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Autore: Naquar    11/10/2021    0 recensioni
“Ma non dire cazzate, Carly! Lo sai che non esiste!” esclamo. La battuta non fa ridere.
Sento un tonfo.
“Sapevo che era per me” sussurra lei. “Per quello che ho fatto a Simone, tutto il male che ho fatto”
“Oh, mio Dio sono sicuro che tu non volessi farlo davvero!” grido.
“Ti amo”
Genere: Dark, Horror, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna, Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il telefono squilla
Un sospiro mi scappa dalle labbra, strizzo gli occhi, maledicendo a me stesso di non aver spento quel maledetto cellullare.
A tentoni accendo la luce e guardo il display.
Carla?
I numeri rossi della sveglia segnano le tre e mezzo del mattino.  
Addio sonno, penso, 'sta cretina pensa di farmi qualche scherzo, chiamandomi in piena notte…
Decido di rispondere.
“Ehi! Ascolta un po’…noi stiamo più insieme, e io mi devo alzare presto, che devo andare a lavorare!” esordisco, senza preoccuparmi troppo di alzare di una nota la voce.
Sento un singhiozzare.
“Mattia…ti prego non mettere giù” dice lei, aveva la voce che trema, quasi sembra una bambina.
“Senti sei tu quella che ha voluto fare tutto” le ricordo stancamente. È passato un anno da quando lei aveva fatto le valigie, annunciando che era stanca di me e della “nostra vita noiosa”, lasciandomi solo a raccogliere i cocci della nostra storia.
“No, no…scusami”
“Metto giù!”
“No, no, no, ti prego non farlo!” strilla Carla con voce strozzata.
Sbatto le palpebre. Ora sono completamente sveglio.
“Cos’è uno scherzo?”
“Mi sono svegliata in un…non lo so, cazzo!”
“Che…cosa?”
“Ero in macchina quando ho avuto un incidente, e poi sono svenuta…non ricordo altro. Non so nemmeno dove mi trovo!” mi spiega lei, singhiozzando.  
“Sei ferita? Hai qualche taglio?”
“Nulla di rotto”
“Riesci a vedere dove sei?”
“Mi sembra di essere in uno scantinato o qualcosa del genere”
“Hai provato a chiamare la polizia?”
“Ho paura!” esclama Carla con voce tremante. “Ti prego, non lasciarmi qui”
“Ok, ok riesci a muoverti o a cercare una via di uscita? Io provo a chiamare io” la rassicuro, alzandomi dal letto. Ignoro il freddo del parquet sotto ai miei piedi e vado in salone. Prendo il cordless e chiamo. Spiego rapidamente la situazione.
“Senta, è già la terza chiamata che ricevo questa sera! Andate a festeggiare Halloween, e non fatemi perdere tempo!” esclama l’agente con fare scocciato, prima di sbattere giù il telefono.  
Dimenticavo che oggi è il 31 ottobre.
Riprovo un’altra volta, ma è sempre la stessa cosa.
“Carla, mi dispiace!” dico costernato.
“Oggi…è Halloween. Quindi nessuno ci crederà…”
“Me ne ero dimenticata”
Trascorre qualche minuto di silenzio, la ascolto mentre cammina e cerca molto probabilmente cerca di trovare una via di uscita.
La sento imprecare.
“Mattia?”
“Dimmi”
“Lo so, lo so perché sono qui” mi dice Carla con tono stanco. Non l’ho mai sentita così abbattuta, di solito lei ha un carattere espansivo, e alquanto deciso. A volte un po’ troppo.
“Dici un sacco di cazzate, come al solito. Vedrai che uscirai di qui”
La sento ridere sarcasticamente.
“Non ho più molto tempo qui e ho chiamato l’ultima persona a cui pensavo, senza offesa”
Non dico niente.
Le mie gambe penzolano sul letto.  
“Ti ricordi di Simone?” dice lei all’improvviso.
“Simone? Perché che c’entra lui?” faccio eco. Mi torna in mente il viso di Simone: magrolino con grandi occhiali squadrati. Amava leggere e adorava la matematica.
Io, invece, ero un asino in matematica e spesso mi facevo dare delle ripetizioni da lui, così finimmo per diventare amici. Un paio di anni dopo le nostre strade si divisero, perché io mi trasferii in un’altra città, per via del lavoro dei miei.
“Poveretto lo prendevano sempre in giro: “Simone, Simone buttati nel gabinetto”. La frase di ritornello che usavamo”
“Era orribile”
“Poi lui si è buttato di sotto dopo quello scherzo idiota”
“Sì…”
“Sono stata io a organizzare quello scherzo, con i miei amici: sapevo che lui aveva una cotta per me, così gli ho dato appuntamento sulla terrazza dopo la scuola, e lui è arrivato; gli abbiamo tirato addosso un sacco della spazzatura addosso, e poi lo abbiamo picchiato, prima di lasciarlo lì. Non immaginavo che poi lui facesse quello che ha fatto”
“Sei sempre stata una brava ragazza, Carla” mormoro.
Lei non ascolta e prosegue: “Dopo la morte di Simone, ho raccontato tutto ai miei che hanno deciso di mandarmi in un’altra scuola. Non hai idea di quanto mi fosse…oh merda”
“Cristo Santo, ma…”
“Tu sei un bravo ragazzo, Mattia ed eri uno dei pochi amici di Simone”
“Carly, sono sicuro che tu non volessi fargli del male ne sono sicuro” le dico, per rassicurarla. “La ragazza….”
Non faccio in tempo a finire la frase.
Sento Carla gridare.
I secondi passano veloci.
La chiamo più, e più volte.
“Oddio…”
Una sensazione di sollievo mi travolge. “Stai bene?”
“Ho sentito qualcosa che mi ha sfiorato!” urla la mia ex. Sento che ha il fiatone, e vorrei abbracciarla forte in quel momento.
“Vedrai che…”
“Mattia, so che cos’è che mi ha rinchiuso qui”
“Chi?”
“Il diavolo”
“Ma non dire cazzate, Carly! Lo sai che non esiste!” esclamo. La battuta non fa ridere.
Sento un tonfo.
“Sapevo che era per me” sussurra lei. “Per quello che ho fatto a Simone, tutto il male che ho fatto”
“Oh, mio Dio sono sicuro che tu non volessi farlo davvero!” grido.
“Ti amo”
A quel punto, mi accorgo di avere la faccia bagnata.
“Carla, ma che cazzo…!”
E poi sento urlare.
Ci sono dei rumori indefiniti, forse, rumori di lotta.   
La chiamo, la chiamo, più e più volte.
Ho la nausea.
Solo…
….silenzio.
Una lacrima cade sul pavimento.
   
 
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