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Autore: Ayachan_28    14/10/2021    0 recensioni
Dean Lewis canta in Waves:"A volte non rimpiangiamo di aver perso le persone, ma di aver perso un pezzo di noi stessi".
E Yoongi rimpiangeva infatti la parte migliore di sé, quella che Sora era stata capace di far emergere dal buio delle sue insicurezze.
Ma oramai era troppo tardi: i rintocchi delle campane riecheggiavano già per tutta la città...
Genere: Malinconico, Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Missing Moments, OOC | Avvertimenti: Incompiuta
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Seven Steps 

 

 

 

L’orario sul display del suo cellulare segnava le sedici in punto. 

Non vi era orario peggiore. 

Erano passate più di sei ore da quando Yoongi aveva deciso di rifugiarsi in quella squallida stanza d’hotel per sfuggire al suo dolore. 

O almeno pensava. 

Sulla moquette grigio topo della camera erano disposte a semicerchio, attorno a lui, una decina di lattine di birra e alcolici vari; la sua mano destra era stretta attorno al collo di una bottiglia semi vuota di Macallan, ordinata poco prima al bar dell’hotel. 

Un piccolo vizio, niente di più, si ripromise. 

E la bottiglia era giunta, dopo cinque interminabili minuti, nella sua stanza, per consolarlo e aiutare quel demone, che da tempo immemore gli divorava le viscere, ad abbandonare il suo corpo, in una lacerante esplosione carica d’odio e di rabbia, almeno per qualche ora. 

Forse non poi così immemore... 

Tuttavia, dopo aver ingollato quasi tutto il liquido ambrato contenuto nella bottiglia, non era riuscito neppure a versare una lacrima: provava solo un estremo senso di stordimento, misto ad una sensazione indescrivibile. 

E tutt’altro che piacevole. 

Forse avrebbe dovuto mangiare qualcosa...del resto, non aveva pressoché toccato cibo da quando aveva messo piede in quella stanza.  

Forse sarebbe crollato addormentato, in preda ad un pianto convulso. 

Forse sarebbe morto lì, in quella grigia stanza d’albergo. 

La vibrazione del suo telefono lo strappò bruscamente a quel nascente stato di abbandono che aveva iniziato a pervadere la sua mente annebbiata; sullo schermo, per una frazione di secondo, colse uno sprazzo del suo passato. 

Come un ricordo felice che improvvisamente fa capolino da un angolo remoto del cervello, per suggerirti che, dopotutto, la vita non è solo tristezza e amarezza... 

Ma quella piacevole sensazione ebbe vita breve. 

E quasi come in astinenza, preso dalla bramosia di quella spensieratezza lontana, premette –quasi convulsamente- il piccolo pulsante laterale. 

E apparve di nuovo. 

Una delle ultime foto scattate con Sora l’anno precedente, appena prima che i radiosi visi, catturati da quella subdola fotocamera, perdessero la loro gaiezza. 

Yoongi fissò l’immagine per alcuni secondi, sfiorando con il pollice il viso della giovane proprio appena sotto l’incavo dell’occhio sinistro, dove spuntavano tre piccole lentiggini. 

Sora rideva tra le sue braccia, mostrando una linguaccia impertinente tra le labbra scarlatte. 

D'impulso, premette nuovamente il piccolo pulsante e lo schermo divenne nero: Sora non faceva più parte della sua vita ormai da un pezzo, perché crucciarsene, dunque? 

<< FANCULO! >> un ringhio lamentoso risuonò nella piccola stanza, seguito da un tonfo sordo sulla moquette; il telefono giaceva a terra, muto, a circa due metri di distanza dal divano al quale era appoggiato. 

Prese a respirare affannosamente, nel tentativo di calmare quell’improvviso impeto di rabbia montato quasi inaspettatamente dentro di lui; poté sentire il pesante odore di fumo e di polvere emanato dal tessuto, scolorito e consunto, del vecchio divano sgangherato alle sue spalle. 

E non appena le turbolente palpitazioni cessarono, la sua mente stordita sembrò improvvisamente risvegliarsi, per poi farlo riprecipitare in una buia e profonda voragine. 

E poi il vuoto. 

Si sentiva come un mollusco completamente risucchiato dalle avide labbra di una donna.  

Un guscio freddo e morto. 

Accanto a sacchi d’immondizia putrida, lasciati a marcire sul ciglio della strada. 

Da quando, diciotto mesi prima, aveva rotto il fidanzamento con Sora cacciandola di casa, Yoongi non era più lo stesso.  

Le sue giornate sembravano trascorrere senza alba né tramonto, l’una identica alla successiva, per poi concludersi, in qualche modo, in un freddo letto troppo grande per una sola persona. 

Un letto sempre sfatto e intriso di lacrime, culla dei suoi peggiori incubi divenuti ora realtà. 

Quella pesante nuvola di malinconia non avrebbe potuto rimanere sulla sua testa ancora per molto: se non l’avesse scacciata al più presto, addosso al suo esile corpicino –provato da più di un anno di sofferenze- sarebbe piovuta una gravosa quantità d’acqua tale da affogarlo. 

Avrebbe voluto alzarsi da quel pavimento sudicio, ripulirlo da tutte le lattine disseminate in giro, afferrare il suo telefono senza vita –esattamente come si sentiva lui stesso in quel momento- e lasciare quella stanza: doveva tornare a vivere, doveva cancellare Sora dalla sua mente. 

Dalla sua vita

Più di ogni altra cosa, voleva che quella terribile giornata giungesse a termine il più presto possibile, così da poterla rimuovere definitivamente dai suoi ricordi. Insieme a tutte quelle precedenti, fino a giungere a quel fatidico 24 maggio, esattamente un mese prima, quando il postino aveva consegnato, fischiettando, quella dannata lettera d’avorio stampata su carta monogrammata: l’invito ad un matrimonio. 

 

“Kim Namjoon e Jung Sora 

sono lieti di invitarvi al loro matrimonio”. 

 

Quelle parole furono come una pugnalata al centro del petto. 

In stato catatonico, Yoongi era rimasto immobile a fissare il testo del messaggio per una buona mezz’ora, prima che il suo cervello riuscisse a cogliere a pieno il significato di quella frase. 

Namjoon, uno dei suoi migliori amici, stava per prendere in moglie l’amore della sua vita, la ragazza che si era ripromesso di sposare fin dal momento in cui le aveva posato gli occhi addosso, anni addietro. La stessa ragazza che aveva amato con tutto sé stesso ma che, per via delle proprie insicurezze aveva allontanato, lasciandole credere di non valere nulla. 

E poi l’errore, un errore che non sarebbe mai stato in grado di perdonare a se stesso. 

Aveva pregato Namjoon di andare a vedere come stesse la ragazza il giorno dopo averla lasciata... e così facendo, aveva spinto inconsapevolmente Sora nelle braccia del suo migliore amico. 

E ora avrebbe pagato le conseguenze di tale richiesta per il resto della sua vita. 

Non riusciva a togliersi dalla mente il tarlo dell’insicurezza, che sin da quando era bambino lo incatenava nella morsa della timidezza, portandolo inevitabilmente a desiderare di isolarsi dal mondo intero alla minima difficoltà. 

Provocazione, per meglio dire. 

E c’era dell’altro...  

Nella società coreana ultraconservatrice era alquanto raro che una coppia di fidanzati si sposasse dopo così poco tempo... a meno che, non ci fosse un bambino in cantiere. 

Con quell’assurdo -seppur plausibile- pensiero in testa, guardò le ultime quattro dita della bevanda alcolica, rimaste sul fondo della bottiglia: gli sarebbero bastate ancora per cinque o sei sorsi, forse sette. 

Tirando l’ennesimo sospiro, prese un piccolo sorso guardando fuori dalla finestra che dava sul fiume Han. Nonostante la giornata uggiosa, le rive del fiume erano invase da diverse coppiette alle prese con romantici pic-nic, o da gruppi di ragazzi che ridevano e scherzavano tra loro. L’attenzione di Yoongi venne catturata da uno di questi, i cui componenti, impegnati in un’agguerrita partita di pallavolo sullo spiazzo erboso vicino alla riva Ovest, sembravano trovarsi su tutt’altra dimensione. 

Improvvisamente, la piccola palla azzurra a strisce gialle venne lanciata da uno dei ragazzi –il più minuto- con troppa forza, uscendo dal campo improvvisato ed iniziando a rotolare sempre più lontano dal gruppetto. Il rimbalzare ritmico della palla e il ragazzino che la rincorreva lo riportarono indietro nel tempo, quando incontrò Sora per la prima volta. 

 

Anche allora era un tiepido pomeriggio di giugno, ma al contrario di quella grigia giornata, il sole splendeva alto e trionfante. 

Il semestre si era concluso ormai da qualche settimana, dunque, come ogni estate, era finalmente giunto il tanto agognato riposo. E non c’era nulla di più rigenerante che trascorrere le torride giornate d’inizio estate in compagnia dei suoi migliori amici. 

Yoongi e il suo gruppo stavano giocando a basket, sfruttando il bizzarro intreccio circolare di alcuni rami di un piccolo albero di susine come canestro. 

A pochi metri da lui, uno dei suoi migliori amici, Jin, che come al solito, durante quelle svogliate partite rallentate dalla calura, tirava fuori il lato più ingegnoso della sua personalità, rubando la palla a Namjoon e prendendo a calciarla con fare esibizionista. 

<< Jin, per l’amor del cielo, puoi ripassarmi quella dannata palla?! >> la voce pigolante di Namjoon attraversò il campo, per poi finire in una nuvola di polvere e terriccio color ocra: Jin, ignorando palesemente il tono supplichevole dell’altro ragazzo, tirò la palla, che con un arco perfetto piombò addosso ad un gruppo di vecchiette, sedute attorno ad una tavola da Go, pronte ad iniziare l’ennesima partita. Pedine bianche e nere si sparpagliando in ogni direzione, accompagnate dalle urla concitate delle anziane signore, che sotto lo sguardo atterrito di Jin presero a ricomporre quello scempio. Tuttavia, la palla continuò il suo sciagurato viaggio, rimbalzando fino ad arrivare nei pressi di un gruppo di ragazze, intente a sorseggiare sgargianti bibite colorate – probabilmente ricche di zuccheri e coloranti. 

Yoongi aveva visto la maggior parte di quelle ragazze girovagare tra i corridoi della scuola e durante i corsi extra scolastici; alcune di loro ridacchiavano sempre quando lui e i suoi amici passavano loro davanti, e le più temerarie avevano persino cercato d’intavolare una conversazione con lui, malgrado la sua attenzione fosse rivolta in particolar modo ad una sola di quelle ragazze... la stessa che, in quel momento, lasciò il proprio gruppo correndo in direzione della palla, che finalmente era giunta al termine del suo viaggio nefasto.  

I lunghi capelli corvini erano acconciati in due eleganti trecce alla francese e la minigonna in tartan ondeggiò non appena si voltò verso il gruppo di Yoongi, avvicinandosi quindi a grandi passi, la palla tra le mani. 

<< Questa deve essere vostra >> disse, sfoderando un sorriso incredibilmente luminoso. 

 

Di riflesso, anche sul viso del moro si formò un sorriso, mentre staccava lo sguardo dal pallone da pallavolo, che rimbalzava sonoramente sulle rive del fiume, per prendere un secondo piccolo sorso di Whiskey.  

Malgrado fosse durato solamente per qualche secondo, giusto il tempo per render loro la palla, quel pomeriggio poté provare l’ebbrezza di aver avuto almeno un primo approccio con quella giovane, tanto attraente ai suoi occhi. 

Alcuni giorni dopo, la incontrò nuovamente... 

Un fortuito caso. 

Yoongi stava camminando in prossimità della stazione, senza prestare la benché minima attenzione al mondo circostante, almeno fino a quando non venne investito da uno scricciolo carico di borse e con un bicchiere di thè freddo alla pesca in una mano; il liquido ghiacciato si era riversato improvvisamente sulla sua maglietta, lasciando un'enorme macchia ambrata, che si estendeva per una buona metà dell'indumento candido. 

L’aroma fruttato di quella bevanda ogni volta rievocava in lui le intense emozioni di quello che, insperabilmente, era divenuto il giorno più bello della sua esistenza. Tutto merito di una mattonella smossa ed un bicchiere di the freddo senza coperchio, elementi che lo avevano condotto inesorabilmente nelle braccia dell’amore della sua vita, capace di elevarlo fino al Paradiso con la sua presenza, ma anche di trascinarlo all’Inferno con la sua assenza. 

Yoongi si allontanò dalla finestra barcollando, dirigendosi verso il letto posto al centro della stanza. La camera d’albergo era semplice, quasi spoglia, e gli ricordava la sua vecchia stanza a casa dei suoi genitori; vi era perfino lo stesso quadro con le libellule e il lago. Quell’immagine dalle tinte sgargianti –in netto contrasto con il grigiore di quella stanza...e di quella giornata-, gli riportò alla mente un lontano pomeriggio d’ottobre di qualche anno prima, quando, proprio rimirando quello stesso disegno, pensava in quale modo avrebbe potuto dichiararsi alla giovane. 

Frequentava Sora da poco più di un paio di mesi, ma l’amava come se la conoscesse da sempre. 

Terminate le vacanze estive, il ritorno a scuola gli era parso persino più duro del solito quell’anno... 

E la causa non era da attribuire solamente all’avvicinarsi dell’esame finale: passare anche un’ora soltanto senza la sua metà gli causava una vera e propria sofferenza fisica. 

<< Ero proprio andato! >> esclamò Yoongi tra sé, lo sguardo, lucido e assente, perso nel vuoto. 

Ricordò di come, durante le pause tra una lezione e l’altra, non perdesse occasione per sgattaiolare davanti alla classe della ragazza così da poterla vedere anche solo per qualche secondo. 

Fu proprio durante uno di quei momenti proibiti, che riuscì a trovare –inspiegabilmente- il coraggio di proporle l’uscita decisiva: le avrebbe finalmente chiesto di diventare la sua ragazza. 

 

In tutta la sua vita, Yoongi non si era mai sentito così nervoso.  

Aveva passato la maggior parte del pomeriggio cercando di placare gli spasmi che scuotevano costantemente il suo petto, per non parlare del vuoto alla bocca dello stomaco, che sembrava lo stesse stritolando dall’interno.  

Hoseok e Jimin lo avevano raggiunto a casa sua, per tenergli compagnia –come avrebbe fatto qualunque amico fidato-, ma anche per aiutarlo a schiarirsi le idee. Il primo era fidanzato da alcuni mesi con una delle migliori amiche di Sora, Claudiette, dunque, la sua presenza in quel momento critico si rivelò utile, oltre che confortante, mentre Jimin... ok, Yoongi non sapeva esattamente perché quell’individuo fosse in casa sua, ma una cosa era certa: doveva trovare il regalo perfetto da consegnare alla corvina quella stessa sera. 

Mancavano ormai pochi minuti all’ora dell’appuntamento e Yoongi, grazie ad un inaspettato suggerimento di Namjoon – si era dovuto arrendere, dunque, aveva chiesto aiuto sulla chat di gruppo, condivisa insieme ai ragazzi mancanti-, aveva finalmente trovato il regalo perfetto per Sora: le avrebbe scritto una lettera. 

La ragazza aveva gusti estremamente semplici: detestava regali troppo elaborati ed appariscenti, al contrario, una volta gli aveva confidato che trovava molto dolce quando due fidanzati indossavano una collana l’uno con l’iniziale dell’altra. Quindi, decise di aggiungere alla lettera una seconda sorpresa: una sottile catenina con una piccola Y in argento, trovata all’ultimo minuto in uno dei negozi ancora aperti del quartiere. 

Vestito di tutto punto, giunse finalmente nel piccolo cortile, adornato da lanterne e fiori profumatissimi, antestante la trattoria nella quale, di lì a poco, avrebbe assaporato una gustosa cena a base di piatti tradizionali locali. 

Se solo il suo stomaco avesse smesso di piroettare su sé stesso... 

Con un rapido movimento, Yoongi aprì la piccola porta in legno, attirando su di sé una miriade di sguardi sconosciuti. Si sentì sprofondare e avvertì una bruciante sensazione proprio sulla punta delle orecchie, cercando fra i tavoli lo sguardo della sua amata. 

E poi la vide. 

Non appena i suoi occhi riuscirono finalmente a posarsi sulla giovane, si sentì mancare il fiato, ed il suo cuore prese a palpitare violentemente, tanto che per un momento ebbe il terrore di svenire proprio davanti a lei. Quella sera, Sora era ancora più bella del solito: indossava un semplice vestito a maniche lunghe, e un colletto candido sporgeva dal tessuto di un misterioso verde bosco, mentre i lunghi capelli d’ebano le ricadevano sulla schiena in morbide onde. 

Deglutì a vuoto un paio di volte, prima di decidersi a raggiungerla; non appena le fu vicino, la ragazza si aprì in uno dei suoi dolci sorrisi, capaci di sciogliere il suo cuore e di farlo battere all’impazzata allo stesso tempo.  

Cenarono chiacchierando del più e del meno, tra timidi sorrisi e fugaci sguardi. 

Al momento del dolce, Yoongi estrasse dalla tasca dei jeans la busta, chiedendo alla ragazza di attendere la fine della cena per aprirla. Era consapevole della stranezza di quella richiesta, e infatti, Sora scoppiò in una sonora risata; malgrado ciò, acconsentì. 

Il resto della serata trascorse tra scherzi e baci rubati, e in breve tempo si ritrovarono a passeggiare sotto le stelle, incamminandosi verso casa di Sora. Yoongi le aveva appena preso la mano, quando lei, inaspettatamente, lo trascinò su una delle panchine del lungo viale, aprendo la famigerata busta ed iniziando a leggere la lettera contenuta al suo interno. 

Il ragazzo rimase in apnea, fissandola intensamente. Sora continuava a leggere e rileggere la lettera senza dire una sola parola, cosa che stava facendo impazzire sia la mente che il cuore del povero ragazzo. 

<< S-sora...i-io... >> iniziò lui cercando di formulare una frase di senso compiuto, nel disperato tentativo di captare anche solo un frammento dei pensieri che stavano attraversando l’acuta mente della ragazza. 

Ma venne interrotto da un paio di soffici labbra che si posarono sulle sue. 

<< Tu parli troppo Min Yoongi >> gli sussurrò, mentre sentiva la tensione abbandonare lentamente il suo corpo. 

L'unico residuo si riversò nel risolino nervoso, che irruppe improvvisamente in un’isterica risata, troppo acuta e forzata. 

Pervaso da un nascente –ed inspiegabile- senso di amarezza, abbassò lentamente il capo, quindi, dopo aver passato una mano sul mento, incerto se procedere o meno, puntò lo sguardo in quello della ragazza. 

<< Non sono mai stato un chiacchierone amore mio, ma con te... >>. 

 

Con te è diverso, avrebbe voluto dirle. 

Già, se solo non si fosse avventata su di lui, mordendogli famelica le labbra. 

Quella sera, Sora gli diede un dolce e prorompente assaggio d’amore... amore che sapeva di non meritare, e come un bruco che divora una mela dall’interno, facendo marcire il succulento frutto rotondo a poco a poco, il suo carattere enigmatico e difficile avrebbe portato inevitabilmente quella nascente storia, intrisa di tenerezza e passione, ad una triste conclusione. 

E sarebbe stata proprio la sua amata Sora ad uscirne ferita. 

Una seconda risata isterica lasciò la gola di Yoongi: si sentiva patetico.  

E, ancora una volta, aveva avuto ragione. 

<< Guarda in che stato mi trovo, ora >> mormorò ad un invisibile interlocutore, sorridendo mesto al proprio riflesso sul lucido e trasparente collo della bottiglia, ancora stretta nella mano destra. 

Nonostante tutto quel che era accaduto, -ma soprattutto quel che stava avvenendo in quello stesso istante, a poche centinaia di metri da lui! -, continuava a chiamarla amore, fatto che da tempo aveva instillato una reale preoccupazione nei ragazzi, in particolare nel povero Jimin, che sotto la maschera da farfallone celava un animo dolce e romantico.  

Yoongi ne aveva avuto un’ulteriore conferma l’estate della loro prima vacanza insieme, quando, insieme ai ragazzi e Claudiette, trascorsero due piacevoli settimane nella limpida e soleggiata Gwangalli Beach.  

Sora non aveva mai avuto l’onore di conoscere Jin e Jimin, il primo perché lavorava la maggior parte del tempo nel ristorante della sua famiglia come aiuto cuoco, mentre Jimin passava metà della giornata insieme a Hoseok ad allenarsi, l’altra metà a ballare e flirtare con belle ragazze in ogni singola discoteca della città. Il modo di fare civettuolo di Jimin e il suo bell’aspetto avevano da sempre reso ancor più marcata la proverbiale insicurezza di Yoongi. 

 

Il giorno della partenza era finalmente arrivato! 

Al solo pensiero di poter finalmente trascorrere un paio di settimane insieme alla sua ragazza e ai suoi migliori amici, il cuore di Yoongi si riempiva di felicità; al contempo, la briosa presenza di Jimin suscitava in lui non poca preoccupazione. 

E conosceva abbastanza bene se stesso, da poter intuire che tale sensazione si sarebbe trasformata repentinamente in una rabbia cieca, la quale avrebbe inevitabilmente influito sul generale ottimismo che era solito accompagnare il gruppo.  

Il biondo era, da più di dieci anni, uno dei migliori amici del corvino e Yoongi lo adorava, così come adorava tutti gli altri, malgrado fosse a conoscenza della sua attitudine -poco sana- nel conquistare quante più ragazze possibile per poi lasciarle la mattina dopo.  

Sapeva che Jimin non avrebbe mai toccato Sora neppure con un dito, conscio di quanto la ragazza contasse per lui, ma il biondino era come la luce per le falene: caldo, ipnotico e irresistibile. 

I presupposti per perderla c’erano tutti, e non fecero che instillare in Yoongi, da sempre stritolato dalla morsa dell’insicurezza, un profondo e insistente timore. 

Era rimasto in silenzio a rimuginare per la maggior parte del tragitto, scoccando di tanto in tanto qualche rapida occhiata ad una Sora raggiante e in preda ad un prorompente flusso di domande, incanalato verso i due ragazzi… in particolare su Jimin e sul suo particolare soprannome, “Mochi”. 

All’ennesima domanda, Yoongi non riuscì più a trattenersi, e dopo aver dato un pugno al volante si girò verso la ragazza, sbottando contro di lei e la sua curiosità riguardo l’amico. 

Gesto di cui si pentì un secondo dopo, quando la giovane si chiuse in un cupo silenzio che accompagnò il resto del viaggio in auto. Yoongi aveva provato più volte a scusarsi, ma non appena apriva bocca per farlo, le parole gli morivano sulle labbra e Sora aveva sapientemente girato la testa verso il finestrino, in modo da non dover incrociare il suo sguardo. 

La situazione già di per sé delicata precipitò quando, una volta giunti a destinazione, Sora sfrecciò di corsa fuori dalla macchina, per poi sparire con Claudiette e tornare solamente alcune ore dopo con gli occhi gonfi e arrossati.  

Sebbene avesse disperatamente tentato di parlare con la corvina in più occasioni, la ragazza non sembrò affatto intenzionata ad ascoltarlo, preferendo alla sua compagnia quella degli altri ragazzi che adorava, i quali ricambiavano il sentimento, trattandola come una sorella minore, eccetto Jungkook, che continuava invece a chiamarla “Noona” e a seguirla ovunque andasse, come un bambino all'affannosa ricerca delle attenzioni da parte della propria madre.  

Il giorno dopo, era finalmente riuscito a chiedere perdono alla ragazza, la quale, dopo aver ascoltato le ragioni dello strano comportamento del moro, sembro accogliere le scuse con un mezzo sorriso, intimandogli tuttavia di non comportarsi mai più in quella maniera, né di pensare simili sciocchezze. 

 

 

Yoongi si accasciò a terra singhiozzando, stringendo saldamente tra le mani il ruvido tessuto delle grigie e polverose tende che oscuravano quella già fredda e asettica stanza d’albergo. 

Le lacrime cadevano copiose dai suoi occhi, e i ricordi che aveva disperatamente cercato di reprimere e nascondere nei più reconditi angoli della sua mente, non sembrarono affatto intenzionati a sopirsi, una volta risvegliati.  

Sora gli mancava terribilmente. 

Gli mancava stringerla tra le braccia e riempirla di baci, inspirare il profumo rilasciato dal suo shampoo sulle federe dei grossi cuscini imbottiti, senza i quali non sarebbe mai riuscita a prendere sonno. E gli mancava fissarla rapito mentre giocava con Holly... gli mancava tutto di lei. 

Non vi era sera in cui Yoongi, rincasando a seguito di una -già di per sé- estenuante giornata di lavoro, non venisse colpito da un’intensa ondata di nostalgia, capace persino di fargli mancare il fiato, come un pugno nello stomaco.  

Ovunque guardasse avvertiva lo spettro dei bei momenti passati con Sora a ridere, fare l’amore e conversare. I ricordi, se possibile, divenivano ancor più dolorosi quando faceva il suo ingresso nel piccolo salotto e si ritrovava -per forza di cose- a torreggiare di fronte al vecchio divano a isola, sul quale, tempo addietro, dopo un pomeriggio –troppo breve- passato a coccolarsi, aveva perentoriamente chiesto alla sua amata di trasferirsi da lui. 

Yoongi aveva rivissuto quel momento un’infinità di volte, abbracciato al cuscino duro e squadrato del suo divano. 

 

Sin da quando era bambino, Yoongi era solito provare estrema gioia all’arrivo della domenica. E da quando Sora era entrata nella sua vita, quel sentimento tanto euforico nei confronti dell’ultimo giorno della settimana era divenuto, se possibile, ancor più intenso, poiché rappresentava l’unica occasione per poter restare ad oziare con la ragazza che più amava al mondo, comodamente stravaccato sul divano con lei tra le braccia. 

Neppure il torrenziale acquazzone, seguito da un violento temporale -i cui tuoni rimbombavano persino fra le pareti della sua casa-, sarebbe riuscito a sopprimere la sua felicità quella domenica: Sora stava dormendo tra le sue braccia, con addosso una delle sue vecchie maglie a maniche lunghe, la calda coperta di pile stesa su entrambi, a cingerle delicatamente i fianchi, lasciandole invece le gambe completamente scoperte.  

Non aveva mai creduto all’esistenza del Paradiso...eppure, poter stringere la sua amata addormentata e vulnerabile mentre, osservandola rapito, le accarezzava con delicatezza i capelli e il viso dalla pelle di pesca, costituiva, in fin dei conti, il suo Paradiso personale.  

Un sogno che veniva puntualmente infranto dal suono della sveglia, inserita dalla ragazza al fine di non perdere l’ultimo autobus che l’avrebbe riportata a casa, dalla parte opposta della città. E difatti, poco dopo un trillo acuto e sgraziato prese a riecheggiare per tutto il salotto, svegliando Sora e facendola mugugnare infastidita. Yoongi guardò rapito il tenero broncio che spiccava sul visino assonnato della corvina, per poi sbuffare intenerito. 

<< Buongiorno principessa >> mormorò tra i suoi capelli, lasciandovi un tenero bacio. 

<< Non voglio tornare a casa e lasciarti qui in questa grande casa tutto solo >> mugugnò la più piccola, accoccolandosi ancora di più al suo petto. 

Il momento perfetto che Yoongi stava aspettando... 

<< Allora trasferisciti qui e non lasciarmi più >>. 

Il ragazzo distolse lo sguardo dai penetranti occhi della sua amata: aveva sfruttato le sue parole per compiere il tanto temuto salto nel vuoto. 

E, come sospettava, non era preparato ad affrontare le conseguenze che quella sua azione tanto sprovveduta avrebbe implicato. 

<< Sei impazzito?! >> domandò Sora, sul cui viso si allargò un sorriso raggiante. 

La ragazza si alzò di scatto, gettandogli le braccia al collo. 

<< Sarebbe bellissimo >> sussurrò, avvicinandosi al suo orecchio, per poi scoccargli un leggero bacio sul collo. 

 

A poche centinaia di metri dall’angusta camera d’hotel, in una piccola chiesetta completamente decorata con profumatissimi mazzolini di lillà e rose bianche, Sora e Namjoon si stavano sposando. 

A quella distanza, era possibile udire distintamente il suono grave e monotono delle campane; ogni singolo rintocco fungeva da promemoria, a ricordargli che avrebbe dovuto esserci lui, al posto del suo amico. 

La mano che Sora avrebbe stretto a inizio cerimonia avrebbe dovuto essere la sua. 

Avrebbe dovuto essere lui a baciare la fede nuziale prima di infilargliela al dito. 

Avrebbe dovuto essere lui quello agitato all’estremità opposta della navata.  

E invece, quella sera di settembre aveva rovinato tutto. 

Prese un altro sorso di Whisky e barcollando si diresse verso la finestrella che dava sul giardino. Non appena poggiò la fronte contro il vetro gelido, malgrado fosse estate, un lampo seguito da un tuono squarciò il cielo della capitale. 

Gli fu immediatamente chiaro che persino le Forze Superiori dovessero essere categoricamente contrarie a quell’infelice unione. 

 

L’aria tiepida di quel pomeriggio rappresentava indubbiamente l’occasione perfetta per trascorrere una piacevole giornata all’aria aperta. 

Ma di tutto il gruppo, solo una persona aveva compreso come poter sfruttare a pieno quel clima frizzante e gradevole. 

E l’individuo in questione, costituiva una netta minoranza. 

Sora, che in strane posizioni contorte, stava svolgendo alcuni esercizi di yoga al centro del verdeggiante giardino sul retro della casa. 

Sebbene Yoongi fosse a conoscenza dei benefici che quella disciplina tanto antica fosse in grado di apportare al fisico, non riusciva a comprendere quali fossero le reali motivazioni che avevano portato la sua dolce metà a voler rischiare di rimanere bloccata, con una gamba attorno alla spalla, per il resto della sua vita. 

O forse, era lui che, soggetto ad irrigidirsi per via della sua ansia perenne, vedeva tale flessibilità come qualcosa di totalmente irraggiungibile. 

Insieme ai suoi migliori amici, si trovava comodamente seduto sul grande divano, intento a sfidare Taehyung in un interminabile duello a colpi di joystick, augurandosi che le proprie dita fossero più agili di quelle del suo avversario...  

La concentrazione rivolta prevalentemente all’enorme schermo, sul quale si susseguivano violente immagini ad una velocità spaventosa, non riuscì ad assorbire completamente Yoongi dai suoni provenienti alle sue spalle: Namjoon e Jimin stavano infatti fumando una sigaretta,  affacciandosi alle porte a vetri della veranda, lasciate appositamente semiaperte, così che Sora non venisse lasciata totalmente esclusa, persa nel suo mondo di pace interiore… carponi su un sottile materassino rosso, steso sul prato umido. 

<< Uuuuh! >> sentì esclamare Yoongi, e a quel verso carico di malizia, accompagnato da un sibilo, seguirono parole alquanto concitate, che giunsero alle sue orecchie come lame affilate. 

<< Cioè, hai visto quanto è sodo quel culo?! >>. 

Quel genere di commento era uscito dalla bocca di Jimin, come del resto ci si poteva aspettare. 

D’impulso, tuttavia, Yoongi si voltò di scatto, scagliando violentemente il controller alla sua destra; per poco non urtò il viso di Taehyung, improvvisamente balzato in piedi per decretare la propria vittoria. 

Senza proferire parola, Yoongi uscì a passo svelto nel cortile, torreggiando proprio al di sopra del corpo inerte di Sora, che sembrava ora trovarsi in un profondo ed irremovibile stato di trance. 

L’altezza di Yoongi gettò un’ombra scura sul viso della ragazza, che accorgendosi del repentino calo di luminosità spalancò gli occhi, schermandosi la fronte con una mano per abituarsi alla luce. 

<< Che c’è? >> domandò la ragazza, e dal tono inespressivo, Yoongi intuì che la sua presenza lì fosse tutt’altro che inaspettata. 

<< Vieni dentro >> rispose secco, afferrando Sora per un braccio, costringendola così, a sollevarsi da terra. 

La giovane protestò, divincolandosi dalla presa del ragazzo. 

<< Devo concludere l’ultima sequenza...non possiamo parlare dopo? >> chiese stizzita, massaggiandosi proprio nel punto in cui le lunghe dita di Yoongi l’avevano stretta con forza, lasciandole sottili bande rossastre sulla pelle candida. 

Per un istante, il giovane ebbe l’impressione che la sua ragazza stesse lanciando impercettibili occhiate in direzione dei due “spettatori” … 

Aveva dunque intenzione d’intrattenerli ancora per molto?! 

<< No! >> ringhiò in risposta, sollevando definitivamente la ragazza dalla sua postazione.  

<< Adesso riponi questo coso e vieni subito con me! >> concluse infine, accartocciando il sottile materassino e spingendolo tra le braccia di Sora; quindi, rientrò in casa, ordinando ai suoi amici di andarsene. 

Ignorò gli sguardi perplessi ed attoniti che aveva attirato su di sé come fosse una calamita, e dopo aver bruscamente richiuso l’enorme porta a vetri all’ingresso, rimase finalmente solo con la sua amata. 

Preparandosi ad appiopparle l’ennesima -e inutile- sfuriata. 

<< Ti sembra il caso di mostrarti in quel modo, proprio davanti ai miei amici?! A Jimin per giunta, che tu sai... >> 

<< Yoongi, quando lo capirai, una volta per tutte, che Jimin mi considera solamente un’amica? >> lo interruppe lei scuotendo la testa, nel tentativo di lasciargli intuire che il suo modo di reagire fosse fin troppo melodrammatico. 

Del resto, Yoongi non accettava assolutamente che qualcuno esprimesse giudizi tanto espliciti nei confronti della sua ragazza…ancor meno, se certe insinuazioni provenivano da persone fidate quali erano i suoi migliori amici, perfettamente a conoscenza di quanto lui fosse innamorato di Sora. 

<< Amica eh?! Ha mimato un gesto inequivocabile! >> mentì, convinto di poterle strappare confessioni indicibili. 

Ed inesistenti. 

Sora fece spallucce. 

<< E io cosa dovrei fare? E poi, suvvia, sai perfettamente com’è fatto... >>  

<< BASTA! >> ruggì Yoongi, e la sua voce riecheggiò per tutta la casa, fino a farla piombare nel silenzio più assoluto...improvvisamente interrotto dai singhiozzi sommessi di Sora, la quale, senza aggiungere altro, fuggì correndo verso la stanza che condividevano, barricandovisi all’interno fino al giorno successivo. 

Quella notte, Yoongi fu costretto a dormire sul divano, rigirandosi non solo per via della scarsa comodità, ma anche per il flusso interminabile di interrogativi che prese ad invadere la sua mente. 

E quello sguardo... 

Yoongi proprio non fu in grado di dare una spiegazione valida a quello strano luccichio intravisto negli occhi di Namjoon quando, paralizzato alla vista dei glutei della ragazza -visibili attraverso il tessuto semitrasparente dei pantaloncini da yoga-, l’aveva fissata con aria sognante per un tempo indefinito. 

Completamente perso. 

Non avrebbe permesso mai più a nessuno di quegli individui, verso i quali sentiva di non nutrire più fiducia alcuna, di avvicinarsi alla sua Sora. 

 

Già... 

Se solo fosse rimasto coerente con il proprio pensiero, non si sarebbe sicuramente trovato in quella situazione. 

Improvvisamente, ricordò di come, nel giro di pochissimi mesi, la situazione avesse assunto una piega alquanto inaspettata. 

E quello sguardo tanto stralunato del suo migliore amico, aveva ben presto lasciato emergere quel che in realtà nascondeva, proprio come accade con un iceberg, del quale, in genere, dalla superficie dell’Oceano è possibile scorgerne solo la punta. 

Ed ecco che, proprio alcuni mesi prima, Namjoon gli aveva chiesto d’incontrarsi in un piccolo bar, poco lontano dal ristorante presso cui lavorava.  

Un invito alquanto inaspettato, poichè da quando Namjoon e Sora si erano fidanzati, aveva tagliato i ponti con lui e con la maggior parte dei suoi amici. 

Si presentò all’appuntamento con dieci minuti di ritardo, ma Namjoon finse di non accorgersene, invitandolo invece a prendere posto sul divanetto davanti a lui. 

E a quel punto, sganciò la bomba: aveva intenzione di chiedere a Sora di sposarlo. 

<< Un brindisi agli sposi! >> biascicò, sollevando la bottiglia di Macallan e portandosela alla bocca per la sesta, abbondante sorsata. 

 

L’interminabile turno al ristorante lo aveva letteralmente stremato, quella sera. 

Sfinito e con la schiena a pezzi, Yoongi entrò in salotto, e dal silenzio assordante che vi regnava, poté facilmente intuire che Sora non dovesse essere ancora rientrata; ad attenderlo, un piccolo post-it di un azzurro vivace, attaccato alla sua consolle:  

Amore, Jimin mi ha chiamata... sta ancora male per Maya e mi ha chiesto di raggiungerlo al solito Pub. 

-S” 

Con una furia cieca, il corvino staccò il bigliettino, per poi stracciarlo in mille pezzi. 

Jimin, Jimin, Jimin. 

Oramai in quella casa non si faceva altro che parlare del biondo! 

Da quando Jimin aveva rotto con Maya – circa un mese prima-, Yoongi non aveva avuto neppure un minuto da poter passare in intimità con la ragazza che amava. 

Ovunque puntasse lo sguardo, vedeva vestiti od oggetti appartenenti a Jimin, se non Jimin stesso... e non poteva più sopportare le continue interferenze da parte del più piccolo a casa loro, quasi fosse un fratellino impiccione e fastidioso. 

Era appena tornato a casa da un turno massacrante, poiché due dei suoi colleghi si erano dati malati e lui aveva dovuto occuparsi in autonomia dell’intera la sala: l’unica cosa che chiedeva era semplicemente quella di poter passare una tranquilla e rilassante serata con Sora e scaricare la tensione.  

Ma puntualmente, Jimin era riuscito, ancora una volta, a catalizzare l’attenzione della ragazza su di sé.  

Era arrivato il momento di porre fine a quell’assurda situazione, che si protraeva ormai da troppo tempo. 

Coi nervi a fior di pelle, decise di aprire il cartone da dodici di birra acquistato il giorno precedente, e senza rendersene conto, in breve tempo ne finì metà. La sua mente venne offuscata dai fumi dell’alcool, impedendogli di pensare lucidamente; la rabbia e il risentimento, repressi con forza dentro di sé per tutto il mese appena trascorso, erano ormai sul punto di esplodere. 

Diverse ore dopo, finalmente Sora tornò a casa, trovandolo assopito sul divano, la lattina di birra ormai vuota e pericolosamente in bilico sulla gamba.  

La giovane guardò intenerita il suo amato, finito nelle braccia di Morfeo con ancora la divisa addosso e, spostando -senza far rumore- la lattina dalla posizione pericolante, lasciò sulla fronte del ragazzo un dolce bacio... gesto che riportò il moro bruscamente alla realtà.  

<< Amore vieni, andiamo a dormire >> sussurrò la ragazza, prendendogli una mano. 

Ma Yoongi si divincolò con un violento strattone, che lasciandola interdetta. 

<< Vattene... va’ da lui! Io non ti voglio >> ringhiò, consapevole –seppur a metà- che quelle parole, uscite così impulsivamente dalla sua bocca, non erano realmente sentite. 

<< Amore dai... aveva bisogno di sfogarsi, non essere geloso>> cercò di giustificarsi lei, tirandolo questa volta per un braccio, nel vano tentativo di sollevarlo dalla sua posizione ben radicata. 

<< Non chiamarmi “amore”! >> sbottò invece Yoongi, alzandosi di scatto verso la giovane. 

E solo a quel punto, un lampo nella sua mente gli rivelò una dura verità: per la prima volta, provava odio verso Sora. 

<< Per te non esisto più. C’è solo Jimin! Jimin di qui, Jimin di lì... >>. 

Le frasi scaturirono dalla sua gola come un flusso violento e prorompente, che con la sua irruenza spazzava via tutto quel che trovava lungo la sua inarrestabile corsa. 

<< VATTENE! > urlò infine, concludendo il suo sproloquio e alzandosi dal divano, per poi trascinare la ragazza, afferrandola per un polso, fuori dall’appartamento. 

E le sbattè la porta sul viso, tumefatto dal pianto, ignorando i violenti singhiozzi che scuotevano le sue esili spalle. 

 

 

Nella sua mente vorticavano all’impazzata le immagini della loro vita insieme, un loop infinito che lo trascinava, senza alcuna via di scampo, verso il fondo del suo oceano di dolcissimi e dolorosissimi ricordi, facendolo annegare in una bruciante nostalgia.  

Ormai sul punto di perdere conoscenza, aveva smesso di ragionare lucidamente e in un impeto di rabbia -che avrebbe inevitabilmente avvilito l’animo del sottoscritto-, decise di aprire i diversi stati di Line, nella vana speranza di vedere, per un’ultima volta, il viso della sua amata e poter immaginare, almeno per qualche secondo, che fosse vestita da sposa per lui. 

Con mano tremante aprì lo stato di Cho-Hee, la sorellina di Sora, e poté finalmente rivederla dopo mesi dall’ultima volta in cui aveva sbirciato di nascosto il profilo Instagram della ex. 

I capelli corvini non erano più lunghi come ricordava, e le morbide onde, che un tempo ricadevano fin sulla vita, avevano lasciato il posto ad un morbido carrè che le sfiorava delicatamente le spalle.  

Lo scollo dell’abito bianco le accarezzava le clavicole leggermente sporgenti, tra le quali spiccava un piccolo ciondolo argenteo, mentre il bustino in broccato, con ricami argentati, fasciava il corpo come una seconda pelle, aprendosi, all’altezza della vita, in una morbida gonna stile impero, rendendogli difficile capire se il ventre fosse piatto o arrotondato.  

Inutile dire che fosse splendida. 

Il senno lo stava abbandonando del tutto, e mentre le ennesime lacrime della giornata scendevano copiose dai suoi occhi, prese l’ultimo sorso, e a poco a poco, perse lentamente conoscenza. 

Prima di precipitare in quell’oblio alcolico, gli parve tuttavia di udire un tonfo sordo alle sue spalle, accompagnato da un chiacchiericcio indistinto… poi, finalmente, il mondo divenne nero. 

 

 

Angolo Autrici

Buon pomeriggio ragazz*! Grazie per aver letto la nostra storia! Fateci sapere cosa ne pensate con un commento, se vi va <3 

 

   
 
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