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Autore: ToscaSam    26/09/2021    0 recensioni
Ispirato da "I Fisici" di Dürrenmatt, un ipotetico "dopo". Ambientato in piena Guerra Fredda: in una clinica psichiatrica sono ricoverati tre strani pazienti. Tutti e tre erano grandi fisici, un tempo. Fra di loro ce n'è uno, Johan Möbius, che ha lavorato tutta la vita per trovare la "formula universale", quella che risolverà ogni domanda sull'universo e sulla fisica. Tutte sciocchezze deliranti di un malato di nervi. O forse no.
La dottoressa Von Zhand ha vinto? Chi sono i buoni e chi i cattivi? Cosa è giusto e cosa è sbagliato? Cos'è il bene? Cos'è il male?
Una storia grottesca, ricca di dark humor e temi filosofici.
Genere: Dark, Generale, Noir | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Recap:
Questa storia è il seguito de “I Fisici”, precedentemente pubblicata su questo sito. Vi lascio il link nel caso in cui voleste leggerla. https://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3881586&i=1
Se invece volete subito procedere con questa parte, ecco un recap pieno di spoiler ma poco esaustivo:
"I Fisici" è un'opera teatrale di Friedrich Dürrenmatt, che io ho reinterpretato e trasposto in forma di narrazione. Ho modificato i personaggi, ho dato loro caratterizzazioni e background secondo il mio gusto.
Johan Möbius, fisico geniale, ha finto di essere pazzo per venire rinchiuso in un manicomio. Vuole stare lontano dal mondo poiché con i suoi studi è riuscito a scoprire la “formula unuversale”, ossia la formula che consente di risolvere qualunque problema e di scoprire qualunque significato. Per proteggere il suo segreto ha dovuto sacrificare molto più della sola libertà personale: poiché minacciava di pubblicare le sue scoperte, Möbius è stato costretto a uccidere l'infermiera Martha Boll, che amava.
All'interno della clinica in cui è ricoverato ci sono anche altre due persone, dapprima in incognito ma che rivelano poi la loro identità: si tratta di Mitja Ylosovich e Brian Stephien, due fisici altrettanto geniali, spie del governo russo e statunitense. Il loro compito era quello di convincere Möbius a tornare nel mondo reale e a schierarsi con l'Unione Sovietica o con gli Stati Uniti, cedendo a uno dei due stati la formula universale.
Möbius riesce a convincere le due spie che il loro dovere morale è quello di non consegnare le sue scoperte al mondo, poiché gli uomini le userebbero per creare guerre e distruzione.
I tre fisici e la loro nobile scelta vengono intercettati dalla direttrice del sanatorio: Mathilde Von Zhand, la quale annuncia di aver rubato le formule di Möbius e che le userà per i suoi scopi personali. I tre fisici rimangono prigionieri del manicomio, sotto le terribili guardie al comando di Ilka.
Probabilmente, l'unica soluzione per loro è rinchiudersi davvero nella pazzia.
 
 
 
Ilka
 
I riccioli biondi di Ilka poggiavano sul petto di Mathilde Von Zhand, comodamente seduta sull'elegante sofà damascato. La mano della dottoressa, sinuosa, raffinata e impreziosita di anelli d'oro, li accarezzava con un misto di avidità e dolcezza.
L'altra mano sosteneva un giornale.
« Medio Oriente, Cina, Irlanda del Nord, Unione Sovietica … Cosa devo farne di questo mondo? Se fossi dio mi dedicherei a sanare i conflitti e ad incoraggiare la pace fra i popoli. Ma per fortuna non lo sono e ho ben altro a cui pensare».
La mano che carezzava i capelli biondi di Ilka si sollevò e raggiunse una penna stilografica sul comodino.
« D'altronde la mia indole è quella di curare ciò che è malato. La clinica è il mio mondo o almeno, lo è stata finora. Ma adesso basta con quei poveri disturbati. Non smetterò di dedicare loro le mie amorevoli cure ma quel che mi interessa ormai sta tutto qui» disse disegnando un cerchio sulla pagina del giornale attorno a un grafico che mostrava l'andamento della borsa.
Ricopiò i dati su un taccuino foderato in pelle, poi si erse meglio a sedere, sgranchì un poco le dita e si mise a lavoro.
« Che cosa fa?» mormorò Ilka. Era uno di poche parole e la sua voce bassa e melodiosa dava sempre a Mathilde un brivido di gioia.
« Applico la formula. Entro domani sarò la proprietaria dei titoli più redditizi. Nessuno se ne accorgerà, come nessuno sa che sono praticamente la proprietaria della Germania».
Sghignazzò, serrando le labbra e godendo dell'affermazione appena fatta.
Ilka non replicò.
« Ilka? Qual è il problema?»
« Nessuno, signorina»
« E allora perché taci?»
Ilka rimase nella sua posizione, appoggiato al petto della dottoressa. Non disse niente.
Stavolta Mathilde non lasciò correre: si liberò del giornale, del taccuino e della penna, cinse le spalle del ragazzo biondo e lo costrinse ad alzarsi e fissarla.
« Ilka, cos'è che ti disturba? Emani un alone di disapprovazione ogni volta che decido di usare la formula. Eppure non ti dispiace che io acquisisca ricchezza, no? Ho triplicato la tua paga e fornisco alle tue guardie tutto quello di cui hanno bisogno. Siete più potenti di un esercito, per dio. Cos'è che ti infastidisce?».
La faccia affilata e bianchissima del ragazzo si indurì. Parlare non era per niente la sua attività preferita ma era un militare e il suo superiore gli aveva appena fatto una domanda.
« Signorina, credo che la formula potrebbe essere usata anche per altro»
« Non devi darmi del lei quando siamo insieme, Ilka. Spiegati meglio. Per cosa dovrei usare la formula?»
« Prima ha parlato dei conflitti nel mondo. La formula potrebbe essere usata per quelli»
« Il lei, Ilka, non è necessario. E da dove appare questo tuo spirito caritatevole? Perché mai senti il bisogno di risolvere i conflitti del mondo?».
Ilka mantenne l'espressione scura. La mascella serrata riuscì a schiudersi appena:
« Non devono essere risolti, devono essere sfruttati».
Mathilde sbatté le palpebre.
Indossava gli occhiali cerchiati di tartaruga, quelli che metteva nei momenti di grande concentrazione e di studio. Li tolse e li appoggiò sopra il giornale con il taccuino e la penna.
Nonostante non fosse più una donna fresca sapeva di essere molto affascinante e sapeva anche lanciare occhiate di ogni sfumatura. Per questo fissò i propri occhi in quelli di Ilka, senza il filtro delle lenti. Erano fermi e interrogativi.
« Ilka» cominciò, seria: « tu intendi dire che dovrei immischiarmi nelle guerre e nei disordini attualmente in corso per trarne vantaggi politici? Per diventare un tiranno, appropriarmi del mondo e governarlo a mio piacimento?»
« Esattamente, signorina».
Mathilde si accomodò in una posa più composta e formale: accavallò le gambe molto strette, drizzò la schiena e sistemò dietro il collo le ciocche dei capelli scure non ancora acconciate.
« Credevo di aver già fatto questo discorso con te, Ilka. A quanto pare non ero stata chiara: la formula di Möbius è la più potente bomba mai posseduta dagli uomini. Io posso fare tutto, con essa. Posso predire certi eventi futuri con un minimo margine d'errore, posso interpretare l'andamento delle borse, posso influire sui mercati, posso sapere come interpretare l'universo e posso trarre tutte le conclusioni sulla vita umana. Tu pensi che sarebbe saggio rivelare apertamente che io possiedo questa formula? No, Ilka, non sarebbe saggio. Il mondo diventerebbe mio nemico, ogni governo metterebbe i propri servizi segreti alle mie costole e i propri scienziati alla ricerca della formula. Chissà, in qualche anno potrebbero pure scoprirla. Il nostro amico Möbius c'è arrivato prima degli altri perché è un genio ma nulla vieta a una squadra di studiosi di giungere ai suoi stessi risultati. Proprio adesso, mentre noi stiamo parlando, potrebbe esserci qualcuno che ha ottenuto la formula universale. Noi non dobbiamo usarla per diventare i tiranni del mondo, Ilka. La useremo per godere del mondo, dietro le quinte. Non abbiamo alcuna preoccupazione: io sono l'essere umano più ricco di questo pianeta, posso attingere a qualunque fonte di denaro io desideri, posso comprare qualunque cosa mi aggradi e fare la bella vita da qui alla fine dei miei giorni. Ora dimmi, Ilka, perché dovrei confondermi con la politica, con le rivoluzioni, con le guerre? Perché non starsene comodamente seduti su questo sofà a bere vini pregiati e gustare frutta esotica? Il nostro posto è questo, Ilka. Siamo padroni del mondo, ma il mondo non lo sa».
Ilka non cambiava la sua espressione. Il suo sguardo affilato, chiarissimo, pareva percorso da una luce bramosa. Mathilde la notò.
« Per l'amor del cielo, Ilka. Tu non hai idea di cos'è quello che pensi. Vuoi essere il padrone del mondo?» la tintinnante risata di scherno rese Ilka ancora più silenzioso. Mathilde continuò:
« Tu sei il capo della mia polizia privata. Sei ai miei ordini. Se proprio non riesco a fartelo capire con le parole allora dovrai obbedirmi in questo senso. Ti sto facendo godere di tutti i privilegi possibili, fatteli bastare. E infine, caro mio, ci sono poche persone in grado di far funzionare la formula. Io sono una di queste, perché la mia mente è geniale. A pensarci bene, probabilmente siamo solo io e il signor Möbius. Quegli altri due idioti non sono svegli quanto me e avrebbero bisogno di molto più tempo per usarla. Senza contare che dopo che li ho imprigionati hanno avuto quella brutta ricaduta mentale e non credo che saprebbero ragionare di fisica. Comunque sia, Ilka, tu non sei una di queste persone. Ti ho selezionato per la tua preparazione militare, non per le tue capacità scientifiche. Tu farai quello che dico io».
Mathilde gli si avvicinò per fargli una carezza e Ilka la lasciò fare.
Passarono alcuni giorni da questa conversazione. Mathilde non si curò dell'espressione cupa di Ilka, perché c'era abituata. Si dedicò a rinforzare la sua rete di guadagni e nel giro di una settimana era riuscita a infilare le mani su tesori oltre ogni aspettativa.
Non si domandava per quanto ancora sarebbe durata, questa sua avventura di arricchimento: presto avrebbe posseduto canali che legavano il suo patrimonio a tutto il mondo, senza che fosse possibile risalire direttamente a lei. Probabilmente non si domandava nemmeno se la sua ricerca del piacere avesse un fondo amaro; se c'era, lei non lo percepiva.
La formula aveva risvegliato tutto il suo smisurato e potente compiacimento. Si compiaceva del lusso che poteva permettersi grazie alle sue capacità intellettive, si compiaceva della ricchezza, della sua apparenza ancora così affascinante, della compagnia di Ilka, della sua vittoria su Möbius e sui servizi segreti dell'Unione Sovietica e degli Stati Uniti.
« Caro Re Salomone» sussurrò fra sé e sé mentre portava la sigaretta alle labbra, sempre dipinte di rosso scuro: « forse Möbius ti ha inventato … ma tu hai comunque scelto me».
Gustò il sapore del tabacco che scendeva nei polmoni e poi risaliva nelle narici.
Quell'ultimo dolce piacere segnò l'apice della sua scalata verso la perfezione.
Le porte del suo ufficio si aprirono e le sue stesse guardie l'afferrarono, la imbavagliarono e le coprirono la testa con un sacco nero.
Mathilde Von Zhand poteva vantare il brivido dell'essere umano più potente del mondo che in un attimo si ritrova ad essere il più misero.
  
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