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Autore: Ark    04/08/2021    1 recensioni
Morendo, Vincent McGoffy lascia un messaggio alla nipote: il paese è in pericolo.
Sul posto è convocata Clarisse, recluta di belle speranze che sogna di risolvere il caso per mettere le mani su un distintivo luccicante.
Al suo arrivo dovrà confrontarsi con la peggiore delle verità: non è la prima incaricata, ma la settima. Dei suoi predecessori non può chiedere nulla, pena l'espulsione immediata. La situazione precipita quando dal nulla appare un inaspettato viaggiatore di mondi, ignaro dei fatti in modo fin troppo sospetto.
Costretta a dover scegliere di chi fidarsi, Clarisse tenterà il tutto per tutto per aver salva la pellaccia, abbandonando il regolamento per giocare con le sue regole.
| Cortese presente per Kyrie Eleison, cólla secreta speme d'allietarla |
Genere: Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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«Mi chiamo Thomas» ripeté al commissario, l’uomo nascosto dietro al giornale bucato. «Thomas Thomas.»

«I tuoi devono proprio amarti» sibilò la salamandra. Thomas la fissò. Pochi minuti prima il rettile, un gatto sulla soglia dell’obesità e una ragazza vestita da netturbino l’avevano strappato alla sua vasca e trascinato in quella stanza. Qualcuno – non ricordava chi – gli aveva coperto le spalle con una coperta arancione che prudeva sul collo. La salamandra aveva un costumino. E parlava. Allungò la mano per toccarla, solo per vederla nascondersi dietro un portapenne.
Il commissario annuì, pensoso. «Allora, tu sei Thomas e vieni dalla… da dove hai detto che vieni?»
Sbatté le palpebre. «Dalla Terra, signore. Grossa palla, tanta acqua.»

Qualcuno stava registrando la video reaction più inutilmente complessa degli ultimi vent’anni o era finito in coma? Cercò di ricordare cosa gli fosse successo. Aveva fatto tardi coi compiti, come ogni sera, ed era crollato a letto senza cenare. Sua madre gli aveva gridato qualcosa di poco carino, o forse l’aveva immaginato. Con la coda dell’occhio vide la ragazza annuire in risposta al borbottio del gatto. Un sogno. Doveva essere un sogno.

«E vieni da una palla piena d’acqua. Questo spiega il mezzo di trasporto» Il commissario avvicinò il giornale a Thomas per osservarlo più da vicino.

«Ehi, avete vinto il campionato» In quale universo il basket si sarebbe mai trovato in prima pagina? L’inconscio cercava forse di suggerirgli di tornare nella squadra?
«Arbitri venduti» sibilò la salamandra, arrampicandosi sopra la lampada. Il commissario sembrò accorgersi solo in quel momento della sua presenza e lo chiamò a sé. «Il ragazzo mente, questo è evidente.»

«Dice? A me sembra solo un normale teppista.»

Il normale teppista inclinò il collo verso destra, cercando di vedere la faccia del commissario.
«È coinvolto nel caso, Cervellofino. Quando l’ho visto, le ossa della mia gamba sinistra hanno scricchiolato, e tu sai cosa significa?»

Quale caso?
«Sarebbe Sammy.»
«Sai cosa significa?»
Un rantolo esasperato. «Non ne ho idea, la lettura delle ossa non rientra negli esami per la specialistica.»

Il commissario gonfiò il petto. «Significa che è coinvolto.»

Che mal di testa. Chiese: «Coinvolto in cosa?»

La ragazza raccolse l’iniziativa. Mostrò il distintivo nel suo portafogli di pelle e lo ritirò con un movimento fulmineo, impedendogli di leggere le scritte impresse in rilievo. «Sono l’agente Clarisse Johns. Permettimi di farti qualche domanda.»

«Recluta» la corresse la salamandra, ricevendo in cambio uno sguardo di fuoco.

Sul volto di Clarisse tornò il sole, nel voltafaccia più rapido a cui Thomas avesse mai assistito. Era alta almeno una spanna più di lui e il fisico scolpito era celato a malapena dalla divisa. Avesse avuto metà di quella muscolatura non avrebbe sputato lingua e polmoni dopo ogni allenamento.

«Chiedi pure?» Thomas non aveva mai avuto sogni lucidi prima di allora e non sapeva come comportarsi. Pizzicò l’incavo del gomito, sperando bastasse a svegliarsi, ma non successe nulla. Era tutto vero, dunque? No, impossibile: le vasche non volavano. E se invece lo facessero? Se per tutta la storia dell’umanità si fossero solo finte servizievoli, in attesa del giorno della loro rivalsa sul genere umano? Il cuore si fece pesante. Le vasche avevano fatto la loro mossa e lui era il solo a saperlo. Doveva tornare a casa e avvertire la stampa.

«Perché ti trovavi in piazza, poco fa?»

Era così che chiamavano quello sputo di fango? «Ci sono… arrivato. Credo. Cos’è questo posto?»

«Qui le domande le facciamo noi» soffiò il gatto. Con un balzo atterrò sulla scrivania del commissario e di lì prese ad annusarlo. Thomas strinse a sé la coperta. Forse non sarebbe mai riuscito ad avvertire la stampa; meglio così, tanto nessuno gli avrebbe mai creduto.

«Ti trovi a Hovebrouck» gli rispose Clarisse. Alla luce artificiale della lampada, il verde netturbino delle uniformi era ancora più repellente, ma in quel momento desiderò gliene avessero offerta una. Meglio ancora, che l’avessero obbligato a indossarla. Sogno o non sogno, parlare a una ragazza con addosso jeans sdruciti e il maglione sformato dei Black Eyed Peas ereditato da sua madre era imbarazzante persino per Thomas, abituato a farsi rubare la merenda anche quando non andava a scuola.

Ricordava di aver letto che un sogno lucido poteva essere controllato. Chiuse gli occhi, desiderando che almeno l’infame logo della band svanisse. Li riaprì, ma il logo era ancora lì a sbeffeggiarlo.

«Settima» La salamandra era di pessimo umore. «Non dare informazioni al nemico.»

Il commissario si alzò di scatto, lanciando via il giornale. «Costui è chiaramente compromesso. Portatelo via.»

Thomas si appiattì contro la sedia.

«Commissario» intervenne Clarisse. «Non ho ancora finito di interrogarlo.»

«Non hai mai iniziato» commentò il gatto.

«Non possiamo correre il rischio che comprometta anche te» sentenziò l’uomo, spingendoli verso la porta. Era corpulento abbastanza da sconfiggere la strenua resistenza dei tacchi di Clarisse. «Già troppi compagni sono caduti sotto le malie del nemico.»

«Commissario!»

«Non pensare a noi e mettiti in salvo, Johns!» Serrata la porta, il commissario vi poggiò l’orecchio per assicurarsi che gatto e ragazza non fossero rimasti a origliare. Soddisfatto, scrocchiò le dita, in un gesto che gli ricordò i cattivi dei film di serie zeta. «Ora veniamo a noi.»

Thomas cercò aiuto verso la salamandra, ma il rettile nemmeno si voltò a guardarlo. Deglutì a forza, pregando che il sogno finisse in fretta.

Il commissario lo scrutava con i suoi indecifrabili occhi azzurri. «Chi sei?»

«Thomas Thomas, diciassette anni, secondo alla competizione per lo sputo più lungo» Chi aveva vinto? Certo, Mandy. Quella ragazza era nata per sputare.

«Niente idiozie con me» tuonò il commissario. Sammy osservava senza dire una parola, leccandosi di tanto le placche.

«Sono serissimo. Fossi arrivato primo lo ricorderei.»

«Ti darò il beneficio del dubbio» replicò il commissario, burbero. Si grattò il naso, sprofondando ancor di più nella sedia girevole. Una cornice sulla scrivania dimostrava che tempo fosse stato atletico, ma con gli anni si era lasciato andare e del fisico nella foto non rimanevano che rotoli di grasso, pelle flaccida e sclera ingiallita; ma il guizzo degli occhi era lo stesso e anche l’azzurro magnetico non era cambiato. Quando lo guardava, come in quel momento, aveva l’impressione lo stesse scrutando molto più a fondo, sondando l’anima per trovare da solo le risposte che cercava. E anche così, era difficile concentrare altrove la propria attenzione.

«Gli avversari erano temibili» rispose infine, suonando colpevole persino alle proprie orecchie. «Ma ho fatto del mio meglio.»

La conversazione aveva preso una piega diversa da quello che aveva immaginato. Meglio così, perché Thomas non era un estimatore della tortura, soprattutto quando la vittima designata era lui.

«Perché sei venuto a Hovebrouck?» proseguì il commissario dopo un breve cenno del capo alla salamandra.

«Viaggio di lavoro.»

«Che tipo di lavoro?» volle sapere Sammy, di nuovo sopra la lampada.

Thomas si strinse nella coperta, sulla difensiva. «Vendo vasche porta a porta.»

Entrambi annuirono, con sua grande soddisfazione. Quel sogno iniziava a divertirlo.

«Signor Thomas, questo ci pone in una difficile situazione» iniziò il commissario, piegando i resti del giornale semidistrutto.

«Purtroppo la vendita porta a porta di mobili e immobili è reato» terminò per lui Sammy, l’aria desolata.

Il sorriso del commissario si allargò. «Cervellofino, sbattilo in carcere.»

 

Se Hovebrouck non compariva nell’elenco delle dieci località turistiche più in voga dell’anno, non c’era da sorprendersi. Anche mettendo da parte la limitata estensione, che pure contava qualcosa, c’erano altri fattori che impedivano alla contea di classificarsi, primo tra tutte il fango che ricopriva la maggior parte delle sue strade, lo stesso in cui stavano sprofondando i piedi nudi di Thomas. A seguito dell’ordine del commissario la salamandra si era appostata sulla sua collottola, costringendolo a procedere sotto minaccia di un minuscolo sfollagente. Né l’umano né il rettile avevano però pensato a procurargli delle scarpe adatte al clima e ora, infangato fino alle caviglie, il pensiero di incontrare di nuovo la ragazza in divisa lo tormentava più di qualsiasi scarica elettrica.

«Non vendi vasche porta a porta» sibilò Sammy, duro.

«No» ammise Thomas. Col rettile a soffiargli nelle orecchie la direzione da seguire, spesso accompagnata da un morso, non si era accorto di aver fatto ritorno in piazza. La vasca da bagno era stata spostata e ora era incastrata nel terreno, seminascosta dalle sagome di una trentina di persone, le torce sollevate per far luce. Del cratere, invece, quasi non c’era più traccia. Il fango era scivolato di nuovo al suo posto, mascherandone la vera profondità. Per evitare incidenti qualcuno aveva già applicato paletti attorno all’area.

«E perché hai mentito?» insisté Sammy. «Per chi lavori?»

«Ascoltatemi, gente di Hovebrouck!» Una voce stentorea li colse entrambi di sorpresa. Sammy gli ordinò di fermarsi e restare in disparte per monitorare la situazione.

«Quest’oggi il Dio del Cielo ci ha dato un segno!» In piedi all’interno della vasca c’era un uomo che un tempo doveva essere stato un atleta. Era alto e massiccio, con baffi bianchi, lunghi capelli dello stesso colore e una barba corta altrettanto curata. I suoi movimenti erano evidenziati dal guizzare sottopelle dei muscoli. Thomas ebbe l’impressione che avrebbe potuto ridurlo a un mucchietto sul selciato con una carezza.

La tunica dell’uomo svolazzava, circondandolo come una nuvola, e la chioma continuava a finirgli sugli occhi. In mano stringeva un bastone nodoso, rigonfio all’estremità, cui erano legati una decina di campanelli. «Aprite gli occhi, amici miei, aprite gli occhi, perché quando saranno stati inceneriti dalla potenza del Dio del Cielo sarà troppo tardi per farlo!»

Nulla da ridire, anche se di certo esistono modi più efficaci per dirlo. Tuttavia al reverendo Adolph, campione per tre volte di seguito di lancio dell’acquasantiera, non importava. Non molto.

«Questo segno» indicò la vasca. «È il modo in cui potremo salvarci dalla Sua Furia. Egli ci ha inviato un Messaggero della Sua Parola perché possa dettarci i Suoi Santi Voleri.»

Si fermò, agitando il bastone finché non ebbe stordito almeno una decina tra i presenti: «Ma questa nostra sacra missione ci è stata tolta dagli infedeli! In questo stesso giorno la COSCA, il corpo di protezione galattico, ci ha sottratto il Messaggero, ignorando i segni del nostro Dio!»

Thomas schioccò la lingua. Di bene in meglio.

Il sogno si faceva sempre più strano, in un modo che non gli piaceva per nulla. Era una punizione per aver rifiutato di farsi eleggere rappresentante degli studenti? In sua difesa, Scott l’aveva candidato senza il suo consenso.

Valutò se rivelarsi, ma rinunciò. Quel bastone sembrava resistente e il vecchio il tipo di persona che non apprezza le interruzioni. Sammy doveva aver ragionato allo stesso modo: lo sentiva parlottare alla radio, chiedendo alla centrale di restare in attesa.

«Ed è per questo che noi, fedeli della Gira-Gira, portatori della Verità Assoluta, adoratori del Signore di Tutte le Cose…»
«Scorcia!» urlò qualcuno dal fondo, spazientito.
«Ma il mago? Mi avevano detto che ci sarebbe stato un mago» si lamentò un anziano in terza fila. «Ero venuto qui per il mago, mi piacciono tanto i trucchi di magia.»

«Sì, insomma, noi» riprese il reverendo, senza badare a quelle piccole deviazioni. Thomas trattenne il respiro. Adolph spostò una ciocca dietro l’orecchio e sorrise con la cordialità di uno squalo davanti alla preda: «Faremo una petizione al sindaco affinché ce lo lascino vedere ogni tanto, in modo da poter Suggere il Sapere dalle Sue Labbra» estrasse un foglio e una stilografica dalla tunica, per poi farle passare per le firme. Solo il foglio tornò.

Dalle sue spalle, Sammy comunicò alla centrale che potevano pure continuare il torneo di briscola.

La voce del commissario gli arrivò sottile distorta dall’apparecchio: «Sbrigati a portare il ragazzo in cella

«Sì, ma per quale ragione? Non dovremmo affidarlo a Hovebrouck 7?»
«Settebello!»

«Smithson, non c’è il settebello nella briscola.»

«Rinuncia alla tua futile coltre di falsità e consegnami la coppa.»

«Non c’è nessuna coppa, Smithson.»

Un sospiro amareggiato. «Vi avevo detto che non regge gli alcolici.»

«Finisce sempre così.»
«Oh» il commissario recuperò il controllo. «Ti devo lasciare, Cervellofino, casi di massima importanza richiedono la mia presenza» Il crepitio della radio risuonò come una risata di scherno.

«Non è che perché abbiamo un’altra recluta per le mani qui non si deve più lavorare» borbottò la salamandra, contrariato.

«Cos’è Hovebrouck 7?» Una fitta di dolore alla nuca lo fece pentire di averlo chiesto.

«A sinistra, verso quel mucchio di letame.»

Indisturbato, il vecchio si era spinto sempre più oltre nei suoi vaneggiamenti, arrivando infine al perché i cani scodinzolano. Dean non avrebbe approvato.

«E quando vogliono un croccantino, dateglielo nel nome del Dio del Cielo» concluse, uscendo dalla vasca. Il pubblico, considerevolmente ridotto rispetto all’inizio del monologo, venne attraversato da una serie di stanchi applausi e sbadigli.
«Dov’è il mago?»

Thomas fu l’unico che mise allegria nel battere le mani. Un errore di cui si pentì immediatamente.

«Sei un bravo ragazzo» disse il vecchio, poggiandogli un braccio sulla spalla. Thomas rabbrividì. Aveva uno zio che vendeva pantofole porta a porta, o qualcosa del genere; alla mamma non piaceva molto e lui viveva lontano, così non si erano mai veramente conosciuti. L’aveva visto in paio di volte ai pranzi di natale della nonna. Il reverendo aveva il suo stesso sorriso da predatore. Qualcosa di gelido gli sfiorò il collo. Sobbalzò, ma era solo Sammy, riparatosi nel maglione per origliare.
«Come ti chiami?»
«Thomas Thomas, signore» A contatto con la pelle, le zampe di Sammy erano viscidi cubetti di ghiaccio. Inarcò la schiena, «I miei genitori hanno un brillante senso dell’umorismo.»

«Piacere di conoscerti. Io sono il reverendo Adolph, Pellegrino che Porta a voi Zotici la Parola e gli Insegnamenti del Dio del Cielo.»

Thomas annuì, bloccando la salamandra sulla nuca con una manata. Sentì il rettile imprecare.
«Già, sia lodato per il suo impegno» Lo disse non senza una certa dose di velata ironia, forse un po’ troppo velata per il reverendo, che chinò il capo con falsa modestia.

«Il mio lavoro qui è finito.»

Non osò approfondire. «Buonanotte, signore.»

Sammy, liberatosi, fece capolino dal colletto. Lo guardarono allontanarsi ad ampie falcate nel fango, l’andatura fiera. Come immaginava, il bastone era solo di scena e non ne aveva bisogno per camminare. Poi Sammy gli morse l’orecchio.

«Non farlo mai più» si lagnò la salamandra. «E adesso dimmi per chi lavori.»

Thomas ci rifletté a lungo. Ogni tanto dava una mano in casa e aveva lavorato nella cartoleria all’angolo per qualche mese, ma non sembravano risposte adeguate. «Sono imprenditore di me stesso.»

«Ci mancava solo il libero professionista» sbuffò Sammy, ma gli parve sollevato. «Hai scatenato un bel polverone, eh? Stanotte la passi in cella, domani paghi una multa e poi cosa? Tappezzi il paese di manifestini?»

Non era una pessima idea, ma sperava che il sogno non sarebbe durato così a lungo. Iniziava già a sentirsi intontito e gli occhi si chiudevano da soli. Era quasi certo che addormentandosi si sarebbe svegliato di nuovo in camera sua. «Qualcosa del genere.»

Sammy borbottò qualcosa di incomprensibile. «Adesso vai verso quel mucchio di letame.»


Dedicato alla Luschek nazionale
   
 
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