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Autore: Bankotsu90    28/07/2021    1 recensioni
La congiura ai danni di Giulio Cesare è fallita miseramente. 20 anni dopo egli regna incontrastato su Roma, ma, ormai anziano, dovrà fronteggiare alcune minacce (sia esterne che interne), le quali rischiano di indebolire, se non di distruggere, l'impero da lui costruito, con l'aiuto del figlio adottivo Ottaviano e di altri personaggi.
Genere: Azione, Guerra, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: What if? | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Antichità greco/romana
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Roma, 15 marzo 710 AUC (Ab Urbe Condita, corrisponde al  44 a.C.)
 
Quella mattina il senato era gremito. I suoi esponenti, seduti ognuno al proprio posto, attendevano con ansia l’arrivo di Caio Giulio Cesare, il conquistatore della Gallia e l’effettivo padrone della Res Publica, dopo essere uscito vittorioso dalla recente guerra civile. Tutti indossavano la candida toga, ed erano intenti a discutere tra loro o ad aspettare in silenzio. Tra di essi c’era Marco Giunio Bruto, il quale appariva teso, ansioso.
 
Manca poco…
 
Pensò, rivolgendo una occhiata a  Gaio Cassio Longino, suo collega, seduto a poca distanza.
 
A differenza sua l’uomo appariva tranquillo e conversava con un paio di altri senatori. Bruto si chiese se facessero parte anch'essi della congiura. Per quanto ne sapeva almeno una sessantina di persone erano parte del complotto, un complotto che aveva come fine ultimo l’uccisione di Cesare. Il Pater Patriae (padre della patria, uno dei titoli da lui assunto) aveva infatti trasformato la repubblica in una sua autocrazia personale, e, cosa ancora peggiore, metteva in pericolo i privilegi degli Optimates, il partito aristocratico. Due motivi validi per toglierlo di mezzo.
 
Se la congiura fallisce, Cesare ci abbatterà uno ad uno. Se invece dovesse avere successo…
 
Si passò le mani sul volto.
 
Dannazione, non ne ho idea… E forse neanche Cassio e gli altri l’hanno!
 
Il piano era di uccidere Cesare… Ma dopo? Nessuno, tra i cospiratori, si era posto questa domanda. E comunque era troppo tardi per porsela. Ormai il piano era avviato: i congiurati, armati di pugnale, avrebbero assassinato Cesare appena egli fosse giunto in senato.
 
****
Finalmente è giunto… Il giorno in cui ci sbarazzeremo di Cesare!
 
Pensava intanto Gaio Cassio Longino, ansioso alla sola idea.
 
Il piano era tanto semplice quanto efficace. Quando Cesare fosse giunto in senato, lui e i suoi complici lo avrebbero pugnalato ripetutamente, stroncando la sua vita e con essa la sua tirannide.
 
Se Cesare è convinto che ricambierò la sua clemenza nei mi riguardi si sbaglia…
 
Durante la recente guerra civile Cassio aveva parteggiato per Pompeo, avversario di Cesare, ucciso poi in Egitto da un sicario del re Tolomeo XIII. Nonostante ciò era riuscito a ottenere il perdono del condottiero, che lo aveva accolto tra le sue fila.
 
Se qualcosa va storto oggi non me la caverò altrettanto bene… Lui vorrà la mia testa!
 
Pensò, mentre un brivido gli percorreva la schiena.
 
No, non poteva permettersi di fallire. C’era in gioco non solo la sua vita, ma la salvezza della Repubblica.
 
******
“Che strano, è in ritardo… Forse non si presenterà.” Ipotizzò uno dei senatori.
 
“Verrà.” Gli assicurò Decimo Giunio Bruto, con una espressione impassibile in volto.
 
E quando arriverà cadrà sotto i nostri pugnali…
 
Pensò, pregustando il momento in cui avrebbe lo avrebbe visto agonizzare a terra, trafitto dalle coltellate dei congiurati.
 
*****
 
 
Il tempo passava, ma Cesare non si presentava. I senatori, divisi tra chi era irritato, chi preoccupato e chi semplicemente curioso, discutevano tra loro.
 
“Non capisco… Perché è così in ritardo?”
 
“Che abbia avuto un contrattempo? O un malore?”
 
“O forse vuole semplicemente farci attendere… Sarebbe tipico di lui.”
 
“È sempre stato un tipo vanesio e arrogante!”
 
“Modera le tue parole, amico… Non è saggio parlar male del padre della patria, di questi tempi!”
 
Anche i congiurati erano inquieti. Temevano di essere stati scoperti: forse qualcuno di loro aveva parlato, magari tradendosi con un familiare, un amico o un conoscente, che aveva informato qualche personalità vicina al dictator, ed essa aveva avvisato quest’ultimo. O magari lo aveva avvertito direttamente, nella speranza di venire ricompensato in qualche modo. Questo sospetto, unito alla lunga attesa, li rendeva nervosi come non mai.
 
Questa situazione non mi piace affatto… Dovrebbe essere già qui a quest’ora!
 
Pensava Marco Giunio Bruto, sudando freddo.
 
Dopo un altro quarto d’ora d’attesa Cesare fece finalmente il suo ingresso. Si fermò al centro della stanza, osservando con attenzione i presenti. Era teso, e si notava.
 
È ora!
 
Pensò Cassio, rivolgendo una occhiata a uno dei suoi complici, Cimbro Tillio.
 
Questi si alzò e si diresse verso di lui per rendergli omaggio. Il suo compito era afferrare Cesare per la toga, il segnale che avrebbe dato inizio all'uccisione. Tuttavia Cesare lo fermò con un cenno. Poi iniziò a parlare:
 
“Onorevoli senatori, mi scuso per il ritardo. Ma mentre ero diretto qui, ho ricevuto certe… Notizie, e molto gravi.”
 
“Quali notizie?” Gli domandò uno dei senatori.
 
I congiurati si scambiarono occhiate intimorite, ma non aprirono bocca.
 
Il dittatore fece una pausa, per poi rispondere:
 
“Mi è stato riferito che alcuni traditori, che si annidano tra voi…” Fece un ampio cerchio col dito indice della mano destra, come ad indicare i vari membri del senato.
 
“…Sta tramando per assassinarmi!” Dichiarò.
 
A quella rivelazione si scatenò un forte mormorio.
 
“Assassinarlo? Ma di che parla?” Domandò uno.
 
“Questo è assurdo! Io non sono coinvolto in questa fantomatica congiura!” Protestò un altro.
 
“Dove sono le prove?” Domandò un terzo.
 
Dal canto loro i congiurati si sentirono come se fossero stati sorpresi a rubare delle messi (un reato punibile con lo strangolamento in carcere). I loro timori erano fondati, qualcuno aveva avvertito Cesare del piano per assassinarlo. E ora come avrebbero dovuto comportarsi? Uno di loro, (Gaio Servilio Casca), preso dal panico, sfoderò il suo pugnale e tentò di avventarsi contro il condottiero, ma in quel preciso istante fecero irruzione nella sala cinque uomini armati di gladio, i quali si scagliarono contro di lui. Colto di sorpresa, non fece in tempo a reagire, e venne trafitto mortalmente al torace, oltre a subire l’amputazione della mano destra con la quale brandiva il coltello. L’arto mutilato cadde a terra, seguito a ruota dal suo (ormai ex) proprietario, che crollò sul pavimento a pancia in giù dopo aver emesso un urlo straziante. Allarmati, alcuni senatori scattarono in piedi, mentre gli uomini armati si piazzavano attorno a Cesare, onde proteggerlo da nuovi tentativi di aggressione.
 
“Vi conviene rimanere dove siete. Il senato è accerchiato, ci sono altre 100 mie guardie attorno ad esso. E Marco Antonio è diretto qui con i suoi legionari.”
 
In realtà era riuscito a radunarne solo la metà, ma  era meglio non precisarlo.
 
Il dictator assunse un’aria spavalda.
 
“Se non fossi stato avvisato per tempo della congiura, ora sarei io quello che giace morto sul pavimento… E voi, cani rabbiosi, ne avreste gioito. Questo avrebbe dovuto il vostro giorno di gloria, ma vi assicuro che invece tale cospirazione segnerà la vostra rovina!”
 
Puntò un dito contro Marco Giunio Bruto.
 
“Anche tu, Bruto, figlio mio! Pagherai caro il tuo tradimento!”
 
Sono spacciato…
 
Pensò quest’ultimo, paralizzato dalla paura.
 
Ormai vistisi perduti, i congiurati reagirono in modo diverso: alcuni implorarono pietà, altri tentarono la fuga o tentarono di aggredire Cesare, finendo in entrambi i casi uccisi dalle guardie ispaniche, altri ancora preferirono darsi la morte che incorrere nelle ire di Cesare. Egli sorrise soddisfatto, mentre pensava:
 
Da oggi in poi inizia una nuova era per Roma… Nulla sarà più come prima!
   
 
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