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Autore: Quiestille    07/09/2021    0 recensioni
Come da titolo.
Ci tengona dire che sono fiabe e non favole, ma la sezione fiabe non esiste quindi le pubblico qui
Genere: Fantasy, Romantico, Satirico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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C’era una volta, in un regno lontano, una bella principessa.

Almeno, bella per i canoni dell’epoca, molto diversi dai nostri. Il suo era un fisico asciutto, un seno appena accennato e la pelle candida. I suoi occhi piuttosto scuri, in contrasto con i lunghi capelli color grano.

Aveva una notevole grazia, e un nome adatto a lei: Laura. Un nome che richiamava il più nobile dei metalli, di cui erano i suoi capelli, e la pianta dei sapienti, qualità a lei propria.

È bene ricordare a voi bambini che sapiente e saggio non hanno lo stesso significato. Poiché colui che è saggio è anche sapiente, ma colui che è sapiente non è sicuro sia saggio. Ben lo dimostrano tutti gli astrologi che, osservando il cielo, non videro il burrone in cui caddero e morirono.

Laura scriveva storie di una bellezza sconvolgente, così sublimi da abbagliare i lettori, cancellare dai loro occhi le cose mortali per proiettarli nell’iperuranio, a goder di più pure visioni.

Eppure, Laura non fece mai della sua arte mestiere. Nessuno capiva il perché, anche se varie spiegazioni erano date loro dalla fanciulla.

“Non lo faccio per la gloria o la fama. Non ne ho bisogno”

“Mi rende felice che mi riconosciate dei meriti, ma semplicemente non voglio farlo”

“Al mondo in tanti non capiscono l’arte, solo perché scrivo bene, ciò non vuol dire che io diventi celebre”

Coloro che facevano esperienza delle sue opere trovavano fosse ingiusta questa mancanza nei confronti del mondo, ma non glielo dissero mai apertamente. Un po’ perché ci vuole coraggio a contraddire una principessa, un po’ perché era bello sentirsi eletti e testimoni di qualcosa di esclusivo.

 

Il tempo passò, la principessa non cambiò mai idea, ma tante cose attorno a lei cambiarono.

Il regno cadeva in rovina, e bisognava accelerare un vecchio accordo preso alla di lei nascita: un matrimonio.

Con il figlio del fiero e forte re dell’Altro Regno. Un ragazzo che, a vederlo, si capiva subito come non avesse preso dal padre, e neanche dalla madre in realtà. Aveva preso dal suo vero padre, lo stalliere del castello.

Era un uomo che in comune alla principessa aveva solo il fisico, ma il suo seno era anche più evidente.

Per il resto, era brutto, con un nasone giudeo, una barba turca e denti storti da zingaro. Parlava in modo ignorante, scegliendo tra due parole la più volgare, non aveva amore e non aveva virtù. Cosa ancora più evidente però, era la sua malvagità. Uccideva, faceva uccidere e faceva dissacrare le salme per uccidere anche l’anima delle sue vittime.

La sua qualità era il padre, che era sul letto di morte.

Sarebbe morto quattro giorni dopo la celebrazione del matrimonio.

Quando la sua morte fu ufficiale, il principe dell’Altro Regno perse il timore nei suoi confronti, che provava nonostante le sue condizioni di salute.

Senza niente a frenarlo, la sua malvagità poteva uscire tutta in un colpo. Fece uccidere sua madre, poi la madre di Laura, poi il padre di Laura. Tutti decapitati e con i corpi privati degli arti e dati in pasto a cani e porci. Poi, si proclamò re, di quelle terre e di tutte quelle che avrebbe conquisto.

Laura aveva capito subito che il principe era un mostro, ma non pensava lo avrebbe dimostrato così rapidamente. Temendo la sua follia, una notte fuggì.

Non aveva avuto modo di organizzare nulla, ma sperava che il popolo fosse dalla sua parte e la aiutasse.

La situazione però era sconfortante, non c’era nessuno per le strade. Le porte delle case erano chiuse e le luci spente.

Nel regno era circolata velocemente la voce di non farsi beccare, poiché gli uomini fedeli del re spesso uccidevano per il gusto di farlo e venivano protetti dal sovrano, quindi era bene nascondersi. Ed era bene davvero, poiché le voci erano vere.

 

Solo un uomo era ancora sveglio e presente per le strade, ed era anche un cocchiere.

Gli occhi della principessa Laura si riempirono di speranza.

“La prego, mi porti fuori dal regno”

“Per andare così lontano sono dieci monete d’oro” disse l’uomo guardando verso il basso.

“Non le ho con me” era vero. La principessa non aveva mai denaro con sé, non ne aveva bisogno. Bastava il suo nome per ottenere aiuto. Cercò di farlo bastare anche quella volte.

“Sono la tua principessa e ora anche regina. Ti prego, aiutami”

Il cocchiere strabuzzò gli occhi.

“Mi dovete pagare cento volte di più allora”

La regina era confusa, ma l’uomo continuò rapido il suo discorso.

“Non solo il re mi ammazza se mi scopre, ma il regno più vicino è quello dei Popoli Freddi. Ultimamente non hanno molto a genio i nobili e chi li aiuta”

“Vi prego, aiutatemi. Non voglio vivere così”

“Io invece non voglio che i miei diciotto figli vivano come me. GUARDIE! LA REGINA SCAPPA”

Alle sue urla, le guardie accorsero rapide e Laura non ebbe modo di fuggire.

Il cocchiere venne stimato dal nuovo re per la sua fedeltà e divenne un uomo ricco.

Laura invece subì le sue ire. Il re, però, essendo volgare, decise che non avrebbe dato così volentieri alle mani di Morte una donna tanto bella, che era anche sua moglie d’altronde.

La fece rinchiudere nella torre più alta e impervia del reame, dove nessuno avrebbe potuto raggiungerla oltre lui, e dove mai fuga avrebbe trovato.

Per giorni Laura si chiese se, vendendo la sua arte come le era stato consigliato, avrebbe avuto soldi a sufficienza per fuggire quella notte. Si convinse di no e smise di pensarci.

 

E così Laura visse in quella torre sino alla sua morte di vecchiaia. Senza mai scrivere e partorendo i figli di un uomo che non amava.

 

Perché così vanno certe storie, nel mondo vero.

 

 

   
 
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