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Autore: Bankotsu90    08/08/2021    1 recensioni
La congiura ai danni di Giulio Cesare è fallita miseramente. 20 anni dopo egli regna incontrastato su Roma, ma, ormai anziano, dovrà fronteggiare alcune minacce (sia esterne che interne), le quali rischiano di indebolire, se non di distruggere, l'impero da lui costruito, con l'aiuto del figlio adottivo Ottaviano e di altri personaggi.
Genere: Azione, Guerra, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: What if? | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Antichità greco/romana
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Roma, 25 luglio 730 AUC (24 a.C.), ore 9:30
 
Il sole splendeva alto, nel cielo terso sopra la capitale. Per le strade o negli edifici i cittadini erano impegnati nelle loro attività quotidiane, che fossero lecite o illecite: i fabbri lavoravano il metallo nelle officine, gli osti servivano i clienti, gli scaricatori portuali caricavano o scaricavano le merci sulle (e dalle) navi, intente ad approdare o a salpare da/per i principali porti del Mare Nostrum (il Mediterraneo, NDA), come Alessandria d’Egitto, Atene, e Cartagine. Nella Grande Biblioteca, costruita sul modello di quella alessandrina per volere di Cesare situata nel quartiere Palatino, un uomo sui 45 anni con corti capelli neri e occhi grigi che indossava la toga senatoriale stava leggendo una pergamena, seduto a un tavolo.
 
“Sempre a leggere storia, eh Egidio?” Gli chiese una voce maschile conosciuta.
 
Si voltò, incrociando lo sguardo con un uomo sulla cinquantina, con capelli brizzolati e occhi celesti, anch’egli con la toga.
 
Un sorriso benevolo gli illuminò il volto.
 
“Lo sai che ne sono un appassionato, Cleandro.” Affermò.
 
L’uomo più anziano era Aulo Lucio Cleandro, suo collega al senato, un veterano della battaglia di Carre, combattuta il 9 Iunius 701 AUC (9 giugno 53 a.C. secondo il nostro calendario, NDA).
 
“Mi aspettavo di trovarti qui… Questa sezione della biblioteca ospita tutta la storia di Roma fin dalle origini.” Affermò.
 
L’uomo di nome Egidio annuì.
 
“Quando ho del tempo libero vengo qui. La storia dell’Urbe non smette mai di affascinarmi.”
 
“È naturale… La storia di un piccolo villaggio che si sviluppa fino a diventare una metropoli, capitale di un vasto impero. Cosa leggi di preciso?”
 
“Ora sto leggendo le vicende del 710/711 Ab Urbe Condita.”
 
“Ah.”
 
Cleandro annuì.
 
“L’anno della Grande Epurazione.”
 
“Esatto. Un anno sanguinoso, quello… Quando Cesare decise di schiacciare tutti i suoi nemici, liberandosi di loro una volta per tutte.”
 
Cleandro sbuffò, prese una sedia da un altro tavolo e si sedette di fronte a lui.
 
“Me lo ricordo come se fosse ieri…  Il fallimento della congiura in senato, con tutto ciò che ne seguì.”
 
“C’ero anche io quel giorno, lo sai?” Affermò Egidio.
 
Il suo collega e amico lo guardò.
 
“Seriamente?”
 
Lui annuì.
 
“Ero uno dei legionari al comando di Marco Antonio, che marciarono sul senato quel giorno di marzo. Prendemmo in consegna i congiurati, tranne quelli che si erano suicidati o erano stati uccisi dalle Guardie Ispaniche di Cesare. Questi dichiarò che avrebbe lasciato decidere il loro destino al popolo romano, il quale venne informato lo stesso giorno del fallito attentato.”
 
“E ovviamente i cittadini, che idolatravano Cesare, invocarono a gran voce la pena di morte per i traditori.”
 
Cleandro ridacchiò.
 
“Quanto furono stupidi… Volevano morto Cesare per tornare alla situazione di prima, e troppo tardi si resero conto che ciò era impossibile. Cesare aveva cambiato tutto, per sempre.”
 
“Tornare alla situazione di prima? Non capisco.”
 
“Dopo la guerra civile la vecchia Repubblica era ormai tramontata, rimpiazzata dall’attuale regime… Imperiale. Io lo avevo capito già al tempo della battaglia di Farsalo. Loro invece pensavano che fosse possibile salvarla, se avessero ucciso Cesare. O almeno, salvare i loro privilegi, la cosa a cui tenevano davvero.”
 
Egidio si grattò la nuca, assumendo un’aria dubbiosa.
 
“Quindi in realtà avevano a cuore solo i loro interessi, e non quelli della Repubblica.”
 
Cleandro rise ancora.
 
“Amico, loro erano la Repubblica. Uomini meschini, corrotti e avidi. La perfetta incarnazione di ciò che il  sistema repubblicano era diventato…. Qualcosa di marcio, di decadente.”
 
“Non stento a crederlo… Corruzione ed egoismo erano mali diffusi, nella vecchia Repubblica. Fortunatamente Cesare fece piazza pulita di quella marmaglia, liberandosi di tutti i suoi oppositori… E anche dei suoi uomini, o almeno di quelli ritenuti inaffidabili.  Politici, militari, aristocratici… I più fortunati furono esiliati nelle più remote località dell’impero, i meno vennero giustiziati.”
 
Cleandro annuì.
 
“Ho sentito anche di un terzo gruppo… Persone che non accettavano il governo di Cesare.”
 
“E che fine hanno fatto?”
 
“So che hanno messo su una piccola flotta e hanno varcato le colonne d’Ercole, in cerca di una nuova terra. Quello che è capitato loro dopo… Non lo sa nessuno e a nessuno interessa, neanche a Cesare.”
 
“Giusto, l’importante è che si siano tolti dai piedi. Una cosa però non capisco…”
 
“Cosa?”
 
“Per quale motivo Cesare non ha voluto proclamarsi imperatore, o almeno re, sebbene nei fatti lo sia?”
 
Sul volto di Cleandro si formò un sorriso astuto.
 
“Perché era troppo furbo. Qui a Roma non hanno simpatia per gli aspiranti monarchi, se lo avesse fatto si sarebbe alienato le simpatie popolari. E poi non gli serve un titolo, è già il padrone assoluto di Roma e dei suoi domini.”
 
“In effetti è una saggia decisione, la sua…” Replicò Egidio.
 
Fece una pausa.
 
“Cambiando discorso, che ne dici di un invito a pranzo?” Propose.
 
“Volentieri, collega. Ci saranno altri ospiti?”
 
“Sì, Lucio Munazio Planco.”
 
“Lo conosco, è uno degli eroi delle guerre orientali.”
 
“Proprio lui. Guidò la campagna di Tracia e fu uno dei comandanti di Cesare in Dacia prima e in Persia poi.”
 
“Sarò ben felice di banchettare con lui.”
 
Detto ciò si alzò in piedi.
 
“Ora devo andare… Ci vediamo più tardi.”
 
“A dopo.”
 
Egidio vide il suo amico e collega Cleandro allontanarsi, poi tornò a leggere la pergamena.
   
 
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