”


“ E ora ci sei dentro. ”


La donna aveva sorriso. “ Il cielo è immensità, il cielo è sogno. Tutti noi possiamo raggiungerlo, se vogliamo. E se vogliamo, possiamo essere un tutt’uno con lui, possiamo dominarlo. E allora saremo davvero liberi.”


“ Liberi…” aveva ripetuto Peter, senza staccare gli occhi dal panorama.








Peter fissò il caschetto e sorrise. Era arrivato il momento. Finalmente avrebbe volato da solo, per la prima volta senza istruttore. Fremeva, faticava a trattenersi, aveva atteso quel giorno fin da quando si era arruolato.


Sfiorò la carlinga come se stesse accarezzando teneramente la guancia di una donna, poi si voltò a sorridere al pilota di fianco a lui. Jason ricambiò, con la consueta strafottenza.


“ Cosa stai disegnando?”


“ Non sono affari tuoi.”


“ Voglio vedere!”


“ No!”


Jason, però, riesce a prendere il foglio e lo guarda per qualche attimo.


“ Questo è un aereo? ”


“ Sì. Ora ridammelo.”


Ma Jason continua a fissarlo. Ha una faccia che Peter non ha mai visto. Per un attimo pensa che voglia picchiarlo.


“ Ti piacciono gli aerei ?”


“ Sì.” ribatte l’altro ostile.


Anche a me.”


Peter apre la bocca, sorpreso.” Davvero?”


“ Sì. Un giorno ne piloterò uno.” ha un’espressione fiera e determinata negli occhi e Peter decide di non voler essere da meno.


“ Anche io! E sarò di sicuro più bravo di te!”


“ Tu? Ma figurati! Scommettiamo?”






“ Vedi di non cadere.” gli disse Jason, ironico.


“ E tu cerca di non far il fenomeno. Tanto è inutile, sono sempre meglio io.” i suoi occhi erano rivolti al cielo, come sempre. Perfetto, azzurrissimo, nemmeno una nuvola. La visibilità sarebbe stata ottima


“ Ma sentilo.” Jason alzò il cupolino e vi si infilò dentro. Peter lo imitò.


Il rombo dei motori fu come musica per le sue orecchie. Quasi gli venne il magone: eccolo lì, dopo tanti sacrifici, tanta rabbia, tanto dolore. La voglia di mollare tutto, che saltuariamente si ripresentava, l’orgoglio che la scacciava sempre, il suo sentirsi inadeguato, fallito. Il pensiero che, forse, quello non fosse il suo posto.


No, si disse mentre usciva dall’hangar, io sono una creatura dell’aria, la mia patria e il cielo.


“ Noi siamo aquile.” gli aveva detto una volta Jason. “Siamo fieri, liberi, dominati e dominatori allo stesso tempo.”
Noi dominiamo il cielo e da lui siamo dominati.


Decollò.


Lo stomaco sobbalzò, mentre una lacrima scompariva sotto la maschera dell’ossigeno. Come poteva descrivere la sensazione? Il suo cuore era un groviglio di emozioni. Si sentiva potente, in grado di fare qualsiasi cosa, i problemi, le cose stupide e banali lasciamole alla terra, noi dobbiamo librarci tra le nuvole. Come erano piccoli da lassù… come erano minuscoli, gli uomini, con le loro meschinità… Le nuvole si spalancarono davanti a lui come un bianco sipario.


Il cielo è immensità, il cielo è sogno. Tutti noi possiamo raggiungerlo, se vogliamo. E se vogliamo, possiamo essere un tutt’uno con lui, possiamo dominarlo. E allora saremo davvero liberi.”


“ Liberi..” bisbigliò Peter. E sorrise.




 
   
 
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