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Autore: DonVito009    16/10/2021    0 recensioni
Poiché non esistono due individui perfettamente uguali, ci sarà una sola determinata persona che corrisponderà nel modo più perfetto ad un'altra. La vera passione d'amore è tanto rara quanto il caso che quei due s'incontrino.
Arthur è uno studente di un'università cattolica, tanto bravo quanto egoista e manipolatore, obbligato in un matrimonio combinato combinato con una ragazza che ama vivere la sua sessualità al massimo, tanto da spingerlo a volerla.
Genere: Azione | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Arthur sedeva sul divano, a suo agio dentro quel appartamento sconosciuto. Il fumo della sigaretta si disperdeva intorno a lui, rendendo sbiechi alcuni tratti del suo viso. Se solo fosse sobria, maestra del suo corpo, lo avrebbe allontanato con il medesimo preavviso con cui lui si era presentato a casa sua.


Gli occhi nocciola caddero su di lei, ed un'improvvisa sensazione di pericolo le percorse tutta la spina dorsale. 

Perché era venuto? Cosa voleva da lei?

Non le aveva rivolto parola, solo un insolito "salve" allo stipite della porta quando gli aveva aperto, sicura che fosse chiunque ma non lui. Possedeva un sorriso innocente, in completa armonia con il viso fanciullesco. Ma non lo voleva, non quando non era costretta. Era riuscita a tenerlo fuori dalla propria vita fino ad allora... No, non era stata brava lei a nascondersi, ma lui disinteressato a lei fino ad allora.

Cos'era cambiato?

- Mi spiace aver interrotto il tuo divertimento - disse, per niente interessato a fingere bene. 

Arthur era particolare, enigmatico, a tratti terrificante. Persino quella sera qualcosa dentro di lei l'avvertiva di stargli lontano, di non incrociare il suo sguardo, e così avrebbe fatto se solo l'alcol non l'accaldava a tal punto da spingerla a proteggere il proprio ego.

- Certo, immagino quanto tu sia dispiaciuto. Te lo si legge in quella tua faccia da cazzo. - Prese il bicchiere di vino francese, fin troppo pieno, e prese posto accanto a lui. Posò con con disinvoltura la sua gamba sulle sue, sfidandolo con quei occhi fin troppo ubriachi.

Il ragazzo nascose il sorriso dietro il pollice. La trovava divertente, per quanto ubriaca e incapace di comprendere. 

- Sono il tuo fidanzato Cleo, mi pare ovvio che sia dispiaciuto per aver interrotto la tua scopata del venerdì sera. - Le sorrise gentilmente, accarezzandole con il dorso della mano le gambe spoglie. Indossava pochi indumenti, solo quelli che era riuscita a prendere prima di aprire la porta. Una canottiera bianca e dei pantaloni da calcetto neri erano più che validi.

Cleo lo fulminò con lo sguardo. Pose fine al vino, terminandolo in un sorso solo prima di dedicare la completa attenzione ad Arthur. - Sulla carta sei il mio fidanzato, nella mia vita universitaria non esisti, sei un conoscente e come tale non ti devi permettere di intrometterti nella mia vita. -

- Non l'ho mai fatto - disse subito, nascondendo in maniera effimera il sorriso divertito. 

Cloe sapeva di star giocando al suo gioco, che non doveva dargli importanza, che era solo uno qualunque, eppure l'alcol non le permetteva di star zitta. La sua lingua, quella maledetta lingue, la stava pizzicando.

Alzò gli occhi al cielo. Con così poco la stava innervosendo. - Ti sei presentato a casa mia - fece notare lei, con tono più elevato, come a marcare il danno che aveva causato con la sola presenza quella sera. - Perché cazzo sei venuto? Sei in un collage cristiano lontano di qua: restaci. Se non siamo obbligati non dobbiamo vederci - concluse con la gola secca, vogliosa di altro vino.

Si alzò, ma fu presa alla sprovvista dalla mano di Arthur. La tirò indietro sul divano, e per quanto il movimento fu improvviso Cleo riuscì a sentire male al polso. La sua stretta era fin troppo violenta. Il suo cuore improvvisamente iniziò ad aumentare. Innervosita alzò il palmo della mano, colpendo la guancia di Arthur con tanta forza, ma non abbastanza da smuoverlo dalla sua posizione. Rimase impassito, guardandola con un'espressione enigmatica. 

- Sei insopportabile - disse infine lei, dopo diversi minuti di silenzio. 

Si alzò di scatto, tornando in cucina per finire completamente quella bottiglia che tanto desiderava. Sentì lungo tutto il tragitto gli occhi scuri seguirla, e quando si girò, innervosita dalla presenza e dal suo carattere da primogenito viziato, lo vide. Con il mento alzato e un sorriso gentile Arthur la guardava, soffermandosi su ogni centimetro del suo corpo, tanto da farla sentire in imbarazzo per i vestiti con cui si era presentata. Lui era così ineguale; come faceva un solo sguardo a farla sentire in quella maniera?

- Smettila - l'attaccò lei, alzando gli occhi al cielo, esausta. - Ti conosco quel che basta da poter essere sicura che sei qui per un motivo. Non abbiamo nessun tipo di relazione, non ci parliamo, siamo estranei della nostra vita al di fuori delle nostre famiglie quindi ti rifaccio la cazzo di domanda: cosa vuoi? -

- Mi stavo annoiando, volevo ammazzare il tempo e ho pensato; perché non andare dalla dolce francese? - Si tolse la giacca, sottolineando con un tono divertito le ultime due parole, prima di rimanere con la t-shirt bianca.

Cleo alzò un sopracciglio, rapida nel capire chi stesse citando. - Conosci Lucrezia. Che mondo piccolo - si lasciò scappare un tono divertito, alzando il bicchiere come se volesse brindare. - Immagino sia stata lei a dirti dove abito. -

- Ero a conoscenza del tuo indirizzo di casa ancora prima di trasferirmi - disse noncurante.

- Fantastico. - Roteò gli occhi. - Allora saprai anche come tornare a casa. Ho un immenso bisogno di altro alcol per dimenticarmi che sei passato di qui. Chiudi la porta prima di uscire. - Gli passò di fronte, con in mano ancora il bicchiere di vino francese. Voleva dimostrargli quando poco gli importasse di lui, che non lo temeva.

Anche lui si alzò, fermandola dal suo percorso con una semplice mano intorno alla vita, rimanendole dietro. Cleo sorrise, pronta a girarsi e versargli in testa quel poco di vino che gli era rimasto. Eppure, se nella sua testa tutto era pianificato, la realtà era molto diversa. Rimase rigida, con quella mano intorno alla vita e il battito di entrambi fuori misura. Percepiva il viso di Arthur troppo vicino al suo collo, il suo petto contro la sua schiena e il suo solito profumo venirgli addosso. 

- Scegli la tua mossa con attenzione Arthur - sussurrò lei, il più sciolta possibile.

Il pollice di lui si infilò lentamente sotto la canottiera bianca, toccandogli la pelle talmente con leggerezza da farle venire la pelle d'oca. Arthur appoggiò la testa sulla sua spalla, portando di lato i capelli biondi per farsi spazio. Cleo, con la mano libera, la allungò all'indietro fino ad infilarla tra i lunghi capelli castani del compagno. Se li ricordava molto più corti. 

- Buonanotte Cleo - disse infine, allontanandosi da lei, e una volta munito del suo giubbotto, uscendo definitivamente da casa sua. 
   
 
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