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Autore: Takotsubo    06/09/2021    0 recensioni
Mi sorrise impacciato e il peso che mi sentivo sullo stomaco divenne una morsa implacabile.
«Non son riuscito a salutarti», furono le sue prime parole, dette con quel tono di voce tanto basso da sembrare sempre un bisbiglio rivolto a qualcun altro.
Avrei voluto dirgli che forse sarebbe stato meglio non farlo affatto.
Che non volevo che fosse lì, di fronte a me.
Avrei voluto la forza di essere in grado di chiudere quella porta senza aggiungere altro.
Genere: Angst, Erotico, Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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Prologo

Ero stanca, pensierosa.
Avevo raggiunto la mia stanza d’albergo senza accorgermene, passo dopo passo, i piedi doloranti per i tacchi scomodi che mi preoccupai subito di togliere non appena varcai la soglia. Il sollievo del parquet fresco sotto i piedi mi fece sospirare di piacere mentre distendevo le dita arrossate, il tipico formicolio che mi si irradiava su tutta la pianta.
Mi sentivo la testa leggera, complice il vino, ma i pensieri che vi si annidavano dentro contrastavano con la mia inquietudine.
 
Non lo vedevo da così tanto tempo.
Due anni, per la precisione.
 
Mi avvicinai alla specchiera, abbandonandovi sopra la borsa.
 
Chissà se mi aveva trovata cambiata, mi chiesi, le mani a toccarmi il viso a distendere rughe invisibili. Chissà cosa aveva notato.
Lui non era cambiato affatto.
Sempre lo stesso sguardo impenetrabile, sempre quel mezzo sorriso di cortesia quando si rivolgeva a chiunque non lo interessasse. Solo i capelli sembravano avere qualche filo argenteo in più, così come la barba scura.
 
Mi sentivo un peso sullo stomaco al sol pensiero di essergli stata nuovamente così vicino, di avergli parlato.
Ripercorrevo nella mia testa ogni singola parola, ogni espressione, ogni mio sorriso di circostanza e mentre lo facevo dentro di me sentivo gonfiarsi una sensazione di panico e nausea, un peso sullo stomaco che sembrava intenzionato a non sciogliersi, a farmi soffocare.
 
Quando bussarono sussultai, sorpresa, strappata via alle mie stesse angosce.
Lanciai ancora una rapida occhiata allo specchio, abbastanza per controllare che fossi presentabile e senza segni evidenti dei miei pensieri sul volto.
Non mi preoccupai di indossare nuovamente le scarpe e quando aprii la porta me ne pentii subito.
 
Era sempre stato alto ma mai come in quella occasione la sua statura mi fece sentire terribilmente in difetto.
Mi sorrise impacciato e il peso che mi sentivo sullo stomaco divenne una morsa implacabile.
«Non son riuscito a salutarti», furono le sue prime parole, dette con quel tono di voce tanto basso da sembrare sempre un bisbiglio rivolto a qualcun altro.
 
Avrei voluto dirgli che forse sarebbe stato meglio non farlo affatto.
Che non volevo che fosse lì, di fronte a me.
Avrei voluto la forza di essere in grado di chiudere quella porta senza aggiungere altro.
Ma ero sempre stata debole e sciocca e prima ancora che potessi rendermi conto di ciò che stessi facendo già gli stavo sorridendo di rimando.
 
«Posso entrare?»
 
No, no, no, gridava la parte di me che mi trovai a soffocare immediatamente mentre già mi facevo da parte, lasciandolo passare, richiudendoci la porta alle spalle.
 

 
   
 
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