Anime & Manga > L'Attacco dei Giganti
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Autore: Ark    28/07/2021    1 recensioni
[Attack on Titan][Attack on Titan]| Demenziale | | erereiweek2021 |
Reiner si sta godendo una vacanza al mare, ma un gabbiano ha qualcosa in contrario.
Genere: Comico, Demenziale | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai | Personaggi: Altri, Eren Jaeger, Gabi Braun, Reiner Braun
Note: AU, Nonsense | Avvertimenti: nessuno
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Dedicato a Kyrie Eleison | In qualche modo scritto per l'erereiweek2021 (Overprotective)

Le onde lambivano la sabbia dorata, depositando alghe e frammenti di conchiglie. Il mare era un luccichio lontano oltre gli occhiali da sole di Reiner. Era steso sotto l’ombrellone, le parole crociate in una mano e la matita in bocca, lambiccandosi alla ricerca dei campi mancanti per completare il cruciverba. Gabi, sua cugina, si stava divertendo a sparare ai bagnanti.
Reiner si grattò la nuca. S… Ster… e una O finale. “Annientamento, strage” recitava l’enigmatica descrizione. Sterlina? Non entrava. Stegosauro? Nemmeno.
Un frullio d’ali attirò la sua attenzione. Un gabbiano planò dolcemente a pochi passi da lui. Aveva una benda sull’occhio sinistro e una fluente chioma castana. «Tatakae» disse il gabbiano. Reiner sgranò gli occhi. Tremava. No, realizzò, era la terra a scuotersi. Ci fu un lampo e poi l’onda d’urto di un’esplosione li colpì. Reiner si lanciò sul gabbiano, facendogli scudo col proprio corpo. Gabi doveva aver ottenuto i codici per le testate nucleari. Cresceva in fretta.
La sabbia prese fuoco tutt’attorno a loro, sciogliendosi in cuori di vetro iridescente. Le piume dello strano volatile lambivano la sua pelle, delicate come un panno leggero. Il gabbiano lo fissava. In quegli occhi, Reiner lesse la fatica. Il dolore. E la passione. Il gabbiano lo strinse a sé. Sentirono Falco gridare e nuove raffiche di colpi, ma presto tutto cessò e rimasero soli. Soli contro il mondo intero.
«Tatakae» ripeté l’uccello e Reiner seppe che era giusto. Erano così vicini che poteva sentire il fetore del suo alito. Avvicinò le labbra e insinuò le dita tra le penne. «Tatakae» mugolò il gabbiano, sollevando il becco quel tanto che bastava perché Reiner potesse baciargli il collo. Sapeva di pesce morto e copertone bruciato. Lo baciò ancora, e di nuovo, desiderando far suo quel profumo. Il gabbiano gli morse il lobo destro, strappandolo via.
Floch, in piedi su un castello di sabbia, esercitava la propria mira. Posizionò i piedi e tese la corda, reggendo l’arco come uno strumento, lo spazio tra quello e il polso non più grande di una noce. Helos crudele guidò il dardo.
Reiner vide la freccia solo quando già si era conficcata nel cuore dell’amato. «Resisti!»
L’adagiò al suolo, le piume sparse come un’aureola. Il sangue si allargava sul petto dell’uccello. «Resisti» Lo pregò di nuovo, le lacrime a offuscare la vista.
Il gabbiano emise un alto rantolo, un singulto quasi umano, e già più non si muoveva. Floch gli tirò un calcio, buttandolo in mare. Un kraken emerse e in un ribollire di tentacoli divorò il cadavere. Reiner crollò al suolo, ogni muscolo lacerato da un dolore più grande di quanto potesse sostenere. I singhiozzi gli raschiavano il fondo della gola. Un dolore sordo gli invase il petto. Respirare era difficile.
«Ma che succede?» Il terrore di Floch lo ridestò. Asciugò le guance col fazzoletto Dolce&Gabbana e lo vide.
I capelli mossi dal vento, la piega gentile delle labbra, la mano tesa. Un uomo emergeva dalle acque in un rombo di tuono, novello dio dell’amore. Chinò il volto luminoso:«Il mio nome è Eren. Un mago malvagio mi ha costretto a vagare intrappolato nel corpo di un gabbiano finché non avessi incontrato il vero amore.»
«La freccia di Floch?»
«Tu, Reiner.»
«Eren» Assaporò il nome, timoroso come se il solo risuonare di quelle poche lettere potesse sciuparlo. «Eren» ripeté, la voce salda. «Avevo detto niente cetrioli.»
Lui gettò via il panino imbottito. «Devi mangiare le verdure.»
Reiner lo attirò a sé, le mani scese oltre i fianchi a circondargli le natiche. «Voglio solo la tua pesca.»
Eren frugò tra i capelli, estraendone una rossa e matura. Reiner l’addentò, felice. Buonissima.
Sollevò Eren di peso. I loro volti erano tornati a essere vicini. «Cocco bello» sussurrò. «Cocco fresco.»
«È coco» lo corresse l'altro. Il suo alito non era cambiato. «Una bevanda fresca e leggera, adatta alla calura estiva.»
«Prima di venire qui, ti desideravo» confessò Reiner. «Ora che ti ho conosciuto, non permetterò a nessuno di separarci.»
Il cielo era viola e rosso, volgeva verso la sera. Ormai tutti i bagnanti erano tornati a casa o caduti sotto i colpi di Gabi. Il sole cadeva verso l’orizzonte, ansioso di tuffarsi nel mare smeraldino. Dal buco lasciato da un granchio emerse Zeke, tra i denti una fisarmonica. Le romantiche note di una canzone da strip club ravvivarono la serata. Ardente d’amore, Reiner lo calpestò senza accorgersene.
«Per i miei pavimenti uso Roventa, per chi non si accontenta» rivelò Eren, aprendo un sacchetto di patatine. Reiner sperò che aprisse anche lui a quel modo.
«Dici sempre la cosa giusta» Umano, gabbiano. Non aveva mai avuto importanza. Sapeva di amarlo e ne era felice. Lo depositò sulla sabbia fresca e l’avvolse con la sua giacca. Eren depose un uovo.
«Credo di averti aspettato per tutta la vita» Assemblato un fornello a gas di fortuna, Reiner scaldò l’olio e preparò una frittatina alle erbette. L’altro lo osservava cucinare, rapito dalla metodicità dei suoi movimenti. «Eren, io…»
Lo fermò premendogli appena l'indice sulle labbra. «Renderebbe tutto reale.»
«È quello che voglio» Senza riflettere, lo baciò. Il contatto fu minimo e subito si ritrasse. «Io voglio la mortazza, Eren.»
L’espressione addolorata dell’altro lo ferì. Si sentì irrimediabilmente sporco, come quella volta che aveva visto Marcel guidare il tagliaerba su un mucchio di gattini. Eren lo carezzò piano. «I cavallucci marini non possono essere cavalcati. Ma io sì.»
«Questo fa di te un cavallo?»
«Scommetti su di me alla prossima corsa clandestina» Eren lasciò spaziare lo sguardo sull’orizzonte. Per un lungo istante, nessuno parlò. «Mi danno dieci a uno.»
   
 
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