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Autore: Ombrone    13/09/2021    0 recensioni
Passeggiando nel centro di Roma, dietro Piazza della Chiesa Nuova, in un vicolo tra Piazza Navona e il Tevere potreste vedere una porta. È piccola, una porta appunto, non un portone. Anonima. C’è solo una targa in bronzo dorato 30 per 30, con caratteri elaborati. Sembra uno dei tanti sonnolenti uffici pubblici sparsi per il centro della città eterna.
In verità dietro quella porta c’è uno dei tanti campi di battaglia in cui si decidono le sorti del nostro Universo.
È una storia di spionaggio, una storia horror ed infine anche una storia d’amore. Perché è l’amore quello che crea disastri, morte, dolore e storie degne di essere raccontate.
Spero che mi vogliate accompagnare in questo racconto che partendo da quell’anonima porta aspira a trasportavi molto lontano.
Commenti, suggerimenti e critiche, se possibile costruttive, sono sempre benvenuti!
Genere: Azione, Horror, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Art 3  Comma3. Il Presidente del Consiglio dei ministri è costantemente informato dall’Autorità delegata sulle modalità di esercizio delle funzioni delegate e, fermo restando il potere di direttiva, può in qualsiasi momento avocare l’esercizio di tutte o di alcune di esse.


Lascio la macchina in garage e salgo a casa. Ho, Andrea Casiraghi ha, un bel appartamento al Nuovo Salario, in un complesso affondato nel verde. Il punto forte è uno splendido terrazzo, affacciato sul giardino interno, ottimo per delle cenette quando il tempo lo permette. Gli amici del circolo della vela, ci scherzano dicendo che è uno scannatoio perfetto per uno scapolo. Mi ci trovo bene, è confortevole.
In salotto, mi verso due dita di Lagavulin. È quello che farebbe Andrea della CdP e pure l’agente dell’AISI. È nel ruolo. Mi siedo sulla poltrona preferita da Andrea Casiraghi, non è rivolta verso la televisione (ben poco usata), ma verso la grande portafinestra che dà sul terrazzo e da lì sul giardino interno. 
Il salotto è la parte di casa su cui mi sono concentrato, anche più della camera da letto. Mobili in stile moderno scelti con cura, ma soprattutto alle pareti è appesa una discreta collezione d’arte.
Tre stampe originali di Dudovich e una di Cambellotti, tutte risalenti a prima della guerra, e due dipinti, un luminoso astratto tridimensionale di Peeta e, a totale contrasto, una delle stupende rose iperrealistiche Passini. 
Ho fatto una cazzata questa sera e più passano le ore più sono stupefatto e orripilato da me stesso. Ho visto Elena e sono intervenuto in quel dannato vicolo. 
Caterina, pur con tutta la sua esperienza, ha sottovalutato la cosa. Lei pensa che io sia intervenuto di istinto senza pensare alle possibili conseguenze. Si sbaglia, le avevo valutate, era bastato un attimo per capire il disastro che avrei potuto combinare, le avevo valutate e me ne ero fregato.
Mi passo un sorso di whisky da un lato all’altro della bocca, apprezzando il suo aroma sulla lingua.
Mi figuro il ragionamento mentale di Caterina: non c’è niente di sbagliato nel fatto stesso, nell’aiutare un amico, non c’è niente di particolarmente sbagliato ad…ad affezionarsi, non siamo macchine, siamo esseri umani e ogni tanto è semplicemente umano afferrarsi a qualcosa o a qualcuno. I danni probabilmente sono minimi, facilmente controllabili, un evento perdonabile nella prassi operativa. 
Il Direttore, lui, potrebbe avere opinioni diverse, per questo è decisamente meglio che non lo sappia.
Rifletto, tentando di capire me stesso. Mando giù un altro sorso di whisky. Sento freddo dentro. Mi sembra di rivedere Elena, in questo stesso salotto, la prima sera che era salita fin qui, nello scannatoio. L’avevo portata in un locale dove facevano musica dal vivo e si ballava e, con l’aiuto di un paio di drink, il suo atteggiamento da gattamorta iniziava a cedere. È in piedi accanto allo stereo, ride, gli occhi le brillano e mi guarda di sottecchi, mentre fa finta di osservare una delle stampe di Dudovich (una delle pubblicità per il lancio della Rinascente), e anch’io faccio solo finta di spiegare, in verità guardo lei: indossa un abito intero di color nero, lucido, la gonna le arriva poco sopra il ginocchio, collant scuri, tacco ma non eccessivo. L’avrei baciata da lì a qualche minuto e lei avrebbe iniziato a ridire, scostandosi leggermente, mi avrebbe fissato, quasi a prendermi in giro, per poi abbracciarmi, baciarmi a sua volta e non staccarsi più. Giovane, carina, molto carina, ma non capisco come quella ragazza abbia potuto combinare un disastro simile. Non è certo la più bella o la più interessante che abbia mai incontrato. Di gran lunga no.
Impallidisco, inutile nascondersi dietro un dito: Andrea della CdP può innamorarsi, è perfettamente nel suo personaggio, per Andrea dell’AISI sarebbe una imprudenza, una discreta mancanza di professionalità, ma volendo comprensibile. Io ho sbagliato.
Non ho amici. Gli amici sono di Andrea Casiraghi, non miei. Andrea Casiraghi è uno strumento, che uso. Tutto quello che lo circonda è, a sua volta, uno strumento. Gli strumenti, si usano, si sfruttano, li si può abbandonare, a volte distruggere. Dipende. Dipende da cosa conviene.
È la prima lezione, quella che ho dimenticato di applicare. Non hai amici, perché nessuno ti conosce veramente. Sono strumenti solo strumenti. 
Una relazione va bene, anzi è ottima, è uno strumento ottimo per simulare una vita normale, ma è uno strumento.
È semplice, è la regola. E le regole vanno rispettate, quando violi le regole, quando improvvisi, metti a rischio tutto. 
La regola era semplice e chiara: ignorala, non l’hai vista. Al massimo prendi il cellulare e chiama il 113. Sei solo un impiegato, che altro vorresti fare? Meglio anzi, se prosegui dritto. Poi il giorno dopo leggerai sul giornale quello che è successo, e sarai molto triste e dispiaciuto, perché sai recitare bene, è il tuo lavoro fingere. 
Non potevo sopportarlo, non questa volta. E avevo violato la regola. E sentivo che lo avrei rifatto, fosse stato necessario.
L’unica persona di cui potrei fidare completamente, a cui potrei dire tutto, che sa tutto, che potrebbe capirmi, è il Direttore, ma proprio lui è l’ultimo che voglio che sappia questo. 
Forse potrebbe passare sopra il mio errore, magari me la caverei e tutto passerebbe sotto silenzio. È un operativo, come me: la teoria è teoria, ma sul campo, quanto ci si scontra con la pratica, ci si aiuta a vicenda. 
Ma se avesse dubbi sulla tenuta del mio stato psicologico (e francamente io li avrei, fossi al suo posto), potrebbe richiedere un approfondimento e se i risultati fossero negativi Andrea Casiraghi sparirebbe e io mi troverei passato ad altro incarico. Altra sorsata di whisky. Non sarebbe il massimo per lo stato di servizio, ma niente di grave, sono incidenti che succedono, non è quello che mi preoccupa.
Fantastico un attimo sulla mia possibile uscita di scena. Il metodo classico è trasferirsi di città o paese, man mano ci sia allontana da chi si conosceva, si risponde sempre meno ai messaggi e alle mail, si diventa un ricordo, del passato. 
Se invece bisogna agire in fretta e in maniera definitiva, il classico è simulare un tragico incidente. Di macchina magari.
Il problema è Elena. Cosa potrebbe succedere? Risposta banale. Verificare i rischi per la sicurezza. Ci fossero dubbi sulla mia affidabilità ci sarebbero dubbi su cosa può sapere lei. Le possibili fughe di notizie vanno neutralizzate. Lei non sa niente, e non sarebbe assolutamente una minaccia. Nessuno è propenso ad eccessi di violenza, ma qualcuno potrebbe capire male, o valutare che è molto meglio essere sicuri, veramente sicuri.
Guardo nel vuoto. So bene come si fa, quando è necessario.
Una macchina con la targa rubata, una telefonata al cellulare per creare un attimo di distrazione, un corpo che vola come una bambola di pezza. Il corpo umano è fragile. Ci sono tanti pirati della strada.
Oppure, un cadavere in un vicolo. Un po’ di pillole addosso, un po’ troppa droga nel sangue, questi ragazzi di oggigiorno, nessuno se lo sarebbe mai immaginato! Sento lo stomaco torcersi.
Oppure, ottimo, omicidio/suicidio. La giovane amante lo lascia, lui la uccide in un raptus di follia e sparisce, la macchina abbandonata su qualche scogliera, sicuramente suicida. Due piccioni con una fava. L’ipotesi di femminicidio incontra sempre il favore di tutti: media e inquirenti. Fa scena. È coerente con lo spirito dei tempi.
No. Molto meglio tacere, Elena non sa nulla, non è un rischio, non c’è stata nessuna reale violazione dei protocolli di sicurezza. Posso gestire la situazione, non è una situazione critica. 
Scuse tutte scuse. Me ne rendo conto perfettamente. 
Tacere, un altro strato di segreto. Segreti che nascondono bugie, che coprono menzogne, che schermano falsità che a loro volta proteggono inganni. Sono stanco ora.
   
 
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