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Autore: Quiestille    11/08/2021    0 recensioni
In questo episodio introduttivo, un uomo al di fuori del tempo e dello spazio decide, per noia, di farsi chiamare Gilles Rais, Il Collezionista.
La sua missione è collezionare le donne più belle di tutte.
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Genere: Comico, Dark, Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Nelle ombre di un maniero ai confini dell’universo, in una dimensione di luce oscura e suono lucente, una figura sedeva solitario su un gigantesco trono.

La magnificenza della pietra unita agli intarsi in oro, ai marmi e ai neon colorati, in quel folle ibrido di gotico, barocco e futuristico, contrastava con la figura seduta. Non fosse stata per la tunica bianca con fili d’oro cuciti in un motivo zigzagante, egli sarebbe parso assolutamente comune, quasi mediocre.

Aveva una faccia rettangolare da impiegato, con occhi per niente vispi e contornati da stanchezza, capelli neri a scodella pettinati perfettamente, niente barba.

Sollevò una mano e un marchio a forma di rosa gli apparve sul dorso di essa, riluceva di luce purpurea. Altrettanto purpurea era la nebbia formatasi innanzi a lui, che ben presto si addensò, formando un suo servitore.

I servitori di quell’uomo non erano definibili umani. Erano bassi, dalla cute nerastra, con sfumature di giallognolo. Gli occhi erano lucenti, aranciati e privi di pupille. I capelli assenti, le mani artigliate e i denti leonini.

“Padre mio” disse la creatura con voce gracchiante, prendendo a inginocchiarsi.

“Ave, Bistemarck” non era un nome tipico di quel servitore, tutti si chiamavano Bistemarck.

“Mi annoio. Sono stato quattromila trillenni seduto qui, ad osservare il rifulgere dell’oro. Vorrei fare qualcosa”

Il servitore sollevò leggermente lo sguardo e sorrise, cacciando fuori una lingua serpentina.

“Vuole combattere?”

“Uccidere è così mondano” disse tamburellando le dita sul bracciolo del trono.

“E poi mi si sporcherebbe tutto il parquet”

Non c’era un parquet in quel palazzo dall’infinita estensione spazio-temporale.

“Vuole stuprare?”

“Anche, sì. Non c’è niente di più piacevole dell’abuso, una regola primordiale così bella da infrangere. Però…”

Bistemarck sollevò ancora di più lo sguardo, guardando interrogativo il suo padrone.

“È solo… ci sono tante donne brutte negli universi, e continuano ad aumentare. Donne grasse, donne troppo truccate, uomini-donna… Che orrore!”

“E colpa della pace e della libertà, padre mio. La pace rende brutti, la libertà rende mostri”

“È per questo che sei il mio ometto preferito, Bistemarck” diceva questa cosa a tutti i Bistemarck.

“Sai cosa ci vorrebbe, Bistemarck?”

“Cosa, padre mio?”

“Una collezione. Sì, una bella collezione! Voglio rubare le donne belle degli universi e lasciare agli uomini disperati quelle brutte. Sempre se ci sono ancora uomini…” i due risero di gusto a quella battuta di spirito.

“Quindi, vuole diventare un collezionista, padre mio?”

“Esatto. Sì, sarò un collezionista. Mi servirà un bel nome, non si fanno opere belle senza nomi. Dunque, mi chiamerò… Mmmmmh! Non mi viene… Ah! Ci sono! Gilles Rais, Il Collezionista”

“Che nome incantevole, padre mio”

“Bello bello davvero”

Fece un gesto che indicava di dargli la sua valigia. Quando Gilles Rais strinse la sua ventiquattrore, sorrise e gli si illuminarono gli occhi.

Si alzò dal trono e si diresse verso la porta alla fine del corridoio canticchiando.

 

Dran di de tin

Canto il minuetto

Din de di tran

Vai via negretto

Den di de tran

È un’ora che l’aspetto

Tran di di don

Fa il sesso sul mio letto

Diridon tiritan diridon

Come osi? Sotto il mio tetto

Dran di de tin

Sangue, sangue e seghetto

 

Una risata sguaiata.

Quando aprì la porta, fu in un nuovo universo.

   
 
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