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Autore: bimbarossa    04/09/2021    0 recensioni
Tutti noi siamo consapevoli che ci sono forze naturali attorno a noi a cui l'uomo non può resistere. Fuoco, Terra, Aria e Acqua. Forze venerate in tutte le culture.
E se qualcuno un giorno, un dio o uno scienziato pazzo, avesse trovato un modo per dare un corpo a tali forze?
E se queste, ora che hanno una bocca per parlare, volessero essere aiutate e protette?
Genere: Avventura, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Freddo.

Dita fredde che la toccavano. Mani fredde che cercavano di disseppellirla. Voci fredde come spiriti di ghiaccio gridavano di chiamare i soccorsi.

“Cosa ci fa una persona qui sotto?” Era un uomo, molto giovane, agitato anche. Maria ebbe una visione di arruffati capelli scuri e grandi occhiali da nerd. “Credi che sia ancora vivo?”

“È una ragazza.”

Un suono femminile si fece strada fino alle orecchie di Maria, delicato, gentile, e proprio per questo capace di di esserle arrivato così vicino, meno attutito del resto, come se si fosse insinuato tra i sassi e le pietre alla stregua di acqua.

“E sì, Herb, credo che sia ancora viva.”

 

“Fran, aspetta!”

La neve ricopriva ogni cosa nel raggio di chilometri, una coltre che brillava di un luccichio azzurro ghiacciato nella luce morente di quel giorno di dicembre, e su di essa le risate dell'amica si propagavano stranamente, echi quasi sinistri che assomigliava a strida di cornacchie.

“Quanto sei lento, Herb, avanti, raggiungimi.”

Qua e là spuntavano ammassi di rocce, sembravano iceberg scuri in quel mare di buio chiarore, e lontano, verso l'orizzonte collinoso, latrati di cani pungevano la sua coscienza che cercava serenità nell'atmosfera suggestiva di quel paesaggio campestre che gridava l'iniziare dell'inverno.

Che candore. Che pace.

Lunghi mesi erano passati dall'inizio di quella stramba e turbolenta avventura, e ora, nel silenzio ocra del tramonto alcune cose non parevano neppure più vere.

“Brr! Il vento sta diventando gelido. Se vogliamo fare gli ultimi acquisti dobbiamo sbrigarci,” le urlò bonariamente.

In realtà non sentiva nessuna fretta, né tanto meno la frenesia commerciale di celebrare le feste.

Voleva stare lì, impalato, a guardare le ombre che si allungavano in quella sconfinatezza innevata e sentire le ultime grida dei corvi prima del calare della notte.

“Herb, quello cos'è?”

Inizialmente fu quasi come il fruscio di una cavia, un piccolo ed innocuo roditore che raspava sotto la neve per cercare nutrimento.

Tuttavia quel grattare divenne a poco a poco persistente, quasi ritmico, un richiamo d'aiuto piuttosto che il segnale di una ricerca, qualcosa di sempre più fastidioso ed estraneo capace di rovinare la tranquillità dell'insieme, accompagnato da sbuffi di nevischio verso l'alto, che colpiti dal sole parevano cristalli sputati da una creatura interrata.

“Deve essere uno scoiattolo o qualcosa di simile. Capita in inverno.”

“No. Senti. È...è una voce!”

 

C'era troppa luce.

I due volti sopra di lei, atterriti e bluastri dallo spavento le si presentarono per un attimo quasi come in un negativo, e ci volle qualche minuto affinché Maria potesse metterli a fuoco, percepire i dettagli, godere dei particolari delle loro facce.

Le facce di chi la stava salvando.

Mentre freneticamente toglievano terra e neve -neve?- dal sopra il suo corpo tentavano di rassicurarla, dicendole che sarebbe andato tutto bene e che presto sarebbe tutto finito.

Idioti.

L'afferrarono di peso con estrema cura, sollevandola da quella fossa come un adorabile resto della terra, un rigurgito del suolo affascinante quanto rimarchevole.

Si sentiva debole, ridotta all'osso al pari di qualcuno messo nella tomba da secoli, sfilacciata e portata all'essenziale, e le ci volle tutta la forza che le rimaneva per guardarsi in giro e capire se il mondo in cui si ritrovava era ancora quello che aveva lasciato.

Il cielo era di un azzurro chiarissimo, quasi color latte, con una grande chiazza arancione dove il giorno stava per finire. E faceva freddo, tanto freddo.

Si volse verso la ragazza, le pareva quella su cui contare maggiormente. “Dove sono? Perché tutta questa neve in autunno? E perché quel ragazzo porta un buffo cappello con il pon-pon?”

Le sirene dell'ambulanza riverberavano sempre più vicine e acute, nel caratteristico effetto doppler.

“Autunno?”Il ragazzo quando si agitava tirava fuori una vocetta stridula che dava a nervi. “Ma se mancano pochi giorni al Natale.”

 

  
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