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Autore: Corydona    07/09/2021    0 recensioni
[Sequel di “Un tuffo al cuore”] [Attenzione a eventuali spoiler!]
Dopo le vicende che hanno scosso la sua vita a seguito dell’Olimpiade, Fiamma si ritrova ad affrontare una nuova stagione.
Pur senza il suo allenatore, può comunque confidare nella presenza al suo fianco di Becky (ormai diventata sua confidente e migliore amica, nonché coinquilina) e di Jean.
L’anno post-olimpico è una sorta di anno zero, in cui le carte si rimescolano, tra gli emergenti pronti a salire alla ribalta e i campioni affermati che non intendono essere spodestati.
Ora si torna in gara e Fiammetta dovrà dimostrare di essere all’altezza delle aspettative: ce la farà a far sbocciare il suo talento o rimarrà solo una promessa dei tuffi?
Genere: Romantico, Slice of life, Sportivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Olimpiadi Romane'
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La finale di Jean sta andando bene. Si sta giocando l'oro con Margrave e Semenov; anche se in realtà Tommy potrebbe riuscire ad acciuffare il bronzo... sempre che il russo commetta un errore. Difficile, perché è un atleta esperto e regolare: uno dei pochi che a Roma non ha combinato disastri! Lui e Lince in pratica hanno salvato il rendimento della squadra, nonostante non siano andati a medaglia.

Non voglio illudermi, non voglio sperarci troppo, ma Jean si è tuffato alla grandissima e vorrei che vincesse... La sua gara finora è stata praticamente perfetta: non è mai sceso sotto il nove!

I suoi avversari fanno tuffi con coefficienti più alti, ma lui è sempre stato lì con loro, punto a punto; e gli altri hanno lasciato qualcosa per strada. Di sicuro l'hanno fatto Makarov e Julian Griesser, che hanno sbagliato uno il ritornato, l'altro l'indietro con voti parecchio sotto la sufficienza. Poi hanno proseguito tra alti e bassi, e veleggiano a metà classifica.

Tommy sta andando bene, anche se per prendere quei tre ci vorrebbe un miracolo... Ma sta facendo il suo, concentrato su ogni singolo tuffo. Ha un po' sporcato il ritornato, ma con il triplo e mezzo avanti è andato benone. Immagino che in un momento tranquillo dirà a Marcello che si sente pronto portare il quadruplo e mezzo, anche se già Sandro gli aveva detto di non affrettare i tempi.

Andrea sta facendo discretamente... A quanto pare, ha confidato a Edoardo che non si sente così in forma, e ovviamente il trampolinista l'ha detto a mezza squadra. A informare l'altra metà ci abbiamo pensato noi, tanto sappiamo che non si offenderà.

Infatti il ritornato con cui il capitano azzurro chiude la finale non è niente di che... Non finisce ultimo solo perché il ragazzino tedesco Dittmann non ne ha presa una, oggi pomeriggio. Persino Léo Moreau ha fatto meglio!

Esce dalla piscina e dice qualcosa a Marcello, scrollando le spalle. L'allenatore lo stritola in un abbraccio paterno e gli spettina i capelli.

- Siamo tutti il bimbo di qualcun altro - ride Edoardo alla mia sinistra.

Sorrido, ma subito torno concentrata sulla gara, perché è arrivato il momento dell'ultimo tuffo di Tommy. Doppio con doppio indietro.

Si stacca dalla piattaforma e inizia a ruotare indietro, prima avvitandosi come un cavatappo, poi stringe le gambe nella carpiatura e porta a termine il tuffo, finendolo bene con un ingresso alla cinese.

Simone fa strombazzare la vuvuzela, mentre qualcuno degli altri porta in bocca il fischietto applaudendo. E poi ci sono io, che per poco non inizio a saltellare in piedi coprendo la visuale di Coco ed Emilién alle mie spalle.

- Grandissimo Tommy! - trilla Becky.

E anche i giudici sono d'accordo con noi. I due nove purtroppo non rientrano tra i voti validi, ma tre otto e mezzo sono un bellissimo modo per mettere un punto fermo sulla finale.

Gli avvitamenti sono l'elemento che gli riesce meglio, soprattutto grazie ai tanti allenamenti a cui Sandro l'aveva sottoposto per migliorarli. E ora... eccolo qui!

Bessonov non fa nulla di così eclatante per recuperare su Tommy, Daniil Makarov riesce appena a strappare dei sette e poi è il turno di Jean.

Mi pizzico il braccio, nervosa. Neanche far sussultare la gamba mi potrebbe bastare, in questo momento.

Sono stati punto a punto per cinque tuffi, e all'ultimo la classifica era guidata da Jake Margrave.

Guardo il mio ragazzo arrivare al bordo della piattaforma, concentrato. Vuole questo oro, lo so benissimo. Anche se è sempre posato e tranquillo, so che lui non può non avere dentro di sé tutta la voglia del mondo di dimostrare di valere il titolo.

Quarto alle Olimpiadi, davanti a gente del calibro di Li Feng, davanti a Maksym Semenov che oggi è in gara con lui... Non può lasciare che l'oro vada a qualcun altro.

Si stacca dalla piattaforma, e inizia l'avvitamento, poi i due giri di carpiato.

Trattengo il fiato, con il cuore in gola, perché il tuffo del mio ragazzo è buono; anche se purtroppo non dipende tutto da lui.

Lo guardo uscire dall'acqua e andare dritto da Dumas, che persino in questo momento ha qualcosa da correggergli, mentre vengono annunciati gli otto e mezzo con cui chiude la gara.
D'accordo, non sono dei nove... ma come fa a lamentarsi?

Jean annuisce all'indirizzo dell'allenatore, ma poi guarda me con un sorriso accennato.

Semenov non riesce a superarlo e si posiziona tra il mio ragazzo e Tommaso.

- Così non vale, cazzo, si è tuffato bene... - mormora Edoardo.

Capisco subito che sta parlando di Tommy, che a questo punto dovrebbe essere quarto. Manca solo il tuffo di Margrave per la classifica finale; e il mio compagno di sincro misto è sicuramente quarto.

Il britannico però combina un pasticcio: si perde i piedi in avvitamento, apre tardi e termina il tuffo scarso.

- Bronzo! - esclama Edoardo, sorpreso.

Ma io penso a Jean, che così ha vinto l'oro. Ha vinto l'oro!

- E bravo anche Fantasmino - aggiunge il trampolinista, ridacchiando.

Vedo Jake Margrave buttarsi affranto la pelle sul viso; mi dispiace per lui, perché è sempre un dispiacere vedere un ultimo tuffo così, soprattutto per un ragazzo che si giocava le medaglie, però...

Andrea, che è già dalle sue parti, dà al mio ragazzo una pacca sulla spalla, e insieme ridono scambiando qualche parola.

Senza pensare un secondo di più, mi alzo in piedi e raggiungo il piano vasca. Trovo Tommy che sorride insieme ad Andrea, mentre si prende i complimenti di Semenov e Bessonov.

Mi sorride, raggiante. - Non è come l'oro con te, ma cavolo!

- Sei stato bravissimo!

Passo davanti agli altri e lo abbraccio. Lo sento sussultare, come se stesse cercando di rimanere allegro per non pensarci; ma con me non ha bisogno di nascondersi. Sciolgo l'abbraccio e gli pizzico una guancia, come facevo per scherzo quando eravamo due bambini che sognavano di diventare grandi. Un modo assurdo per dirgli di non lasciarsi trasportare troppo dal ricordo di Sandro.

- Senza che stai qui con noi, vai a liberare Fantasmino - scherza Andrea, indicando con un cenno del capo il mio ragazzo, che è letteralmente accerchiato dagli altri allenatori, da qualche altro piattaformista in finale e da un paio di giudici.

- Sì, è meglio - gli rispondo ridendo.

In meno di un secondo sono al suo fianco, ma lui non si accorge di me fino a quando Dumas non mi guarda con un sorrisetto dei suoi e io gli chiedo: - Allora, come sarà allenare due medaglie d'oro?

Jean scoppia a ridere, poi mi guarda raggiante. Gli lascio un bacio sulla guancia, mentre lui passa una mano sul mio fianco, come se in questo momento felice mi volesse con sé. Quasi dovessimo dire al mondo in questo modo che stiamo insieme.

Appena riusciamo a rimanere faccia a faccia, lo travolgo con un abbraccio stritolatore. Lui è ancora umidiccio, ma non mi importa. Come fa sempre, pianta le mani sulla mia schiena e io davvero non so cosa darei per non trovarmi qui davanti a tutti, perché quello che vorrei fare già è meglio non dirlo ad alta voce, figuriamoci farlo qui...

- Amore, è meraviglioso - sussurro al suo orecchio, prima di baciarlo sul collo con un tocco leggero.

- Attenta a quello che fai, c'è tanta gente - mormora lui. Ma sta sorridendo.

- Ne riparliamo stasera.

Jean annuisce, ancora in estasi per la vittoria. Lo capisco, come potrei non capirlo?

- Complimenti a entrambi, andate a prepararvi per la premiazione - dice Marcello, che ci ha appena raggiunti.

Insieme al mio ragazzo torno nella zona dedicata agli atleti e lo lascio in balìa dei compagni di squadra, che quasi fanno a gara per fargli i complimenti; tranne Léo Moreau che se ne sta in disparte. La sua gara non è stata brillante, anche se Dumas non mi è sembrato così severo quando lo riprendeva tra un tuffo e l'altro... ma si vede che per lui era già tanto entrare in finale. Si unisce anche lui ai festeggiamenti per il nuovo campione europeo, ma con un po' di impaccio, lo stesso che aveva avuto quando Emilién e Coco hanno vinto l'oro.

Scambio una rapida occhiata con Giulia, che scrolla le spalle. So benissimo cosa c'è dietro al comportamento imbarazzato del piccolo piattaformista, e non si tratta solo di Sofia: è stato lo stesso Jean a dirmi che era arrabbiato con lui, anche se non ne conosco il motivo.

Ci credo se ora abbia qualche remora nel fargli i complimenti. Ma al mio ragazzo sembra proprio che non importi, continua a sorridere a destra e a manca; e nemmeno Diego Weiss che gli porge la mano sembra turbarlo minimamente.

Capisco quella sensazione: si è coscienti e allo stesso tempo non ci si rende conto di cosa sta accadendo intorno. Ed è bellissimo provarlo sulla propria pelle, ed è meraviglioso vedere chi ami preda di quella stessa emozione che ci rende un po' imbecilli.

Altro che l'amore, ottenere un risultato per cui ci si è fatti un culo tanto rincoglionisce del tutto. E provassero a dirmi il contrario, non ci crederei mai.

 

***

 

In piedi dietro al podio, sono nervosissima. Scorgo il movimento delle ucraine che vengono premiate, ma sono con la testa altrove. Becky, vicino a me, è sorridente ed emozionata. Forse ancora non riesce a crederci. Beh, la capisco, a stento lo credo anch'io. Darya Bukhno sorride alla sua compagna di sincro, mentre il presidente della Len si avvicina alla coppia Sokolova-Kotova insieme a un altro delegato della federazione europea e alla ragazza che porta le medaglie.

Guardo il gruppetto di atleti che si è avvicinato per festeggiare. I russi applaudono per le connazionali, ma Eva Popova lo fa con fastidio, come se avesse una mosca a ronzarle intorno. Lince è vicino ad Alena, e mi viene da chiedermi se lei sappia di cosa quella strega di Nadja ha in mente. Perché qualcosa mi dice che non è affatto finita qui agli Europei.

Infine, tocca a noi. Ci scambiamo un'occhiata allegra prima di salire insieme sul gradino più alto. Il presidente della Len si prepara con la prima medaglia e si avvicina a me, sorridente.

- It's the fourth - mi dice allegro.

Annuisco. Ridendo e scherzando, questo è il mio quarto oro in una settimana. Sincro misto, tre metri, un metro e sincro. Wow.

Forse tutti quegli allenatori che mi riempivano di complimenti non avevano torto. Forse la lunga attesa prima dell'esordio è valsa a qualcosa, forse mi ha permesso di maturare, di essere più consapevole dei miei mezzi. O forse ha ragione Jean quando mi ricorda che la mia craniata alle Olimpiadi è stato solo un caso.

Poteva succedere a chiunque, invece è successo a me. Posso considerarla una piccola prova che mi ha costretta ad aspettare ancora per mostrare quanto valgo. Un anno fa probabilmente non sarei stata pronta ad affrontare quello che sarebbe stato l'esito finale, qualunque esso fosse. Non so se avrei accettato di finire fuori dal podio, non so se avrei sopportato una posizione in classifica che non avrei sentito meritata.

Di certo, grazie a un mio errore, posso dire di aver meritato quell'ultimo posto. Mi dispiace solo aver trascinato Becky così in basso... ma lei non me ne ha mai fatto una colpa. A lei importava solo che io stessi bene, chissene delle World Series.

Chino il collo e appena lo rialzo, il mio sguardo va a incontrare quello del mio ragazzo. Non scherzavo quando gli ho detto che "Jean-Marc Chevalier" mi ricorda il nome di un moschettiere, ma ora sento di essere io quella che ha avuto l'investitura a livello internazionale. Tra pochissimo toccherà a lui, forse più adatto a me, più maturo, più bravo... ma lui ha già dimostrato di essere un tuffatore adatto a questi livelli.

Alla nostra età è pazzesco.

Prendo la solita mascotte della competizione e guardo Becky ricevere il suo oro. Lei sì che lo merita, lei sì che ha dovuto sopportare tanto, molto più di me, per essere qui.

E io sono contenta di condividere questo momento con lei. Lo ero già stata nella gara individuale, ma ora è diverso. Ora è speciale, perché lo abbiamo fatto insieme.

La vedo asciugarsi una guancia con la mano serrata a pugno e mi accorgo solo adesso che sta piangendo. Le accarezzo la schiena con dolcezza, quella dolcezza che fa parte più del suo carattere rispetto al mio. Becky mi guarda, ma non dice niente: non c'è bisogno di parlare.

Il boato dei ragazzi che esultavano al momento della consegna delle medaglie mi ha scalfita a malapena: la mia testa era proprio da un'altra parte. Mi tornano in mente tante cose, tutte insieme, e che mi fanno impazzire. Non riesco a riordinare i pensieri, è tutto strano, bello e caotico.

Parte l'inno e noi lo cantiamo a squarciagola, per la quarta volta.

Quattro. Ancora non riesco a crederci.

 

***

 

Quando poco dopo è il turno di Jean, io sono in prima fila per esultare al fianco dei suoi connazionali. Lui è rimasto in disparte durante la mia premiazione, ma io non ho intenzione di lasciare spazio a qualcun altro. Perché oltre a Semenov, su quel podio ci sono anche il mio ragazzo e uno dei miei migliori amici.

Tommaso riceve la medaglia, poi la bacia guardando in alto. Ovunque sia adesso, Sandro sarà felice perché noi, tutti e tre i suoi ragazzi, abbiamo ottenuto dei bellissimi risultati.

- Grande Tommy! - esulta Andrea, che non potrebbe essere più entusiasta. Da quando hanno messo in chiaro la situazione, il loro rapporto è tornato a essere quello di sempre; e ne sono contenta, perché quel clima da guerra fredda non faceva bene al gruppo.

- Bravo, Tommy! - grida anche Emilién con un applauso al mio compagno di squadra.

Semenov riceve il boato più sommesso da parte dei russi e poi... poi il presidente della Len si avvicina a Jean.

Jean, il mio Jean che ha vinto una medaglia d'oro. Se la merita tutta, a livello umano e sportivo. Ci sono poche persone come lui sul pianeta, sono felice che ce l'abbia fatta. È un grandissimo risultato e sono contenta di essere qui per condividerlo con lui.

Riceve i complimenti, la medaglia e il pupazzetto, poi si guarda intorno, forse un po' confuso. Lo capisco, è strano trovarsi là sopra... io non mi sono abituata nemmeno alla quarta volta.

Emilién urla qualcosa di sconclusionato in suo sostegno, mente Coco applaude più composta, poi si risistema gli occhiali che le erano caduti sulle punta del naso. Che strana coppia.

Quando parte la Marsigliese, i miei occhi sono solo per Jean. Muove le labbra sulle note, ma non riesco a sentire se canta o meno, perché qui vicino a me c'è il cretino che mi sta perforando il timpano.

Sembra passata una vita dallo scorso anno.

   
 
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