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Autore: InsaneMonkey    01/10/2021    2 recensioni
Era la Fine.
Genere: Horror, Science-fiction, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Shonen-ai
Note: What if? | Avvertimenti: Contenuti forti
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Il Sole esplose e tutti i fiumi e tutti i laghi e tutti i mari si tinsero di un rosso color del sangue: era il nostro sangue ed intorno a noi solo Morte.
Avevo raggiunto la riva dove il mare non era più mare ed avevo accolto il dolore alla stregua di un vecchio amico. Tutti gli schemi vennero rotti e, frantumati, caddero al suolo in gocce simili a lacrime; ogni logica venne annientata ed io sentivo il cervello andarmi a fuoco dentro la scatola cranica, galleggiare dentro un oceano di bollente bile.

Poco dopo arrivarono altri disperati sfollati e tra di loro notai un ragazzo dai capelli biondi che sembrava brillare di luce propria. Gli perforava il torace un solco, dal quale colavano rivoli di sangue che gli macchiavano i vestiti candidi.
Lo guardai mestamente, mentre sedevo con le gambe allungate su quei cristalli di terra ambrata, consapevole che in pochi istanti tutto quanto sarebbe giunto al termine.
Chiuse le palpebre e si lasciò cadere con le ginocchia sulla sabbia e il viso di rugiada affondato nel mio petto, come fosse un peso già morto.

Attorno a noi echi lontani di pianti di bambini, il rumore costante di quelle che non erano più normali onde ma una brodaglia di acqua e sangue infuocato, scoppi intermittenti di bombe e granate; tutto sembrava suonare le note dell'Apocalisse: era la melodia più drastica e sinistra che avessi mai udito in vita.

Indirizzai lo sguardo alla volta celeste e, per una fugace folata di secondi, mi sembrò di scorgere il sorriso sornione di una qualche divinità che con fare leggero si beffava di noi: eravamo stati abbandonati a noi stessi - o forse così eravamo nati e condannati.

Il firmamento s'era tinto di un arancio intenso, quasi disgustoso, e il Sole rosso paonazzo o quel che ne restava stava scomparendo all'orizzonte, al pari di un gigante che dopo esser stato ferito muore senza dignità alcuna, ma con quel briciolo di pompato orgoglio che ancora gli gonfia debolmente le fibre dell'essere.

Non sapevo se lui stesse capendo quel che stava succedendo e, nel bel mezzo del quesito, mi resi conto che non lo sapessi neppure io; in tutti quegli anni non avevo mai compreso il motivo di tanto odio: ora che gli astri e l'universo intero ci si stavano rivoltando contro non avevamo possibilità di fuga o salvezza, se non andare incontro alla Morte col sorriso sulle labbra. Era vergognoso.

Poco dopo mi accorsi che l'uomo che tenevo tra le braccia aveva sollevato le palpebre, in preda ad un improvviso e forse ultimo sprazzo di vitalità: era assorto a contemplare quel cielo che era stato mio proprio come era stato suo diventare scarlatto, farsi sempre più scuro, e ne era sconcertato.
Potevo leggere ogni pensiero nelle sue iridi verdi, eppure c'era qualcosa di indefinito che continuavano a nascondermi: i suoi occhi erano così lucidi e minacciavano un pianto talmente sconsolato che il cuore mi si strinse in una ferrea morsa.
Io mi persi nella bellezza del suo volto: c'era un che di angelico nei suoi tratti così aggraziati.

Di colpo si portò una mano al costato e la ritrasse pregna di sangue: fu in quel frangente di tempo che copiose lacrime iniziarono ad imperlare le sue guance - gli scivolavano rapide lungo la pelle, bagnandogli il collo e la linea delle clavicole nude.

Provai un profondo senso di pietà per quella povera anima così simile a me, costretta a camminare sul filo che separava le due realtà, tenuta crudelmente in bilico tra Vita e Morte dalla voragine che gli sfregiava il corpo; pregai che quel Sole di fuoco più arrabbiato che mai risucchiasse anche noi due una volta per tutte, trascinandoci con lui nella sua ardente dipartita.

Improvvisamente sentimmo entrambi uno scoppio e delle urla: quello che un tempo fu un uomo cadde esanime al nostro fianco; le sue membra affogarono e si sciolsero nel lago cremisi che si stava formando, con orrore lo vidi mentre si disintegrava cellula dopo cellula seguendo un processo irrazionale che non ero in grado di spiegarmi.
Udii lo stomaco gorgogliare: un forte conato mi salì in gola e mi trafisse le viscere alla stregua di una spada affilata; era uno spettacolo a dir poco raccapricciante che mi faceva rivoltare le budella.

Distolsi l'attenzione da quella macabra scena non appena, di botto, il ragazzo che portavo in grembo mi si aggrappò alla maglia, artigliando le mani al tessuto: in me cercava un rifugio che amaramente non avrebbe mai trovato.

Ci chiudemmo tutti e due in un religioso silenzio - io disteso su quella landa di terrore e lacrime, lui ancorato saldamente a me. Quando ebbi il coraggio di voltarmi nuovamente verso quello sconosciuto che si stava decomponendo vicino a noi, mi aspettai di trovare i brandelli martoriati di un cadavere spolpato, invece c'erano solo due bulbi oculari che emergevano dallo spazio conteso tra interiora e sangue.
Mi venne davvero da vomitare.

Il biondino tremolò fino a far rabbrividire anche me; lo guardai e lui guardò me: era bellissimo, l'unica cosa bella che rimaneva in quel turbine di pazzia delirante.

In lontananza le macerie della città si tramutarono in cenere e vampe: uomini e donne brutalmente deformati dalle fiamme che ancora si arpionavano addosso ai loro corpi correvano frettolosamente verso la riva per buttarsi tra le onde, nella vana speranza di sfuggire a quel baratro che li inseguiva ovunque andassero.
Ci calpestarono, calciarono la sabbia grigiastra e sottile, si toglievano di dosso i vestiti sporchi di peccato e si tuffavano nudi come Madre Natura li aveva generati; la Morte si spargeva per tutta la costa e presto avrebbe inglobato l'intero cosmo.

Stavamo per essere inghiottiti da un tramonto incandescente che al suo seguito aveva una notte interminabile, mentre cani uccidevano cani, fratelli uccidevano fratelli e sorelle uccidevano sorelle.

Era la Fine ed io stringevo tra le braccia quel giovane sventurato con l'istinto di un protettore. Lo osservai di nuovo - stavolta più a lungo - e mi parve bello e fragile come nessuno lo era mai stato prima di lui.

Il mio cuore scalpitava e non sapevo esattamente se quello che stava martellando come impazzito nella cassa toracica sarebbe stato o meno il mio ultimo battito.

Quando tutto si incendiò, i miei polmoni furono investiti da un terribile odore di zolfo. Più le temperature aumentavano più la presa del biondo sulle mie spalle ampie si attenuava e si indeboliva.

Lo strinsi con tutte le mie forze, mentre un bruciore soffocante mi corrodeva lo stomaco.
Nel momento in cui l'ossigeno iniziò a venir meno, io lo guardai sotto una luce diversa: stavamo attraversando l'Inferno terreno.

Non so per quale ragione lo feci: le mie labbra si unirono alle sue in un disperato gesto d'amore dal retrogusto di malcelata rassegnazione, come se volessi rifugiarmi in quel bacio insensato e illogico per attutire la gravità di quell'incubo senza domande e senza risposte e rimediare un caldo riparo.

Quando lo baciai, baciai la Morte.
Quando baciai la Morte, le fiamme si impossessarono di me.

Venimmo travolti da un tornado ardente che ci catapultò nel Nulla Eterno.
Nel Nulla Eterno il nostro amore morto ancor prima di germogliare venne seppellito.

Il Sole tramontò e tutti i fiumi e tutti i laghi e tutti i mari s'erano tinti di un rosso color del sangue.

La Luna nacque e tutti i fiumi e tutti i laghi e tutti i mari s'erano inariditi fino a dileguarsi.







   
 
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