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Autore: sakichan24    11/10/2021    0 recensioni
Un'antica minaccia si sta abbattendo sull'impero di Denane Senaime, e il peggio è che nessuno sembra sapere come contrastarla.
Una giovane sacerdotessa, una principessa, un fuorilegge e un generale, pur seguendo ognuno i propri obiettivi, troveranno incrociati i loro destini in questa avventura.
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Questa storia è anche su Wattpad sotto il nome di capogalassia, ma l'autrice sono sempre io
Genere: Avventura, Fantasy, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Dopo la nottata passata nella foresta, consumare un vero pasto e dormire su un vero letto sembrò una benedizione per le due donne. Soprattutto per Valimome, che, nonostante non lo desse a vedere, aveva sofferto parecchio le privazioni del viaggio. Ed era preoccupata per la salita a Passo Alto: se possibile, voleva arrivare in territorio di Shenesh prima che facesse buio. Solo lì si sarebbe sentita al sicuro.
Mangiarono minestra di legumi, salame e pane fresco di giornata e bevvero un bicchiere di vino a testa.
Per la prima volta Valimome poteva veramente vedere come vivevano i suoi sudditi senza filtri: si trattava di un’esperienza che le avrebbe insegnato molto, più di quanto i suoi libri potessero fare. Vedeva come sua madre non era in grado di governare e come gli altri aristocratici, che avrebbero dovuto avere a cuore gli interessi del popolo, si preoccupavano solo di loro stessi e voleva assolutamente essere diversa. Voleva essere ricordata come un’imperatrice benevola, ma giusta e severa. Non sarebbe stato un compito facile.
Valimome e Linne andarono a dormire subito dopo aver cenato. Per Valimome fu una notte piena di sogni agitati: sognò di essere inseguita e di trovare la guardia imperiale al completo a Passo Alto. Si svegliò più volte, senza riuscire a fare a meno di chiedersi cosa sua madre stesse pensando in quel momento.
Le due si svegliarono all’alba con i rintocchi acuti delle campane del piccolo tempio locale. Si diedero una rapidissima sciacquata con la bacinella d’acqua che la locandiera aveva lasciato loro la sera prima, si vestirono e in poco tempo furono pronte per partire.
«Buon viaggio, signore.» augurò la locandiera non appena scesero le scale. Valimome ringraziò e lei e Linne uscirono.
L’aria mattutina era ancora fredda e il cielo era coperto da nubi che minacciavano pioggia: non sarebbe stato un viaggio facile. Le due si misero in cammino, seguendo le strette strade del villaggio verso il fiume. Appena raggiunsero la sponda, videro un sentiero segnato che costeggiava il Moft e portava verso nord-ovest: non poteva che essere la strada giusta. Le due lo imboccarono, mentre il sole sorgeva.
Come aveva predetto la locandiera, la camminata non fu facile: da un lato avevano il fiume, dall’altro le colline che iniziavano a trasformarsi in montagne. Spesso il sentiero diventava così stretto che erano costrette a procedere in fila indiana infangandosi gli stivali nella sponda melmosa. Ad un certo punto il sentiero deviò bruscamente dal fiume, inerpicandosi su una collinetta: Linne e Valimome seguirono la strada. Le salite e le discese diventavano sempre più faticose e ripide.
A metà pomeriggio e dopo una salita più ripida delle altre le due viaggiatrici arrivarono ad un piccolo casolare: il tetto mostrava alcuni buchi dove avrebbero dovuto esserci le tegole, le finestre erano sbarrate e polverose e sotto la tettoia le casse per la biada dei cavalli erano marce e sfondate. La stazione di posta era vuota.
«Sembra che sia inutile fermarsi qui.» commentò Valimome, «Direi di proseguire e fermarci solo dopo aver valicato il passo. Ormai il grosso del viaggio l’abbiamo fatto.».
Linne si disse d’accordo.
Le due continuarono a seguire la strada, che continuava a salire. Alla loro destra c’era l’alta parete grigia di una montagna, che sembrava fondersi col cielo, alla loro sinistra uno strapiombo da cui si tenevano ben lontane. Solo una volta Linne, per curiosità, si affacciò: la vista della sassata sotto le diede la nausea e si pentì di averlo fatto.
Nonostante la salita sembrasse interminabile, le due si fermarono poco a riposare: nessuna voleva stare più tempo del dovuto sul passo. Il cambio di altitudine faceva loro tappare le orecchie e provocava dei leggeri capogiri, ma la temperatura non accennava a diminuire.
Finalmente, la strada si assestò in piano per un breve tratto. Le due furono in grado di accelerare il passo. In quella zona c’era una nebbiolina gelida che penetrava fino alle ossa, dando dubbio a Linne e Valimome se non stesse piovendo. Intorno a loro si stendeva una prateria di fiori selvatici ed erba tenera, che però vedevano a malapena nella nebbia, e in lontananza si sentiva il mormorio di un ruscello: erano vicine alle sorgenti del Moft e dei suoi primi affluenti. Oltre a quello, un suono di campanacci si propagava per la piana. Ad un certo punto scorsero una piccola baita: all’esterno c’era un recinto dove pascolavano poche vacche ben ingrassate e una piccola stalla che poteva ospitare al massimo due cavalli. La baita era a un piano, col tetto a forti spioventi e le travi a vista e non sembrava poter ospitare molte stanze.
«Andrò a chiedere quanto manca alla fine del passo.» si offrì Linne. Valimome decise di seguirla: non si fidava a rimanere da sola, neanche per poco tempo. Le due raggiunsero la baita e Linne bussò energicamente.
Aprì la porta un omone che sovrastava entrambe, vestito con una camicia di flanella e una salopette in pelle di cervo. Ai piedi aveva dei calzini di lana pesante e delle grosse scarpe in pelle. Sulla testa aveva un berrettino sempre in lana dal quale uscivano dei radi capelli grigi.
«Cosa volete?» sbottò, nella lingua di Shenesh. Alle sue spalle era giunto un cane pastore sporco di erba e fango che si era messo ad abbaiare alle due visitatrici, causando eco e facendo incuriosire le vacche, che risposero con sonori muggiti.
Linne cercò di non pensare ai versi animali che le facevano venire mal di testa e si concentrò sulla risposta da dare all’uomo.
«Siamo due viaggiatrici, vogliamo sapere quanto manca ad arrivare a Shenesh.» disse, nella stessa lingua che l’uomo aveva usato.
L’uomo indicò frettolosamente la direzione verso cui le due stavano andando.
«Non so dov’è il confine. A due ore c’è un’altra baita che accoglie i viaggiatori. Vi conviene sbrigarvi e tenervi stretti i vostri soldi.».
Linne non fece in tempo a ringraziarlo che l’uomo urlò: «Cuccia, Fikli!» e chiuse la porta sbattendola. Linne rimase interdetta.
«È meglio affrettarci. Non sappiamo esattamente quando il sole tramonterà.».
Valimome aveva ragione: il cielo grigio e la nebbia oscuravano completamente il sole ed era impossibile stabilire con esattezza la sua posizione. Ma, a giudicare da quanto stavano camminando, non doveva mancare troppo al tramonto.
Le due ripresero la marcia: la strada cominciò a scendere dolcemente e la nebbia si diradò, anche se il cielo rimaneva plumbeo.
In due ore, come il montanaro, aveva detto, furono alla baita: il passo era valicato.
   
 
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