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Autore: Corydona    06/09/2021    1 recensioni
Alla vigilia delle Olimpiadi a Roma, gli allenatori delle nazionali di calcio erano stati molto chiari: niente relazioni tra la squadra maschile e quella femminile. Per molti non era stato un problema accettare l’imposizione; ma non per Serena Villa, che si ritrova ai Giochi insieme al suo ragazzo, un calciatore dell’under23, con cui ha una storia che tiene segreta persino alla sua migliore amica e compagna di squadra.
Inoltre, sta pensando di lasciare la Roma, squadra per cui gioca e in cui è cresciuta, se si dovesse presentare quell’offerta in cui da quando ha iniziato a giocare. La vetrina internazionale la può porre sotto i riflettori e magari può attirare proprio quel club che sogna e per cui tifa sin da bambina.
Riuscirà a disputare una buona Olimpiade, o le sue questioni personali avranno la meglio?
Genere: Introspettivo, Romantico, Sportivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Olimpiadi Romane'
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Prendo posto davanti a una Prisca che sorride soddisfatta, pur senza dire nulla. Aveva ragione lei e non hanno mandato via né Lorenzo né me, eppure io non riesco a sentirmi rilassata.

Saracchi si sarebbe sbarazzato di noi mandandoci via a pedate nel sedere, se non ci fosse stata la zia a placare gli animi e a proporre una riflessione di qualche ora. Come se non bastasse, adesso so che ci tengono d'occhio: come posso stare tranquilla come lei a mangiare?

«Senti, quelle fettuccine stanno implorando la tua forchetta» ridacchia la mia amica. Ma non riesco a ridere.

Giocherello con uno dei miei ricci mori, cercando di allentare la tensione, inutilmente. Il piatto davanti a me è ancora pieno, fatico solo all'idea di dover ingurgitare qualsiasi cibo.

«Parti dalla panchina, ok, ma questo non significa che devi rovinarti l'appetito» continua Prisca. «Se contro la Nuova Zelanda avesse giocato Anastasia e tu avessi fatto panca sia con loro sia con il Camerun, avresti avuto lo stomaco chiuso per tutta l'Olimpiade?»

«Siamo osservati speciali fuori dal campo» dico invece io, atona. «Mi sento come se non potessi permettermi un passo falso.»

Lei sbuffa, spazientita. «Serenella bella, non è che altrimenti tu avresti fatto chissà che passo falso! Non prendiamoci in giro, sei una che sa stare al suo posto e seguire le regole. Quella che ci hanno imposto loro non è nemmeno una regola, ma una cagata pazzesca. Ormai vi hanno beccati, eppure siete qui. Capisco che sei incazzata perché tutti hanno scoperto un tuo segreto, capisco che ti ci rode il culo, ma non farti più pippe mentali di quelle che servono. Anche perché, al di fuori di noi e dei ragazzi, non lo sa nessuno.»

«Come fai a esserne così sicura?»

«Ho spulciato tutti i giornali e non dicono nulla, nemmeno un articolo online» dice una voce che ben conosco alle mie spalle. Sorrido, senza voltarmi, perché Lorenzo mi affianca al tavolo, con Cristian che si siede di fronte a noi, alla destra di Prisca.

«L'unico modo per sapere se era uscito qualcosa, era leggere su internet» aggiunge il difensore, con un sorriso imbarazzato. «Ho pensato che poteva essere una buona idea.»

«Crì, sei un genio» si complimenta la mia migliore amica.

«Non esageriamo» mormora lui riempiendosi il bicchiere d'acqua dalla brocca posata al centro del tavolo da sei. Poi si offre cavalleresco di versare da bere anche a noi, incluso Lorenzo, cosa che fa senza neanche aspettare una nostra risposta.

«Il mister sembra ancora un leone in calore» commenta invece Lori. «Stamattina era scorbutico, insomma, più del solito, e quando ho incrociato De Fusco e mi ha detto che non si aspettava che lo deludessi così.»

«Dovevi rispondergli che se Saracchi non scopa da dieci anni, non può avercela con voi che lo fate» ribatte Prisca.

Ma che cazzo le viene in mente?

«Non l'abbiamo fatto... In quel caso ci avrebbe davvero uccisi» ride il mio ragazzo. Ride? Che caspita è preso a tutti quanti?

«Certo, puoi dirglielo tu, se vuoi» commento io rivolta alla mia amica, inarcando le sopracciglia. Sento le guance andarmi a fuoco e le orecchie che mi stanno proprio bruciando, ma non posso lasciarle sparare stupidaggini di questo calibro.

Inforchetto le fettuccine e finalmente sento lo stomaco aperto e che brontola. Lorenzo mi accarezza la schiena con dolcezza, mentre arrotola la pasta con la sinistra. È un gesto semplice, forse quello che più sarebbe naturale da parte sua, ma lui se senza la destra non riesce nemmeno a pettinarsi i capelli!

Cristian ha già finito il primo e si è buttato sul petto di pollo mezzo scondito e sull'insalata. Dopo quell'iniziale scambio di battute, è tornato a chiudersi nel suo silenzio. Non lo capisco, neanche fosse lui quello beccato con la fidanzata in piena notte...

Credo che si senta ancora in colpa per non averci potuto aiutare, nonostante alla fine la punizione non sia stata così severa. Però, oggettivamente, cosa avrebbe potuto fare?

Prisca manda giù un boccone poi saluta, da lontano, qualcuno che ha riconosciuto e mi volto a guardare di chi si tratta. Quell'Andrea Comini, che ricambia allegramente.

«Quindi hai deciso di dire di sì al Lione?» dice Cristian, attirando l'attenzione della mia amica.

«Sì, ho chiamato Francesca e le ho detto di dare l'ok» risponde lei, prima di bere l'acqua che lui le ha versato poco fa. «Una cosa positiva della Francia è che non si mangia così male come in Inghilterra. Claudia mi ha raccontato certe cose imbarazzanti...»

«Dove gioca?» le chiede Lorenzo, con la bocca piena di fettuccine.

«Brighton» risponde lei. «Alla fine non le è andata neanche malaccio, sono una buona squadra... Ma per quanto riguarda il cibo, ha degli aneddoti da far accapponare la pelle, mi viene da vomitare solo al pensiero della roba che si mangiano gli inglesi. E noi che cerchiamo di mangiare sano e di darci una regolata con le schifezze!»

«Prendono integratori?»

«Sì, ma secondo me li bilanciano un po' alla cazzo di cane. Basterebbe non fare scemenze con i pasti normali, e allora vedi che...»

Smetto di ascoltarli, perché il mio telefono, posato vicino al vassoio, ha iniziato a vibrare. Spero davvero che non siano giornalisti perché, anche se Cristian e Lorenzo hanno controllato che nessuno lo sappia, io non mi sento ancora al sicuro.

Da questo punto di vista, capisco benissimo la riservatezza di Prisca. La mia vita privata va separata da quello che faccio in campo e non voglio che il fatto di essere innamorata di un altro calciatore sia un motivo di pettegolezzo o che metta in discussione le mie capacità sportive. Mi faccio il mazzo a ogni allenamento e durante le partite do anche l'anima: è questo quello che deve contare.

Tiro un sospiro di sollievo al vedere che i messaggi sono della zia nella chat con le altre ragazze. Che siano altri video delle brasiliane non aiuta il mio umore, ma non si può avere tutto. Li faccio scorrere con un gesto svogliato. Tanto io non giocherò, non ha senso perderci tempo.

«Secondo me ti conviene vederli lo stesso.» Lorenzo deve aver spiato con la coda dell'occhio cosa stavo facendo. «Non si sa mai, magari poi decide di farti entrare.»

Scrollo le spalle, senza ribattere, mentre sento che intorno a noi il chiacchiericcio si è alzato di volume.

Al tavolo vicino al nostro si siedono Gabriele Rostagno, Michele Favaro, Emanuele Chiarini e Daniele Zoncada. Il capitano degli azzurrini scambia un saluto con i ragazzi insieme a me e Prisca, e accenna anche a salutare noi due; ma né lui né gli altri si siedono al tavolo con noi, e vanno a occupare quello vicino.

«Menomale, raga» commenta invece il portiere. «Cioè, cazzo, noi abbiamo l'Argentina e voi il Brasile... Se vi mandavano via succedeva un putiferio, con le partite che abbiamo! Poteva andare peggio!»

«Poteva piovere» ridacchia Prisca, citando l'immancabile Frankenstein junior. «Per fortuna noi abbiamo già passato il turno, così non dobbiamo preoccuparci più di tanto. Ma non diciamolo alla zia!»

Cristian, davanti a me, abbozza un sorriso. Posa la forchetta nel piatto vuoto e ci saluta: «A domani.»

«Ma si può sapere che ha?» sussurra la mia amica, rivolta a Lorenzo, in modo che i ragazzi non possano sentire. «Sei tu quello che ha rischiato grosso e lui se ne va in giro bianco come un cadavere!»

Dev'essersi accorta anche lei che il difensore dell'Udinese non sta sprizzando gioia di vivere nelle ultime ore... Lo guardo posare il vassoio nel carrello e salutare con gentilezza una delle cuoche che lo vanno a svuotare, prima di lasciare la mensa, quasi volesse passare inosservato. Vedere la sua schiena dritta e sapere che il suo viso è quello meditabondo di chi si sente in colpa mi mette davvero tristezza. Mi fa persino dimenticare i miei problemi.

Lorenzo scrolla le spalle, aggrottando le sopracciglia. «Era bianco? Non me ne ero neanche accorto...»

«Non fare l'egoista egocentrico anche tu, adesso» bisbiglia lei. «Era preoccupatissimo per voi, e lo sapete benissimo. Voleva tenervi al sicuro da Saracchi e non ci è riuscito, ora vuole che la situazione non precipiti uscendo dal villaggio olimpico, per questo ti ha detto di guardare se c'erano articoli su voi due!»

Mi nascondo dietro il tovagliolo con cui mi pulisco la bocca, prima di bere un lungo sorso d'acqua. So che non aveva cattive intenzione, e so anche che l'ha detto a bassissima voce, ma mi ha dato dell'egoista egocentrica. Altrimenti a chi altro poteva riferirsi?

Lorenzo guarda me. «Mi sento l'unico idiota che non si rende conto di cosa succede!»

«Un po' idiota lo sei, senza offesa.» Paolo si siede al posto lasciato libero da Cristian, senza neanche chiedere se disturbava. Si gratta dietro l'orecchio e poi si rivolge a Prisca, che invece svuota il suo bicchiere d'acqua: «Scusami, ho sbagliato. Possiamo ricominciare da capo?»

«Mavvaffanculo» risponde lei, pacata, con un sorriso sfacciato. Si sistema i braccialetti al polso, impila i piatti sul vassoio, lo prende e se ne va scocciata.

Mi trattengo dal ridere solo perché l'espressione corrucciata di Musella mi trattiene, ma Prisca è stata grande.

Il trequartista dell'Under abbassa il capo, pensieroso. «Devo proprio averla fatta grossa.»

«In futuro, cerca di farla grossa solo in bagno» replico io. Normalmente non parlerei mai in questo modo, ma mi ha dato fastidio solo il modo in cui si è unito a noi, senza il minimo rispetto. Dopo il polverone cha ha contribuito a sollevare, avrebbe dovuto capire da solo che qui non sarebbe stato il benvenuto, e lui cosa fa? Si siede al nostro tavolo! E si rivolge a Prisca con quel tono da paraculo!

«Lori, chiamami dopo» dico al mio ragazzo, alzandomi in piedi.

«No, vengo con te.»

Prendiamo i nostri vassoi e ce ne andiamo, dopo aver salutato al volo gli altri che, di certo, hanno assistito alla scena sin dall'arrivo di Paolo e del suo imbarazzante approccio con la sua cotta. Sempre ammesso che sia una cotta e non una disgustosa voglia di lei... Non so davvero cosa pensare di lui, da questo punto di vista. Mi fa incazzare solo che abbia scatenato questo putiferio.

Io e Lorenzo attraversiamo la mensa fianco a fianco, e vedo gli sguardi curiosi di Alessia ed Eleonora posarsi su di noi.

«Allora è vero...» sento sussurrare dalla Mari. Non mi volto nemmeno, perché so che Bice e Claudia, e forse anche Alice, le staranno dicendo di farsi gli affari suoi. Passano gli anni, scaliamo le categorie delle nazionali, eppure Marisa non cambia mai: sempre la stessa di quando avevamo quindici anni.

Lancio un'ultima occhiata al tavolo a cui Paolo era rimasto seduto da solo: Rostagno è andato a fargli compagnia, e gli sta dicendo qualcosa chino in avanti.

Che gli dicesse quello che vuole, non credo che farà cambiare idea a Prisca.

   
 
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